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Dopo la manager della campagna elettorale, adesso Hillary licenzia pure il vice. Se continua così fa fuori pure Penn
Dopo la manager della campagna elettorale, adesso Hillary licenzia pure il vice. Se continua così fa fuori pure Penn
Possiamo dirlo: il big mo di Barack Obama è arrivato. Ricapitolando: il numero più alto di delegati al Supertuesday e poi sette vittorie consecutive in Louisiana, Nebraska, Washington, Maine, District of Columbia, Maryland e Virginia. Sette vittorie che rischiano di diventare nove nei prossimi giorni con Hawaii (dove Obama è di casa) e Wisconsin. Il tutto in attesa del 4 Marzo, dove Ohio e Texas decideranno la partita. Hillary è già lì a fare campagna: un po’ perché altrove si assegnano pochi delegati, un po’ perché non le sarebbe bastato un miracolo per ribaltare la partita, un po’ perché i soldi scarseggiano e allora meglio puntare sull’essenziale. Barack inizierà a lavorare in quegli stati da domani, forte della tendenza osservata finora secondo cui lui va bene negli stati in cui ha più tempo per fare campagna o - per dirla come The Politico di qualche giorno fa - “the more voters get to know Obama, the more they seem to like him”. Se il vento continua a tirare in questa direzione, preparate i fazzoletti per Hillary
Ieri ero a Spello, a seguire il discorso per l’Italia di W. Non penso di avere mai ascoltato un discorso con un numero così enorme di citazioni più o meno esplicite di dichiarazioni di un altro uomo politico. Giusto per farvi un’idea, quelli che seguono sono i passi del discorso che sono esplicite citazioni dei discorsi di Barack Obama: un po’ più di originalità non mi sarebbe dispiaciuta, ma c’è da dire che in effetti il messaggio di Obama - la speranza, l’unità nazionale, il cambiamento - è particolarmente adatto alla nostra attuale realtà. E W. è un obamiano di lungo corso.
Più di un mese fa avevo messo in fila quattro motivi per pensare che Barack Obama potesse vincere la nomination democratica. Ieri The Politico ha messo in fila cinque motivi perché Hillary Clinton dovrebbe iniziare a preoccuparsi. Breve e rapida traduzione del succo del discorso, ché ne vale la pena.
(continua a leggere)
Nel giorno successivo alla sospensione della sua campagna elettorale, possiamo descrivere Mitt Romney in due modi.
Possiamo ricordare la tagliente definizione data dall’Economist e ripresa nei giorni scorsi da Christian Rocca: in sintesi, una banderuola che non ha uno straccio di un’idea e perde tempo compiacendo i propri interlocutori o scimmiottando i propri rivali.
Oppure possiamo dare un’occhiata a questa foto.

Insomma, c’è che i candidati democratici ancora in corsa sono tre e non due, e accanto ai volti noti Hillary e Barack c’è questo ex senatore dell’Alaska che sembra uscito da Woodstock, ha totalizzato finora zero delegati e non ha alcuna intenzione di ritirarsi. Il suo nome è Mike Gravel e questo è un suo video promozionale, a metà tra un video clip dei Beatles e il risultato di un trip di Lsd su Michael Moore. Questo blog endorsa Mike Gravel per la presidenza degli Stati Uniti d’America, altro che Barack
(via Chettimar)
Del supertuesday tutti hanno detto quel che c’era da dire, e forse se la Cnn si fosse messa a contare come doveva i delegati (dando quindi a Obama quel che è di Obama) la nostra nottata si sarebbe conclusa un po’ meno in tono minore. Va bene così, però: Obama still fired up e Hillary intrappolata e - cosa non indifferente - senza il becco di un quattrino (o quasi). Non che non fosse prevedibile, eh
[...] Secondo: i fondi. Si è detto fino alla nausea che una delle forze di Hillary è essere il candidato più rassicurante per l’establishment e quindi poter contare su una squadra di top donors da brividi nel mondo dell’industria, della finanza, dei media. Però. La legislazione americana sul finanziamento ai candidati prevede un tetto massimo di donazioni per ogni cittadino. Il tetto fa sì che ogni cittadino non possa donare più di una data cifra, e i ricchi donatori di Hillary hanno già quasi tutti raggiunto il loro tetto massimo. Obama è in grado di raccogliere un numero maggiore di donazioni dai ceti medi e medio-bassi, e quindi il suo salvadanaio è potenzialmente senza fondo: già oggi tra Hillary e Barack è testa a testa sulla raccolta fondi, e se Obama dovesse vincere in New Hampshire e - magari - costruirsi un great momentum riceverebbe una pioggia di quattrini da centinaia di migliaia di donatori. Com’è che si dice in rete: small is the new big. (da Perché Obama può vincere la nomination, il sottoscritto, 5 Gennaio 2008)
Mettiamo che vi siate persi tutte le primarie americane finora e vorreste leggere un riassunto delle puntate precedenti per prepararvi come si deve al supertuesday, ecco, su Pennarossa trovate quello che fa per voi.
Giusto per capire la distanza siderale che separa Barack Obama dal resto dei personaggi politici del globo terrestre: di quale altro parlamentare al mondo oggi potremmo prendere le parole di un discorso, mettere in musica e dare vita a una canzone bellissima?
P.S.: Aiutatemi a riconoscere tutti quelli che cantano nel video (senza Google, ché poi è troppo facile). Io ho riconosciuto il tipo dei Black Eyed Peas, John Legend, la divina Scarlett Johansson e un bel gruppetto di attori di serie tv: c’era Eric Balfour (il buon Milo Pressman di 24), c’era una di Grey’s Anatomy che non ricordo come si chiama, c’era Harold Perrinau (quello degli ultimi due Matrix, di Lost e di Oz - where’s ma boy??), c’era Amaury Lonasco (il mitico Fernando Sucre di Prison Break) e giuro di avere visto Marlee Matlin, la Joey Lucas di The West Wing (senza Kenny, però). Poi?
Prendete tre blogger (uno, due e tre) appassionati di politica americana, chiudeteli in una stanza con litri di Coca Cola e tonnellate di altre schifezze made in Usa, aggiungete Fastweb e svariati pc, più la Cnn e Fox News. Mescolate insieme a Charlie Wilson’s War e Pes 2008 nell’attesa dell’una del mattino, condite il tutto con una bella diretta online e servite la notte del Supertuesday. Stay tuned
Everything in America is big. We like that word. We make big movies; we have big business; in Montana, we call the sky the Big Sky; our military is bigger; we call our biggest desert Death Valley; our biggest canyon is Grand, as is our biggest hit in a baseball game, the grand slam; our plains are the Great Plains; our greatest comic-book hero is Super, as is our greatest sporting event, the Super Bowl. So when it comes to the biggest day in our presidential election cycle, we call it Super Tuesday. This is the day when 24 states hold their Democratic Party primaries and, on the Republican side, 21 states hold theirs. Fifty-two per cent of the Democratic delegates are chosen this day and 41 per cent of Republican delegates.
Everywhere I go around this vast country, I get a common response: “I wish The West Wing were real. I wish we had a government and a president like you had on your show.” I got some comments like that even when I was in Britain last year, performing on the West End stage. The West Wing had a couple of episodes that flashed back to the first Bartlet campaign. In one, while in New Hampshire, Toby Ziegler (my character) is sitting in a bar, having a cigar and a Scotch. A woman sidles up to him and asks: “Are you one of those political operatives?” Toby says yes. The woman asks: “Have you ever won?” I remember when we shot this. I took an inordinately long pause. Toby spent a good minute pressing his mind to remember. He couldn’t recall one instance in his past when he had been on the winning side.
From The West Wing to the campaign trail, Richard Schiff, The Independent, via Orfini
Ricapitolando: Giuliani ha iniziato dalla Florida e lì si è fermato, facendo una figuraccia da dilettante che tutti ricorderanno in eterno. Per dire, Richardson potrà pure riprovare, tra otto anni, se vorrà: Giuliani si è praticamente bruciato per sempre. E’ da apprezzare però la sua chiarezza nel dare subito il suo appoggio a McCain: il supporto dei candidati che si ritirano può valere molto e Rudy non ha perso tempo (a breve arriverà anche l’endorsement di Schwarzenegger). Anche Edwards si è ritirato, e i suoi voti potrebbero pesare enormemente nel decidere la sfida tra Hillary e Obama: si è tanto rumoreggiato riguardo possibili accordi tra bellicapelli (cit. Nullo) e l’entourage dei due candidati in vista di possibili incarichi di governo in caso di vittoria finale. E’ possibile che Edwards dia un’indicazione a ridosso del Supertuesday - per il quale da queste parti si preparano grandi cose, per cui restate sintonizzati - e possiamo immaginare che le trattative siano in corso.
Le due vittorie consecutive di Mitt Romney ci avevano fatto dire che era lui il frontrunner nelle primarie del Gop. Ora ha vinto due volte di fila McCain e tutti a dire: ecco il frontrunner. Sul campo democratico, il vantaggio di Hillary si assottiglia giorno dopo giorno e Obama è lanciatissimo. La verità è che probabilmente a questo giro frontrunner non ce ne sono. O meglio, ce ne sono due per parte: Hillary Clinton e Barack Obama; Mitt Romney e John McCain. Si giocano (quasi) tutto martedì 5 Febbraio. Li terremo d’occhio
Qualche tempo fa discutevo con Sergio di quale sarebbe il candidato più adatto alla vicepresidenza in un ipotetico ticket con Barack Obama. Delineando il profilo ideale di questo candidato - bianco, di esperienza, ben visto dall’establishment dei democratici - tra i nomi che vennero fuori uno era quello di Ted Kennedy. Oggi Ted Kennedy - che nel 1994 stracciò Mitt Romney per un seggio al Senato in Massachussets - endorsa ufficialmente Barack Obama. Chissà.
Sono andato a dormire intorno alle 2, lasciando il pc acceso con Fox News a farmi da sottofondo. Quando ho chiuso gli occhi c’erano i dati solo del 12% dei precints, Obama vinceva ma guai a farsi illusioni. Mi sono svegliato stamattina convinto di aver sognato una folla che scandiva “Yes - we - can, yes - we - can”, credevo che andare a letto con Fox News mi avesse suggestionato, invece non mi ero sognato un bel niente. Mi sa che la notte tra il 5 e il 6 Febbraio non si dorme.
Se il prezzo da pagare per la prima donna in cima al mondo è John Edwards Secretary of Labor, prego, bellicapelli, accomodati.
Nullo
Hillary sa che quando Edwards si ritirerà i suoi voti andranno tutti o quasi a Obama. Se Edwards dovesse ritirarsi prima del Supertuesday le conseguenze per la Clinton potrebbero essere disastrose. E allora sta prendendo le contromisure.
Al dibattito democratico di ieri in South Carolina Obama e Hillary se ne sono dette di tutti i colori.
“I feel like I’m running against both Clintons.”
Barack Obama, 20 Gennaio 2007, intervistato da Abc News
Avevamo accennato ieri ai rapporti tesi tra Barack Obama e Bill Clinton. Oggi Josh Marshall ritorna sull’argomento, mentre Andrew Sullivan sul Times scrive un bellissimo articolo sulla strategia (un filino scorretta) di Hillary Rodham Clinton.
La corsa delle primarie americane è entrata nel vivo con il voto in Nevada e in South Carolina (solo per il Gop).
Sul fronte repubblicano, il Nevada la vittoria è andata a un Mitt Romney che (come avevamo anticipato) è ormai il vero front-runner del partito di minoranza al congresso. La strada verso la nomination è ancora in salita, ma la vittoria di McCain non sembra preoccupare più di tanto l’ex-governatore del Massachussets: il veterano del Vietnam nella sua vittoria in South Carolina ha confermato di andare molto forte tra gli indipendenti e molto meno tra i repubblicani, e questa tendenza non accenna a invertirsi. Con Giuliani sempre più inesistente, protagonista della peggiore campagna elettorale di sempre e - stando a quel che dicono i sondaggi - sempre più lontano dalla vittoria in Florida, la lotta alla nomination è ormai una sfida Romney-McCain, con il primo decisamente in vantaggio sul secondo (scusate, ma mi rifiuto di prendere sul serio Huckabee).
Sul lato democratico, la vittoria di Hillary Clinton in Nevada è un bel colpo. Una vittoria preventivabile, seppure una serie di circostanze (l’appoggio del sindacato dei cuochi a Obama, la scelta di tenere i caucus anche sulla strip) aveva sembrato dare un certo vantaggio a Barack Obama fino a qualche giorno fa. Obama ha incassato la quasi totalità dei voti afroamericani, ma questa non è completamente una buona notizia: si è detto a lungo che la forza di Obama è il saper parlare a tutto il paese non da nero, ma da democratico; conquistare i voti dei neri perchè interessato alla tutela delle fasce sociali più deboli e non semplicemente perchè nero. In Nevada Obama ha conquistato i neri ma ha ceduto gli ispanici a Hillary: segno che qualcosa non è andato come doveva.
Barack Obama è davanti a un bivio. Sta conducendo una campagna al di sopra di ogni aspettativa (guardatevi i sondaggi pre-Iowa per capire quanto sia pazzesca la sua rimonta), ma proprio quella vittoria potrebbe avere acceso i riflettori su di lui troppo presto. Ha perso negli ultimi due stati, ma ha due delegati in più di Hillary. Con ogni probabilità è destinato a vincere in South Carolina, ma questo potrebbe non bastare per prendere davanti l’ultima curva prima del Supertuesday, a meno che il prevedibile flop di Edwards in South Carolina (dove gioca in casa) non lo spinga a ritirarsi prima del 5 Febbraio (secondo me lo farà dopo).
Previsioni finali? Alle presidenziali Romney se la giocherebbe alla pari con Obama, che sarebbe invece messo in seria difficoltà da McCain. Hillary non avrebbe grossi problemi contro Romney, mentre se la giocherebbe più o meno alla pari con McCain. La sensazione è che un ticket Clinton-Obama sbaraglierebbe tutti, e darebbe modo a Barack di riprovare tra otto anni senza che nessuno possa più dirgli che è bravo ma “inexperienced”. Barack avrebbe un ottimo maestro da cui imparare alla Casa Bianca, se non fosse che proprio quel maestro non fa altro che attaccarlo da settimane: tra i due potrebbero esserci scintille, anche dopo Novembre. Ma è ancora troppo presto per parlarne.
Dal dibattito democratico del 16 Gennaio (condotto da Barack e Hillary all’insegna del massimo fair play, tra vicendevoli complimenti)
JOURNALIST: I want to ask each of you quickly, your greatest strength, your greatest weakness.
OBAMA: My greatest strength, I think is the ability to bring people together from different perspectives to get them to recognize what they have in common and to move people in a different direction. And as I indicated before, my greatest weakness, I think, is when it comes to — I’ll give you a very good example.
I ask my staff member to hand me paper until two seconds before I need it because I will lose it. You know, the —- you know…
(LAUGHTER)