La blogosfera e il giornalismo a stelle e strisce si chiedono che cosa vuole Hillary - per quali ragioni sarebbe rimasta in gara fino a oggi benché spacciata ormai da almeno un mese, per quali ragioni potrebbe decidere di ritirarsi - e Taegan Goodard mette in fila tre punti abbastanza sostanziosi.
- vuole essere aiutata a pagare i suoi debiti. Hillary ha prestato alla sua campagna qualcosa come 12 milioni di dollari da febbraio a oggi e vorrebbe che Obama [le cui tasche invece abbondano di quattrini: che posto meraviglioso che è l'America, ndr] la aiuti nell’eliminazione di questo e di tutti gli altri conti non pagati.
- vuole che una delle sue proposte politiche arrivi al tavolo della vittoria. Così come John Edwards ha portato Hillary e Obama a far entrare la lotta alla povertà nelle loro campagne, così Hillary ha bisogno di mostrare ai suoi sostenitori che ha avuto un impatto non indifferente su questa corsa. Il sostegno di Obama al suo piano sanitario come parte della piattaforma democratica avrebbe molto appeal sui supporters di Hillary - così come su quelli di John Edwards.
- vuole essere interpellata sulla scelta del candidato vicepresidente. Se Hillary non vuole fare la vicepresidente, ha però abbastanza influenza per far sì che Obama scelga qualcuno a lei vicino e leale. Questo vuol dire qualcuno come il senatore Evan Bayh o il generale Wesley Clark. E vuol dire che non potrebbe essere Bill Richardson.
Nulla da aggiungere, se non che l’ultima ipotesi rischia seriamente di consegnare agli autori di The West Wing l’ennesimo meritatissimo premio al loro genio e alla loro formidabile bravura.
P.S.: Intanto, è già iniziata la fila dei superdelegati di Hillary che cambia idea per dare il suo sostegno al candidato vincente
7 May 2008, 6.30 pm

Le date veramente importanti finora nella corsa delle primarie democratiche americane sono state due: il supertuesday del 5 febbraio e il 4 marzo, col voto in Texas e Ohio. In entrambe le circostanze un manipolo di appassionati di politica americana nonché tifosi di Barack Obama si riunì nella mia umile dimora per seguire l’election night (nel dettaglio: io, lui e lui per il supertuesday; io, lui e lei per il 4 marzo), e in entrambe le circostanze andò maluccio. Per carità, Barack si difendeva bene, ma noi speravamo nella notte della vittoria e ci siamo dovuti sorbire tutte e due le volte il victory speech di Hillary. Per questo motivo dopo la seconda notte passata coi musi lunghi abbiamo deciso che è casa mia che porta sfiga, e quindi per adesso ognuno a casa propria e il 4 novembre si vedrà. Qui si pensa che in politica e nel calcio la scaramanzia sia fattore determinante più di tanti altri (più degli allenatori o delle donazioni degli elettori, per dire) per cui ci guardiamo bene dall’infrangere il divieto di riunione: stasera l’election night me la seguo da solo e a questo punto ci scappa pure un bel liveblogging, ché non faccio uno vero da oltre due anni e tocca riprendere l’abitudine. Marzullo direbbe - un giorno vi racconterò di come so recitare Marzullo a memoria, ma facciamo un’altra volta - che “cari amici della notte, per chi è ancora sveglio, per chi non ha voglia o non può dormire, per chi vuole saperne di più” dei risultati delle primarie democratiche in Indiana e North Carolina, ci si vede qui, dall’1,00 del mattino in poi.
3.32 - Obama ha appena finito di parlare (solito gran bel discorso, solito clima da stadio), io ho finito il pezzo che leggerete domattina su Giornalettismo. Gli scrutini sono ancora in corso, ma i risultati sono ormai definiti. In Indiana vince Hillary 52% a 48%, in North Carolina vince Obama 57% a 41%. L’analisi completa del voto la leggerete domani, intanto vi dico una cosa sola: mi sa che abbiamo portato bene. Buona notte
(continua a leggere)
6 May 2008, 10.18 pm
Quella trombona di Hillary si è messa a blaterare dei videogiochi violenti, eccetera
, 3.38 pm
Stanotte, in Indiana e in North Carolina (dovrebbero prenderne uno ciascuno, in teoria)
, 3.32 pm
Mettiamo ve lo foste perso sul web (in inglese e in italiano), oggi Il Foglio pubblica la mia traduzione di Four days in Denver, lo script dell’autore di West Wing Lawrence O’Donnell sulla convention democratica della prossima estate
1 May 2008, 9.46 am
Obama rompe definitivamente col reverendo Wright (però per i repubblicani ha già vinto)
30 April 2008, 3.03 pm
La cosa gira in rete da un po’. Io l’ho letta su Camillo e l’ho girata a un po’ di gente, Sergio l’ha ripresa, oggi ne parla anche Marco. Si tratta della convention di Denver immaginata da uno degli autori di West Wing: Barack e Hillary arrivano alla convention di agosto praticamente pari, e succede veramente di tutto. Lo script si trova qui ed è eccezionale ma se non siete anglofoni e volete comunque godere di questo splendido divertissement, di seguito trovate la traduzione in italiano. Quando finirete di leggere e rimarrete a bocca aperta, pensate che West Wing è per larghi tratti molto meglio di così. Buona lettura.
(continua a leggere)
28 April 2008, 1.32 pm
Secondo un sondaggio Zogby, in Pennsylvania Obama è soltanto a un punto dalla Clinton
17 April 2008, 11.16 pm
La campagna elettorale italiana mi ha un po’ distratto da quella statunitense, che comunque vive una fase di relativa quiete prima della resa dei conti del 22 aprile: però questa cosa delle dimissioni di Mark Penn - che non era uno stratega qualsiasi, era il deus ex machina della campagna di Hillary - sembra il colpo di grazia definitivo alla già traballante candidatura della Clinton.
Hillary Clinton è in crisi: è in svantaggio nel voto popolare, è in svantaggio nella conta dei delegati e - salvo risultati incredibili - non ha la possibilità di rimontare. Anche sul fronte dei superdelegati, il senatore dell’Illinois guadagna posizioni giorno dopo giorno. Ora c’è il guru che viene silurato. Se fossi David Plouffe - il campaign manager di Obama - tenterei lo scacco matto: subito dopo la Pennsylvania, Barack Obama deve proclamarsi vincitore.
7 April 2008, 11.48 am
Io non l’ho ancora visto ma - leggendo un po’ in giro - sembra che Barack Obama abbia fatto oggi il più bel discorso della sua campagna elettorale.
18 March 2008, 8.33 pm
Il punto debole più grande di John McCain è senza dubbio l’età avanzata, tant’è che Foreign Policy s’è divertito a mettere in fila i dodici capi di stato più vecchi del mondo per far vedere quant’è giovincello il senatore dell’Arizona. La notizia però non è questa, e non è nemmeno che Silvio Berlusconi sia solo un mese più giovane di McCain e questo in Italia non sembra importare a nessuno. La notizia è che Foreign Policy si sia dimenticato di Giorgio Napolitano, classe 1925
11 March 2008, 3.24 am
Volevo scrivere una cosa lunga sul voto di martedì in Texas, Ohio, Vermont e Rhode Island, sul conto dei delegati, sulle prossime tappe, sul ruolo dei superdelegati, eccetera, poi ho visto che Jonathan Alter su Newsweek ha scritto tutto quel che c’era da scrivere per cui leggetevelo direttamente (via Wittgenstein).
6 March 2008, 3.18 pm