Sarà superstizioso?

Quelli di Politico.com sostengono che dieci volte su quindici, cioè i due terzi delle volte, il candidato in testa ai sondaggi per il 4 luglio è il candidato che va alla Casa Bianca. Ci sono però due eccezioni non da poco: John Kerry, Michael Dukakis. Gente che ha preso scoppole inenarrabili


4 July 2008, 1.50 pm

What a sad birthday

C’è che John McCain compie la bellezza di settantadue anni il giorno dopo la chiusura della convention democratica, quindi sui giornali dello giorno dopo appariranno - magari nella stessa pagina - il fourthy-something running mate di Obama fresco di nomina, e il compleanno di nonno John con quasi il doppio dei suoi anni. Nonno John che, a tal proposito, è un po’ preoccupato.


, 12.14 am

Rifarsi una vita

Mike Huckabee ha trovato lavoro come commentatore politico per Fox News, Ron Paul ha deciso di sospendere la sua campagna per la nomination repubblicana (buongiorno), Colin Powell non esclude di votare Barack Obama a novembre.


19 June 2008, 1.19 pm

Questo sì che è going negative

via Paferrobyday


12 June 2008, 11.55 am

Consigli a Obama

Presa la nomination, l’argomento fondamentale intorno alla campagna elettorale di Barack Obama diventa adesso la scelta del vicepresidente. In giro più di una voce dice che Obama dovrebbe scegliere in qualche modo una figura a lui complementare, quindi un bianco, almeno sessantenne, con medio-grande esperienza al Congresso. Credo di averlo scritto anche io in passato. Bene, ho cambiato idea: credo sarebbe un grave errore.

Se fossi il campaign manager di Obama (sic) cercherei una persona che rafforzi il contenuto della parola change che Obama va ripetendo in giro, e non che lo diluisca; una persona che sia omogenea al profilo di Obama, e non complementare; un o una quarantenne, bravo/a, rampante, con idee fresche e - magari - proveniente da uno swing state. Prendere un sessantenne renderebbe molto meno credibile il messaggio e sarebbe ammettere in qualche modo che sì, Obama non ha abbastanza esperienza e ha bisogno di qualcuno che gli copra le spalle. Sarebbe un autogol: a quel punto tanto vale votare McCain.


6 June 2008, 12.04 am

Primarie for dummies

Di tutte le riflessioni che vengono fatte per ridimensionare il cosiddetto fenomeno-Obama, a me questa - letta oggi da Rocca ma in questi mesi sentita da mille altre persone - pare in assoluto la più superficiale:

Se alle primarie democratiche ci fossero state le regole “winner takes all” usate dai repubblicani, cioè le medesime che il 4 novembre decideranno la presidenza degli Stati Uniti, o se perlomeno ci fosse stato un sistema di selezione del candidato ideato da persone senza rapporti intensi con sostanze psicotrope, Hillary sarebbe da tempo la nominata del partito e con buone, ottime possibilità, probabilmente superiori a quelle di Obama, di entrare alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio.

Dire questa cosa è un po’ come giustificare la nazionale di calcio eliminata al primo turno dicendo: “beh, avessimo potuto prendere il pallone con le mani li avremmo stracciati”. Le regole delle primarie democratiche saranno pure folli ma quelle sono, e lo sono da un bel pezzo: le conoscevano sia Hillary Clinton che Barack Obama e, anzi, probabilmente Hillary molto meglio di Obama, ché nel 1992 e nel 1996 Obama faceva il docente universitario e Hillary stava già in giro con Bill a fare i caucus. Mi sembra piuttosto inutile dire che con altre regole avrebbe vinto Hillary. Le regole sono uguali per tutti, e tutti fanno i conti con le regole che ci sono: Obama è stato bravissimo a fare i conti con queste regole, Hillary è stata pessima. Con regole diverse, anche le strategie dei candidati sarebbero state diverse. Sarebbe stato diverso il loro modo di distribuire le risorse, sarebbero state diverse le apparizioni, sarebbe stata diversa la concentrazione: sarebbero stati diversi i risultati. Sarebbe semplicemente stato un altro gioco, e il fatto che Hillary abbia miseramente fallito in quello che conosceva meglio di tutti non ci fa essere così fiduciosi nei pronostici. E poi, scusate: elections are about picking winners, no? questa storia delle regole è semmai un’aggravante per l’ex first lady: una valanga di soldi in più, degli consulenti strapagati, altre due primarie democratiche vissute negli anni novanta, e ancora non ha idea di come funzionino le cose lì. Se lei e i suoi sono svegli nel capire le cose del mondo quanto lo sono stati nel capire il regolamento delle primarie, beh, mi sa che il pianeta può ritenersi fortunato.


5 June 2008, 11.54 am

Habemus Barack

wedidit.jpgDopo sei mesi, cinquantasette sfide e ventitrè dibattiti, finalmente le primarie democratiche hanno un vincitore: il senatore dell’Illinois Barack Obama. Il candidato afroamericano ha raggiunto ieri sera il quorum dei delegati necessario a mettere al sicuro la nomination, diventando così il primo afroamericano a vincere una nomination presidenziale negli Stati Uniti d’America. A chiudere il circo delle primarie democratiche è stato il voto in Montana e in South Dakota. In Montana la vittoria è andata a Barack Obama con il 56% dei voti (Hillary 42%), mentre Hillary si è accaparrata il South Dakota con il 55% dei voti (Obama 45%). Alla luce però di quanto accaduto durante la giornata di ieri, il peso dell’ultimo voto sul risultato finale è stato pressoché nullo.

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4 June 2008, 10.16 am

Intanto stappiamo

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, 3.40 am

Sommessamente

Secondo la Cnn, Barack Obama ha vinto la nomination


, 3.11 am

Life is now

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Obama ha praticamente vinto - i superdelegati stanno arrivando a pioggia, e gli mancano solo dieci delegati prima ancora di scoprire come andrà in Montana e South Dakota - e qui si aspetta il momento per stappare. Speravo di farmi una dormitina prima dello spoglio, ma la Cnn inizia la diretta alle due di notte ora italiana, per cui mi trovate da queste parti (domattina poi consueto editoriale su Giornalettismo)

Update: la diretta della Cnn inizia alle due di notte ma le urne in Montana chiudono alle quattro (sempre ora italiana): mi sa che opterò per un breve sonnellino


, 1.24 am

Tonight

Stasera vado qui e poi mi concentro sull’ultimo giro di primarie democratiche, in Montana e South Dakota: hai visto mai che non riprenda in mano questo blog in stato di semiabbandono


3 June 2008, 10.30 am

Barack Santos (o Matthew Obama)

Here’s Santos on the campaign trail: “In a time of global chaos and instability, where our faiths collide as often as our weapons, hope is real . . . I am sure I will have my share of false starts. But there is no such thing as false hope. There is only hope.”
How is this happening? Is politics so predictable, even in what some call the most unpredictable campaign ever? Or were the writers of “The West Wing” just that insightful? Turns out, it’s a little of both.

Ma secondo voi, lo stratega dell’uomo politico oggi più in vista del pianeta, potrebbe mai aver preso ampiamente spunto per il suo lavoro da una serie televisiva? Se la serie televisiva è West Wing, .

David Axelrod exchanged e-mails for a year with Attie as the Santos character was developed and written. Santos was Attie’s project, but Obama was Axelrod’s project. So, to what degree did “The West Wing” create a test market for a minority candidate? By campaigning to have his guy portrayed in a network hit, did Axelrod soften up millions of Americans for the task of electing the first minority president?

via Paferrobyday


26 May 2008, 8.05 pm

La vittoria al rallentatore

Immaginate che si giochi la semifinale di una importante competizione calcistica. La partita è stata vivace e interessante, a tratti persino dura, con ribaltamenti di fronte, colpi di scena e giocate da fuoriclasse da una parte e dall’altra. Al novantesimo una delle due squadre conduce meritatamente e la sua superiorità è tale che guarda già alla finale, ma l’arbitro decide di prolungare oltre ogni consuetudine il recupero di fine partita. Cinque, otto, dieci, quindici minuti: tutti sanno che la partita è chiusa, i vincitori hanno già la testa alla finale e temono di stancarsi inutilmente, gli sconfitti cercano di mettere a segno il gol della bandiera, tutti aspettano solo il triplice fischio e sanno che il risultato non cambierà. Una vittoria al rallentatore. E’ quello che sta succedendo a Barack Obama.

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21 May 2008, 11.49 am

Extra time

Quella di Obama è sempre di più una vittoria al rallentatore: la partita è finita, tutti fanno melina e l’arbitro continua ad allungare il recupero. Rimangono tre date: il 31 maggio il verdetto del Democratic National Committee su Michigan e Florida, l’1 giugno le primarie a Porto Rico, il 3 in Montana e South Dakota. A quando il triplice fischio? (riflessioni argomentate a tal proposito sull’analisi che troverete tra qualche ora su Giornalettismo)


, 6.21 am

Right night

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Sarà una notte lunghissima, considerato che si vota in due stati - Kentucky e Oregon - che stanno uno sulla East Coast e l’altro sulla West Coast: i primi risultati dal Kentucky arriveranno all’una di notte ora italiana, mentre per i primi dati sull’Oregon toccherà aspettare fino alle cinque del mattino. Non so se avrò la forza di stare a livebloggare per quattro ore; di certo sarò da queste parti, di tanto in tanto scriverò qualcosa (specie se dovessero esserci sorprese in Kentucky), non ci faremo mancare i commenti all’annunciato e particolarmente atteso discorso di Barack in Iowa, a operazioni più o meno concluse scriverò l’ormai consueta analisi a caldo per Giornalettismo. A stanotte per le valutazioni, le opinioni, le scaramanzie e tutto il resto


20 May 2008, 7.09 pm
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