Lo storico ritardo del Corriere.it

Dopo due anni due dal restyling di Repubblica.it, oggi arriva finalmente anche quello del Corriere, che fino a ieri stava ancora in 800×600: meglio tardi che mai.
Questa notizia, oltre a confermare il ritardo storico sul lato web che il Corriere sconta rispetto a Repubblica, mi ha fatto venire in mente un aneddoto che conferma questa tesi e ci racconta la nascita di Repubblica.it.

Correva l’anno 1996. Qualche settimana prima delle elezioni politiche del 21 Aprile, una ditta di hardware offrì al Corriere della Sera la concessione gratuita di server e connettività per organizzare un web site sulle elezioni. Il Corriere - frettolosamente - rifiuta. La ditta propone la stessa offerta a Repubblica e Repubblica accetta.
Il 5 Aprile, a sedici giorni dalle elezioni, un team di quattro persone guidato da Vittorio Zambardino mette in rete un po’ di materiali dando vita a quello speciale Elezioni ‘96 che dava l’inizio all’era del giornalismo online in Italia: il sito fa diciassettemila contatti nei giorni precedenti alle elezioni (siamo nel 1996) e va in tilt la notte delle elezioni, quando oltre cinquecentomila persona cercano di connettersi a quelle pagine.

Narrano le leggende che Scalfari ne sia rimasto impressionato. Gli mostrano il demo, lui non dice una parola. Poi si alza e, prima di andarsene a pranzo, pronuncia la frase che rimane storica almeno per chi l’ha sentita: “Oggi pomeriggio non ritorno a fare il giornale: siamo disoccupati”.
Angelo Agostini, Giornalismi


2 October 2007, 2.30 am

“Impiegando il minimo della forza”

I manifestanti scagliano sassi ai membri delle forze di sicurezza e usano catapulte
Intorno alle 12,30 di oggi, un gruppo di dimostranti intorno alle 10,000 unità tra cui monaci e persone comuni si dirigeva all’angolo tra la Sule Pagoda Road e Anawratha Street. Il gruppo includeva i cosiddetti monaci, i cosiddetti studenti di nuova generazione e membri di varie organizzazioni terroristiche. I manifestanti urlavano sempre di più.
Le forze di sicurezza vicino a Sule Pagoda usavano megafoni cercando di convincere la folla a non avanzare e disperdersi pacificamente. Nonostante questo, la folla aggrediva le forze di sicurezza lanciando loro sassi e utilizzando catapulte. I membri delle forze di sicurezza indietreggiavano alla seconda linea, tentando nuovamente di convincere la folla a non usare violenza contro di loro e disperdersi pacificamente. Ma i manifestanti si rifiutavano di obbedire agli ordini e aggredivano nuovamente le forze di sicurezza lanciando sassi e usando catapulte. Nel frattempo i manifestanti prendevano due motociclette delle forze di sicurezze e gli davano fuoco. I manifestanti provavano a prendere le armi delle forze di sicurezza. A causa di queste circostanze inammissibili, i membri delle forze di sicurezza sparavano alcuni colpi impiegando il minimo della forza per disperdere la folla. I manifestanti si disperdono a causa dei colpi. Due motociclette vengono distrutte e otto membri delle forze di polizia - tra cui due ufficiali - vengono feriti.
Tra i manifestanti, un uomo non identificato, 30 anni, viene ucciso. Han Lin Tun, figlio di U Hla Tun del numero 359, Anawma Street, Ward 93, Dagon Seikkan Township, viene ferito alla coscia destra. Win Htut, 27, figlio di U Tun Myint del numero 201, stanza 301, Pagoda Road, Kamayut, viene ferito all’anca destra e Phyu Phyu Win, 47, numero 19, Kyaunglan Street, Shwepyitha viene ferita al seno sinistro e al braccio sinistro. Sono così trattenuti al Yangon General Hospital.

Questo è quello che scrive il 26 Settembre New Light of Myanmar, organo di informazione governativo della Birmania. Leggere questo articolo mette i brividi. Da quel giorno il sito non è più stato aggiornato.


28 September 2007, 4.27 pm

Blog?

Come da manuale del tormentone, in questi giorni giornali e tv non fanno altro che parlare di questo strano fenomeno dei blog (se ne sono accorti con un ritardo drammatico, ma meglio di niente). Il punto è che quando si parla di blog vengono scritte e dette quasi sempre delle cose abominevoli, quasi sempre da persone che se tutto va bene ne hanno aperto (mica letto) uno o due in tutta la vita. Non è un caso, quindi, che le cose più sensate di questi giorni uscite sulla carta stampata a proposito dei blog portino la firma di tre bloggers: Massimo Mantellini su Europa, Luca Sofri sempre su Europa e Christian Rocca sul Foglio.


22 September 2007, 9.40 am

RiRepubblica

Della nuova Repubblica mi piace più o meno tutto: il font smagrito e più chiaro, il colore blu petrolio dei piccoli sommari, l’interlinea più larga dell’Amaca e delle altre rubriche, un certo understatement nel trattare le notizie (aspettiamo il prossimo delitto della provincia italiana, però). Anche R2 mi sembra una cosa molto ben riuscita: i pezzi di ieri di Saviano e Mastrogiacomo erano interessanti e ben scritti. Il punto però è: si riuscirà a tenere così alto il livello delle inchieste dovendo pubblicare uno-due articoli del genere al giorno? La contaminazione col registro del settimanale è bella e riuscita (e non è neanche una novità, per Repubblica) ma il settimanale esce, non a caso, una volta la settimana. Così come l’inserto domenicale della vecchia Repubblica. Li aspettiamo al varco: se tra una settimana ricominciano i paginoni su Napoleone, allora è stata un’occasione persa.

Ah, e poi, come dice giustamente Mello: manca uno spazio che si possa occupare seriamente di Internet e delle dinamiche del web. Niente boxini sull’ultima stupidaggine su Youtube o sul tipo che muore perchè sta tre giorni davanti al pc. Diciamo che manca una rubrica fissa di Zambardino, Mantellini o Granieri, ecco.


20 September 2007, 2.26 am

Il qualunquismo del Parlamento Pulito secondo Michele Serra

Michele Serra, che certo non può essere accusato di aver pregiudizi nei confronti di Beppe Grillo (ne è amico e autore), è la persona che ha detto (non trovo il link, ma era nella puntata su Beppe Grillo de “La storia siamo noi”):

Beppe può dire le cose che dice perchè è un comico, vuole far ridere. Se un politico dicesse le cose che dice lui, non lo voterei mai.

La cosa ci sembra sacrosanta, e ci sembra colga perfettamente il punto focale della trasformazione di Beppe Grillo da comico geniale a santone moralista e populista. A proposito di uno dei cavalli di battaglia di Grillo - il Parlamento Pulito - sempre Michele Serra qualche giorno fa su Repubblica assesta un colpo mica male, senza citare direttamente Grillo ma chiamandolo esplicitamente in causa:
(continua a leggere)


25 July 2007, 1.59 am
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