L’immagine della vittoria
(hat tip: il Post)
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A Roma c’è questo posto fantastico che si chiama Orfeo, che è fondamentalmente un posto in cui fanno dei panini. Le cose che lo rendono speciale sono:
- clima molto spartano e zozzo, tv per guardare le partite, muri tra i quali nessuno ha mai detto la parola “aperitivo”
- aperto tutta la notte
- non ci sono menu ma quindici o venti condimenti diversi tra cui scegliere
- panini effettivamente molto buoni e che costano una cifra ragionevole
Ora, ogni giorno che passa la cosa diventa più una questione di vita o di morte: esiste una cosa tipo Orfeo a Milano?
Grazie a tutti quelli che mi hanno mandato – qui o via email – dritte sulle cose da fare a Berlino. Ieri sul Post abbiamo pubblicato un’altra sfilza di consigli poco ortodossi, per chi deve ancora andarci. Io rinnovo il mio, inerente al tema sul quale penso di essere più affidabile: Burgermeister. Il miglior hamburger che ho mangiato a Berlino, forse il migliore mai mangiato in generale. Tutti dicono la cosa folcloristica che il locale è ricavato dentro una vecchia toilette pubblica (non vi spaventate: è rimasto solo l’esterno) ma la cosa veramente strepitosa sono i panini. Io consiglio di andare sul tradizionale, come per tutte le cose fatte bene: cheeseburger con bacon. Ci sono tornato il giorno dopo, e peccato che poi dovevo tornare in Italia se no ci sarei andato anche quello dopo ancora.
Ho trovato il fast food definitivo, almeno per quel che riguarda l’Italia. Non so se vi è mai capitato di mangiare da Old Wild West, una catena di ristoranti tex-mex dai prezzi dignitosi e dal menu eccellente. Io ne vado matto, ho provato quasi tutto ed è tutto molto buono (consigliato il Dakota con doppio hamburger, insuperabile). Ora, qualche tempo fa mi sono imbattuto per caso in un Old Wild West Express: praticamente Old Wild West in versione fast food. I prezzi sono più o meno quelli di un McDonald’s ma i panini sono infinitamente più buoni: il pane è pane, la carne è carne, la salsina è spettacolare. Pure le patatine sono più buone. Purtroppo per adesso ce ne sono soltanto tre in tutta Italia: due nella provincia di Milano e uno a Bologna. Però se vi capita fateci un salto.
Dentro Burger King le cose non vanno benissimo, e ora il management e i franchising stanno litigando. Tra gli oggetti della discussione c’è anche il prezzo dei cheeseburger.
In questi giorni finalmente si sta parlando seriamente di Slow Food, ed era ora. L’occasione è il bel libro di Luca Simonetti (edizioni Pagliai), che consiglio davvero. Sul Post trovate un bel po’ di roba; qui sul blog mi limito a sottolineare due cose.
Toh, c’è il rischio che gli hamburger alla soia facciano male – oltre a fare discretamente schifo
Forse. In realtà sembra che potete mangiarne anche 200 grammi al giorno – tutti i giorni, tutta la vita – e quello che avrete è una riduzione dei rischi di prendere un tumore pari al 3 per cento. Insomma, vi basta quella che trovate dentro il Big Mac.
The study, led by Paolo Boffetta from the Tisch Cancer Institute at Mount Sinai School of Medicine in New York, suggested a “weak” association between high fruit and vegetable intake and reduced cancer risk.
(hat tip: mschwarz su Friendfeed)
Ne ho mangiati dieci su quaranta, ma molti in Italia non si trovano (e manca questa, che è incredibile)
Questa è la storia di Chad Ettmueller. Un pomeriggio Chad Ettmueller, americano della Georgia, porta la sua famiglia a mangiare da Which Wich. Si festeggia il secondo posto di uno dei suoi figli in un locale talent show, e Chad non mangia da tutto il giorno: quindi prende il suo panino preferito, un “Wicked” – cinque diversi tipi di carne, tre diversi tipi di formaggio – e chiede doppia porzione di carne e doppia porzione di formaggio. Gli portano il panino (immaginatene le dimensioni), lui va per addentarlo e zac!, la sua mascella si sloga e lui rimane lì, con la bocca spalancata e un dolore immane. I suoi pensano che scherzi, si mettono pure a ridere, ma Chad è messo male e dopo un po’ lo portano in ospedale: i medici lo sedano e con qualche difficoltà gli rimettono a posto la mascella. Mentre è sotto le mani nei medici, intanto, il suo migliore amico va a mangiare il panino che Chad non era riuscito ad addentare: i due avevano un conto in sospeso.
Mi arrivano tre email in poche ore, con lo stesso testo: «Parlano di te sul Corriere»
Alle recenti olimpiadi di Vancouver la Russia ha fatto una figura barbina: quindici medaglie, undicesimo posto e suo peggior risultato di ogni tempo ai giochi olimpici invernali. In un paese cresciuto col mito e la retorica degli atleti invincibili la cosa ha generato un senso di disfatta nazionale non indifferente, e non sono mancate le polemiche politiche: Putin ha detto che i finanziamenti al settore sportivo sono stati soldi spesi male, il ministro dello sport si è detto pronto a rassegnare le dimissioni e assumersi la responsabilità della disfatta. Foreign Policy racconta però che secondo un gruppo di nazionalisti la colpa non sarebbe del governo, bensì degli americani. Anzi: di McDonald’s.
A noi è toccato il McItaly, ai giapponesi il MegaMac
(qui altri panini local di McDonald’s: ci sono anche robe più sfigate del McItaly)
Io lo so che ci pensate ogni volta. Ok, magari ogni volta no, ma lo avete fatto spesso. Arrivate davanti al bancone di McDonald’s, alzate lo sguardo per scorrere la lista dei panini (li conoscete tutti, sono gli stessi da anni, ma lo fate uguale) e per un secondo pensate «Ma ‘sto Filet-o-fish, qualcuno l’avrà mai mangiato?». Io me lo chiedevo sempre, e a un certo punto ho deciso che bisognava provarlo: hai visto mai, magari è buonissimo e rimpiangerò di essermelo perso per tutti questi anni. Quindi la settimana scorsa ho preso un Filet-o-fish, l’ho mangiato per tutti voi e ho capito il motivo per cui nessuno ha mai visto qualcuno mangiare un Filet-o-fish: fa schifo. Ma proprio schifo schifo, che farete la faccia brutta, vi verrà da vomitare e non riuscirete a finirlo. O meglio, non farete niente di tutto questo perché siete fortunati e adesso, grazie a me, non avrete più alcuna indecisione sul Filet-o-fish.
Stasera invece ho provato il McItaly. Trattasi di panino composto esclusivamente da ingredienti di provenienza italiana, promosso col patrocinio del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (!). Pane all’olio d’oliva dei monti Iblei (prodotto Dop), formaggio Asiago (sempre Dop, origine e qualità garantita dall’apposito consorzio), crema di carciofi fatta con carciofi siciliani e pugliesi, hamburger di carne bovina (e italiana), insalata batavia (italiana pure lei). Ora, non date retta a quegli insopportabili tromboni del Guardian: si lamentano quando McDonald’s fa le schifezze fritte – fanno male! non è biologico! la carne è fatta con gli scarti! molto meglio i sani prodotti locali! – e si lamentano pure quando McDonald’s riempie un panino di prodotti Dop che manco la trattoria sotto casa. Detto questo, il McItaly è lo stadio finale di quella normalizzazione del fast food che McDonald’s ha iniziato da tempo e qui vi ho raccontato passo passo. Buono è buono: la carne è migliore di quella dei panini classici, l’Asiago e la crema di carciofi sono notevoli, il pane è vero pane. Insomma, al gusto non ha alcun difetto. Però è noioso. È un panino che potreste tranquillamente farvi da soli, a casa vostra. Capisco che ad alcuni piacerà molto proprio per questa ragione: niente fritto, niente schifezze, niente formaggio arancione, niente cetrioli, niente salsine. Io al terzo morso ho sentito la nostalgia del ketchup.
Devo dire che ho particolarmente apprezzato la strategia messa in atto da McDonald’s per colmare il vantaggio di Burger King nella mia personale classifica: aprire un punto vendita a cinquecento metri da dove lavoro è in effetti una mossa molto efficace
(e che punto vendita: grandissimo, bellissimo, un sacco di tavolini e una presa elettrica per ogni posto – il wifi gratis c’è già, da tempo)
Come fanno gli hamburger nei cartelloni a sembrare così grandi, perfetti e gustosi, rispetto a quelli che poi troviamo nei nostri fast food? Questo video – trovato da Giavasan – ha la risposta.
Il mio pranzo di oggi sancisce definitivamente il sorpasso di Burger King su McDonald’s. Da tempo nella mia personale classifica i due principali fast food disponibili in Italia erano praticamente appaiati, dopo un periodo in cui McDonald’s era stato in lieve vantaggio, soprattutto in ragione della continua presenza di nuovi panini e degli hamburger a un euro. È stata determinante la decisione dei due fast food di muoversi in direzioni praticamente opposte, negli ultimi mesi: se McDonald’s è andato avanti nella sua svolta “salutista”, dai panini superchic all’abolizione della denominazione maxi, Burger King – che da tempo ha anche gli incredibili menu king – continua a proporre panini sempre più giganteschi e gustosi. Oggi è stata la volta del Cheesy Whopper, da prendere rigorosamente in versione double. Avete presente il Double Whopper, che già di suo è un panino che mette alla prova il consumatore? Pensate di metterci dentro anche un gran medaglione di formaggio, impanato e fritto, e avrete un panino spettacolare. Sono le 20 e lo sto ancora digerendo, però era proprio buono.
Secondo un’inchiesta di Usa Today, i milioni di pasti che vengono distribuiti ogni giorno nelle mense scolastiche degli Stati Uniti non sarebbero conformi agli standard più basilari per il controllo della qualità e dell’igiene degli alimenti. Standard che ovviamente le catene di fast food superano a pieni voti.
McDonald’s, Burger King and Costco, for instance, are far more rigorous in checking for bacteria and dangerous pathogens. They test the ground beef they buy five to 10 times more often than the USDA tests beef made for schools during a typical production day.

Alla fine l’ho provato. Il Mac dico, il nuovo panino di McDonald’s dall’aria elegante e precisina. Ho aspettato a lungo perché non avevo molta voglia, principalmente per tre ragioni. Il primo motivo è proprio quell’aria da alta cucina, il font svolazzante e lo sfondo nero, quest’idea subalterna del «tranquillo, non è il solito panino schifoso». Io voglio il panino schifoso, unto, grasso e col puzzo di fritto che si sente già dal cartellone. Il secondo motivo è che l’Emmentaler non mi piace. Il terzo motivo è quel «deliziosa carne bovina scelta»: perché, quella degli altri hamburger non è scelta? I Big Mac li fate con gli scarti? Non dicevate che anche quella era di prima qualità, eh, EH?!
Comunque, l’ho provato. Il pane – «cotto su pietra», dicono, ma chissà quando - è un po’ diverso da quello classico, ma in fondo siamo sempre lì. Dentro c’è insalata, pomodoro, Emmentaler e hamburger. Fine, niente salse. È buono. La differenza fondamentale sta proprio nell’hamburger, che è più buono ma soprattutto più spesso, che non si capisce perché gli americani possono farsi gli hamburger alti due centimetri e noi dobbiamo accontentarci di queste sottilette. L’emmental quasi non si sente. Voto finale: 6,5. Ma di questo passo tra poco s’inventano il panino dietetico.
Microsoft ha deciso di promuovere il suo nuovo sistema operativo, Windows 7, col lancio di questo speciale panino da Burger King: un Windows 7 Whopper con, appunto, sette hambuger. Una meraviglia che purtroppo è possibile consumare solo in Giappone.

Palle di burro fritto: esistono e ne parla l’Economist. Sembra che in America il petto di pollo e le ali costino allo stesso modo, così nei fast food specializzati in chicken wings si cominciano a servire ali senz’osso, ovvero pezzi di petto fritti.
(hat tip: Condor)
Ora che ho letto questo articolo sulle meravigliose abitudini alimentari di Michael Bloomberg, il sindaco di New York si è guadagnato il mio indiscutibile e indiscriminato endorsement a qualsiasi carica vorrà candidarsi d’ora in avanti
Sembra che in Marocco vadano matti per il McDonald’s, soprattutto a causa del McArabia
Era da un po’ di tempo – tipo quindici o venti giorni, intendiamoci – che non mangiavo da McDonald’s. Ho scoperto tre cose:
- il panino Ciociaro è stato sostituito da un altro istant sandwich, come li chiamo io, che però assomiglia più a un kebab che a un sandwich: si chiama Chico Wrap, se non ricordo male, ed è una piadina con dentro insalata, una piccola e ottima cotoletta di pollo, cipolla abbrustolita per niente pesante. Niente salse, niente orpelli. Molto buono, bravi;
- i McMenu Maxi ora si chiamano Menu e basta. Mentre quello che prima era il Menu e basta, quello piccolo, ora si chiama Menu Classic. La crisi e il salutismo fanno passare di moda tutto quello che è extra-size, purtroppo: l’ultimo baluardo che ci rimane è il menu King di Burger King;
- dentro i McDonald’s c’è il wi-fi gratuito. E’ finita.
Obama apprezza il menu tricolore, ma poi ordina un cheeseburger
L’Aquila, 9 lug. (Adnkronos) – Ieri il debutto del menu tricolore al pranzo di apertura dei lavori del G8. Ma dopo aver assaggiato il trittico di pennette al pomodoro, ai quattro formaggi e al pesto, Barack Obama non ha rinunciato al tradizionale cibo a stelle e strisce. Gli organizzatori raccontano che ieri il presidente degli Stati Uniti ha chiesto di avere nella suite a lui riservata nella cittadella di Coppito un cheeseburger con ketchup, maionese e senape.

Mi sono sempre chiesto perché McDonald’s non mettesse sul commercio dei panini extra-size, come invece fa Burger King con i suoi double e triple Whopper. Ci sono arrivati prima i fan, con questa mostruosa – e, dicono, gustosa – fusione tra un doppio cheeseburger e un McChicken. Può il sottoscritto sottrarsi dal compiere un simile esperimento? Naturalmente no, quindi vi terrò informati, se sarò ancora vivo
(hat tip: Dissapore)
Sembra che la Red Bull Cola – sì, quella che sa di detersivo – contenga cocaina, e si è aperto il solito contenzioso tra le autorità sanitarie che chiedono chiarimenti e le aziende che tacciono finché possono, pur di farsi un po’ di pubblicità. Comunque, per subire gli effetti dell’infinitesimale quantità di cocaina contenuta nella bevanda dovreste berne qualcosa come 12 mila litri, e secondo me a quel punto tanto vale andare a fare il pieno di polvere bianca dal pusher: la vostra salute ne risentirebbe meno.

Una delle cose più buone che possiate trovare da McDonald’s è il McFlurry: quella cosa che per Jack Donaghy è il secondo più buon gelato del mondo (il primo, però, tra quelli realmente esistenti). Ultimamente, però, proprio il McFlurry ha fatto perdere ben due punti a McDonald’s nella mia personale classifica in competizione con Burger King.
Primo punto perso. Abito vicino a un McDonald’s che rimane aperto fino alle due di notte, ed è proprio di notte che a me piace mangiare il McFlurry, tornato da una cena o anche uscito apposta di casa. Peccato che da mezzanotte in poi la macchina dei gelati sia inutilizzabile, perché impegnata nella pastorizzazione del latte. Ma dico, queste cose non si dovrebbero fare mentre il negozio è chiuso? Friggete patatine fino alle due di notte e i gelati no? Imperdonabile.
Secondo punto perso. Probabilmente sapete che il McFlurry è un gelato alla vaniglia a cui è possibile aggiungere degli smarties o dei pezzettini di KitKat. Da qualche mese è disponibile anche una versione che prevede una colata di cioccolato fondente sopra il gelato alla vaniglia, e poi l’aggiunta di scaglie di cioccolato o brownies. Come vi avevo detto, la versione più buona è un mix delle due: McFlurry con cioccolato fondente e smarties. Una versione che non è prevista dai menu ufficiali ma che fino a qualche tempo fa bastava chiedere per ottenere senza alcuna fatica. Poi sarà arrivata una direttiva, una circolare, che ne so: fatto sta che avere il McFlurry nella sua migliore versione è diventato impossibile. Ho chiesto delucidazioni, e una commessa mi ha detto che non poteva proprio fare eccezioni. Lo faceva anche nel mio interesse, diceva, perché altrimenti mi sarei reso responsabile di un furto. Furto?, risposi, aspettandomi una risata e ricevendo invece un’occhiataccia severa. «Sì, furto. Noi non possiamo mettere gli smarties nel McFlurry al cioccolato fondente. Se un agente dovesse fermarla fuori di qui, le chiederebbe: dove ha preso quegli smarties?». Giuro, mi ha detto proprio così.
Apre il primo Burger King a Catania: la mia città natale ha iniziato le manovre di corteggiamento per convincermi a ritornare a casa.