Giustizialismo for dummies

Quando uno qualunque finisce in carcere e sotto processo, cerca di smontare le accuse e, se è innocente, spera di convincere i vari magistrati che si occupano di lui.

Così inizia l’editoriale di oggi di Marco Travaglio sul Fatto. Ora, giuridicamente parlando, trattasi di una cosa assolutamente falsa. L’impianto descritto da Travaglio, come fa notare giustamente Claudio Cerasa, è quello del sistema inquisitorio: il modello teorico del processo penale in uso nel Medioevo in ragione del quale, sintetizzando brutalmente, è l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza dalle accuse che gli sono rivolte. In Italia, così come nella grandissima parte dei paesi dove vige lo stato di diritto, l’approccio è stato da tempo ribaltato, adottando il cosiddetto sistema accusatorio, cioè quello nel quale è l’accusa che deve dimostrare la colpevolezza dell’imputato, che è innocente fino a sentenza definitiva. Ovviamente è legittimo avere delle opinioni che contraddicono il sistema legislativo in vigore: basta non spacciare le proprie opinioni per interpretazioni di quelle leggi o addirittura per fatti, e far seguire una vastissima e sentenziosa pubblicistica a premesse così smaccatamente errate.


Chi le spara a Capodanno/2

Sembra che la notizia che ieri dava al Fatto il titolo di prima pagina fosse una balla, e oggi gli autori dell’articolo tentano con scarso successo di arrampicarsi sugli specchi. Travaglio invece la butta direttamente in caciara, non avendo argomenti migliori


Se una notizia non è come vorresti, inventala

Ci sono tante balle e perle che non finiscono nella rubrica Debunking Travaglio perché frutto di un linguaggio ambiguo, talmente nascosto dietro formule allusive da rendere complicata persino una replica fattuale, perché poco si può replicare al tono inquisitorio che sostituisce la presunzione d’innocenza con la presunzione di colpevolezza fin dal primo sospetto. Raramente però quelle che finiscono nella rubrica sono spudorate, clamorose e sfacciate come quella che Marco Travaglio scrive oggi in prima pagina sul Fatto.

Oggi Travaglio ha scritto questa cosa: “Indimenticabile la scena di due primavere fa, quando il noto senatore di Corleone (Renato Schifani, ndb) fu candidato alla presidenza del Senato e il PD, non trovando uno statista del suo calibro da contrapporgli, si astenne sul suo nome (mentre Di Pietro votava Borrelli) e lo applaudì appena eletto”.

In realtà, la storia andò un po’ diversamente: il PD votò scheda bianca e l’Italia dei Valori pure. Lo statista del calibro di Schifani non fu trovato dal PD, ma, evidentemente, nemmeno dall’IdV. Che infatti applaudì il neoeletto presidente del Senato al pari degli inciucisti veltroniani.

Quanto a Borrelli non poteva essere votato da Di Pietro né da altri per il semplice motivo che non era, e non è, senatore.


I fatti sostituiti dalle opinioni

La settimana scorsa tutti i quotidiani italiani hanno dato conto di un rapporto dell’Osservatorio europeo sulle droghe, raccontando di come l’Italia fosse uno dei paesi in Europa in cui si consuma più cocaina, intorno al terzo posto. Un fatto, per farla breve. Al Fatto hanno deciso che il dato era errato, sulla base dell’opinione espressa da un sociologo. Un’opinione, per farla breve. Risultato? Titolo di prima pagina: «Cocaina, primi in Europa». Davanti alle numerose richieste di chiarimento da parte dei lettori del Fatto, la candida risposta di Marco Travaglio è stata: «La classifica europea andava corretta».

(hat tip: Macchianera)


Un impiego collettivo

Sbugiardare Marco Travaglio avrebbe bisogno di un impiego a tempo pieno, anche perché la sua specialità sono senz’altro le balle più sonore – che nessuno in genere verifica – ma soprattutto le sapienti omissioni. Nei giorni scorsi né è stato esempio spettacolare la maniera in cui ha sintetizzato l’autunno del 1994 (quando Antonio Di Pietro si dimise dalla magistratura) a uso e consumo del blog di Beppe Grillo e poi di voglioscendere e probabilmente non solo quelli, visto che ogni intervento di Travaglio viene riciclato altre cinque o sei volte tra giornali, libri, video, dvd, altri libri, altri articoli e ovviamente monologhi ad Annozero.

Nel suo intervento, comunque, il ventriloquo di Di Pietro si è rivolto al suo pubblico di ragazzetti e ha propinato loro delle gradevoli menzogne: roba che è stata la stessa magistratura – supremo totem travagliesco – ad aver già sbugiardato in maniera definitiva.

(continua a leggere, su Macchianera)


Diffamator

Il “sommo” inquisitore incastrato dalla Corte Suprema. Marco Travaglio e la Garzanti libri spa dovranno risarcire in solido con 5mila euro l’ex giudice Filippo Verde per i danni subiti in relazione al contenuto diffamatorio di un brano del libro “Il manuale del perfetto inquisito”, scritto dal giornalista, nel quale si affermava che Verde era stato “più volte inquisito e condannato”, mentre l’ex giudice non ha mai riportato alcuna condanna definitiva e, in un caso, è stata dichiarata la prescrizione di un reato a lui addebitato.


Statistica for dummies

Marco Travaglio punta l’indulto e va a farfalle:

Tenetevi forte perché il presunto ragionamento [di Luigi Manconi] è portentoso: su 30 mila indultati (più migliaia di persone liberate dalle pene alternative e altre che in carcere non sono più entrate), “il tasso di recidiva è del 28,4 per cento. meno della metà del tasso di recidiva della popolazione detenuta” non indultata. Ergo l’indulto avrebbe “contribuito alla sicurezza collettiva”. Par di sognare. Intanto perché il tasso di recidiva degli indultati, a soli tre anni di distanza, non tiene conto di chi è tornato a delinquere ma non è stato scoperto.

E certo, perché invece il tasso di recidiva dei non indultati tiene conto di tutti. Com’è noto, infatti, solo gli indultati non si fanno scoprire. I non indultati li prendiamo sempre tutti.

Eppoi, se quasi 10 mila indultati su 30 mila sono tornati dentro, l’indulto ha prodotto 10 mila nuove vittime che, senza indulto, non avrebbero subito alcun reato.

Detto che lo scopo dell’indulto non era ridurre i crimini – anche se questo ha fatto – bensì sanare temporaneamente una gigantesca violazione della Costituzione e dei diritti umani, Travaglio sembra ignorare il fatto che, secondo i numeri, senza indulto i detenuti recidivi sarebbero stati il doppio, e così anche le vittime dei reati. Quello che fa non è dissimile dallo scagliarsi contro la legge 194 perché ha consentito centinaia di migliaia di aborti, infischiandosene del fatto che senza quella legge ce ne sarebbero stati molti di più e ben più barbari, oppure prendersela con la distribuzione di siringhe pulite agli eroinomani perché permette loro di drogarsi, infischiandosene del fatto che senza quelle siringhe ne morirebbero molti ma molti di più. Scagliarsi contro il principio della riduzione del danno, insomma, sul quale si basano decine di norme utili e salvifiche; un principio che solo chi si trova anni luce distante dalla realtà – o è alla disperata ricerca di argomenti per sostenere una tesi falsa – può pensare di mettere in discussione.


Balle dell’estate

Sull’ultimo numero dell’Espresso, Marco Travaglio ha scritto del tesseramento del Pd, commentando così:

Divisi sulle future poltrone, dalemiani e veltroniani hanno ritrovato comunque una mirabile unità [...] nel chiudere le porte delle primarie e persino del tesseramento a Beppe Grillo, in nome del sacro testo dello Statuto. Che però esclude soltanto “le persone iscritte ad altri partiti politici” (art. 2, comma 8). E Grillo non lo è. Ma lo Statuto del Pd è piuttosto elastico: si applica ai nemici (o presunti tali) e si interpreta per gli amici. E’ stata appena accolta nel Pd Alessandra Guerra, ex governatora del Friuli per la Lega Nord…

Messa così, uno pensa che ci sia una norma nello statuto che impedisca di iscriversi a chi ha militato in passato per un partito diverso dal Pd, e che questa norma sia stata interpretata, quindi elusa, nel caso di Alessandra Guerra, giusto? Invece no. Alessandra Guerra nel momento in cui si è iscritta al Pd non era iscritta a nessun altro partito, né era promotrice di movimenti politici avversari del Pd. E non esiste nessuna norma – e sarebbe assurdo se ci fosse – che impedisca di iscriversi al Pd a chi in passato è stato iscritto ad altri partiti. Nessuna interpretazione dello statuto, quindi. Prima balla.

…ed è stata rinnovata la tessera a un tizio condannato in Germania per molestie sessuali.

Tommaso Conte, medico italiano residente in Germania, era stato condannato in primo grado per molestie sessuali nei confronti di una sua paziente ma in appello la sentenza fu rivista, stabilendo che la donna era consenziente e riducendo la condanna a sei mesi, perché in Germania è reato per un medico avere rapporti con una paziente nel proprio studio. Nessuna condanna per molestie sessuali, quindi. Seconda balla. Inoltre, questo caso non ha niente a che vedere con le iscrizioni al partito, né tantomeno con lo statuto e col caso Grillo. Non esiste alcuna norma nello statuto del Pd che impedisca di prendere la tessera a una persona che, condannata per un reato, ha scontato la sua pena ed è tornata in possesso dei suoi diritti politici. Possiamo discutere dell’opportunità di farlo, ma citare questo caso nell’ambito delle interpretazioni di norme dello statuto del Pd non ha senso, perché quelle norme non ci sono. Terza balla.

Alle Europee si era deciso di non presentare amministratori locali. Poi però fu candidato (e per fortuna eletto) il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, come pure Rita Borsellino, scaricata solo un anno fa dal Pd e passata alla sinistra radicale.

La deroga al regolamento sulle elezioni europee (che il Pd è stato l’unico partito a darsi, giova ricordarlo) ha riguardato sì Rosario Crocetta, ma non Rita Borsellino, che quando è stata candidata dal Pd alle europee non ricopriva nessuna carica elettiva né tantomeno era un’amministratore locale*. Quarta quinta balla, in poco più di dieci righe. Ottima media, no?

*update: a ben vedere, poi, il regolamento di cui parla Travaglio non contiene l’impegno a non candidare “amministratori locali”, bensì quello a non candidare “sindaci, presidenti di provincia e di regione”. Trattasi quindi di una balla nella balla.


Cabarettismo

Un commento di Billy Pilgrim:

Travaglio viene dalla scuola liberale di Montanelli, come implicitamente sottolinea Hb, ed è appunto per questo che la sua degenerazione nel populismo manettaro e insultereccio ci è sempre più parsa come un insulto al maestro, e una triste degenerazione degli schemi mentali rilevanti quando si tratti di argomentare in un dibattito politico.
Travaglio è stato artefice di grandi articoli, inchieste e libri, in passato. Da quando un’ondata populista ha sommerso la nostra penisola, ha deciso che avrebbe venduto di più infilando in ogni suo scritto, assieme a molte cose vere, delle falsità che travisavano completamente la realtà. Oppure ha deciso, nei suoi pamphlet più degradanti, di rinunciare del tutto all’inchiesta e gettarsi direttamente sull’insulto gratuito.

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Debunking Travaglio, le faq

Alcune faq, così in un colpo solo rispondo a un po’ di domande.

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Un presidente che parlava troppo, ma anche poco

In risposta al Presidente della Repubblica, che ha sostenuto pochi giorni fa che chi lo critica “non conosce la Costituzione”*, Travaglio elenca su Micromega tutte le cose che, a suo dire, Napolitano avrebbe fatto fuori dai poteri concessigli proprio dalla Costituzione. Vediamoli, allora, questi abusi.
(continua a leggere)


La scomparsa dei fatti

Uno dei luoghi comuni più abusati da parte di un certo pezzo di elettorato di, ehm, sinistra, è che Marco Travaglio sarà pure uno stronzo, ma le cose che scrive sono incontestabili perché si limita a citare i fatti. Dato che per smentire il luogo comune non bastano le cause perse per diffamazione, né le note scorrettezze pseudo giornalistiche, è bene prendersi l’abitudine di appuntarsi da qualche parte il racconto delle sue gesta migliori, che magari torna utile a qualcuno. Il nostro eroe scrive ieri, a proposito della raccolta di firme promossa da Beppe Grillo durante il secondo Vday, quello del 25 aprile 2008:

Quindi avendoci provato con il referendum, bloccati in Cassazione con la scomparsa di qualche centinaia di migliaia di firme…

E’ una balla. Al di là del fatto che siano state consegnate molte meno firme rispetto a quelle annunciate, quelle firme erano tutte invalide, e lo erano per un motivo che era a conoscenza di Grillo e Travaglio ben prima di quella manifestazione, figuriamoci adesso. La legge impedisce di depositare richiesta di referendum nei sei mesi successivi alla data di convocazione delle elezioni, e considera non valide le firme vecchie più di tre mesi. Quindi quelle firme erano carta straccia – furono raccolte il 25 aprile, pochi giorni dopo le elezioni politiche – e la cosa era nota a tutti. Grillo fu scorretto al punto da ignorare la legge, salvo poi gridare al complotto della Cassazione (vi ricorda qualcosa che sta accadendo in questi giorni, per caso?) e Travaglio oggi fa finta di dimenticare il dettaglio. Se alcuni fatti scompaiono così, misteriosamente, altri invece risultano essere inventati di sana pianta, vedi – stesso pezzo – D’Alema e Bersani militanti della FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio. O dite che s’è confuso?

(grazie a F. e a Tommaso)


Visionario inaffidabile o scienziato criminale?

Un’ultima cosa su Gioacchino Giuliani. Si è detto che non ha previsto moltissimo, considerato che aveva pronosticato un forte sisma entro marzo a Sulmona e questo non si era verificato, mentre invece non aveva previsto né il terremoto vero né la scossa di ieri sera, di potenza poco inferiore a quella devastante di due notti fa. I suoi difensori – Marco Travaglio, in questo caso – rispondono in maniera piuttosto imprudente:

Questo scienziato dice: “ma come facevo ad avvertire la gente, che l’ultima volta che ho parlato mi hanno denunciato?”. Chiaro che se avesse riproposto quell’allarme gli avrebbero contestato una recidiva nel procurato allarme: l’avevano praticamente ridotto al silenzio.

Se fosse vero, se quest’uomo prevede i terremoti sul serio ed è stato zitto ieri e quattro giorni fa per non incorrere in un’altra denuncia, allora non sarebbe molto – ma proprio molto – peggiore di un semplice buontempone visionario? Di fatto, si possono pensare due cose, di Giuliani: che sia un personaggio poco affidabile che dice cose poco credibili, o che sia uno scienziato incompreso che ha scoperto qualcosa di fondamentale per salvare le vite delle persone, ma davanti al rischio di una denuncia ha deciso di rimanere in silenzio. Io propendo per la prima ipotesi. Chi sostiene la seconda tesi dovrebbe riflettere sull’accusa terribile e ignominiosa che lancia nei confronti di questa persona.


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