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Cosa ho fatto in questi mesi

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Un anno fa, a giugno, mi trovavo in Texas. Giravo in macchina in lungo e in largo, da nord a sud e da est a ovest, percorrendo tutto il confine, visitando grandi città e paesini sperduti nel deserto, parlando con più persone possibile, per cercare di capire qualcosa in più di un posto straordinario ed esemplare, se si vogliono conoscere gli Stati Uniti. Il frutto di quel lavoro – reso possibile dalle vostre donazioni – sono due tra le puntate più ascoltate della scorsa stagione di Da Costa a Costa. C’è una cosa che non vi ho raccontato, però, su quel viaggio.

Prima di partire, studiando e raccogliendo materiale in vista della partenza, avevo letto una storia. A marzo del 2017 una tempesta di neve aveva bloccato tutti i voli in uscita da Washington, quindi due giovani deputati del Texas – uno del Partito Democratico e uno del Partito Repubblicano – avevano deciso di noleggiare una macchina e tornare a casa insieme, dandosi il cambio alla guida e percorrendo 2.500 chilometri in poco più di 24 ore. I due deputati avevano fatto una cosa in più: avevano montato un cellulare sul cruscotto e avevano trasmesso in streaming il viaggio intero, in cui avevano parlato di tutto, dalle armi alla sanità, dal lavoro ai diritti civili, dalla musica allo sport, in modo appassionato e civile, a volte anche con umorismo. In un’epoca di brutale odio politico, il fatto che due avversari avessero deciso di fare una cosa così sana e divertente diventò una notizia: anche perché erano entrambi considerati molto promettenti. Il deputato Repubblicano si chiama Will Hurd, è un ex agente della CIA che ha lavorato sotto copertura in Afghanistan e in Pakistan, ed è stato il primo deputato nero eletto in Texas con il Partito Repubblicano. Il deputato Democratico si chiama Beto O’Rourke, è un ex imprenditore e chitarrista punk. È popolarissimo tra i giovani e i suoi discorsi sono ipnotici: riesce a essere allo stesso tempo idealista e pragmatico, come sanno fare solo i personaggi di un certo spessore. Già allora Beto, come lo chiamano tutti, aveva annunciato che si sarebbe candidato al Senato per sfidare il potentissimo e famosissimo Ted Cruz, del Partito Repubblicano.

In quel periodo Beto era conosciuto praticamente solo in Texas, e la sua candidatura era considerata velleitaria. Ma mi sembrava comunque un personaggio interessante, quindi durante il mio viaggio provai a incontrarlo. Segue documentazione autentica.

Mi chiamarono poco dopo, proprio mentre attraversavo a piedi il ponte che separa El Paso da Ciudad Juarez, la capitale del narcotraffico mondiale, una delle città più pericolose e violente del mondo. Beto e il suo staff erano disponibili a organizzare un’intervista, provammo a incrociare le agende ma Beto era fuori città e sarebbe tornato a El Paso solo dopo la mia partenza. Niente da fare. Raccontai al suo simpatico addetto stampa che mentre gli parlavo mi trovavo esattamente sulla linea di confine; lui mi diede qualche dritta e mi consigliò un bar a Ciudad Juarez, dicendomi con tono rassicurante che era un posto «relatively safe». La frase non mi rassicurò affatto, ma alla fine tornai indietro tutto intero, e, comunque questa è un’altra storia.

Di Beto vi parlai poi nel podcast, ma vi racconto tutto questo perché oggi, negli Stati Uniti, Beto O’Rourke è sulla bocca di tutti. Sta facendo una gran campagna elettorale, generando un entusiasmo straordinario soprattutto tra i giovani e raccogliendo una montagna di quattrini; la stampa ha cominciato a fare paragoni impegnativi e non completamente infondati. I sondaggi lo danno indietro, ma di poco: e trovarsi di poco dietro Ted Cruz, in Texas, è tanto. Non chiedetemi se Beto vincerà o no: è già abbastanza difficile provare a capire il presente, figuriamoci prevedere il futuro. Ma Beto in futuro andrà tenuto d’occhio in ogni caso, che vinca o che perda (e solo chi fa il giornalista può immaginare quanto io possa soffrire al pensiero che avrei potuto incontrarlo e intervistarlo, un anno fa, quando non lo conosceva ancora nessuno).

Ciao a tutti, e grazie per il caloroso bentornato. Durante questa settimana mi avete scritto decine e decine di email e messaggi su tutti i social network, che mi hanno fatto molto felice. Grazie anche per l’accoglienza che avete riservato al primo episodio della nuova stagione speciale di Da Costa a Costa, che è ancora primo in classifica su iTunes nella sezione “News e Politica” e tra i contenuti più ascoltati su Storytel. I prossimi quattro episodi usciranno – tutti in una volta! – l’8 settembre.

Come promesso, oggi vorrei raccontarvi cosa ho fatto in questi otto mesi di assenza dalla newsletter; alcuni di voi queste cose potrebbero saperle già, perché le ho accennate qualche settimana fa in una diretta su Instagram (che si può rivedere qui). Capiterà ancora: se volete essere sempre i primi a sapere le cose che mi riguardano, seguitemi su Instagram. Prima di cominciare, però, vi devo ancora due parole sul podcast, per rispondere ad alcune delle domande che ho ricevuto.

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