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La sinistra binaria non è sinistra

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Gli studiosi che si occupano da anni della crisi globale delle sinistre hanno fatto notare più volte quale sia la complessa missione di chi oggi vuole vincere le elezioni dicendo e facendo cose di sinistra: coniugare diritti sociali e civili. Come si fa a rappresentare adeguatamente le esigenze economiche e sociali della cosiddetta “classe operaia”, di chi guadagna poco o niente e ha un basso livello di istruzione, quando alla “classe operaia” – perdonate la semplificazione, capiamoci – non importa granché dei diritti civili? Quando non gli importa granché della condizione delle donne, degli immigrati, degli omosessuali oppure li detesta al punto da scegliere partiti e politici omofobi e razzisti proprio per questo motivo, più forte degli altri? Al punto da considerare questi diritti come in una dicotomia, per cui chi si occupa dei primi non è interessato a occuparsi dei secondi e viceversa? Claudio Magris sul Corriere della Sera di ieri ha scritto:

L’intenzione di alcuni esponenti della maggioranza di correggere le recenti leggi riguardanti le coppie gay e altri diritti civili potrebbe anche essere un’abile mossa che porterà al Governo consensi e voti, soprattutto per la probabile cecità della sinistra, che si concentrerà totalmente su questi temi, con proteste ora sacrosante ora discutibili, come è accaduto spesso, trascurando i problemi sociali, le elementari esigenze di vita e di lavoro e quella difesa dell’occupazione dei dipendenti e salariati, quando non disoccupati, che è il suo compito fondamentale. Se molti elettori hanno abbandonato la sinistra e in particolare il Pd è proprio perché si sono sentiti delusi nella tutela e nella rappresentanza delle proprie esigenze. È probabile – e per me è triste e preoccupante – che la sinistra e il Pd, non più comunisti o socialisti ma partito radicale di massa (massa che si sta assottigliando), cadranno in questo tranello e subiranno ulteriori emorragie.

È una grande questione, per la quale non esistono risposte semplici. Lo dico in senso letterale: se leggendo le domande di cui sopra vi è venuta in mente una risposta semplice, con ogni probabilità quella risposta è sbagliata. Il Partito Comunista Italiano, per esempio, si tenne alla larga dai diritti civili all’epoca più urgenti – aborto, divorzio, etc – decidendo di privilegiare la rappresentanza delle più “elementari esigenze di vita e di lavoro e la difesa dell’occupazione”. Chi ha vinto le elezioni del 2018 lo ha fatto rivendicando esplicitamente la scelta dei diritti sociali per alcuni sugli altri, smarcandosi a ogni occasione possibile sullo ius soli e le unioni civili oppure criticando queste riforme, oppure ancora dicendo apertamente “prima gli italiani”; e d’altra parte oggi il racconto dominante vede descritti come elitari borghesi chiunque viva in una città e non dica “negri” e pensi che ognuno debba potersi sposare con chi vuole. Se poi per sbaglio ogni tanto vi capita di leggere un libro o visitare una mostra, per molti fate parte dello stesso calderone di chissà quale aristocrazia baronale lontana dalla realtà, anche se vivete in affitto e fate la spesa all’Esselunga.

Ora che in Italia il centrosinistra inizia un lungo percorso di trasformazione – e sarà lungo, quindi non pretendete svolte domani o tra due mesi – esiste il rischio di pensare che le due cose siano necessariamente alternative: e che una vera sinistra, come sembra suggeriscano sia Magris che molti altri, forse non debba spingersi a dire “prima gli italiani” ma sicuramente debba pensare che la difesa delle minoranze, degli immigrati, dell’uguaglianza tra uomini e donne, degli omosessuali, vengano dopo. Il problema è che in quel caso non sarebbe più il caso di parlare di sinistra, anzi: la destra in Italia è sempre stata soprattutto una destra sociale, favorevole all’aumento della spesa pubblica, ai sussidi e ai mutui sociali, al corporativismo, allo statalismo, e sempre tenendo a mente che qualcuno doveva arrivare prima e altri dopo o mai.

Un’eventuale sinistra binaria che accetti questa dicotomia e abbracci questi principi non sarebbe niente di nuovo, e soprattutto non sarebbe una sinistra. L’uguaglianza non è tale se vale solo per i bianchi, o solo per gli uomini, o solo per gli eterosessuali, o solo per gli italiani: in quel caso semplicemente non è, anche perché i caratteri di cui parliamo hanno la tendenza a presentarsi contemporaneamente. Sono lavoratrici anche le donne, sono operai anche gli omosessuali, sono precari anche gli stranieri, etc. Non bisogna scegliere quale di queste due strade percorrere, se la difesa dei diritti sociali o quella dei diritti civili, se quella degli italiani o quella degli immigrati: bisogna imboccarle entrambe contemporaneamente e rinunciare alla scorciatoia di mettere un pezzo di Italia contro l’altro. Come farlo è la cosa più complessa, e io oggi non ho risposte, ma questo non dovrebbe portare i benintenzionati a cambiare obiettivo: tutte le strade alternative conducono da un’altra parte.

Una foto scattata al Gay Pride di Roma del 2009 da Paolo Signorini