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Libri che ho comprato o ricevuto, e a volte letto – maggio 2018

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Grazie, Obama, di David Litt (ricevuto)
È il prossimo libro che leggerò dopo aver finito quello che ho in mano adesso. David Litt è un tipo interessante: è stato assunto alla Casa Bianca a 24 anni, nel 2011, come scrittore di discorsi, e ne ha scritti prima per un po’ di pezzi grossi dell’amministrazione e infine proprio per Barack Obama. La cosa bella è che Litt ha anche un gran talento comico: ha scritto articoli per The Onion, ha scritto quattro dei monologhi satirici che Obama ha pronunciato alla tradizionale cena con i corrispondenti alla Casa Bianca, e le recensioni che ho letto sul suo libro sono concordi nel dire che questo non è il solito memoir. È tutto vero, ma si ride molto. Lo stesso titolo del libro è una gag che gli appassionati di politica americana capiranno. Già poche settimane dopo l’insediamento, i Repubblicani iniziarono a criticare Obama per qualsiasi cosa: anche per quello che evidentemente non poteva essere causa sua, che era appena arrivato. I loro severi “Thanks, Obama” nel giro di poco tempo furono sorpassati e disinnescati dal rilancio dei Democratici, che iniziarono a incolpare Obama per l’estinzione dei dinosauri o per ogni genere di piccola sfiga domestica imprecando sardonici: “Thanks, Obama”. Oggi negli Stati Uniti la formula “Thanks, Obama” si può usare solo sarcasticamente (un po’ come il “ma anche” in Italia, per capirci). Purtroppo nella traduzione italiana del titolo tutte queste sfumature inevitabilmente si perdono, ma insomma, avete capito: il “grazie, Obama” del titolo non è il lacrimevole “grazie, Obama” che uno potrebbe aspettarsi da un libro del genere. In italiano.

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Trova il tuo perché, di Simon Sinek (ricevuto)
Vorrei dire che i libri di auto-aiuto non sono il mio genere, ma non sarei sincero. Credo che la verità sia un’altra: mi piacerebbe tantissimo leggere un libro di auto-aiuto, ma non ne ho mai trovato uno che non fosse banale. Dice: ma quanti ne hai letti? Pochissimi. Ma mi scopro più spesso di quanto pensassi a sfogliarne in libreria. Va tutto bene, eh, ma i libri di auto-aiuto promettono così tanto che anche se uno sta bene, si incuriosisce: chi non vorrebbe avere accesso al proprio subconscio, essere libero, imparare a riprogrammare il proprio cervello, vincere le distrazioni, eccetera? Il punto è che questi libri, almeno per me, promettono e non mantengono. Contengono per lo più micro-storie che si affastellano una dopo l’altra per farsi metafora di tre o quattro banalità ripetute all’infinito. Sarà così anche questo, che promette di aiutarci a trovare il nostro perché? Non lo so. L’autore è un motivational speaker da TED Talk, la sua faccia l’avrete vista su qualche video virale. Non sembra terribile, ma non ne so niente di più. A un certo punto gli darò un’occasione in termini di sfogliata. In italiano.

American Pain, di John Temple (comprato, in lettura)
Ve ne avevo parlato il mese scorso, ma ora l’ho iniziato e mi sembra una bomba. Racconta di come due fratelli gemelli della Florida appassionati di steroidi siano diventati ricchissimi vendendo farmaci antidolorifici a base di oppioidi. Ma non serve un medico per vendere quei farmaci? Serve. C’era anche il medico. È una storia da film che racconta tra l’altro una cosa importante: siamo tutti potenzialmente dei tossicodipendenti. In inglese.

The Metaphysical club, di Louis Menand (ricevuto)
È un libro del 2001 che vinse il premio Pulitzer e che racconta le idee di quattro grandi pensatori e filosofi statunitensi: William James, Oliver Wendell Holmes, Jr., Charles Sanders Peirce e John Dewey. Viene descritto come un libro fondamentale per capire meglio la cultura americana e il ruolo del pragmatismo nella sua evoluzione. In inglese.

Lo spirito naturalizzato, di Antonio M. Nunziante (ricevuto)
Qualche settimana fa sono stato all’università di Padova a parlare di Stati Uniti, e ne sono stato felice anche perché il tema richiesto per il mio intervento era molto originale e distante dalle cose più contemporanee di cui mi capita spesso di parlare: il ruolo di Dio e in generale del sovrannaturale nella retorica politica statunitense. In God we trust, God bless America e tutte quelle cose, in un paese che non è una teocrazia nel quale esiste una fede incrollabile nella tecnica e nel lavoro. Il merito è del docente che ha organizzato la conferenza, che alla fine mi ha regalato questo suo libro sul naturalismo filosofico statunitense. In italiano.

Exploding Africa, di Diego Masi (ricevuto)
Il nome mi diceva qualcosa, ma sono riuscito a ricostruire cosa solo grazie a Wikipedia. Tra gli anni Novanta e il primo decennio di questo secolo Masi è stato un politico di qualche rilevanza: consigliere comunale a Milano con la DC, poi passato col Patto Segni e quindi con l’Ulivo, è stato parlamentare, candidato del centrosinistra alla presidenza della Lombardia nel 1995 (fu sconfitto da Formigoni) e sottosegretario agli Interni nel governo D’Alema. Ha smesso con la politica nel 2001 e da allora ha lavorato come imprenditore e manager nel campo della pubblicità e nel marketing, ma è stato anche presidente di Action Aid International e ha fondato una ong. Ora ha scritto un libro sull’Africa, questo Exploding Africa, figlio di un blog che trovate qui. Non so se avrò il tempo di leggerlo, ma magari vi interessa. In italiano.