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Il governo americano rischia di chiudere (46/50)

cc_2Di solito le comunicazioni di servizio le metto alla fine della newsletter, stavolta facciamo un’eccezione visto che mi avete scritto in tanti. Come mostra il contatore in testa a questa email, che è cominciato all’inizio dell’anno, “Da Costa a Costa” sta per finire e finirà, il 30 dicembre, per due motivi.

Il primo motivo è che questo è sempre stato un progetto curato nel mio tempo libero, e io passo le giornate intere a lavorare al Post, il giornale online di cui sono vicedirettore. Tutto il lavoro che serve a produrre la newsletter e il podcast ogni settimana, la lettura, lo studio e la scrittura, e poi gli eventi, i viaggi in America e tutta la loro preparazione, quelli verso mezzo Italia, li faccio da giugno 2015 in quel “tempo libero”: vuol dire di notte, in pratica, o nel weekend. Arrivato alla fine del 2017 ho una pericolosa quantità di sonno arretrato e ho esaurito quasi tutte le ferie degli ultimi due anni per fare i viaggi di lavoro in America invece che per andare in vacanza. “Da Costa a Costa” era nato per seguire la campagna elettorale e sarebbe dovuto finire naturalmente con le elezioni di un anno fa; sono andato avanti volentieri un altro anno, ma dopo due anni e mezzo questa vita per me non è più sostenibile. Allo stesso modo, adoro il mio lavoro al Post e non vorrei mai abbandonarlo per fare solo “Da Costa a Costa”.

Il secondo motivo è che l’anno prossimo voglio scrivere un libro, o almeno ci proverò, e voglio concentrarmi su quello: almeno nel famoso “tempo libero” di cui sopra. Continueremo a leggerci sul Post e sui social network; se poi “Da Costa a Costa” a un certo punto tornerà, non lo so: di certo mi sono divertito moltissimo in questi due anni e mezzo, ho imparato una montagna di cose, insomma qualcosa farò ancora di sicuro. Quando e cosa, non lo so. Quindi vi ringrazio per le moltissime cose belle che mi avete scritto in questi giorni, ma vi invito a mettere da parte i musi lunghi, a smettere di farmi sentire in colpa :) e a essere contenti: tutte le cose finiscono e questa non era nemmeno scontato che capitasse. E vi invito a tenervi liberi lunedì 11 dicembre alle 20.30: ci vediamo a Milano, da Otto, per una puntata speciale del podcast registrata dal vivo, che sarà anche l’occasione per salutarsi e bere qualcosa insieme. Altrimenti potete venire già il 5 dicembre a Torino, per un evento organizzato dal Polo del ‘900 a cui parteciperò in compagnia di altri ospiti.

Ora veniamo a noi, e scusate la parentesi personale stavolta così ampia. Alle 17 di ieri – quando era troppo tardi per registrare e montare nuovamente il podcast da zero: anche perché io stavo facendo il mio vero lavoro, vedi sopra – Michael Flynn è stato incriminato per aver mentito all’FBI, ha ammesso di essere colpevole e ha annunciato che sta collaborando con le indagini sul caso Russia. Avevamo parlato di questa possibilità proprio una settimana fa: per ora non c’è altro da aggiungere se non che quella possibilità si è verificata, tra una settimana ne parleremo meglio. Inoltre, stanotte il Senato ha approvato la grande riforma fiscale di Trump, che ora tornerà alla Camera: di questo parliamo tangenzialmente nella puntata del podcast di questa settimana, che parla invece di un altro voto congressuale molto importante.

Si dice che sarebbe bene i cittadini non sapessero come vengono fatte due cose, visto quanto può essere disgustoso il procedimento: le salsicce, e le leggi. Con la puntata di oggi non parliamo di salsicce, ma ci immergiamo nel complicato processo con cui si fanno le leggi negli Stati Uniti: e cerchiamo di capire una cosa importante che succederà questo mese, così come le sue implicazioni di lungo periodo. Il Congresso deve approvare una legge per finanziare le attività del governo federale. I Repubblicani non hanno abbastanza voti per farlo da soli, quindi devono trovare un accordo con i Democratici. Senza questo accordo, che oggi sembra lontano, il governo federale dovrebbe sospendere da un giorno all’altro le sue attività e i suoi pagamenti: chiuderebbe, di fatto. Ci sono stati altri “government shutdown” in passato negli Stati Uniti, ma questo sarebbe particolarmente grave: anche perché l’approvazione del budget finirà inevitabilmente per intrecciarsi con la riforma fiscale e altre scadenze legislative imminenti. Ai Repubblicani servirebbe che Trump mostrasse le grandi qualità di negoziatore che dice di avere, ma che fin qui non si sono viste.

Per ascoltare la nuova puntata del podcast, se avete un iPhone cercate “Da Costa a Costa” nell’app “Podcast”; altrimenti cliccate play qui sotto per ascoltarla su Spreaker. Se volete, dopo aver ascoltato la puntata lasciate una recensione su iTunes e parlatene sui social network o a chi pensate possa essere interessato a queste storie come voi. Sul sito di Piano P trovate la traduzione in italiano delle parti in inglese.

Ascolta “S2E22. Il governo americano rischia di chiudere” su Spreaker.

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Non farò altri viaggi negli Stati Uniti per “Da Costa a Costa” da qui alla fine dell’anno. Gran parte delle donazioni che riceverò da qui al 31 dicembre, quando questo progetto giornalistico si concluderà, servirà quindi a pagare il mio lavoro. Come sapete, quest’anno di “Da Costa a Costa” è stato anche un tentativo di provare un nuovo modello per sostenere un’attività giornalistica in un momento come il 2017: pagano i lettori, se e quando vogliono, e vediamo che succede. Sono successe cose meravigliose, grazie a voi! Se non lo avete già fatto, vi chiedo quindi di valutare la possibilità di fare una donazione per contribuire a questo progetto gratuito. Chi ha fatto una donazione mensile da 2 euro dall’inizio dell’anno ha contribuito in tutto per circa 24 euro, una cifra più che abbordabile; altri sono stati adorabilmente più generosi. Se vi interessa, qui trovate le istruzioni per fare una donazione in completa sicurezza, usando la vostra carta di credito o il vostro conto Paypal. Le donazioni mensili ricorrenti naturalmente saranno tutte interrotte il primo gennaio 2018. Grazie, come sempre.

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