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Perché Trump questo mese si gioca moltissimo (33/50)

cc_2Quando diventano troppo grandi, facciamo fatica a immaginare concretamente il significato e il valore dei numeri. Sappiamo bene tutti quanti sono quattro mila euro, per esempio: ma quattro mila miliardi di dollari, invece, quanti sono? È la somma che spende ogni anno il governo federale degli Stati Uniti. È tanto? È poco? Cosa si compra con quattro mila miliardi di dollari? Non capiamo bene cosa voglia dire quella cifra, diventa una cosa astratta. Sappiamo bene quanti sono centocinquanta chilometri: ma centocinquanta milioni di chilometri? È la distanza che ci separa dal Sole, vale quanto sopra. Invece 56 milioni di milioni di litri d’acqua, quanti sono? Quante bottiglie, quante vasche da bagno? È un numero che non ha senso. È l’acqua che è caduta nel giro di pochi giorni sopra Houston, in Texas, col passaggio dell’uragano Harvey. Uno strato da almeno centotrenta centimetri.

unnamedQuesta infografica di Vox già rende di più l’idea.

Harvey è stato il più forte uragano a colpire il Texas in più di mezzo secolo. La ricostruzione richiederà anni. I morti confermato sono 47, ma è un numero che crescerà quando le acque si ritireranno completamente. Più di 100.000 persone hanno chiesto aiuto attraverso i servizi per l’emergenza immediata. Le case danneggiate sono decine di migliaia, forse centinaia di migliaia. C’è uno stabilimento chimico gravemente danneggiato i cui serbatoi stanno esplodendo, e contengono sostanze tossiche. I danni economici causati dal passaggio dell’uragano secondo le stime che circolano in questo momento superano quelli provocati dagli uragani Katrina e Sandy messi insieme.

Quando sono stato in Texas, due mesi fa, non sono andato a Houston: il tempo era poco, le distanze enormi, ho dovuto privilegiare altro. Ma ho letto, studiato e sentito molto su Houston, prima, durante e dopo il viaggio: è una città gigantesca e multietnica, una delle più popolose degli Stati Uniti, centrale soprattutto per l’industria del petrolio ma che – come il resto del Texas, lo sapete – negli anni ha saputo diversificare la sua economia. Un’altra cosa che sapete sul Texas, se avete ascoltato i podcast sul mio viaggio, è che le persone sono allergiche alle regole imposte dalle istituzioni e dal governo federale. Nessuna città avrebbe superato indenne il passaggio di Harvey, ma Houston ci ha messo del suo: è l’unica tra le grandissime città americane che non ha un piano regolatore, per scelta dei politici locali e degli elettori. Tutti possono costruire quello che vogliono dove vogliono. Questo ha reso Houston più vulnerabile a un evento come l’uragano Harvey.

Ascolta “S2E11. Il Texas è uno stato mentale” su Spreaker.
Il racconto del mio viaggio in Texas si ascolta cliccando qui.

La cattiva gestione di un evento come questo può danneggiare un presidente più di moltissime altre crisi politiche: accadde a George W. Bush con l’uragano Katrina e a suo padre con l’uragano Andrew. Anche per questo Trump è già stato due volte in Texas e sta twittando moltissimo su Harvey: non vuole correre il rischio di passare per freddo, distante, noncurante. Peraltro non vuole che accada in Texas, dove i Repubblicani sono tradizionalmente forti. Fin qui le cose sono andate bene per lui, anche perché gli è bastato gestire con sapienza la situazione dalla parte mediatica: la macchina per la gestione dell’emergenza per il resto è collaudata e non dipende direttamente dai suoi ordini. La parte complicata comincia adesso, però, e durerà mesi.

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