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Porte girevoli e parole che non valgono niente (29/50)

cc_2Venerdì 28 luglio. L’Air Force One è partito da Long Island e sta per arrivare alla base aeronautica di Andrews, in Maryland, poco fuori Washington DC. Mancano pochi minuti alle 17. Poco dopo l’atterraggio i più alti funzionari della Casa Bianca salgono su un SUV, mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si ferma a bordo dell’aereo. A un certo punto i telefoni dei funzionari squillano contemporaneamente: Trump ha scritto una cosa su Twitter. Più precisamente, Trump ha scritto su Twitter di aver sostituito il suo capo dello staff, cioè la persona con l’incarico più importante alla Casa Bianca: l’ex generale John Kelly, fino a quel momento a capo del dipartimento per la sicurezza nazionale, prenderà il posto di Reince Priebus, capo dello staff dall’inizio del suo mandato e già presidente del Partito Repubblicano.

I funzionari della Casa Bianca allora scendono dal loro SUV e salgono su un altro mezzo: tutti tranne Priebus, che resta da solo in macchina sulla pista. Piove molto. La carovana delle auto si mette in movimento e si dirige verso la Casa Bianca, mentre la macchina con a bordo il solo Priebus parte verso un’altra direzione.

(cambio scena: in un locale di Milano, dove sono invece più o meno le 23, un certo giornalista riceve una notifica sul cellulare e tira una parolaccia ad alta voce)

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Reince Priebus sale sul SUV che lo porterà a casa poco dopo il suo licenziamento.

L’antefatto di questa storia, il modo in cui si è arrivati alla rimozione di Priebus, lo avete ascoltato nel podcast della settimana scorsa: l’arrivo alla Casa Bianca di un nuovo spregiudicato capo della comunicazione, Anthony Scaramucci, contro il parere di Priebus e con il sostegno di Kushner e Ivanka Trump, aveva reso evidente quanto il capo dello staff non fosse più capo di niente (certi alla Casa Bianca lo chiamavano dietro le spalle “il capo di nessuno staff”). Meno di 48 ore dopo, però, è arrivato un altro colpo di scena: John Kelly, che non vuole fare la fine di Priebus, ha chiesto e ottenuto la rimozione dal suo incarico di Scaramucci. O sono davvero il capo oppure non comincio nemmeno, avrà pensato. Il presidente Trump, che certo non poteva licenziare Kelly dopo 24 ore, ha potuto solo dire di sì; e d’altra parte è suo interesse che Kelly sia visto da tutti come autorevole e al comando, mentre Scaramucci rispondeva direttamente al presidente.

Qui si possono fare molte valutazioni: alcuni dicono che Ivanka Trump e Kushner escano indeboliti da questa storia, visto come Kelly ha messo subito le cose in chiaro e vista la rapidità con cui è stato fatto fuori Scaramucci, da loro molto sponsorizzato; altri dicono che loro hanno favorito la nomina di Scaramucci proprio come strumento per far fuori Priebus e quindi missione compiuta. Altri ancora – e sono quelli che hanno ragione di più, secondo me – dicono che Priebus era alla frutta ed era solo questione di tempo, Scaramucci o no. Vai a sapere. Quel che è certo è che Priebus ha avuto il mandato più breve nella storia dei capi dello staff della Casa Bianca, e la sua sostituzione arriva dopo la sostituzione del consigliere per la sicurezza nazionale, del capo ufficio stampa, di due capi della comunicazione e del capo dell’FBI. Il tutto a sei mesi dall’insediamento. Niente di tutto questo è normale, così come non è normale che l’unico vero risultato ottenuto dall’amministrazione Trump fin qui sia la nomina del giudice Neil Gorsuch, benché il Congresso sia controllato dal suo partito.

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Il New Yorker ha messo online qualche estratto dell’ormai famosa telefonata di Anthony Scaramucci, se la mia recitazione non vi è sembrata abbastanza.

John Kelly è un esperto ex generale pluridecorato che ha la reputazione di essere in grado di far funzionare macchine organizzative complesse, di avere buon senso, di lavorare molto e di parlare chiaramente anche ai suoi superiori; ha anche avuto qualche rapporto col Congresso in passato, cosa che lo aiuterà. Nei sei mesi che ha passato a occuparsi della sicurezza nazionale, Kelly si era più volte lamentato di quanto fosse disfunzionale la Casa Bianca e aveva anche minacciato di dimettersi.

Chi lo ha visto all’opera in questi primi giorni dice che ha un atteggiamento accentratore e deciso: lo Studio Ovale non è più un porto di mare, alle riunioni partecipano solo le persone indispensabili, anche Ivanka Trump e Jared Kushner devono passare da lui se vogliono vedere il presidente. Ha già detto di voler fare il capo dello staff e non del presidente, quindi non gli impedirà di twittare né di guardare la tv quanto vuole: ma vuole controllare il flusso e le fonti delle informazioni che vengono fatte arrivare a Trump.

Domande aperte: moltissime.

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