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Il Texas è uno stato mentale (24/50)

cc_2Eccoci, allora.

Grazie alle vostre donazioni, all’inizio del mese sono stato in Texas. Ci ho passato nove giorni, ho guidato per quasi 3.000 chilometri, ho visto le grandi città e i paesini da quattro case quattro, ho attraversato il deserto e ho percorso tutto il confine fino a mettere piede in Messico; ho parlato con giornalisti, attivisti, politici e tante persone comuni; ho visto tutte le cose che noi europei associamo istintivamente al Texas – i ranch, i cowboy, i pozzi di petrolio – ma ne ho viste anche tantissime altre, sorprendenti, diverse e importanti. Perché il Texas sta cambiando moltissimo, è meno conservatore di un tempo ed è il centro di gravità della politica statunitense. E perché ha un’identità così forte e precisa che, osservandola da vicino, permette di capire qualcosa su chi sono gli americani, e soprattutto su chi saranno.

Ho lavorato per mesi a questo viaggio: ho mandato la prima email di organizzazione e preparativi addirittura durante il viaggio precedente, a marzo, un pomeriggio in cui lavoravo al computer e cercavo riparo dal gelo in uno Starbucks di Detroit. Anche per questo una volta in Texas ho incontrato tantissime storie e raccolto moltissimo materiale, e anche per questo ho deciso che nella puntata di oggi – che già così è leggermente più lunga del solito – avrei solo fatto cenno a un tema enorme, l’immigrazione e il muro, a cui dedicherò un podcast a parte. Ho avuto il dubbio di aver messo troppa carne al fuoco senza arrivare al dunque, ma ho imparato che quando si parla del Texas spesso un dunque non c’è. Ce ne sono tanti, a volte contraddittori. Mi saprete dire voi, poi, cosa ve ne è sembrato.

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Quando sono arrivato al muro che c’è già.

Prima di lasciarvi alla puntata ho bisogno di ringraziare qualcuno. Innanzitutto voi e gli sponsor di “Da Costa a Costa”, senza i quali un progetto senza editori che porto avanti nel tempo libero e con le mie ferie non avrebbe mai portato a un viaggio come questo né a quello di marzo in Michigan, e ai reportage a cui ho lavorato. Grazie, di cuore. Poi devo ringraziare le persone di Piano P, i migliori soci e complici che si possano desiderare in un’impresa come questa. Infine devo ringraziare due persone senza le quali questo lavoro sarebbe stato molto più povero o semplicemente non sarebbe stato: Marta, che per mesi mi ha portato in Texas ogni settimana, molto prima che lo vedessi davvero, e ho capito davvero quanto lo ha fatto bene solo quando ci sono arrivato; Marco, che è stato come sempre un amico e un alleato preziosissimo, e stavolta anche un compagno di viaggio di valore non quantificabile.

Quindi – eccolo il quindi! – se avete un iPhone, per ascoltare la nuova puntata cercate “Da Costa a Costa” nell’app “Podcast”; altrimenti cliccate play qui sotto per ascoltarla su Spreaker. Se volete, dopo aver ascoltato la puntata lasciate una recensione su iTunes e parlatene sui social network o a chi pensate possa essere interessato a queste storie come voi. Sul sito di Piano P trovate la traduzione in italiano delle parti in inglese.

Ascolta “S2E11. Il Texas è uno stato mentale” su Spreaker.

Avete ricevuto questo podcast gratis, come la newsletter che si alterna al podcast ogni sabato, ma come avete capito realizzarli non è gratis: servono aerei, macchine, camere d’albergo, attrezzature, telefonate, connessioni internet, abbonamenti a servizi e giornali, e serve soprattutto tempo e lavoro. Dopo un anno e mezzo a seguire la campagna elettorale, “Da Costa a Costa” è ripartito il 21 gennaio e andrà avanti per tutto il 2017: ogni sabato si alterneranno una puntata della newsletter e una puntata del podcast, e dopo il Michigan e il Texas vorrei tornare un’altra volta negli Stati Uniti prima della fine dell’anno, per raccontarvi un altro pezzo di America, per cercare di capire come sta cambiando e perché ha scelto Donald Trump come suo presidente.

Se non lo avete già fatto – e centinaia di voi lo hanno già fatto: grazie di cuore! – vi chiedo quindi di valutare la possibilità di fare una donazione ricorrente da pochi euro al mese per pagare le spese di questo progetto e il mio lavoro. Due euro al mese vanno benissimo (a questo punto sono meno di 15 euro per tutto il 2017) ma se vorrete essere più generosi non ve lo impedirò, così come se vorrete fare una donazione una tantum. Più fondi raccoglierò, più cose potrà vedere negli Stati Uniti e più cose potrò raccontarvi come ho fatto fin qui. Se vi interessa, qui trovate le istruzioni per fare una donazione in completa sicurezza, usando la vostra carta di credito o il vostro conto Paypal. Grazie, come sempre. Ciao!

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