Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

Dieci giorni in Texas

Come sanno i lettori e gli ascoltatori di “Da Costa a Costa”, il progetto giornalistico composto da una newsletter e un podcast che curo da giugno del 2015, lunedì partirò per il Texas: sarà il mio secondo viaggio di quest’anno – e il quarto dall’inizio del progetto – per cercare di capire cosa è cambiato e cosa sta succedendo negli Stati Uniti prima e dopo la vittoria di Donald Trump alle ultime elezioni presidenziali. Questo è il giro che farò, ancora suscettibile di qualche modifica: arrivato a Dallas il piano è scendere fino al confine tappa dopo tappa e poi risalirlo tutto verso ovest fino ad arrivare a El Paso, la città gemella di Ciudad Juarez. Durante il viaggio osserverò il più possibile e cercherò di parlare con quante più persone è possibile; incontrerò attivisti, giornalisti, politici locali, imprenditori e in generale persone con cose e storie da raccontare.

Schermata 2017-06-09 alle 07.50.39

Ho scelto il Texas perché è uno stato molto più variegato e meno scontato di quanto sembri, ed è esemplare per capire molte cose dell’identità statunitense e dei suoi cambiamenti. È uno stato storicamente super Repubblicano, che associamo istintivamente ai ranch, ai cowboy, all’industria del petrolio e ai bianchi armati fino ai denti; eppure è allo stesso tempo lo stato di Austin, una delle città più liberali e hipster d’America, e di un vasto e avanzatissimo sistema industriale nel campo delle biotecnologie. È uno stato che ha un’identità propria fortissima, una delle cose più complicate da comprendere per noi europei, e senza capire la quale è impossibile barcamenarsi nella politica americana; ed è uno stato da cui è passato un grosso pezzo della storia statunitense, da Waco a Fort Alamo, da Dallas a Houston. Dal punto di vista politico, poi, è uno stato che sta cambiando moltissimo: Hillary Clinton ha perso in Texas alle ultime elezioni, ovviamente, ma è andata bene come nessun candidato Democratico da vent’anni a questa parte. Capire cosa succede in Texas può essere utile per capire cosa succederà all’amministrazione Trump: in Texas ci sono gli elettori Repubblicani di ferro, quelli che mai prenderebbero nemmeno in considerazione di votare per un Democratico, e ci sono quelli di nuova generazione – soprattutto immigrati o figli di immigrati – che hanno già fatto diventare politicamente blu il sud dello stato, e che diventano ogni anno di più. E poi, ovviamente, il Texas è lo stato del confine con il Messico e quindi lo stato del muro: il centro della più famosa proposta di Trump in campagna elettorale.

Detto questo, un po’ di indicazioni e informazioni per chi vuole seguire il viaggio:

– durante le giornate userò i social network per raccontare cosa faccio, soprattutto le storie di Instagram (qui comunque ci sono anche Facebook e Twitter);

– l’iscrizione alla newsletter (un’email ogni sabato, non di più) è sempre gratuita e si fa sempre qui;

– devo scombinare un po’ l’alternanza podcast-newsletter, perché nel sabato che passerò in Texas sarà per me molto più comodo scrivere invece di registrare, mentre per raccontare il viaggio una volta tornato preferisco usare il podcast: quindi “Da Costa a Costa” sabato 10 uscirà di nuovo in formato podcast, poi ci saranno due newsletter consecutive;

– se questo progetto vi ha incuriosito e lo scoprite adesso, qui trovate i due podcast (uno e due) con cui avevo raccontato il mio ultimo viaggio, lo scorso marzo in Michigan.

A presto!