Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

Dieci giorni dall’altra parte del mondo

Venerdì prenderò un volo da Milano e dopo uno scalo a Miami atterrerò a Detroit, in Michigan, negli Stati Uniti. Per una decina di giorni visiterò posti molto diversi e in qualche modo significativi per capire qualcosa in più dell’America, e del risultato delle ultime elezioni: il Michigan è uno dei tre stati del Midwest che Donald Trump ha vinto a sorpresa e per pochissime migliaia di voti, grazie ai quali ha ribaltato i pronostici e battuto Hillary Clinton. Avete presente tutti quei discorsi sulla classe bianca impoverita dalla crisi e arrabbiata con la globalizzazione, che nel frattempo sono diventati anche un po’ banali? Ecco, il Michigan è uno stato esemplare di questa situazione (lo era anche l’Iowa, che ho visitato lo scorso ottobre, seppure un po’ meno). Il piano, suscettibile di modifiche e integrazioni, è questo:

Un post condiviso da Francesco Costa (@francescocosta21) in data:

Farò base a Detroit, una delle più antiche e famose città americane, che qualche anno fa è diventata la più grande città statunitense a dichiarare bancarotta e ancora oggi non se la passa benissimo, dove Clinton ha vinto col 95 per cento dei voti (giuro); ma prenderò una macchina e da Detroit mi sposterò quotidianamente. Andrò a Troy, che è poco distante eppure è uno dei posti con la qualità della vita più alta d’America; a Lansing, che è la capitale dello stato, dove domenica ci sarà una marcia di sostegno per Trump; a Sterling Heights, una delle molte città nate intorno agli stabilimenti automobilistici, che nel 2008 e nel 2012 aveva votato per Obama ma dove nel 2016 ha stravinto Trump; ad Hamtramck, la prima città americana il cui consiglio comunale è stato composto in maggioranza da persone di religione musulmana; ad Ann Arbor, dove c’è una grande università; a Flint, la città dove per anni è uscita dai rubinetti acqua gravemente contaminata, che è diventata l’anno scorso un caso nazionale (e a Flint farò due chiacchiere con lui); a Milano, ma solo per farmi una foto; e sicuramente alla fine ci sarà qualche tappa imprevista. In mezzo parlerò con attivisti, funzionari di partito, parlamentari, giornalisti, docenti universitari e quanti più elettori è possibile. Poi racconterò tutto nel podcast e nella newsletter che compongono il progetto “Da Costa a Costa”, che ho iniziato a giugno del 2015 con l’idea di concluderlo con le elezioni americane di novembre e che invece ho ripreso con l’insediamento di Trump e porterò avanti per tutto il 2017.

Come probabilmente sapete, se non è la prima volta che capitate su questo blog, il prodotto del mio lavoro è disponibile online gratis: non si paga né per ricevere la newsletter né per ascoltare il podcast, che si alternano di sabato in sabato. Tutto però ha dei costi: costano i voli, gli alberghi, la macchina, la benzina, la SIM americana per usare internet, i microfoni per registrare, la GoPro per i video, eccetera; e costa il mio lavoro, visto che questo è il mio mestiere ed è quello con cui mi mantengo. “Da Costa a Costa” è un progetto che ho deciso fin dall’inizio di curare da freelance, nel tempo libero, anche per mettermi alla prova, e quindi non ricade sotto l’ombrello delle cose finanziate dal Post; ma quest’anno ho voluto provare a fare una cosa che avesse un senso anche dal punto di vista “industriale”, e quindi ho cercato di finanziarlo cercando qualche sponsor e soprattutto chiedendo ai lettori di valutare se fare una donazione da pochi euro – una tantum o ricorrente, di mese in mese – per mandarmi negli Stati Uniti, pagare le mie spese e il mio lavoro. Siamo ancora all’inizio, per un progetto che andrà avanti per tutto l’anno, e nei prossimi mesi vi darò dei dati più precisi, ma scrivo questo post anche per raccontarvi che ha funzionato: in un mese ho raccolto abbastanza soldi da pagare tutte le spese di questo viaggio in Michigan e auspicabilmente anche un po’ del mio lavoro; è arrivato uno sponsor e ne stanno arrivando un altro paio.

Quindi: innanzitutto grazie di vero cuore a chi ha contribuito fin qui, e anche a chi deciderà di farlo da qui in poi. Se questo progetto e questo viaggio vi interessa, per ricevere la newsletter un sabato su due basta iscriversi qui (se vuoi sapere com’è fatta una delle mie newsletter, qui trovi l’ultima), mentre per ascoltare il podcast basta cercarlo sull’app “Podcast” del vostro iPhone oppure cliccare qui. Se vi interessano anche le piccole cose di racconto di viaggio e vita quotidiana, le trovate sui miei account sui social network: su Facebook, su Instagram e su Twitter. Se poi volete dare una mano, siete sempre in tempo: la raccolta fondi rimane aperta tutto l’anno – qui trovate le istruzioni – anche perché dopo il Michigan nel corso del 2017 mi piacerebbe tornare negli Stati Uniti almeno un’altra volta, magari due, sempre per raccontarvi storie di luoghi e persone interessanti e in qualche modo esemplari, e che ci aiutino a capire quello che sta succedendo. E anche, con l’aria che tira, per capire se questo può essere un modo efficace per finanziare il giornalismo.

635880182274383948-FullSizeRender