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Le elezioni americane al 15 di agosto

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–451 giorni alle elezioni statunitensi
–170 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

presidential seal

Ciao e buon Ferragosto. Avevo promesso un’email infrasettimanale ma non ce l’ho fatta, come vi siete accorti; in compenso potrebbe arrivarne presto una con un po’ di domande e risposte, perché sono in arretrato e oggi non volevo farla troppo lunga. Veniamo direttamente al dunque, stavolta in modo più ordinato: per ogni candidato che conta, un breve punto della situazione.

Di cosa parliamo, tra le altre cose:
– Rubio e Bush si sono un po’ messi nei guai da soli
– Ben Carson, l’unico nero candidato tra i Repubblicani, ma anche molto di più
– Esiste un video di un candidato che frigge del bacon sulla canna della mitragliatrice con cui ha appena sparato
– È stata un’altra pessima settimana per Hillary Clinton, e ce ne saranno ancora
– Un candidato Repubblicano è già cotto

Donald Trump
A caldo è stato considerato da quasi tutti uno dei vincitori del dibattito tv, ma dopo le cose gli sono andate così così. Per qualche giorno ha continuato a litigare con Fox News, dicendone anche di grossissime: a un certo punto ha persino alluso al fatto che la giornalista conduttrice del confronto ce l’avesse con lui a causa delle mestruazioni. Poi è stato mollato da un suo storico amico e collaboratore, e ha cercato di convincere tutti che fosse stato lui a licenziarlo. Per quel che valgono i sondaggi al momento, la sua crescita sembra essersi come minimo fermata. Dall’altra parte, però, sembra aver cominciato a costruirsi una struttura da vera campagna elettorale, soprattutto in Iowa e in New Hampshire.

Bonus
Durante il dibattito Trump aveva battibeccato con Paul e a un certo punto gli aveva detto acido: “Mi sa che non mi hai sentito”. Ho scoperto poi, non lo sapevo, che Rand Paul indossa un apparecchio acustico. Un’altra roba di cattivo gusto.

https://www.youtube.com/watch?v=TakxOKwVJDM

Marco Rubio
La buona prova nel dibattito gli ha dato un po’ di spinta, ma gliel’ha data nella direzione giusta? A un certo punto durante il confronto ha detto di essere contrario all’aborto anche nei casi di stupro e incesto. È un cambio di linea rispetto al passato – cosa che fa pensare si tratti di tattica, piuttosto che di ideali – e di questa posizione estremista si è discusso molto nei giorni seguenti. Forse la cosa gli può fare guadagnare un po’ di voti a destra, ma non era obbligato a farlo: non la pensava così nemmeno Mitt Romney, che i Repubblicani guardavano con ancora più scetticismo. E alle eventuali elezioni di novembre questa posizione potrebbe danneggiarlo parecchio: la maggior parte degli americani non la pensa così.

Jeb Bush
Già si era messo nei guai con una frase assurda sulle politiche sanitarie per le donne, che probabilmente lo perseguiterà a lungo, poi non è uscito benissimo dal dibattito, insomma le cose per lui non vanno proprio alla grande. La settimana scorsa ha pronunciato un discorso programmatico di politica estera, soprattutto sull’Iraq e il terrorismo islamico, criticando moltissimo Hillary Clinton e sostenendo che l’ascesa dello Stato Islamico e l’attuale instabilità della regione si debbano più all’amministrazione Obama che alla precedente amministrazione Bush. Mi pare che il suo obiettivo fosse soprattutto mostrarsi “presidenziale” e farsi notare senza sporcarsi col dibattito su Trump: non c’è riuscito molto, ma a lui per il momento – per il momento – va bene anche muoversi un po’ a fari spenti. Ah, ha litigato su Twitter con Hillary Clinton.

Ben Carson
Ne abbiamo parlato poco ed effettivamente non c’era molto da dire – non ha nessuna speranza di vincere – però è un personaggio notevole. Carson è nero ed è un neurochirurgo in pensione. Nel 1987 divenne famoso in tutto il mondo quando fu il primo medico a riuscire a separare due gemelli siamesi attaccati per le teste, e negli Stati Uniti divenne una specie di eroe soprattutto per i neri. Da quando è andato in pensione è diventato anche un idolo dei conservatori: di recente ha dato a Obama dello “psicopatico” e ha detto che la sua riforma sanitaria è stata “la peggior cosa capitata in questo paese dai tempi della schiavitù”; due anni fa disse che il matrimonio gay era paragonabile alla zoofilia e alla pedofilia. Durante il confronto tv si è dichiarato contrario agli esperimenti scientifici sui feti abortiti, dopo qualche giorno è venuto fuori che ha fatto personalmente esperimenti scientifici su feti abortiti.

Bonus
Chi ha visto The Wire forse si ricorderà questa scena (per gli altri, non ci sono spoiler). Un’educatrice chiede ai ragazzi di un quartiere molto difficile di Baltimora cosa vogliono fare da grandi e uno risponde: io voglio essere come Ben Carson.

Rick Perry
Ha finito anche i soldi per pagare le persone che lavorano alla sua campagna elettorale. Salvo sorprese clamorose, è cotto.

John Kasich
Il governatore dell’Ohio invece sembrava cotto, ce l’ha fatta per un pelo ad arrivare al dibattito televisivo e ora se la sta cavando bene, soprattutto in New Hampshire, il secondo stato in cui si vota. Uno in più da tenere d’occhio: ora deve continuare a crescere nei sondaggi, però, se vuole farsi prendere sul serio. Il candidato più danneggiato dalla sua ascesa è sicuramente Jeb Bush, che cerca di attrarre gli stessi voti moderati e centristi di Kasich.

Carly Fiorina
La vincitrice del dibattito “minore” della settimana scorsa si sta godendo il successo, l’attenzione dei media e un bel balzo nei sondaggi: sicuramente al prossimo giro farà parte del confronto principale, e più di questo non poteva sperare. L’attenzione dei media però ha le sue controindicazioni: i giornali hanno cominciato a raccontare del suo deludente periodo da amministratrice delegata di HP e qualche giorno fa durante un comizio ha detto che i genitori dovrebbero avere il diritto di non vaccinare i propri figli. Dieci giorni fa non l’avrebbe notato nessuno o quasi, ora è un titolo.

Ted Cruz
È il candidato Repubblicano più buono con Trump, cioè quello che più sta corteggiando i suoi elettori in attesa del momento in cui Trump si sgonfierà. Nel frattempo pare stia contattando sotto traccia anche i sostenitori di Rand Paul in Iowa e in New Hampshire, per convincerli a passare dalla sua parte. Potrebbe diventare, alla lunga, il candidato unico della destra-destra. Anche lui però soffre dell’attenzione mediatica catalizzata dal solo Trump e quindi deve inventarsi qualcosa per farsi notare. Per esempio diffondere un video che lo mostra friggere del bacon sulla canna di una mitragliatrice, e poi mangiarlo.

Rand Paul, Chris Christie, Mike Huckabee
Completamente tagliati fuori dall’agenda dei media e dalle attenzioni della gran parte degli elettori Repubblicani. Hanno poco tempo per inventarsi qualcosa, se vogliono arrivare vivi almeno a marzo. Rand Paul sta provando ad attaccare duramente Donald Trump, proseguendo il loro scontro al dibattito televisivo: vediamo se funziona.

Scott Walker
Per quanto rimanga tra i candidati messi meglio, Scott Walker continua a sembrarmi davvero deludente. Al dibattito è andato piuttosto male – e la sua popolarità nazionale infatti ne ha risentito – e fa molta fatica a far passare un messaggio che sia uno. Di recente ha diffuso uno spot che è esemplare del suo attuale momento: è completamente vuoto. Gli slogan politici sono spesso generici, certo: ma non c’è una frase in questo spot che non sia una banalità; salvo alcune, tutte potrebbero essere state dette anche da candidati Democratici. C’è ancora tempo per raddrizzare le cose, ma io pensavo avesse un po’ di talento in più.

https://www.youtube.com/watch?v=mKdAVd-KVGs

Bernie Sanders
Veniamo ai Democratici, quindi. Ci sono due notizie contrastanti su Sanders, ma entrambe riguardano i sondaggi: quindi prendetele con le molle. La prima è che la sua avanzata in Iowa si è fermata, anzi è rimbalzato indietro; la seconda è che in New Hampshire invece continua a crescere, secondo un sondaggio avrebbe persino superato Hillary. Questi sono probabilmente i due stati in cui lui è più forte in assoluto – quasi esclusivamente bianchi, sensibili a posizioni radicali – ma Sanders comunque ha dimostrato una qualità importante negli ultimi giorni: saper cambiare direzione. Qualche settimana fa parlavamo di come fosse stato messo molto in difficoltà da un gruppo di contestatori neri e di come in generale non piacesse granché a quel segmento della popolazione: Sanders ha aggiustato in fretta le sue proposte e il suo comizio-base, accogliendo i suggerimenti di alcuni movimenti per i diritti delle minoranze, e ha assunto come capo ufficio stampa Symone Sanders (non sono parenti), un’attivista per i diritti dei neri giovane e in gamba.

Hillary Clinton
Chiudiamo con la storia più importante. È stata un’altra di quelle settimane in cui non si è parlato della campagna elettorale di Hillary Clinton, delle sue proposte, dei suoi comizi, eccetera, bensì dei suoi guai con la storia delle email. La storia, in brevissimo, è che durante il suo mandato da segretario di Stato ha usato un indirizzo email privato (poteva farlo, poi è cambiata la legge) ma forse con quella casella ha maneggiato anche informazioni governative riservate; e quando dal governo le sono state chieste le email, per archiviarle, lei ne ha consegnato una parte e ha cancellato le altre, dicendo che erano cose personali. È stata aperta un’indagine per capire se ci sono state informazioni riservate malgestite, in tutta questa storia, e qualche giorno fa Clinton si è decisa infine a consegnare il suo server di posta privato all’FBI. Nel frattempo sta andando vanti l’esame delle email che ha già consegnato e sono emerse due email con contenuti top secret.

Ora: Clinton al momento non è sotto indagine e l’FBI sta facendo solo una revisione preliminare del caso. Ma il fatto che sui giornali e su internet il nome di Hillary continui a essere accostato a parole come “FBI” e “indagine” la sta danneggiando, sta confermando negli elettori l’impressione che sia inaffidabile e soprattutto le sta impedendo di fare la campagna che vorrebbe. I Repubblicani al Congresso non molleranno l’osso fino a novembre e al momento di questa storia non si vede la fine. Il tutto potrebbe farle molto male. Mettiamola così: se Elizabeth Warren alla fine si fosse candidata, forse moltissimi Democratici a questo punto avrebbero già cambiato cavallo. E tenete a mente, nel frattempo, che siamo ancora in attesa che Joe Biden prenda una decisione sulla sua candidatura.

Bonus
Per chi vuole approfondire la faccenda Joe Biden: ho scritto sul Foglio un lungo articolo per cercare di immaginare quale sarebbe la sua strategia, se davvero dovesse candidarsi contro Hillary Clinton. Si trova qui.

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