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Mentre i Repubblicani si preparano al 6 agosto, Hillary punta già Bush

–465 giorni alle elezioni statunitensi
–184 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

presidential seal

Mancano cinque giorni al primo dibattito televisivo di questa campagna elettorale: si terrà la sera del 6 agosto, quando in Italia saranno le 3 del mattino di venerdì 7 agosto. Io lo seguirò in diretta – se siete matti abbastanza mi trovate su Twitter – e poi racconterò qui sulla newsletter cosa è successo. Quindi la prossima newsletter vi arriverà venerdì e non sabato, ok?

Di cosa parleremo:
– la lotta nel fango per partecipare al dibattito del 6 agosto
– la lotta nel fango che avverrà al dibattito del 6 agosto
– cosa fa Hillary Clinton per combattere la noia: attaccare Bush
– Hillary Clinton sorpassa a destra Steve Carell in The Office
– cinque risposte a cinque vostre domande
– un piccolo errore di quelli che ancora mi mangio le mani

Chi ci sarà al dibattito del 6 agosto?
Il 6 agosto dieci candidati Repubblicani si confronteranno su Fox News. I candidati Repubblicani però sono diciassette (si è appena aggiunto anche Jim Gilmore, ex governatore della Virginia) e Fox ha detto che sceglierà i dieci col più alto gradimento popolare, facendo una media tra cinque sondaggi nazionali. Quali sondaggi, tra le decine lì fuori? Non si sa: deciderà Fox a sua discrezione. Mmh. I nomi dei dieci saranno annunciati il 4 agosto. I candidati esclusi parteciperanno a un dibattito “minore”, che si terrà sempre su Fox News alle 17 (in Italia saranno le 23, io seguirò live anche quello).

Questo meccanismo, probabilmente inevitabile, ha avuto conseguenze politiche: di norma i candidati passano i giorni che precedono un dibattito a prepararsi e a studiare; stavolta invece molti lo stanno passando a cercare con tutte le forze di arrivare al dibattito, cioè di farsi notare sparandola grossa. Vi ricorderete Rand Paul con la motosega. Questa settimana Mike Huckabee ha detto che l’accordo sul nucleare iraniano “porterà gli israeliani fino alla porta del forno”; Ted Cruz ha detto che Obama è uno “sponsor del terrorismo”; Rick Perry ha sfidato Donald Trump a una gara di trazioni alla sbarra (?!) e Chris Christie ha promesso che renderà di nuovo illegale il consumo di marijuana in Colorado.

Allo stato attuale i candidati sicuri di partecipare sono quattro: Donald Trump, Jeb Bush, Scott Walker e Marco Rubio. Poi ce ne sono altri quattro che salvo sorprese ce la faranno, ma il cui gradimento nei sondaggi sta peggiorando: Rand Paul, Mike Huckabee, Ted Cruz e Ben Carson. Poi ci sono quelli che lottano per stare dentro o fuori, e si giocano praticamente due posti: Chris Christie e John Kasich (in risalita), Rick Perry e Rick Santorum (in discesa). Poi ci sono quelli sicuramente fuori: Bobby Jindal, Carly Fiorina, George Pataki, Lindsey Graham (peccato) e Jim Gilmore. Stare dentro o fuori, comunque, non sarà decisivo: ci saranno ancora molti dibattiti e nel 2012, per fare un esempio, Mitt Romney saltò proprio il primo e poi vinse la nomination.

Bonus
Circola questa storia: John Kasich quando lavorava a Lehman Brothers decise una volta di comprare un cd di musica hip-hop. Scandalizzato dai testi delle canzoni, dopo pochi minuti accostò la macchina e lo tirò dal finestrino.

E cosa succederà al dibattito del 6 agosto?
Tutto girerà intorno a Donald Trump, anche fisicamente: dato che è il candidato col maggior gradimento dei sondaggi, occuperà il centro del palco. Alcuni esperti sostengono che Bush e gli altri candidati non dovrebbero mettersi a discutere direttamente con Trump, perché ne uscirebbero con le ossa rotte: The Donald si spingerà dove loro non potranno andare. Quindi schivare gli attacchi, non abboccare alle provocazioni e rivolgersi agli elettori. Gli stessi esperti sostengono però che per i candidati minori non ci sia più grande opportunità per farsi notare che ingaggiare una lotta nel fango con Trump, sperando di uscirne bene. Quindi insomma la cosa dovrebbe essere piuttosto divertente.

Nel frattempo, in un altro pianeta
Forse Hillary Clinton si annoia, visto che sta facendo campagna elettorale praticamente senza avversari tra i Democratici e i Repubblicani sono troppo occupati a darsele per occuparsi di lei, e quindi ieri ha reso le cose un po più vivaci e interessanti.

In Florida si sta tenendo un convegno della National Urban League, un’organizzazione che lotta contro le discriminazioni razziali. Ieri hanno parlato Hillary Clinton e Jeb Bush, uno dopo l’altro. Di solito in contesti come questo, quando si gioca “fuori casa” e manca ancora così tanto al voto, i candidati evitano di beccarsi: in fin dei conti sono lì per corteggiare il pubblico più che per litigare. Clinton ha parlato per prima, ha pronunciato un buon discorso e poi alla fine, prima di cedere il palco a Bush, lo ha criticato duramente accusandolo di ipocrisia perché lo slogan di un suo comitato – “Right to Rise”: il diritto di rialzarsi, più o meno – sarebbe in contraddizione con le sue idee discriminatorie. Questo è il video di quel pezzo di discorso:

https://www.youtube.com/watch?v=yznAU5l6GCc

Scherzi a parte, la noia non c’entra: questa è Hillary Clinton che comincia ad attaccare il suo probabile rivale di novembre 2016. Pochi minuti dopo, comunque, Jeb Bush è salito sul palco e ha pronunciato il suo discorso facendo finta di niente: un po’ per il suo carattere e un po’ perché al momento sembra in grande difficoltà quando deve ignorare il gobbo elettronico e parlare a braccio. Il video del suo discorso è qui.

Bonus
Intervistata dagli autori di una popolare newsletter, Hillary Clinton ha risposto così quando le hanno chiesto qual è il suo peggior difetto: “Sono impaziente e questo non sempre piace. Sono davvero frustrata dalle persone che non capiscono cosa io credo che serva al nostro paese”. E questa sarebbe una risposta? Si può rispondere a una domanda sul tuo peggior difetto descrivendo in modo paraculo quello che in fin dei conti è un pregio? Come quelli che dicono che il loro difetto è “essere dei perfezionisti”: ma dai. A quelli di Buzzfeed la risposta ha ricordato questa scena perfetta di The Office con Steve Carell.

Cinque domande e cinque risposte
Che fine ha fatto Paul Ryan, il vice di Romney nel 2012? Che farà, chi appoggia? (Alessandro C.)
Fa ancora il deputato, è sempre piuttosto influente al Congresso e dice che alle primarie resterà neutrale.

Che ruolo avrà la retorica religiosa, specialmente tra i Dem? (Giulia N.)
A guardare i candidati in ballo, e i cambiamenti sociali e demografici degli Stati Uniti, secondo me poca.

Quale sarà il ruolo di Obama in questa campagna elettorale? (Grazia G.) Farà degli endorsement? (Andrea S.) E cosa farà Obama dopo il 2016? (Andrea M.)
Rispondo insieme. Obama sarà ufficialmente neutrale durante le primarie e si schiererà con Hillary Clinton una volta che avrà vinto la nomination: i numeri sul suo gradimento sono buoni, anche se non eccezionali, e salvo che Hillary non gli chieda diversamente – e questo dipenderà dall’umore degli elettori – credo che sia Barack che Michelle Obama possano darle una grossa mano. Riguardo cosa farà dopo le elezioni, chi lo sa: può fare davvero qualsiasi cosa vuole, fuori dalla politica americana. Secondo me intanto si prenderà una vacanzona.

Che peso ha nel dibattito per le primarie (soprattutto dei Repubblicani) il problema del surriscaldamento globale e della protezione dell’ambiente? (Davide M.)
Molto poco peso, perché molto poco peso ha per gli elettori. Sia Clinton che Sanders ne parlano spesso nei loro discorsi pubblici, comunque, mentre i Repubblicani fanno a gara tra chi è più scettico sul tema.

Volevo sapere cosa ne pensi di Bill de Blasio, attuale sindaco di NY ed ex consigliere del Presidente Clinton, soprattutto che influenza può avere in queste elezioni e quali possibilità ha in futuro di diventare Presidente degli USA. (Angelo I.)
Nessuna influenza alle elezioni presidenziali, secondo me, perché de Blasio è piuttosto impopolare in città e Hillary Clinton, che ha rappresentato New York al Senato, non ha bisogno del suo sostegno per vincere da quelle parti. Per quel che si è visto fin qui, non credo proprio che abbia delle possibilità di diventare presidente un giorno.

Correzioni
Sapevo che prima o poi sarebbe successo, mannaggiammé: nell’oggetto dell’ultima newsletter il conto alla rovescia dei giorni era sbagliato. Grazie ad Alessia che me l’ha fatto notare.

Cose da leggere
La lunga intervista di Vox con Bernie Sanders
Trumped Up Polls, di Patrick Ruffini su Medium

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