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Una settimana storica negli Stati Uniti

–500 giorni alle elezioni presidenziali statunitensi
–219 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

presidential seal

Questa appena finita è una settimana che negli Stati Uniti rimarrà nella storia. Due sentenze della Corte Suprema hanno legalizzato i matrimoni gay in tutto il paese e difeso una volta per tutte la riforma sanitaria di Obama. Per quanto le sentenze siano state favorevoli ai Democratici, in realtà probabilmente hanno fatto molto piacere anche ai candidati Repubblicani: almeno a quelli con serie ambizioni presidenziali. Poi sono successe anche altre cose: più piccole, non storiche, ma che potranno incidere nella campagna elettorale verso l’8 novembre 2016.

Di cosa parleremo:
– che impatto avranno le due sentenze della Corte Suprema
– il pasticcio delle email di Hillary Clinton
– due nuovi candidati al momento sbagliato
– un esempio di un sondaggio che non vale niente
– una cosa meravigliosa, infine

La Corte Suprema in fondo ha fatto contenti tutti
Tutte e due le importanti sentenze di questa settimana hanno dato ragione ai Democratici, ma un esito diverso sarebbe stato complicato da gestire per i Repubblicani. Una sentenza diversa sulla riforma sanitaria da un giorno all’altro avrebbe tolto la copertura sanitaria a milioni di americani e fatto salire i prezzi delle polizze agli altri, per colpa dei Repubblicani; mentre i sondaggi dicono che ormai la grande maggioranza degli elettori americani – Democratici e Repubblicani – è favorevole ai matrimoni gay. Le sentenze della Corte Suprema evitano quindi ai candidati Repubblicani di dover giocare due partite col campo in salita durante la campagna elettorale e difendere posizioni molto impopolari. Capiamoci, non è che i Repubblicani diventeranno improvvisamente favorevoli ai matrimoni gay e alla riforma sanitaria di Obama: però le due questioni sono state risolte una volta per tutte e l’agenda dell’opinione pubblica e dei media si concentrerà su altro, per loro fortuna.

Bonus
Le sentenze della Corte Suprema vengono diffuse in un primo momento solo in formato cartaceo. Quindi le grandi testate devono mandare fisicamente qualcuno dentro l’edificio della Corte a prendere i fogli con le sentenze e portarli fuori. L’operazione solitamente viene affidata agli stagisti, che muniti di scarpe da ginnastica partecipano a quella che viene definita “la gara degli stagisti”.

Supreme Court Health Overhaul Subsidies

Il pasticcio delle email di Hillary Clinton
Questa è una storia che va avanti da un po’ e di cui sentiremo parlare ancora. Durante i suoi anni da segretario di Stato, Hillary Clinton non ha usato un indirizzo email governativo ma il suo indirizzo privato, anche per le cose di lavoro; ma le email di lavoro di un segretario di Stato devono essere archiviate dal governo e – passato un po’ di tempo – rese pubbliche. Clinton ha detto di essersi mossa così per comodità: qualche settimana fa ha consegnato al governo le email di lavoro scritte dal suo account privato e ha cancellato quelle personali. Ma come facciamo a sapere che ha consegnato tutto-tutto? E che non ha cancellato cose importanti? Bisogna fidarsi, aveva detto lei in sostanza.

Cosa potrà mai andare storto? Eh. È venuto fuori infatti che ci sono email di lavoro che Hillary Clinton non ha consegnato. In queste email non c’è niente di particolarmente clamoroso, solo consigli non richiesti sulla Libia di un suo amico di vecchia data. Ma è una storia così perfetta che sembra scritta dai rivali più acerrimi di Clinton, perché è la dimostrazione delle cose di cui è accusata più spesso: di essere inaffidabile e poco trasparente, e di avere una cerchia di amici altolocati, potenti e influenti.

Bonus
Hillary Clinton ha assunto nel suo staff elettorale Jeff Berman, uno sconosciuto ma molto abile funzionario che nel 2008 aveva lavorato per Obama e aveva avuto un ruolo importante nel definire la strategia che la fece perdere rovinosamente. If you can’t beat them, join them.

Un esempio di un sondaggio che non vale niente
Questa settimana è stato diffuso un sondaggio del Wall Street Journal e NBC che vede Hillary Clinton battere nettamente tutti i suoi potenziali avversari Repubblicani a livello nazionale. Ma è un sondaggio che vale davvero poco, per due motivi. Del primo avevamo già parlato nelle scorse settimane: a questo punto della campagna i sondaggi sulle preferenze elettorali misurano soprattutto la notorietà dei candidati, e i candidati Repubblicani – salvo Bush – sono ancora quasi tutti sconosciuti a livello nazionale. Alcuni, come Scott Walker, devono ancora annunciare ufficialmente la loro candidatura. Il secondo motivo è che negli Stati Uniti il presidente non si elegge su base nazionale, ma con un sistema maggioritario su base statale: è perfettamente possibile che un candidato prenda più voti dell’altro su base nazionale ma perda le elezioni. Chiedete ad Al Gore. La gara si gioca nei singoli stati. Gli unici sondaggi che vale la pena leggere almeno fino a settembre secondo me sono quelli che interpellano gli elettori sulle qualità dei candidati, perché dicono qualcosa dei loro punti di forza e di debolezza: quelli che chiedono cose come “Pensi che Clinton sia affidabile?”, “Pensi che Rubio abbia abbastanza esperienza?”, “Pensi che Bush abbia buone idee in politica estera?”, eccetera.

Due candidati improbabili
Ci sono due nuovi candidati Repubblicani, e a tutti e due servirebbe un miracolo.

Il primo è Bobby Jindal, governatore della Louisiana di origini indiane che un tempo era considerato un astro-nascente-del-partito. “Era” perché finora ha avuto due grandi occasioni e le ha sprecate: la prima nel 2009, quando pronunciò a reti unificate la risposta ufficiale al primo discorso sullo stato dell’unione di Barack Obama, e se la cavò così male che venne paragonato a Kenneth, lo stagista di 30 Rock (davvero, guardate il video); l’altra nel 2012, quando molti lo consideravano pronto a candidarsi contro Obama e lui preferì aspettare. Oggi ha molti problemi nel suo stato ed è impopolare persino tra i Repubblicani, figuriamoci tra tutti gli altri.

L’altro è Chris Christie, governatore del New Jersey che annuncerà ufficialmente la sua candidatura martedì. Anche lui nel 2012 era apprezzatissimo e considerato potenzialmente in grado di battere Obama, anche lui preferì aspettare: oggi è caduto in disgrazia e lo guardano storto persino i Repubblicani. I suoi guai sono iniziati quando è venuto fuori che il suo staff ha appositamente provocato quattro giorni di ingorghi e traffico infernale per fare un dispetto a un sindaco non collaborativo. Lui dice di non saperne niente ma già prima veniva paragonato a Tony Soprano per la corporatura e i modi da bullo, non gli basterà solo perdere 30 chili per avere una possibilità.

Amazing grace
Barack Obama venerdì ha concluso così l’elogio funebre per le persone uccise nella chiesa di Charleston, in South Carolina.

Cose da leggere:
How Nikki Haley saved the GOP, di Edward Morrissey su The Week
Hillary Will Glide Above It All, di Peggy Noonan sul Wall Street Journal
What’s the Matter With Polling?, di Cliff Zukin sul New York Times

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