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Se la lista degli “impresentabili” mi fa venire le bolle, sono “impresentabile” anche io?

La commissione parlamentare antimafia ha diffuso una lista di candidati alle prossime elezioni regionali che considera “impresentabili”. La lista non riguarda tutti i candidati alle elezioni amministrative bensì, piuttosto arbitrariamente, solo quelli alle regionali, ed è stata diffusa nell’ultimo giorno di campagna elettorale. Per essere considerato “impresentabile” basta essere indagato e sottoposto a una misura cautelare; oppure non avere nessuna bega giudiziaria ma essere stato in carica in un comune o una provincia poi sciolta per infiltrazioni mafiose, anche all’opposizione. Questi criteri non sono scritti su una legge bensì su un foglio di carta: un “codice etico” soggetto ad “adesione volontaria” e che – si legge – “non dà luogo a sanzioni, semmai comporta una valutazione di carattere strettamente etico e politico”. Non bisogna essere amici di Nicola Cosentino per farsi venire le bolle.

Ogni elettore decide liberamente chi votare sulla base dei suoi principi e delle sue idee: c’è chi non voterebbe mai un condannato o un indagato, anche se tecnicamente innocente; c’è chi non voterebbe mai uno che vuole tagliare il welfare o uno che vuole aumentare la spesa pubblica, anche se con la fedina penale pulitissima, e via dicendo. Poi ci sono delle leggi dello Stato che attribuiscono ai giudici il potere di inibire a una persona di candidarsi o addirittura di votare, sulla base della gravità dei reati che ha commesso; e da qualche anno esiste una legge in particolare, la cosiddetta legge Severino, che stabilisce i criteri in base ai quali alcune persone non possono proprio ricoprire un incarico pubblico, al punto da decadere dalla carica. È abbastanza? Secondo me sì. Non è abbastanza? Bene, cambiamo le leggi, lavoriamo per cambiarle. Nel frattempo ognuno – singoli individui, associazioni, giornali, movimenti – sia libero di valutare “impresentabile” questo o quel candidato in base ai suoi principi: si chiama libera espressione, democrazia, eccetera.

Ma ecco: se una persona è “impresentabile” o no, se una persona ha diritto o no a candidarsi alle elezioni, mi piacerebbe che continuasse a deciderlo lo Stato. Rosy Bindi ha piena facoltà, come tutti, di valutare e indicare personalmente come “impresentabili” i candidati che ritiene tali, di fare campagna elettorale contro di loro, di girare per le città coi loro nomi scritti su un cartello, di perseguire i suoi obiettivi politici come meglio crede. Ma la commissione parlamentare antimafia è un organo dello Stato, che è quella cosa che fa le leggi: vorrei fossero ancora le leggi – e i giudici che le applicano – a decidere chi si può candidare alle elezioni, e non Rosy Bindi; vorrei che fossero ancora i cittadini, i movimenti, i sindacati e la stampa a giudicare i candidati dal punto di vista “etico”, e non lo Stato.

Aggiornamento. Anche perché poi succedono pasticci come questo. Complimenti.

ROMA – Il nominativo dell’on. Biagio Iacolare – candidato Udc, Napoli – presente nella sezione degli ‘impresentabili’ relativa ai «casi di prescrizione per reati rientranti nel codice di autoregolamentazione con giudizio ancora pendente» va cancellato. Lo afferma in una nota la Commissione Antimafia. I nominativi emersi dalla verifica sono pertanto 16.

«È finito un incubo». Biagio Iacolare, vicepresidente uscente del Consiglio regionale della Campania, ricandidato nelle liste dell’Udc, commenta così la sua cancellazione dalla lista della commissione Antimafia dei cosiddetti «impresentabili» dove era stato inserito per errore.

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