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E quindi sarà Clinton contro Bush? Not so fast

Mancano venti mesi alle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti: elezioni senza presidenti né – salvo sorprese clamorose – vicepresidenti uscenti tra i candidati, quindi tra le più incerte. L’ultima elezione così si è tenuta nel 2008. Venti mesi prima di quelle elezioni, i sondaggi dicevano che c’erano due grandissimi favoriti, proprio largamente: Hillary Clinton per i Democratici e Rudolph Giuliani per i Repubblicani. Ve lo ricordate come andò a finire, no? Questo non vuol dire che Jeb Bush e Hillary Clinton, considerati al momento i grandi favoriti dei due partiti, siano spacciati, ma che la loro vittoria alle primarie non è inesorabile: e ci sono cose che da entrambe le parti segnalano una certa fragilità e debolezza.

La principale ragione di incertezza è che la campagna elettorale deve ancora cominciare ed è durante la campagna elettorale che si fanno i conti: i comizi, le proposte, gli errori, i confronti televisivi, i risultati dell’opposition research. Addirittura Hillary Clinton non è ancora nemmeno candidata, mentre Jeb Bush ufficialmente ci sta ancora soltanto pensando. È vero, un’idea di chi saranno i candidati ce l’abbiamo – sono quelli che da settimane battono l’Iowa e il New Hampshire, per esempio – ma a questo punto della corsa i sondaggi misurano solo una cosa: la cosiddetta name recognition. Tradotto: quanto sei famoso. E Jeb Bush e Hillary Clinton sono nettamente i candidati più famosi in campo, non serve nemmeno spiegare perché; e allo stesso modo sono sicuramente quelli che godono del maggior sostegno nell’establishment dei rispettivi partiti, non solo tra i politici ma soprattutto tra i finanziatori. Questo però non li rende automaticamente dei buoni candidati, popolari, apprezzati, in sintonia con il momento storico e con le opinioni degli americani.

La campagna elettorale chiarirà queste cose nel giro di pochi mesi. Nella seconda metà del 2007 emerse subito l’inconsistenza di Rudolph Giuliani come candidato: e gli elettori Repubblicani ci misero poco a capirlo e rivolgere le proprie preferenze altrove. Barack Obama contro Hillary Clinton vinse al primo colpo, ai caucus dell’Iowa di gennaio 2008: poi cominciò una sfida molto lunga, certo, ma a quel punto non era già più un velleitario candidato di rappresentanza. Se fosse una gara di Formula 1, Jeb Bush e Hillary Clinton partirebbero sicuramente in pole position: ma arriverebbero primi?

Qui naturalmente entriamo nel campo dell’inafferrabile, e quindi va’ a sapere: se oggi è presto per dire che Bush e Clinton non vinceranno le primarie, figuriamoci per dire che le vincerà qualcun altro. Qualcosa però si può dire: sia Bush che Clinton hanno difetti che possono rendere molto complicate le loro campagne elettorali. Jeb Bush rischia di scontare allo stesso tempo i problemi dei candidati novellini e di quelli vecchi: è fuori dai giochi da molto tempo – da un’era geologica, se si tiene conto di quanto sia cambiata la politica e la comunicazione negli ultimi dieci anni – ma rischia di risultare comunque logoro e appartenente più al passato che al futuro. Lo stesso si può dire per Hillary Clinton, che al momento non sembra aver risolto i problemi di stile e di approccio che provocarono la sua sconfitta nel 2008, e i cui dati di popolarità sono piuttosto deludenti: e la storia delle email, che è tutt’altro che finita, sta cominciando a fare notizia più per la maldestrezza della sua gestione che per la sostanza della storia in sé.

Un ulteriore elemento degno di nota è che i Repubblicani hanno diversi candidati alternativi a Jeb Bush, che per quanto sfavoriti possono vincere le primarie e farsi valere alle presidenziali: su tutti Scott Walker, Ted Cruz e Marco Rubio. I Democratici invece hanno solo Hillary Clinton: la forza della sua “candidatura-ombra” ha spinto gli altri giovani candidati potenziali – Cory Booker, Elizabeth Warren e Andrew Cuomo, per esempio – a stare abbottonati e saltare un giro, in attesa di un momento migliore. Qualcuno tra i Democratici sfiderà Clinton alle primarie – O’Malley, Webb, Sanders, probabilmente – ma non ci sono altri Barack Obama all’orizzonte. La linea del Partito Democratico è dare a Hillary Clinton l’opportunità che cerca pervicacemente da anni e che probabilmente merita, senza mettersi in mezzo: e d’altra parte uno preparato e qualificato come lei in giro non c’è.

Se dovessi puntare oggi un euro, direi che Hillary Clinton vincerà la nomination dei Democratici ma perderà le elezioni presidenziali. Ma appunto, questo è un pronostico fatto a venti mesi dalle elezioni presidenziali: non vale molto. Quello che vale è: rispetto all’aria che tira adesso, tutto può ancora cambiare moltissimo.