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Si faccia una domanda, si dia una risposta

Dopo aver deciso di trasformare una rivendicata candidatura di servizio, cioè volta a prendere i voti per gli altri, in una vera candidatura in nome dei voti presi (un’acrobazia logica inedita anche per gli standard ubriachi della politica italiana); dopo essersi rimangiata un impegno solenne dalla sera alla mattina in mancanza di fatti nuovi (i voti presi non sono un fatto nuovo: erano esattamente l’obiettivo della candidatura di servizio); trovandosi in questo momento al centro di uno psicodramma innescato dalla delusione e dello scoramento di moltissime persone che avevano dato fiducia alla sua lista e alla sua parola, Barbara Spinelli è stata intervistata da Repubblica, che peraltro è il giornale con cui ha a lungo collaborato. Nelle risposte non c’è molto di nuovo, per chi ha seguito la vicenda negli ultimi giorni. Queste invece sono le domande.

Barbara Spinelli, partenza tormentata.

Con che spirito affronta il suo primo incarico istituzionale?

I due partiti che hanno appoggiato la Lista, Sel e Rifondazione, sembrano in difficoltà. L’affermazione di Tsipras li fa diventare di colpo vecchi contenitori?

Sel, orfana del suo candidato, ha avuto un rigurgito identitario.

Il risentimento nei suoi confronti in queste ore è forte.

Tsipras la vuole vicepresidente del Parlamento Europeo. Il cognome Spinelli è un valore aggiunto anche nei rapporti con il Pse. I suoi rapporti con Schulz?

Altri dialoghi interessanti in Europa?

Lei ha sempre detto che c’erano dei punti di contatto anche tra la Lista Tsipras e 5Stelle. Adesso corteggiano Farage.

Non la spaventa questo nuovo lavoro?

C’è un vento populista in Europa che fa paura.

I primi tre punti dell’agenda Spinelli?

Andando in Europa sente il peso di chiamarsi Spinelli, figlia di Altiero?