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Bersanologia

Nel giorno in cui Matteo Renzi di fatto si è insediato come segretario del PD, Pier Luigi Bersani ha deciso di dare non una ma due interviste a due tra i più importanti quotidiani nazionali. In entrambe le interviste, tra le altre cose, Bersani dice:

«Ora bisognerà vedere cosa ha in mente per il partito»

«Adesso il nuovo segretario dovrà spiegarci qual è la sua idea di PD. Cosa pensa del governo. Della legge elettorale. Del welfare. E così via»

È un concetto importante, non una cosa en passant: è l’opinione di Bersani su Renzi, al punto che la Stampa ci fa il titolo. Se ci pensate un attimo, si tratta di dichiarazioni curiose.

Da mesi – forse addirittura da anni, ma certamente durante la campagna congressuale – Renzi va a dire in giro “cosa ha in mente per il partito”, “qual è la sua idea di PD”, “cosa pensa del governo”, “cosa pensa del welfare”, eccetera. Lo sa chiunque abbia aperto un giornale negli ultimi 150 giorni, chiunque abbia acceso la televisione durante i talk show: lo sanno tutti i suoi oppositori, che infatti per mesi hanno criticato le sue idee sul welfare, sul modello di partito, eccetera. D’istinto, viene da pensare che Bersani cada in una delle molte contraddizioni in cui cadono spesso quelli che criticano Renzi sulla base dei luoghi comuni: accusarlo contemporaneamente di essere senza idee e di avere idee di destra. Ma nel caso di Bersani le cose sono probabilmente un po’ più articolate, ci dicono qualcosa di più generale. Mi sono ricordato infatti di aver già notato Bersani dire frasi del genere, e ho scoperto che di fatto si tratta dell’unico modo conosciuto da Bersani per approcciarsi con un interlocutore ostile ma che non provenga dal centrodestra. Uno che non è come te ma non sia necessariamente un nemico; oppure un nemico che devi necessariamente farti amico.

Un piccolo sforzo di memoria basterà per farvi ricordare che Bersani passò l’intera ultima campagna elettorale a dire cose tipo: «Monti dica da che parte sta», «Monti spieghi cosa vuole», «Monti chiarisca cosa vuol fare». Il tutto mentre Monti – trovandosi in campagna elettorale – girava l’Italia e gli studi televisivi proprio per spiegare cosa voleva fare e da che parte stava. In quel contesto Bersani doveva tentare di contendere voti a Monti, che era un avversario, ma non poteva attaccarlo frontalmente perché sapeva che con ogni probabilità gli sarebbe toccato mettersi d’accordo con lui per avere la maggioranza al Senato. Il risultato fu questo:

bersamonti

La conseguenza non poteva che essere questa:

 

Anche perché nel frattempo, mentre Bersani diceva “Monti chiarisca eccetera”, Monti gliele dava di santa ragione, a lui e al PD: eccome se lo diceva cosa pensava del PD e del paese, come sapeva chiunque guardasse il telegiornale. Il risultato è che le dichiarazioni di Bersani risultavano deboli, ripetitive e grottesche: davano un’idea di grande subalternità e toglievano attenzione ai temi forti di campagna elettorale – lavoro, tasse, etc – privilegiando questioni di alleanze politiche che non interessavano a nessuno. Si tratta insomma di una strategia particolarmente vuota e autolesionista: nel migliore dei casi nessuno pensava “quanto è cazzuto Bersani” ma al massimo si chiedeva perché mai Monti non rispondesse a Bersani al punto da costringere Bersani a non dire altro; nel peggiore dei casi Bersani appariva lontano anni luce dalla realtà e ci si chiedeva perché non fosse a conoscenza di quello che Monti diceva di lui e del PD. Non li leggeva i giornali?

Quattro milioni di voti persi dopo, Bersani si ritrovò presidente del Consiglio incaricato alla ricerca di un modo per costruire una maggioranza parlamentare. In quel caso il suo interlocutore obbligato era il Movimento 5 Stelle, di nuovo in quella posizione ibrida: era un avversario ma anche un possibile, potenziale, necessario, persino desiderato alleato. Quale fu in quei giorni il mantra di Bersani?

bersagrillo

Apparentemente Bersani era l’unico italiano a non aver capito cosa volesse fare Grillo e quali fossero le idee del M5S per il futuro del paese.

Ora Bersani ha preso di petto Renzi, nell’unico modo che conosce. Qualche lettore della Stampa, dopo aver letto questo titolo sul giornale di oggi, potrebbe aver pensato: “avrò mica comprato per sbaglio un giornale di sei mesi fa, prima dell’inizio della campagna congressuale?”. No, è Bersani.

bersarenzi