Jurgen Klopp, ovvero del perché tiferò Borussia

Jurgen Klopp è sicuramente il personaggio più interessante del calcio internazionale, in questo momento. È l’allenatore del Borussia Dortmund, ha 45 anni. La squadra che allena è fortissima e divertentissima, è stata costruita con pazienza e pochi soldi nel giro di diversi anni e sabato giocherà la finale di Champions League contro il Bayern Monaco. Klopp è un gran personaggio: carismatico quanto Mourinho ma senza un briciolo dell’arroganza spaccona di Mourinho, e anzi molto auto-ironico, umile e anche un po’ cazzone. Naturalmente è anche un vero secchione, un maniaco di calcio e tattica, come sono tutti i grandissimi.

Un buon modo per iniziare a capire che tipo è Klopp può essere rivedere l’intervista che diede dopo l’incredibile vittoria del Borussia Dortmund contro il Malaga, poche settimane fa, ottenuta con due gol segnati a tempo scaduto.

Ma oggi sul Guardian c’è una formidabile intervista che contiene davvero un sacco di cose: alcune le racconto di seguito, io vi consiglio di leggerla tutta.

Klopp racconta com’è allenare il Borussia Dortmund in un paese in cui il calcio è dominato dalla forza economica e politica del Bayern Monaco, che lui in passato ha paragonato a una “superpotenza spietata” come la Cina. E com’è perdere i migliori calciatori stagione dopo stagione, per esempio Kagawa, comprato l’estate scorsa dal Manchester United.

Klopp si colpisce la testa con la mano. «Shinji Kagawa è uno dei migliori giocatori al mondo e ora gioca venti minuti a partita al Manchester United – e sulla fascia sinistra! Mi spezza il cuore. Davvero, mi viene da piangere. Il miglior ruolo di Shinji è centrocampista centrale. Lui è un centrocampista offensivo con un fiuto del gol come pochissimi altri. Ma per molti giapponesi è più importante giocare per il Manchester United che per il Dortmund. Abbiamo pianto per 20 minuti, abbracciati, quando se n’è andato. Un anno prima Nuri Sahin è andato al Real Madrid perché era la più grande squadra del mondo [ora è tornato al Dortmund dopo appena quattro presenze al Real Madrid e una insoddisfacente stagione in prestito al Liverpool]. Se i calciatori sono pazienti, possiamo costruire qui una delle squadre più forti del mondo».

Un simile dramma è raccontato riguardo la cessione di Götze, che gioca al Borussia da quando era bambino e la prossima stagione andrà a giocare – dove? – al Bayern Monaco. Poi Klopp parla dell’importanza di Arrigo Sacchi per la sua formazione – «prima di studiarlo pensavamo che se gli altri erano più forti, allora avremmo perso: poi abbiamo capito che con la tattica puoi battere chiunque» – e soprattutto della volta che portò in ritiro il Mainz dopo la promozione in Bundesliga, prima di giocare nel massimo campionato tedesco. Bisognava compattare i calciatori e dare loro sicurezza e fiducia, visto che avrebbero passato gran parte della stagione seguente a giocare contro squadre più forti della loro.

«Portammo la squadra su un lago in Svezia, dove non c’era energia elettrica. Andammo lì per cinque giorni, senza cibo. Dovevamo pescarcelo. Gli altri preparatori dicevano: “ma non sarebbe meglio allenarci a giocare a calcio?”. No. Volevo che la squadra sentisse di poter sopravvivere a qualsiasi cosa. Il mio vice pensava che fossi un idiota. Mi chiese se potevamo allenarci. No. Se potevamo correre. No. Ma potevamo nuotare e pescare! Quando oggi mi capita di incontrare uno di quei calciatori, uno delle “forze speciali”, mi accorgo che di quei giorni sono in grado di raccontare tutto, dal primo all’ultimo minuto. Ogni notte in una cazzo di tenda, con le radici sotto la schiena mentre dormi: sono cose che non dimentichi. Ci spostavamo di isola in isola. Il primo che arrivava doveva accendere un fuoco e mettere a bollire dell’acqua. Pioveva tutto il tempo. Smise di piovere solo per cinque ore e… [si dà uno schiaffo sulla guancia] una zanzara! Ma come diavolo vivono in Svezia? Per una volta c’è il sole e [si dà un altro schiaffo sulla guancia] arrivano le zanzare! Ma è stato fantastico. Eravamo come Braveheart. Arrivammo in Bundesliga e tutti trovavano incredibile quanto fossimo forti».

Il Mainz quell’anno arrivò undicesimo, l’anno successivo si qualificò in Coppa UEFA.