Otto pensierini sulla Roma

1. Finito il campionato di Serie A. La Roma ha perso cinque punti col Bologna, cinque con la Sampdoria, tre col Parma, addirittura sei col Chievo, tre col Cagliari, tre col Palermo, due col Pescara. Tutti insieme fanno ventisette: a vincerle tutte si arrivava primi, ma bastava perdere la metà di quei punti per arrivare tranquillamente terzi. Dati alla mano, la stagione è stata una schifezza.

2. Non solo: dati alla mano, non solo questi, ne viene fuori che in un campionato equilibrato l’organizzazione di gioco conta spesso più della qualità dei giocatori. Ho detto “spesso”, non “sempre”. Ho detto “in un campionato equilibrato”. E ci sono e ci saranno sempre eccezioni. Ma diciamo che se sei molto organizzato e tecnicamente inferiore spesso vinci, mentre se non sei organizzato spesso perdi anche se sei tecnicamente superiore. Ovviamente le grandi squadre sono quelle che hanno entrambe le cose: sono molto organizzate e hanno giocatori molto forti.

3. Ora, se la stagione è stata una schifezza a causa dei punti persi contro squadre molto più scarse – non ho contato i punti persi contro il Catania, per dire, o contro l’Inter – il primo problema a cui guardare non dovrebbe essere l’organico. Infatti la squadra della Roma, per quanto imperfetta, è già molto buona. Fate questo gioco. Prendete la formazione titolare della Roma e confrontate i calciatori, uno per uno, con quelli delle squadre che la precedono. Quanti scambi fareste? Secondo me pochi, soprattutto in difesa, magari uno a centrocampo. Stop. Ma qui già c’è un indizio: qual era la formazione titolare della Roma di quest’anno?

4. Che poi il giochino è già di per sé ingannevole, a volte: la Juventus un anno fa ha vinto lo Scudetto da imbattuta con De Ceglie ed Estigarribia a spartirsi la fascia sinistra. E Barzagli veniva da tre anni di fallimenti prima di diventare uno dei migliori difensori italiani. E il Napoli due anni fa arrivò in Champions League con Aronica titolare in difesa. Si possono fare decine di esempi così, e vogliono dire una cosa fondamentale: che Piris, Tachtstidis e Dodò possono anche essere scarsi, ma questo non basterebbe da solo a spiegare una partita persa, figuriamoci una stagione buttata.

5. La differenza la fa – se è in grado – l’allenatore. Quest’anno non l’hanno fatta né Zeman né Andreazzoli, ma il secondo è andato sensibilmente meglio: ha fatto più punti (Zeman ha una media di 1,4 punti a partita, vittoria a tavolino di Cagliari esclusa, Andreazzoli arriva a 1,86) nonostante avesse preso la squadra a stagione in corso, e ha evitato che la situazione precipitasse. Ma è stato anche lui un fallimento sul fronte di cui sopra: molti punti persi con squadre piccole, nessuna organizzazione di gioco. Alla Roma serve un allenatore. Che allenatore?

6. A guardare qualità e difetti della Roma, si direbbe uno con due caratteristiche: che sia bravo a lavorare con i calciatori giovani e che sia un motivatore feroce, uno col carattere di un Capello, di un Conte, di un Mourinho. Però questa è tutta gente fuori mercato, così come Klopp o Ancelotti o Hiddink o Van Gaal. E cosa c’è sul mercato? Poco. I nomi che circolano sono soprattutto due, Allegri e Mazzarri. Allegri ha rocambolescamente salvato una stagione complicata portando in Champions League una squadra il cui organico è molto inferiore a quello della Roma. Lavora bene con i calciatori giovani, ne sa, non è un invasato. Ma la partita del Milan contro il Siena già retrocesso, domenica sera, è una partita che la Roma ha giocato mille volte: poi la Roma quelle partite non le ribalta, ma il punto è che quello è proprio il genere di cose che non devono accadere più. Poi c’è Mazzarri, che caratterialmente non è Conte o Capello ma è molto più vicino di Allegri a quel modello. Fa giocare molto bene le sue squadre. Ha parecchie difficoltà a lavorare con calciatori giovani. Pare che sia la prima scelta della Roma e pare che vada all’Inter o al Paris Saint Germain. Amen.

7. Poi c’è il worst case scenario. Allegri rimane al Milan e Mazzarri va altrove. Alla Roma resta poco, i nomi che circolano – Guidolin, Mancini – non mi sembrano fattibili. A me piacciono Simeone e Montella ma anche questi sono poco praticabili. Si rischia di tornare a nomi tipo Pioli, Di Francesco o Maran, ma a quel punto siamo daccapo: scommesse.

8. A quelli che “prima dell’allenatore serve una società”, che sono molti e per molte ragioni. Non mi risulta che la Roma sia in vendita. La società c’è, imperfetta, migliorabile, ha fatto i suoi errori, peraltro come tante altre società: qualcosa cambierà, qualcuno andrà via, qualcuno arriverà, altri impareranno dagli errori che hanno fatto, vedremo. L’allenatore proprio non c’è, invece. Ed è quello lo snodo: la società dell’Inter del triplete è la stessa di questa stagione catastrofica, la società della Fiorentina di Montella è la stessa della quasi retrocessione di un anno fa, la società della Juventus imbattibile di Conte è la stessa della Juventus colabrodo di Del Neri. Società e calciatori sono condizioni necessarie per costruire una squadra che funzioni bene: ho detto necessarie. Ma non sufficienti: a quello serve un allenatore. Secondo me.