La vita sulla nuvola

Sabato mattina mi si è rotto il portatile. Lo avevo usato per lavorare fino alla sera prima, ci stavo ancora lavorando – dovevo parlare a Mantova poche ore dopo – ma a un certo punto si è piantato, si è spento e non si è più svegliato, se non per pochi secondi e senza vedere il sistema operativo. Fatti cento tentativi, nessun risultato: lunedì ho scoperto che era in garanzia ancora per cinque giorni e che si tratta con ogni probabilità dell’hard disk andato a farsi benedire. Questa cosa sarà certamente capitata a moltissimi di voi – “il mondo si divide tra chi ha perso i dati e chi li perderà”, mi hanno scritto su Twitter – e anche a me era successa altre volte, e fu un dramma: dati persi, documenti persi, posta persa, musica persa, eccetera. Stavolta, invece, quando i tecnici mi hanno chiesto se sull’hard disk ci fossero dati che mi interessava provare a recuperare, mi sono trovato a rispondergli non tanto che non c’erano dati che mi interessavano, ma proprio che non c’era niente. La posta ce l’ho da molti anni tutta su Gmail. La musica è tutta su iTunes Match. Le foto le tengo su un hard disk di rete che fa frequenti backup, autonomamente. Testi, pdf e altri file più piccoli sono su Google Drive. Sull’hard disk bruciato non c’erano dati: solo software. Mi rendo conto che anche questa soluzione presenta dei rischi, per quanto sia enormemente più facile che si bruci un mio hard disk piuttosto che i server di Google o Apple, e mi rendo conto anche del fatto che ci sono professioni e professioni, e non tutti potrebbero fare la stessa cosa con i loro dati. Però a me sabato si è bruciato l’hard disk e non è stato un dramma: rispetto a pochi anni fa mi sembra un bel passo avanti. E il giorno che dovrò comprare un nuovo computer, mi chiederò: che me ne faccio di un hard disk da 500 gigabyte?