Accelerare a tavoletta

La vita politica di questo governo sarà breve. Un anno al massimo, più probabilmente sei mesi. Potrebbe restare in carica anche di più, ovviamente, ma a quel punto avrà comunque esaurito spinta propulsiva, forza contrattuale in Parlamento e indulgenza popolare, se mai ce ne sarà. Senza contare che intanto ci saranno le elezioni amministrative, che arriveranno nuove sentenze su Berlusconi, che ci sarà il congresso del Partito Democratico. E che la maggioranza che lo sostiene è estremamente eterogenea e in parte inaffidabile e oggettivamente impresentabile. Insomma, Enrico Letta ha davanti una finestra molto circoscritta. Oltre quella finestra il suo governo si impantanerà oppure cadrà, anche senza motivo, anche solo con un pretesto, come è successo col governo Monti. Quindi Letta dovrebbe usare tutto il potere contrattuale che ha, finché ce l’ha, senza fare lo sbaglio del governo Monti: dovrebbe chiedere molto, puntare in alto, senza pensare che tenersi buoni oggi il PD e – soprattutto – il PdL gli faciliti l’attività di governo poi. Senza pensare di poter andare avanti facendo sul serio più di sei mesi o al massimo un anno. Tiri dritto. Meglio fare innervosire qualcuno adesso che sbagliare la nomina di un ministro o appannare la prima riforma. Faranno la voce grossa e non potranno fare altro. Il governo Letta avrà in ogni caso la fiducia di PD e PdL. In ogni caso. La situazione eccezionale e straordinaria gli permetterà per sei mesi, se lo vorrà, di fare qualsiasi cosa, coperto anche da Napolitano. Sei mesi. L’unico modo per dare senso a questa operazione è accelerare a tavoletta.