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C’è un insano di mente (cit.) in sala?

Se c’è una cosa utile che ha mostrato l’inutile riunione in streaming di stamattina tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, è che Bersani ha buone risposte a ogni argomento dei grillini tranne uno. A un certo punto Bersani ha spiegato che non ha alcun desiderio di potere fine a se stesso, perché «solo un insano di mente potrebbe avere la fregola di governare in questo momento». Lombardi ha risposto senza pensarci due volte: «noi siamo quegli insani di mente». Bersani è stato preso in contropiede e lo stesso è accaduto di nuovo qualche minuto dopo, quando i capigruppo del Movimento 5 Stelle hanno detto «fate governare noi»: il segretario del Partito Democratico ha detto una cosa tipo «dovrete dirlo a Napolitano». Ma il Movimento 5 Stelle lo ha già detto a Napolitano. È Bersani che deve dire cosa ne penserebbe il Partito Democratico, visto che Napolitano decide sulla base di quanto sentito dai partiti durante le consultazioni. Bersani non ha risposto.

Malgrado la retorica sulla tragica urgenza di fare subito immediatamente adesso un governo dei miracoli, infatti, con le sue mosse Bersani sta chiarendo che la priorità del Partito Democratico non è dare al paese un governo bensì dare al paese un governo guidato da Bersani. L’ipotesi di dare al paese un governo guidato dal Partito Democratico ma non da Bersani, proponendo una figura nuova che sparigli i giochi, ripetendo quanto fatto alle camere con Grasso e Boldrini, non è stata presa in considerazione. L’ipotesi di dare al paese un governo sostenuto da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle e guidato dal Movimento 5 Stelle, come loro chiedono di fare, non è stata presa in considerazione. Io ne ho scritto molto ormai settimane fa e la considero l’unica strada per evitare di andare a votare, a meno di voler cercare un accordo con il PdL o la Lega.

Bisogna dire, però, che questa strada è ostacolata anche dal Movimento 5 Stelle ogni volta che chiede per sé la responsabilità di governare ma non indica la persona che ne sarebbe il capo. Il presidente della Repubblica, infatti, non può assegnare l’incarico a un partito: deve assegnarlo a una persona. Alle elezioni politiche il Movimento 5 Stelle è stato costretto a indicare Grillo come leader della coalizione e capo di governo designato, nonostante per gli stessi standard del partito la sua condanna per omicidio non lo renda certo il premier ideale. È stato costretto a farlo perché il Movimento 5 Stelle oggi non ha nessuno che sia lontanamente in grado di assumersi un tale compito: persino i due capigruppo sono impreparati e inadeguati in modo imbarazzante, e ormai i siti di news hanno uno spazio quotidiano apposito, genere strano-ma-vero, da destinare al guaio del parlamentare grillino di turno.

La verità, probabilmente, è che l’idea di governare l’Italia li esalta e insieme li terrorizza. Queste elezioni doveva vincerle Bersani: il Movimento 5 Stelle doveva prendere il 20 per cento, guadagnarsi attenzione e copertine, rafforzarsi facendo opposizione e intanto imparare e selezionare una specie di “classe dirigente”, per poi puntare al bersaglio grosso tra cinque anni. Anche per loro, e non solo per Bersani, le cose non sono andate come speravano.

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