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Black Mirror

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Ho visto una serie tv, mi è piaciuta molto, martedì Sky trasmette tutta in una volta la seconda stagione e secondo me dovete vederla. Ma preferisco prenderla larga.

Qualche tempo fa pubblicammo sul Post un testo che da allora tengo spesso a portata di mano, ché torna utile in un sacco di conversazioni: un documento risalente al periodo in cui a Venezia, nel Quattrocento, iniziò a diffondersi la stampa. All’epoca i libri venivano copiati e scritti a mano in poche copie, raffinatissime e costosissime, alla portata della sola aristocrazia. I libri stampati stavano per cambiare tutto, e naturalmente in meglio. Il documento di cui sopra, scritto da un uomo del tempo, parla dei libri stampati come di volgari e superflui divertimenti popolari destinati a distruggere la cultura dell’epoca, corrompere i giovani, far precipitare il mondo in chissà che abisso.

Sentimenti del genere fanno parte della storia del progresso dell’uomo e, inevitabilmente, ne faranno parte sempre. Oggi li descriviamo superficialmente come “tecno-paranoia”. Il link di cui sopra mi torna utile spesso perché dietro una grandissima parte di queste tesi c’è semplicemente la paura del cambiamento: il telefono avrebbe dovuto far smettere alle persone di parlarsi dal vivo, la stessa cosa si è detta a lungo di Internet; i libri a stampa avrebbero dovuto distruggere la cultura e Google ci rende stupidi. Se avete letto i Barbari di Baricco conoscete molti altri esempi del genere (se non l’avete letto, beh, fatelo subito). Questo non vuol dire, naturalmente, che la tecnologia non possa avere “effetti collaterali” sgradevoli, ma più sottili, più complessi, più perversi e imprevedibili: e di questo parla Black Mirror, che è la serie televisiva di cui sopra.

Se l’è inventata Charlie Brooker, che è inglese e ha fatto un sacco di cose, tra queste il giornalista, il comico, lo sceneggiatore. Per il momento ne sono state girate due stagioni, ognuna da tre episodi. Ogni episodio è indipendente dagli altri: realtà diverse, personaggi diversi, argomenti diversi. Potete guardarli anche in ordine sparso, non cambia niente. Le storie funzionano molto bene, iniziano e finiscono, come dei piccoli film: per questo a volte i personaggi mancano un po’ di spessore, ma non è un grosso problema. Le uniche cose che hanno in comune sono un certo disprezzo per la folla, e soprattutto il fatto di ruotare tutti attorno a distorsioni e forzature delle logiche della comunicazione e della tecnologia che possediamo già, o di quella che potremmo possedere in un futuro molto realistico e verosimile.

Martedì 19 Sky Cinema trasmette la seconda stagione tutta in una volta: sono tre episodi da quaranta minuti l’uno (la prima stagione si trova in DVD, ma non in italiano). Quello di cui si parla di più è “Vote Waldo”, perché molti ci hanno trovato qualche affinità con l’attualità politica italiana: in realtà il parallelismo è un po’ forzato, e l’episodio in questione è sicuramente il meno originale e sorprendente della serie. Gli altri però sono davvero belli, e angosceranno un po’ anche i tecno-entusiasti come me.