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Vent’anni di “antiberlusconismo” in una frase

Nel cazziatone del presidente Napolitano a Repubblica c’è una frase che, da sola, sintetizza magistralmente vent’anni di anti-berlusconismo di maniera e le sue conseguenze:

«tendenziosità tale da fare il giuoco di quanti intende colpire»

C’è tutto. Chi vuole approfondire trova molto anche nella lettera che qualche mese fa Matteo Renzi scrisse a Libertà e Giustizia. Nel mio piccolissimo, quello che penso lo avevo scritto qui e lo ri-pubblico di seguito.

Fini e mezzi sono cose diverse ma non distinte. Prendiamo Berlusconi e la destra italiana. I mezzi di Berlusconi si saldano ai suoi fini in un’ideologia e in uno stile precisi e omogenei: la demagogia, le bugie, la violenza verbale, lo scarso rispetto verso le istituzioni, l’associare i propri avversari a dittature del passato, la superficialità, la speculazione elettorale sulle paure delle persone, l’uso strumentale dei giornali vicini per colpire gli avversari, la malafede, l’idea delle piazze e delle raccolte di firme come surrogato delle elezioni e del Parlamento, e per quanto ancora si potrebbe continuare? I mezzi determinano e condizionano i fini, che a loro volta ispirano i mezzi. In ultima istanza, fanno parte dello stesso calderone e determinano che tipo di posto che vuoi costruire.

Io non sopporto nulla di Berlusconi. Quando immagino un’alternativa a Berlusconi penso a un’alternativa sia ai suoi fini che ai suoi mezzi: le due cose non sono scindibili. Invece un bel pezzo della sinistra italiana – quello che generalizzando e convenzionalmente viene chiamato “antiberlusconismo” – pur perseguendo fini diversi da quelli di Berlusconi, utilizza parzialmente o totalmente i suoi mezzi: la demagogia, le bugie, la violenza verbale, lo scarso rispetto verso le istituzioni, l’associare i propri avversari a dittature del passato, la superficialità, la speculazione elettorale sulle paure delle persone, l’uso strumentale dei giornali vicini per colpire gli avversari, la malafede, l’idea delle piazze e delle raccolte di firme come surrogato delle elezioni e del Parlamento, e per quanto ancora si potrebbe continuare?

Penso che un’eventuale vittoria su Berlusconi conseguita con questi mezzi non sarebbe una vittoria di cui andar fieri: non sarebbe una vittoria piena e forse non sarebbe nemmeno una vittoria. Questo è un discorso vecchio e noto, tutt’altro che moderato o centrista: è il discorso molto popolare a sinistra sulla necessità di superare e arginare il berlusconismo, oltre che Berlusconi. A parole tutti sono d’accordo, solo che si fa molta fatica a metterlo in pratica. In questo senso il problema della sinistra italiana non è che è troppo antiberlusconiana. È che non lo è abbastanza.