Non ci sono parole
Qualche giorno fa osservando i dati sulla piccola rimonta del centrodestra – che c’è, ma è sostanzialmente un recupero di suoi elettori tra gli indecisi – stavo per scrivere una cosa piuttosto semplice: che una nuova improbabile ma possibile vittoria del centrodestra di Berlusconi alla Camera sarebbe stata una catastrofe. Vi rendete conto da soli che si tratta di una frase ridicola, come me ne sono reso conto io non appena l’ho elaborata. E non perché una vittoria di Berlusconi non sarebbe una catastrofe, bensì perché tanto abbiamo fatto che abbiamo reso ridicola l’espressione: abbiamo parlato di catastrofe e di regime per ogni disegno di legge sulle intercettazioni, per ogni manovra finanziaria, per ogni riforma dell’università, e oggi ci ritroviamo – davvero, pensateci – senza un’espressione per descrivere adeguatamente che razza di catastrofe sarebbe una vittoria di Berlusconi alle elezioni. Cosa possiamo dire che non sia già stato detto?
Ho ripensato a questa cosa leggendo del fatto che l’AGCOM, l’autorità garante delle comunicazioni in Italia, in ottemperanza di una legge ridicola che vieta la diffusione – ma non la realizzazione – dei sondaggi nei 15 giorni che precedono le elezioni, ha prima autorizzato l’istituto SWG a diffondere i sondaggi attraverso un’applicazione per smartphone e poi, forse dopo essersi fatti spiegare da qualcuno che cos’è un’applicazione per smartphone, ne ha vietato la diffusione. Nel frattempo l’applicazione era stata realizzata, e farlo sarà costato dei soldi, era stata messa in vendita a 9,99 euro, era stata comprata da molte persone. Al di là dell’auspicio che SWG faccia causa all’AGCOM e ottenga un bel risarcimento, non si può che dire che l’AGCOM esprime pareri e decisioni su cose che non conosce (chissà quante altre, viene da pensare) e che si tratti di una situazione ridicola. Ma ritorna la questione di cui sopra: diamo del ridicolo alla decisione dell’AGCOM a fronte della legge, ancora più ridicola, che vieta la diffusione dei sondaggi? E allora la par condicio? Per non parlare della cosa fondamentale, già che parliamo di elezioni, cioè del modo in cui traduciamo in seggi parlamentari i voti dei cittadini: la legge elettorale, notoriamente ridicola. E quindi arriviamo al fatto che abbiamo finito le parole.

11 commenti
“la legge elettorale, notoriamente ridicola. Abbiamo finito le parole”.
7 February 2013 alle 00:08Già, hai perfettamente ragione.
E per descrivere chi continua a votarlo, ci sono parole? E ce ne sono per descrivere coloro che, siano essi autorevoli PresdelCons in carica o rampanti economisti neo-blogger del Post, lo votarono o lo avrebbero votato se avessero avuto diciotto anni? Ce ne sono di parole per questi paladini passati presenti e futuri della nostra democrazia, della nostra economia, della nostra dignità nazionale?
7 February 2013 alle 09:54No, perché una soluzione ci sarebbe, ed è la mia. B non lo si vota, né ora né mai, e il problema è già risolto, e con poca fatica.
Questo governo poteva fare un utlima buona cosa prima di andarsene, una legge elettorale se non buona almeno decente. Ha scelto invece di alsciare le cose come stanno complice dei partiti esistenti con i quali chiaramente si sono poi schierati per monetizzare immediatamente il consenso acquisito. Io spero che il prossimo governo, possibilmente monocolore PD, nei primi cento giorni non mi restituisca l’IMU ma il potere del mio voto.
7 February 2013 alle 09:59Hai le idee un po’ confuse. La legge elettorale la fa il Parlamento, non il governo.
7 February 2013 alle 10:01La legge elettorale è talmente ridicola che piace a tutti i leader dei partiti: permette loro di scegliere le persone fidate e possono incolpare Berlusconi di ciò. Infatti non ho ancora sentito nessuno dire che cambierà la legge elettorale, nè tantomeno come la cambierà.
7 February 2013 alle 10:26Sulla par condicio e l’AGCOM ha già detto tutto Costa.
Il PD, in questa campagna, dovrebbe essere molto più aggressivo sul fatto che i precedenti governi Berlusconi, autodefinitisi liberali, hanno mantenuto intatti tutti i monopoli, a cominciare da…(sappiamo cosa).
7 February 2013 alle 10:27Sulla legge elttorale: inutile dire che doveva essere cambiata. Dalle bozze uscite dal Parlamento negli utlimi giorni utili, meglio che non sia stata modificata.
Alla fine, sebbene i rappresentanti siano assegnati in modo sproporzionato (soprattutto alla camera), chi prende più voti vince (o no?).
Costa, mi sembra confuso anche Lei. forse sorpreso dai sondaggi della Swg che danno il Pd sempre inchiodato alle stesse percentuali e da due settimane ne fotografa anche l’inesorabile calo tendenziale (e questo è il dato che, probabilmente, la spaventa di più). L’Agcom non fa altro che applicare rigidamente una legge, ed una interpretazione delle norme, strenuamente volute e difese dalla sinistra e dal Pd. La legge detta sulla Par condicio è figlia dell’ossessione berlusconiana, della mancata presa della Rai di cui si lamentò per anni D’Alema, della totale mancanza a sinistra di idee e proposte da democrazia matura e sistema dell’informazione per gestire i processi elettorali. Weber quando va nell’urna gli vien male, ne sono certo. Del resto quando si ha a che fare con il tipo di elettori di cui sopra invece di idee, proposte ed ideali era meglio ingabbiare tutto nella par condicio e nell’embargo dei sondaggi, non sia mai che ci cascano.
7 February 2013 alle 11:16Ps il mantenimento del porcellum è stato voluto e difeso strenuamente dal Pd, sicuro di stravincere facile facile. la verità mai, no?
Caro Fausto, lei sta parlando con un interlocutore di sua invenzione.
7 February 2013 alle 11:18A proposito di parole che perdono la loro accezione, ho linkato questo articolo quando – per altri motivi, sempre di tipo politico – parlo della perdita di valore della parola “responsabilità”
7 February 2013 alle 17:47ops… manca il link:
7 February 2013 alle 17:48http://completamentediverso.wordpress.com/2013/02/07/alleanze-equilibri-e-speranze/
ho colto nel segno, grazie.
7 February 2013 alle 19:08