Cinque cose di cui liberarsi per una campagna elettorale migliore

Primo: le discussioni infinite sull’opportunità di fare o no i dibattiti tra candidati alla presidenza del Consiglio. Si fanno e basta, punto. Magari se ne fa anche più di uno. Questa cosa che chi è in vantaggio li evita e chi è in svantaggio li chiede è una barzelletta e deve finire. Bersani è stato bravo a farne due durante le primarie, benché fosse in vantaggio: faccia la stessa cosa adesso. Berlusconi è anche su questo un conclamato bugiardo, pretendendo ora il confronto televisivo dopo averlo negato ogni volta che era in vantaggio: chi vuole fare meglio di lui dovrebbe evitare di comportarsi come lui. Se sconfiggi Berlusconi con i metodi di Berlusconi non è una gran vittoria.

Secondo: la par condicio. Dopo dieci anni possiamo dirci che malgrado le buone intenzioni di principio si tratta di una legge dall’applicazione cervellotica, che peggiora la qualità dell’informazione durante la campagna elettorale invece di migliorarla. Vorrebbe imporre per legge equilibrio e obiettività, senza riuscirci, confondendo la parità di minutaggio con la parità di trattamento. Lo fa con un sistema di sanzioni ridicolo, tanto da essere violata continuamente e praticamente senza conseguenze. E non si applica – non potrebbe essere altrimenti – a settori come la stampa cartacea e quella online. Classico esempio di toppa peggiore del buco.

Terzo: il divieto di diffondere sondaggi nei 15 giorni che precedono il voto. I sondaggi e la loro evoluzione sono un pezzo importante del racconto e della comprensione di una campagna elettorale. Chi ne realizza o ne diffonde di farlocchi allo scopo di manipolare l’opinione pubblica se ne prende la responsabilità e come tale viene giudicato: ma esiste davvero un numero significativo di casi del genere? Di sondaggi volutamente truffaldini? Io sono tutt’altro che un ammiratore dei sondaggisti italiani, ma penso che il nostro problema siano i sondaggi fatti male, non quelli truccati. Il “sondaggio americano” di Berlusconi del 2006, portato per settimane a esempio dei sondaggi fatti per manipolare le elezioni, alla fine fu l’unico a rivelarsi accurato. Senza contare che anche in questo caso si tratta di una legge fatta per essere infranta, a fronte di sanzioni inesistenti: nei giorni di divieto i sondaggi continuano a circolare informalmente, la stampa continua a scriverne senza poterli citare direttamente, tutti sono deresponsabilizzati e fanno quello che vogliono. La conseguenza è che il divieto, invece che ridurlo, amplifica l’effetto Fantozzi, il gol di Zoff su calcio d’angolo, le chiacchiere sulle rimonte impossibili, etc, aumentando così le possibilità di manipolare l’opinione pubblica.

Quarto: il giorno di silenzio elettorale prima del voto. Non serve a niente ed è un’altra norma fatta per essere violata a fronte di sanzioni inesistenti. Decine e decine di paesi, dagli Stati Uniti alla Germania, ne fanno tranquillamente a meno. Che c’è di male a cercare di convincere qualcuno un’ora prima del voto? E se qualcuno viene convinto un’ora o un minuto prima di votare, il suo voto vale meno? Si proibisca solo la campagna elettorale nei seggi e nei pressi dei seggi, per ragioni di ordine pubblico: poi liberi tutti.

Quinto: le discussioni su desistenze, voti utili e cose del genere. In primo luogo perché alimentano inutilmente le teorie del complotto. In secondo luogo, ben più importante, perché sono frutto dell’idea che i voti si spostino per pacchetti e quindi si guadagnino o si perdano soltanto attraverso alchimie del genere o, banalmente, alleanze tra partiti. Una tesi molto popolare, che in sostanza nega l’utilità stessa della campagna elettorale, la possibilità di contendersi dei voti. Siamo il paese in cui dal 2008 Walter Veltroni è stato accusato in modo puerile e immaturo di avere ucciso-la-sinistra, per via del fatto che il PD aveva prosciugato i voti della cosiddetta sinistra radicale. I voti non si rubano. A questo servono le campagne elettorali: a cercare di farsi votare da chi prima non ti votava. Poi le campagne elettorali si possono fare bene o male, correttamente o scorrettamente, e ognuno se ne prende la responsabilità. Ma questo sono: cercare di conquistare consensi a spese di qualcun altro, e ognuno fa del suo meglio per riuscirci. I voti sono proprietà soltanto di chi li dà: cercate di convincerli.

18 commenti

  1. Lorenzo:

    Tutto molto corretto ma aggiungerei un pensiero.. Che si eviti il solipsismo, il PD non può abbandonare la strada Della collaborazione interna e, anzi, è giunto il momento Di sfoderare “l’asso renzi”. Mostrandosi plurale e solidale il PD può smarcarsi con forza dagli altri partiti.

  2. cesidio:

    Se ci liberassimo delle cinque cose di cui sopra, potremmo forse capire qualcosa di più sulle proposte dei concorrenti e sulle loro differenze, e dunque condivido. Vuoi mettere però il gusto delle discussioni dietrologiche da bar-sport e dei distinguo di lana caprina su chi può partecipare ad un dibattito e chi no?

  3. Iorek:

    Tutto stracondivisibile (soprattutto il sacrosanto punto 1). Mi pare peró non sia corretto il discorso sul black out day, che mi pare ci sia negli USA.

  4. duffogrup:

    1 “le discussioni infinite sull’opportunità di fare o no i dibattiti tra candidati alla presidenza del Consiglio”. Mi sembra di aver capito che il PD voglia farlo, il problema è capire chi è il candidato alla presidenza del Consiglio di cdx.

  5. TD:

    Condivdo e rilancio sul quinto punto che farei volentieri anche a meno delle dicchiarazioni paraculo del tipo: “se nella regione x perdiamo è colpa della lista y che non si è alleata con noi e ha fatto vincere il nemico comune”. E’ un discorso sporco, vile e pure stupido che cerca di svuotare di responsabilità le proprie azioni e che vergognosamente è un elemento caratterizzante del csx italiano.

  6. LucaGras:

    Per me il giorno di silenzio elettorale “pubblico” (che naturalmente non esclude telefonate, e-mail ecc., che sono proprio le cose “da ultimo giorno”) è una cosa civile che aiuta un po’ a spurgare gli eccessi e ad arrivare più sereni ai seggi. A che servirebbe eliminarlo? Sul resto sono d’accordo.

  7. Angelo:

    È ridicolo quante banalità ci siano in questo post.
    Ma ridicolo per ridicolo è che debbano essere puntualizzati perché banali e fondamentali per quanto siano nessuno li prende mai in considerazione.
    È possibile sprecare le intelligenze delle persone per specificare la basi ogni volta?

  8. marquinho:

    Totalmente d’accordo sul punto 1. Sugli altri la mia posizione è più articolata
    Par condicio: io proverei a riscrivere le norme per salvaguardare il principio, non si può rinunciare a porre degli argini in una sistema radiotelevisivo come quello italiano. Se le sanzioni non sono efficaci si studi un miglior metodo sanzionatorio.
    Sondaggi: visto quello che è successo nelle ultime elezioni siciliane mi son convinto che sì il divieto è da togliere, poi però non lamentiamoci se si parla solo di sondaggi eh
    Silenzio elettorale, per me è una bella tradizione, serve a sbollire un po’ gli animi ed evitare di andare ai seggi troppo carichi, tanto è vero che non è un’esclusiva italiana ma è presente in diversi paesi. Gli Stati Uniti non ce l’hanno e allora?
    Desistenza/voto utile: sono tendenzialmente d’accordo, però non ritengo sia sbagliato far notare ad un elettore lombardo o siciliano di Rivoluzione Civile che votando Ingroia al Senato, stante la legge elettorale, rischia di non eleggere alcun senatore e di dare maggior potere a Monti e Casini, cosa contro cui teoricamente combatte.

  9. zagor:

    Come hanno fatto notare altri, il problema del confronto pubblico è che nessuno sa quale sia il candidato del centrodestra, non che Bersani non voglia farlo. Sugli altri punti ho dei dubbi sulla par condicio: le tue critiche sono condivisibili ma non si può far finta che una parte politica controlli le tv più seguite. La par condicio è nata per arginare lo strapotere mediatico in questo senso e, seppure è bene modificarla, non credo sia utile toglierla.

  10. dtm:

    Son d’accordo su tutto, ho solo una critica al primo punto: non so se Bersani ha risposto in quel modo per usare le stesse armi di Berlusconi (a latere: anche se fosse, trattare in questo Berlusconi, non essendo un candidato idoneo ad una democrazia occidentale, credo sia giusto), ma quel che mi ha trasmesso è stata una sensazione di forza e sicurezza. In ottica di campagna elettorale ha fatto bene. Il punto 5 mi piace molto: bisogna ricordarlo alla Bresso quando si lamenta del M5S o alla dirigenza che chiede ad Ingroia di non presentare liste.

  11. Giuseppe:

    Ma siete matti? Il binomio “Silvio Berlusconi”, “Televisione” non vi dice proprio niente?

    Il punto 1 2 e 3 sono sacrosanti negli USA e in ogni paese in cui la TV non sia quasi interamente in mano a uno dei candidati. Se Bersani non accetta il confronto con Berlusconi non sta affatto giocando sporco, ma sta evitando di dare un’ulteriore opportunità a Berlusconi di giocare con le carte truccate.
    Di queste regole ne riparleremo quando non ci saranno anomalie nell’informazione in questo paese.

  12. Aldo:

    Ma “fare il giornalista” è questo? Dire cosa devono fare i politici? Oppure è cercare di capire cosa fanno?
    Il punto 6 è questo (tanto per fare anche io quello che norma il mond): ci vogliono meno opinionisti, meno editorialisti e più giornalisti. E’ così e basta, punto.

    Detto questo mi pare ci siano parecchie sciocchezze in questo tuo commento.
    Non credo sia vietato usare la strategia in politica: e quindi mi pare lecito che si eviti un confronto pubblico, se si è deboli, specialmente se il confronto è perfettamente inutile con un personaggio come Berlusconi, e non istituzionalizzato.
    I sondaggi non hanno senso nè utilità, come dice oggi il tuo direttore. Anzi, no: servono perchè i commentatori possano commentare.
    Infine il silenzio elettorale: mi pare una tradizione di civiltà che non fa male e, in teoria, dovrebbe permettere di riflettere bene sul proprio voto. Ma soprattutto evita le sparate dell’ultimo secondo a cui non si può rispondere perchè non c’è più tempo di far circolare la propria voce.

  13. Fabbrizz:

    Di 5 punti elencati, 4 (i primi 4) riguardano solo chi di mestiere fa il giornalista. In generale credo che l’informazione italiana sia troppo abituata a commentare la politica solo in relazione al modo in cui la politica si relaziona con l’informazione. Il caso Berlusconi-Santoro è stato eclatante. Il mio sogno è una trasmissione politica senza politici, e un commento politico che analizzi la politica di un candidato provando ad ignorare le sue interviste.
    Ciao

  14. slego:

    Non raccontiamoci frottole, Berlusconi “è” il candidato premier della sua coalizione.
    Ma se lo dicessero esplicitamente perderebbero i voti di quelli che fanno finta di non sapere che è così (Lega, Meloni&C e i vari critici e delusi da mister B.). Oltre al fatto che B. non vuole essere il leader di una probabile sconfitta, per cui preferisce stare ufficialmente in secondo piano (ma se dovessero vincere col piffero che se ne starà a fare il secondo di qualcun altro).

    Bersani lo sa e vuole semplicemente (e giustamente) portare allo scoperto le carte del cdx.

  15. gregor:

    Vorrei ricordarle che il sondaggio fatto da Berlusconi si è rivelato azzeccato perchè è stato in grado di persuadere tantissimi cittadini dal momento in cui il sondaggio è stato fatto al momento delle elezioni… Quindi il sondaggio era scazzato ma grazie alla propaganda, è alla fine risultato vero! Questo è una cosa fondamentale da capire!

    Poi non esiste paese al mondo in cui un premier ha 3 televisioni, non ce lo dimentichiamo!

  16. David:

    “Se sconfiggi Berlusconi con i metodi di Berlusconi non è una gran vittoria.”
    No, no, guarda. Fidati. E’ una grande vittoria lo stesso

  17. Andrea:

    Manca solo un’altra cosa di cui liberarsi…….tutti i politici che conosciamo da anni!! E sarebbe l’unica e la più importante!!

  18. redpoz:

    Ok, facciamo pure i confronti con i candidati Presidente del Consiglio… tanto Berlusconi non è fra questi. però facciamoli con regole serie, con giornalisti veri, domande concrete e non come nel 2006.
    Quanto alla par condicio, ovviamente è una conseguenza del conflitto di interessi: non è una legge ottimale, ma non la butterei via. anzi.
    piuttosto, bisogna essere coerenti nell’applicarla: non è possibile che dieci giorni prima dell’inizio della campagna elettorale qualcuno sia onnipresente in tv senza che poi lo si prenda in considerazione! questa è una cazzata colossale.
    Sono in disaccordo, infine, sul ragionamento conclusivo per il voto utile: è un argomento validissimo in campagna elettorale. Ovviamente i voti non si spostano a pacchetti, ma è anche corretto dire agli elettori quali possono essere le conseguenze di un loro voto. soprattutto quando le conseguenze sono esattamente opposte a quelle desiderate (vedi i casi di Lombardia e Sicilia)