Contro i cazzotti educativi

Alla fine si torna sempre lì, alla violenza e al rapporto che abbiamo con la violenza. Ho avuto la sciagurata idea di scrivere su Twitter un paio di cose sull’aggressione dell’allenatore della Fiorentina a un suo calciatore, scoprendo che la grandissima maggioranza delle persone pensa che l’allenatore abbia fatto bene, che il ragazzetto viziato se l’era meritata, che due cazzotti non hanno mai fatto male a nessuno, che il giocatore gli aveva mancato di rispetto e questo giustificava la reazione. Sono rimasto allibito e pure un po’ spaventato. La gente non si picchia. Non solo non si picchia se tu hai cinquant’anni e sei il capo di un gruppo di ragazzini: la gente non si picchia e basta. Ho scoperto però che questo principio di civiltà basilare, elementare, ha la portata rivoluzionaria e sovversiva delle adozioni per i gay o dell’eutanasia o delle frontiere aperte. “Un papà può dare un ceffone a un figlio irrispettoso, no?”, mi è stato detto con tutta la tranquillità di questo mondo da persone probabilmente placidissime. Non oso pensare a cosa debba subire un bambino ancora oggi, nel 2012, a forza di ceffoni e cazzotti educativi, a forza di punizioni corporali.

Poi c’è una questione altrettanto preoccupante, che ha a che fare con la superficialità con cui sosteniamo una tesi o un’altra per istinto, per riflesso pavloviano, senza farci sopra un pensiero uno. Si può stare dalla parte del ricco calciatore ventenne? No, certo che no. Come abbiamo imparato, i calciatori non hanno diritti, probabilmente in quanto giovani e ricchi. Il calciatore ventenne ha mancato di rispetto all’allenatore, “ha messo in dubbio la sua autorità”, ho letto, quindi ci sta che l’allenatore reagisca male e lo picchi. Ma basta togliere la parola “calciatore” per cambiare tutto. Un capoufficio cinquantenne che picchiasse un arrogantello dipendente ventenne che lo ha preso per il culo non otterrebbe applausi per il brillante intervento educativo. Sarebbe rimosso a furor di popolo, e denunciato. Non avremmo dubbi sulla parte da cui stare, sempre per il riflesso pavloviano. Se il lavoro del dipendente è il calciatore, però, il riflesso pavloviano ci fa dire la cosa opposta. E questo perché non ci abbiamo fatto un pensiero che sia uno, sulla questione: su cosa è giusto e cosa è sbagliato, su cosa si può fare, e quando, e se, e come. Parliamo a caso, per luoghi comuni, per sentito dire, per riflessi condizionati. Siamo messi male.

Ho inserito la moderazione nei commenti a causa di qualche utente con toni particolarmente indecenti o fuori tema. I commenti, per il resto, sono pieni di persone che non la pensano come me: se non vedete apparire il vostro commento non è perché censuro-il-dissenso. Voi direste che è perché avete bisogno di un paio di sganassoni.

112 commenti

  1. Mazrick:

    Mah forse ci siamo rotti di questo mescolone di ruoli “soprattutto” nel calcio, tifosi che comandano, giocatori che fanno quel che vogliono, allenatori esonerati per un chiaro di luna, la cosa dei cazzottoni non é tanto per lavorare sull’educazione, ma su una specie di gerarchia mentale che ormai nella nostra società manca. Cioè ci manca quella organizzazione “minima” che almeno una volta ci dava sicurezza, il riflesso pavloviano c’entra eccome. Ma non é purtroppo, solo quello.

  2. rccs:

    Concordo.

  3. Sorry:

    Avvicinare il ceffone di un padre alla rissa tra due adulti significa non avere la più pallida idea di come gli uomini vivano.

    «Un capoufficio cinquantenne che picchiasse un arrogantello dipendente ventenne che lo ha preso per il culo non otterrebbe applausi per il brillante intervento educativo. Sarebbe rimosso a furor di popolo, e denunciato»
    In realtà sarebbero stati licenziati entrambi, perché un “arrogantello” (?) dipendente che si permette di prendere per il culo il suo capufficio è licenziato sul momento. Cosa che non è successa in questo caso. E che giustifica i malumori diffusi.

  4. Marco Esposito:

    Anche a me hanno risposto: “ma per piacere Questi giovanotti devono avere più rispetto”. io penso che la campagna “anticasta” si sia trasformata in qualcosa di peggio. Ormai tutti siamo privilegiati per qualcosa, fosse anche avere uno stipendio alto. E purtroppo siamo un paese che ha un brutto rapporto con la ricchezza (forse perché cattolici?). La cosa peggiore, comunque, è che la curva della Fiorentina (ma non era di sinistra?) abbia dato dello zingaro a Ljajic

  5. francescocosta:

    “Sorry”, verrebbe “licenziato sul momento” forse negli Stati Uniti. Qui il licenziamento per arroganza non esiste. E quello disciplinare richiede molto ma molto di più di un applauso sarcastico.

  6. nonunacosaseria:

    concordo con quanto hai scritto, francesco.
    aggiungo, però, che l’aneddotica calcistica è ricca di episodi di allenatori (un nome? orrico) che hanno messo al muro loro giocatori nel chiuso degli spogliatoi e nessuno ne ha mai scritto (la motivazione è sempre la stessa: lo spogliatoio è sacro eccetera eccetera). perché il giornalismo sportivo italiano vive di queste cose, anzi più un giornalista sportivo sa cose che non può scrivere e più è autorevole. per cui, non mi stupiscono le reazioni di alcuni allenatori come agroppi che hanno difeso delio rossi.

  7. Filippo Filippini:

    A me sembra che i commentatori (Sky) e la società (Fiorentina) si siano comportati esemplarmente. Tra l’altro Rossi ha avuto un black out (chissà che gli ha detto). Giusto l’esonero (dopo mezzora). Giusta anche la punizione al giocatore (probabilmente multa).

  8. gg:

    Non un gran pezzo, bisogna dirlo. Quando si mescolano cose totalmente diverse tra loro, si crea solo confusione e si parla “per luoghi comuni” appunto. Il padre che tira un ceffone al figlio perché ha sbagliato, non è paragonabile allo scatto d’ira di un dipendente maggiorenne (Delio Rossi) contro un altro dipendente maggiorenne (Ljaicic). Nel primo caso siamo nell’ottica del processo educativo (un ceffone da parte di un genitore, se dato con motivazioni giuste e senza esagerazioni, è una cosa normalissima, anzi, direi che a furia di retorica buonista nei confronti dei teneri pargoli stiamo allevando generazioni di rinunciatari viziati). Nel secondo parliamo di un episodio del tutto condannabile e non giustificabile e bene ha fatto la Fiorentina a esonerare Delio Rossi, un dipendente che ha tenuto un comportamento inaccettabile.

  9. mirko:

    a me non frega un ca**o del pallone; non me ne frega nulla nemmeno di twitter e della sociologia da strapazzo.
    a me interessa questa frase infelice: “non oso pensare a cosa debba subire un bambino ancora oggi, nel 2012, a forza di ceffoni e cazzotti educativi, a forza di punizioni corporali”.
    fino a quando lei non avrà figli, e non potrà quindi avere la minima idea di cosa possa significare averne, e di tutto il mefitico percorso che dopo ore di spiegazioni-alzate di voce-arrabbiature ti porta ad allentare uno scupazzo a tuo figlio tra malesseri e sensi di colpa che lei proprio non può capire (si rassegni), queste frasi non dovrà più permettersi di dirle… altrimenti quello messo male, che parla a caso per luoghi comiuni e frasi fatte, è solo lei.

  10. dario:

    Concordo con Francesco Costa, che ci ha preso in pieno.

    Aggiungo un altro contro esempio: la testata di Zidane. Ho vissuto in Francia in quegli anni, e dicevo alla gente: “Ma se tuo figlio viene insultato da un compagno e gli dà una testata, gli dici bravo??”, o peggio “Se tuo figlio insulta un compagno e lui gli dà una testata, ringrazi la madre??”

    Però niente da fare, Zidane aveva un “diritto” di dare la testata, che “ci stava”. Giustificato in situazioni da bar anche da molti italiani, tra l’altro, che pensano che Materassi sia semplicemente stato furbo a scatenare Zuzu!

    Mah.

  11. MarcoB:

    Parto dal presupposto che anche in un mondo che ha delle regole non scritte che fanno palesemente schifo Ljajic e Rossi avrebbero dovuto essere puniti immediatamente dall’arbitro. Ci sono regole che lo prevedono. Ma non è andata nemmmeno così.

    Che gente come Agroppi giustifichi l’accaduto non mi stupisce, mi fa però piacere sapere che quella persona non ha un contratto da allenatore da ormai qualche decennio. Evidentemente anche quel mondo l’ha soppesato.

    Cosa abbia detto il cervello in quel momento ad entrambe i protagonisti della vicenda non è dato sapere, resta il fatto che uno è stato licenziato e l’altro verrà probabilmente punito. Perchè in quel mondo un allenatore vale meno dell’ultimo dei giocatori, perchè le regole non scritte del calcio (se sei gay è meglio che te lo tieni per te…) sono lo specchio di questa società: l’importante è fare e avere soldi, come li fai non è importante, l’importante è che li hai, tu, non gli altri.
    E anche da qui scaturisce l’invidia per i politici, i calciatori, le subrettine, etc. che hanno soldi “facilmente” e spesso ricevono un giudizio che sembra morale ma che invece nasconde solo ed esclusivamente invidia. La conferma è che se oggi, chi ha giustificato il fatto, ricevesse una bella razione di ceffoni dal capufficio, si rivolgerebbe immediatamente ai carabinieri e non lo giustificherebbe.

  12. francescocosta:

    Mirko, guarda che ci sono un sacco, ma un sacco, di genitori che fanno i genitori senza menare i figli. Non è mica impossibile. Poi può capitare di perdere le staffe e il controllo e fare una cazzata, per la stanchezza, per lo stress: siamo umani. Basta non raccontarsi che non è una cazzata.

  13. Wilson:

    Sono d’accordo.
    Ricordiamoci le reazioni dei giornali quando un signore italiano è stato denunciato per i suoi comportamenti violenti (i pare abbia dato uno schiaffo al figlio) in un paese civile.
    Trovo però un’attenuante (e un motivo per non essere del tutto d’accordo con l’esonero): il contesto in cui è avvenuto il fatto è caratterizzato anche dal fatto di tollerare una certa dose di violenza come sfogo delle tensioni che lo caratterizzano. Insomma: spinte, schiaffoni, strattoni sono la norma nella risoluzione delle controversie tra calciatori, sotto un certo limite (la testata di Zidane o il pugno di Materazzi anni prima, per fare qualche esempio) non sono vissuti come veri e propri fatti violenti (forse perché molti normali fatti di gioco sono ben più violenti e dolorosi).
    Per farla breve: non si picchia la gente, ma ci sono eccezioni (come gli incontri di boxe, per dire) e gradazioni (uno spintone è diverso da venti cinghiate), in questo caso tra una cosa e l’altra forse una forte multa sarebbe sembrata più ragionevole come reazione della società, se prevista dal contratto, così sembra più che altro che abbiano trovato una scusa per cambiare un tecnico di cui già volevano disfarsi.
    ps: non fosse che l’esonero non comporta danni economici ci sarebbe anche da pensare qualcosa come “non si può licenziare qualcuno per un solo episodio” (almeno se tale episodio non comporta veri danni).
    pps: NON SI PICCHIA LA GENTE!!! (giusto per chi non avesse capito come la penso)

  14. gruggieri:

    io sono un genitore e qualche volta mi è capitato di fare una cazzata
    cerco di non raccontarmi che non fosse una cazzata

    detto ciò, effettivamente ieri sera su questo episodio avevo un po’ di mixed sentiments
    e allora mi sono chiesto perché

    penso abbia a che fare con il fatto che ho sempre delegato al calcio il ruolo di “sfogatoio” del peggio
    di me e degli altri

    io sono uno che non insulterebbe mai un avversario politico, penso che normalmente le iniziative “antifasciste” possano risultare spesso più fasciste dei fascisti, su questi temi sono sempre d’accordo con te e con giovanni fontana
    ma col calcio, probabilmente in modo a questo punto inconscio, mi sa che è diverso
    non dico sia giusto, ma è così,
    e grazie per avermelo fatto capire

  15. passante:

    anche censurare è violenza, sai quanta violenza psicologica e morale viene fatta sui bambini senza muovere un dito? quanta ipocrisia

  16. passante:

    Visto che fai paragoni con i bambini per condannare un gesto di violenza, facciamo un paragone opposto: se sei un militare al comando di un’unità operativa e uno dei tuoi soldati, nel bel mezzo di un combattimento, ti prende per i fondelli minando il rispetto dell’intera squadra dovuto al comandante e mettendo di conseguenza in forse il raggiungimento degli obiettivi e in pericolo la vita tua e dei suoi commilitoni, il codice militare non prevede schiaffoni, in tempo di pace vai a processo per insubordinazione, in tempo di guerra puoi essere fucilato sul posto. segue…

  17. pepato:

    Ma senza entrare nel merito dell’episodio e dei distinguo (padre-allenatore-capufficio-ecc.). La frase “la gente non si picchia e basta” che fondamento ha? La gente non si picchia. Perché? In base a cosa? Chi l’ha detto? Non voglio fare l’avvocato del diavolo, ma ci sono delle posizioni sulla “violenza” (di nuovo, senza entrare nel merito dell’educazione e dell’autorità) che mi sembrano solo frutto di moralismo e preconcetto. Senza polemica, vorrei che qualcuno riuscisse ad argomentare questa posizione.

  18. aisai:

    Dunque, una decina di deficienti viziati stanno cercando di mandare in B la propria squadra (chissà come mai, eh), e tu sei lì che provi a recuperare e a evitare un danno sportivo ed economico rilevante (che costerà probabilmente anche qualche licenziamento, parlo di staff e manovalanza, non di miliardari), e ti sbatti per cercare di fare rendere in qualche modo la banda di deficienti (e peraltro alla fine ci riesci), levi il più inutile e irritante di tutti, che mentre tu sei lì a spiegare ai giocatori cosa devono fare in campo ti sbertuccia ti umilia e ti disturba, gli dici di piantarla, quello insiste, e allora gli dai due ceffoni.
    E’ sbagliato. Non si danno due ceffoni. Ma capita. E capita perchè a volte la gente se li cerca. E’ un errore, non è un attentato alla civiltà. Li avessero dati a qualche dirigente di grossa banca, anni fa, forse certe cose non sarebbero accadute.
    Questa evidente incapacità di distinguere la diversità delle vicende, è tipica di chi della vita sa più per sentito dire che per esperienza vissuta. Di chi, fuori dallo schermo di un computer, non sa che tasti pigiare.
    Prendi Delio Rossi come esempio di violenza diseducativa, facci tutti i tuoi pistolotti utili a descrivere il mondo civile che vuoi (e che spero non si realizzi mai).
    Io ti prendo come giusta causa dell’esistenza dei troll.

  19. Marco:

    Io sto con Delio Rossi: comprendo la tensione che “il circo” del calcio ha creato, comprendo la sua fragilità umana, comprendo la reazione plateale ad un gesto plateale in una situazione di tensione plateale. Non è un automa programmato e ci sta che in un momento uno sbrocchi. Non dovrebbe esserlo ma è così e chi pontifica evidentemente non è mai stato coinvolto emotivamente in una situazione del genere.

    SI! l’educazione passa anche attraverso i ceffoni e vedendo certi ragazzotti in giro probabilmente si stanno dando pochi ceffoni nelle famiglie. Che non sono luoghi di pestaggio o di abuso (in genere)
    [sono assolutamente d'accordo col post di mirko delle 9:04]
    NO! i bambini non devono subire nulla di abominevole nel 2012

  20. passante:

    i bambini in tv a pubblicizzare cani finti che fanno cacca finta invece è accettabile, non è violenza

  21. pavone:

    “Un capoufficio cinquantenne che picchiasse un arrogantello dipendente ventenne che lo ha preso per il culo non otterrebbe applausi per il brillante intervento educativo. Sarebbe rimosso a furor di popolo, e denunciato”
    ma dove? ma in quale azienda? verrebbe rimosso il capoufficio solo se l’arrogantello dipendente ventenne fosse il protetto di qualche capo superiore. in tutti gli altri casi avrebbe la peggio l’arrogantello dipendente, che in quanto ventenne sarebbe precario e quindi licenziato all’istante

  22. aisai:

    http://www.linkiesta.it/blogs/mi-consento/delio-rossi

  23. passante:

    Non è né un bambino né un soldato, è un ragazzo che se gli dai una multa se ne frega, la rea dove l’educazione non trova terreno fertile nel campo del progressismo buonista, dove ragazzini col casco tirano le molotov e i processi li fanno in tv.

  24. milziade368:

    Un fatto penoso che ho appreso dal Televideo e di cui non cercherò ulteriori notizie. Dal 1960 manco dagli stadi di quel calcio che seguo solo saltuariamente nei casi di “bel gioco”, anche perchè spesso ho l’impressione di risultati “predeterminati”. Stimo l’ormai ex-allenatore per averlo apprezzato nell’analizzare eventi di uno sport cui ha dedicato molto se non tutto. Deploro perciò il suo gesto, ma lo capisco. L’oscuro “pallapiedista che si crede una stella” si commenta da sé… come Padre Dante, non mi curo di lui, ma guardo e passo… L’Imprenditore, ha agito come tale, tutelando gli investimenti……

  25. Gaetano:

    Un paio di volte sole ho picchiato e insultato mio figlio maggiore (12 anni) e mi sono subito scusato. Era umiliato e deluso. Ovviamente non spetta a me affermare che i miei figli sono molto educati, tolleranti e curiosi e che dimostrano capacità di leadership nelle interazioni con i compagni. Tuttavia credo che il maschio alfa di homo sapiens-sapiens non abbia bisogno di violenza e di forza fisica per essere riconosciuto come dominante dalla propria famiglia o dal proprio gruppo di lavoro. Spesso anzi la violenza in famiglia o in ufficio (sempre nei confronti dei più deboli) è un ripiego tipico di maschi passivo-aggressivi per tentare di superare le insicurezze ed ottenere un qualche riconoscimento sociale in ambienti troppo competitivi per loro.

  26. piti:

    A parte che siamo uomini e non caporali, e si fa presto a parlare con distacco quando si è fuori dalle cose, aggiungo una cosa passata in sordina nel post di Costa.
    Sì, prendere a vent’anni delle centinaia di migliaia di euro annui, che con tre anni di contratto, e senza nemmeno essere Maradona, ti sistemi per la vita, ti mette per forza di cose dentro logiche diverse. Quelle logiche che fanno di un bamboccio una persona pagata come tre presidenti della Repubblica messi insieme comportano anche conseguenze diverse. Evidentemente. L’impiegatucolo precario di vent’anni e 900 euro al mese che manda affanculo il suo capo è in una condizione diversa e può aver ben donde di comportarsi così. Il calciatore è inserito dentor una logica folle che lo premia al di là delle decenza. E allora diventa impossibile richiamarsi alla decenza, quando improvvisamente torna a far comodo.

  27. zioluc:

    per me vince il commento di mirko del 3 May 2012 alle ore 09:04, e penso che questo post faccia un minestrone di cose diverse. Perchè così si parla di “punizioni corporali” anche per una donna tradita che da’ un ceffone al fedifrago.

  28. passante:

    La violenza è un fatto, l’unica valutazione che si può fare è che sia legittimata dall’ordimento vigente oppure no. Non si può paragonare due adulti che si menano perché uno sfotte l’altro a chi picchia i bambini. Le polemiche strumentali sono l’arma spuntata di media criminali, di solito espressione di paesi lontani anni luce da libertà e democrazia, per stordire le masse e manovrare il consenso. Da Costa non lo accetto perché non è stupido.

  29. luca:

    il calciatore ha fatto lo sbruffone, l’allenatore ha dato una sberla ad un calciatore, entrambi davanti ai loro colleghi e datori di lavoro. Non ci sono discorsi su rapporto “padre-figlio” o “adulto-ragazzetto”: sono due professionisti che hanno avuto due comportamenti sbagliati e stupidi. Punto. Il fatto che si parli di “autorità”, di “ragazzetto”, di “violenza”, cazzotti “educativi” o altro denota il crollo di qualsiasi buonsenso e di qualsiasi senso di opportunità. Non c’entra nulla questo fatto con un padre che dà uno sculaccione ad un bimbo o uno schiaffo ad un adolescente, ma siamo di fronte a: comportamenti sbagliati perché il loro incarico prevede quello che è successo (allenatore mette in campo i giocatori, giocatore gioca o non gioca); il non accettare questa situazione significa non riconoscere il proprio lavoro e quindi non capire perché si viene pagati. Il senso di opportunità appare addirittura scomparso perché tutto viene fatto a favore di pubblico e quindi alla ricerca più o meno consapevolmente di consenso. E’ questo il problema: si ricerca un consenso anche nei rapporti interpersonali e soprattutto il calciatore non prende in considerazione le conseguenze della sua azione: si sarebbe comportato così sapendo di potersi prendere una sberla? Questo non significa che sia giusto prendersi una sberla e nemmeno darla, ma la gravità non sta nel dare o ricevere un’aggressione fisica bensì nell’inserirla in un contesto di non pericolo fisico (l’allenatore non ha subito un attacco fisico e quindi la sua reazione è sproporzionata).
    Non riesco a “menare” e l’assistervi mi urta, ma l’escludere l’attacco fisico dai rapporti umani ci pone in una società che rischia di sciogliersi di fronte all’aggressione e pertanto indifesa. L’importante è saper controllare le proprie pulsioni e saper calcolare il costo azione-reazione e il peso del loro rapporto.

  30. dade:

    Un bel vespaio..

  31. masspalm:

    Il gesto di Rossi non è giustificabile in alcun modo, giusto l’esonero. E sarebbe anche giusto mettere fuori rosa il giocatore e dargli una multa salatissima perchè all’allenatore va comunque portato rispetto.

    Mi sembra tu stia un po’ forzando la mano, a parte i soliti commenti idioti non mi pare si sia detto chissà cosa. Inoltre il riferimento ai bambini è ridicolo: di ceffoni ne ho presi pure io, se ne sono sempre presi e a volte servono. Punto e basta.

  32. egidio:

    da La stampa di oggi:

    “Ma c’è un solo precedente di uno schiaffo dato da un allenatore a un suo calciatore durante una partita. Risale al campionato 1983-’84, ultima delle tre stagioni passate da Tom Rosati sulla panchina del Pescara. Centravanti di quella squadra era Cozzella, che si prese una sberla dal suo tecnico, celebre per i modi bruschi da sergente di ferro. L’episodio durante la partita contro il Como, dopo una fase concitata di gioco. In quel momento il Pescara era in vantaggio per 2-0, Cozzella abbozzò una reazione e si prese anche un paio di spintoni. A distanza di anni, il calciatore disse di essere grato al suo allenatore, «perché mi aiutò a crescere». La partita successiva Rosati lo schierò regolarmente.”

  33. Wilson:

    Scusate se mi sono perso qualcosa, ma il paragone con l’educazione dei bambini mi pareva di capire non fosse del padrone di casa, ma fosse la principale argomentazione “pro Rossi” di chi ne contestava la posizione.
    Quindi che senso ha contestare a Costa il paragone?
    Poi il paragone è sbagliato due volte:
    1) Non si picchiano i bambini: è assodato (statisticamente e scientificamente) che non ha mai, in nessun caso, alcun effetto positivo o educativo.
    2) Non regge nel paragone: un allenatore non ha e non deve avere alcun ruolo educativo, può e deve essere un leader carismatico e avere un ruolo di guida, ma tra adulti (indipendentemente da quanti di questi si mostrino tali).

  34. RR:

    Francesco sbagli.
    Non si usa violenza, non si picchia, e Rossi ha sbagliato; ma non c’entra niente il 20enne milionario, il padre/figlio, imprenditore/dipendente, perché sennò ci si può far entrare la resistenza, la crisi economico/finanziaria, le mezze stagioni, Venezia è bella ma non ci vivrei.

  35. Stefano:

    a mio parere l’unica cosa legittimata dall’esonero di un allenatore, che cerca di gestire al meglio un gruppo e salvaguardare interessi economici della società,è il comportamento irrispettoso nei gesti e nelle parole di un “qualsiasi” giocatore! D’ora in poi ad ogni sostituzione se ne vedranno di tutti i colori …

  36. andrea:

    semplice… probabilmente ha fatto bene perchè non si può sempre lasciar correre. se lasci sempre correre, se ti lasci sempre mettere i piedi in testa, non ti puoi più gardare allo specchio. A volte ti tocca a fare quello che non vorresti fare… cioè reagire

  37. Guido Andrea:

    Al povero Delio si è spento il cervello per 10 secondi. Se il ragazzino non avesse provocato non sarebbe successo nulla.

    I nostri genitori sono cresciuti con violenze fisiche perpetrate da maestre di scuola e sono cresciuti più che bene. Io ho preso un sacco di schiaffi da mio padre e mi ritengo a 30 anni una persona moralmente integra, di sani principi e soprattutto civile. Ho due figlie, ancora molto piccole, ma già vedo che senza qualche sana sculacciata (e in futuro potrà diventare magari un bel ceffone) sarebbe difficile fargli capire alcune cose.

    Se i genitori di Ljaic gli avessero dato qualche sganassone in più non avrebbe schernito il proprio capo davanti a tutti. Ciò non giustifica la reazione di Rossi il quale passa dalla ragione al torto marcio.

    Personalmente alla prima vista delle immagini, spinto dall’istinto primordiale che caratterizza l’animale/uomo, ho provato solidarietà totale per Rossi. A mente fredda ho inteso che è stato un gesto folle.

  38. Andrea:

    (RR vince tutti i miei internet)

    tornando seri, mi sembra che l’articolo sia rimasto un po’ in superficie, o che al contraria sia stato scritto in modo volutamente provocatorio. son ventenne e non credo che andrei mai a prendere per il culo un mio ipotetico capo (sperando di averne, tra qualche anno); son stato ragazzino e un paio di sberle le ho ricevute, e non posso dire che non abbiano fatto bene – che scientificamente magari è dimostrato il contrario, eh, ma in un’ottica molto più terra-terra sapevo perfettamente che se mio padre arrivava al punto di essere talmente esasperato dal rifilarmi due scappellotti evidentemente ero stato un po’ troppo pesante.
    io non giustifico nè condanno il gesto: secondo il mio modesto parere, che peraltro condivido, è un gesto anche abbastanza banale, in una situazione del genere (e ci sono casi di scazzottate tra giocatori avversari che passano molto più in sordina, e sono molto meno banali). La fiorentina sta lottando per restare in A, quel giocatore in particolare non stava facendo il suo dovere, il tecnico era incazzato, l’ha sostituito, questo oltre a non fare bene il suo lavoro si è lamentato mancando di rispetto all’allenatore che il suo lavoro lo stava facendo eccome (visto poi il risultato finale), e quest’ultimo ha reagito tirando dei ceffoni. io, sinceramente, una certa sequenza logica la vedo.

  39. Dario:

    Quello che alla gente non va giù è che ci sia un ambiente che legittima certi atteggiamenti, e che un giocatore si senta le spalle talmente coperte da permettersi di sfottere pubblicamente il proprio allenatore, sicuro dell’impunità. Quello che alla gente non va giù è che un ragazzino possa approfittarsi della propria posizione di potere per farsi beffe di qualunque rapporto di ruoli, tra giocatore e allenatore, tra giocatore e ipotetico dipendente di azienda, tra giocatore e tifosi (generalizzando, il primo un privilegiato che talvolta stenta a fare anche quel poco che dovrebbe fare, per quanto sia pure divertente – quanti ce ne sono che saltano gli allenamenti? -, i secondi persone che talvolta lavorano ogni giorno anche per coltivare la passione per il calcio, delusa poi dallo scarso impegno dei giocatori, che così tanta passione, spesso, non ce l’hanno). Al punto da arrivare a strappare di mano al suo allenatore due ceffoni. Che non si giustificano, ma che glieli ha strappati di mano. Che non sono certo educativi, ma che sono il chiaro sintomo dello stato in cui si trova lo statuto educativo di uno sport come il calcio, che ha un’influenza sulla nostra società che nessun altra realtà, probabilmente, possiede. E’ uno sport che esporta modelli (di vita, di comportamento). E il modello che la gente rifiuta è quello del ragazzino viziato che si sente sul tetto del mondo e che, da lassù, può cacare in testa a chi gli pare, più che quello dell’allenatore maturo che perde le staffe. Parlando di umanità, sinceramente e senza ipocrisia, mammamia quanta ne ha mostrata in più Delio Rossi, nel suo errore, di Adem Ljajic! Da questo punto di vista, il ragionamento più profondo l’ha fatto la curva, non Costa.

  40. alessandro:

    Costa, quanta presunzione. Lei può avere una sua opinione, e ognuno è libero di essere d’accordo o meno. Ma quando conclude il suo post con personali parallelismi, e si lascia andare a un “siamo messi male”, sulla base di quei commenti ricevuti su twitter (ormai il campione è rappresentativo, ancora una declinazione del popolo del web); lì scatta la pernacchia. Scenda sulla terra, se ha un’opinione ci faccia anche sapere, per carità, ma tratti i dati per ciò che sono: giudizi personali e non rilevazioni statistiche.

  41. piti:

    Concordo con Dario e Andrea. E secondo me, sfugge a chi pretende di giudicare questo episodio con la freddezza di un entomologo che alla fine fa capire di meno e non di più, sfugge una cosa, dicevo.
    Sfugge che il calcio vive di extraterritorialità morale. Il calcio è quella cosa che uno come Ljajic, vent’anni, gode di guadagni fuori dal mondo, e ancora non ha il sorriso stampato in faccio h/24. Il calcio è un mondo dove i calciatori scarsi di serie A, e Ljaic al momento lo è, guadagnano al giorno, lavorando due ore, quello che i loro coetanei con lauree e dottorati sperano di guadagnare al mese lavorandone otto o dieci. Quando lo si fa notare, si sottolinea che sono mondi diversi e logiche diverse.
    Poi uno di questi bambocci prende due gnocchi sulla testa, e invochiamo una sorta di morale universale? E dov’era la morale universale, quando questa gente intasca cifre sgomentevoli, magari mentre nel resto del Paese ci si impicca per un debito di diecimila euro, e fa la faccia di chi se ne frega?
    Ricordo, per esempio, una intervista a Meggio, terzino del Napoli, che richiesto di un parere sulla differenza tra la sua paga e quella di un lavoratore normale, ghignò dicendo che dei lavoratori normali se ne fregava.
    Poi arriva uno e ci spiega che quello che va bene per un operaio o un impiegato, il rispetto loro dovuto, deve essere uguale a quello per uno di questi qua?
    Non si può stare dentro una logica umana a giorni alterni. Se sei fuori dal mondo il 27 del mese, ti tocca syarci anche gli altri 29 giorni.

  42. gregor:

    Dalla mia poltrona di casa dico anch’io che l’allenatore ha sbagliato… Io ho giocato a calcio, e quando si gioca e si crede nel gioco le emozioni vengono amplificate all’ennesima potenza.. Siamo umani e non capisco come Costa non lo capisca.. Il gesto non va giustificato, ma vo compreso nel contesto…

    Facendo un esempio, quando giornalisti che viaggiono solo su freccia rossa rimangono sorpresi di una scazzottata in una metropolitana alle 2 del mattino, beh, inviterei il giornalista ad andare in metro alle 2 del mattino e verificare con i propri occhi!

  43. Dario G.:

    “Ho due figlie, ancora molto piccole, ma già vedo che senza qualche sana sculacciata (e in futuro potrà diventare magari un bel ceffone) sarebbe difficile fargli capire alcune cose.”

    Brividi. Non credo sia impossibile spiegare a parole certe cose ai bambini.

    (29 anni, cresciuto senza che mi mettessero un solo dito addosso, ma quando era “no” era “no” e sapevano farmelo capire benissimo solo con severe e pacate parole)

  44. uqbal:

    Piti, il tuo discorso non sta in piedi, perché allora, visto che per lui sono bruscolini ed è uno straprivilegiato (e lo è, mica no!), dovrebbe accettare di buon grado anche, chessò, il furto della macchina o una rapina.
    Ha subito un’aggressione, e se è un crimine contro di me, lo è anche contro di lui. Il giorno che stabiliremo che alcuni possono essere prevaricati a buon diritto, avremo gettato i semi o per un nuovo nazismo o per il ritorno alle carverne (ma più probabilmente per entrambi), visto che le categorie possono essere ampliate a piacere, basta il tempo e la pazienza.

    Io sono anche d’accordo con Costa: non ci si mena, punto. Gli effetti educativi non sono nulli. Sono negativi. Posso però ammettere che per un genitore altrimenti mite uno schiaffone potrebbe aiutare a far aprire gli occhi al figlio, nel fargli pensare: “Oddio, mi ha dato uno schiaffo, devo averla fatta veramente grossa”, ma solo se fosse l’assoluta eccezione di una esasperazione estrema, lo strappo ad una regola ferrea la cui eccezionalità non può esistere se è un “metodo” educativo.

    E quella di Rossi non è stata una sberla: gli si è avventato contro, altro che storie: era fuori di sé.

    Cmq, è per questo che non seguo più il calcio. La società si è comportata bene, esonerando Rossi, ma il calcio è dove puoi essere razzista, e andrà bene: dove puoi essere violento, e andrà bene; dove puoi essere disonesto, e andrà bene. A me tutto questo ripugna e non lo voglio sostenere. E alla fin fine c’è una ragione ben precisa se i calciatori prendono tanti soldi: hanno un pubblico. E allora inutile lamentarsi. Io vivo senza e mi va bene.

  45. Luca Ferraro:

    A parte il fatto che sono dei “professionisti” (o almeno, vengono pagati come tali…) che hanno impegni “pubblici” e quindi sotto continuo giudizio.
    Il comportamento di entrambi è da Condannare.
    Rossi sbaglia perchè le mani, la violenza, normalmente non deve rappresentare la soluzione ad un problema, altrimenti si diventa prepotenti perchè si vuole imporre la soluzione (che è quella di “comando io”);
    Il calciatore, deve sempre e comunque rispettare la scelta del diretto superiore, deve sempre e comunque avere rispetto per il ruolo e sopratutto rispetto per la persona (ha dimostrato di essere un maleducato…).
    E comunque, ieri sera, è stato l’ennesimo esempio che in questo paese ognuno può fare quello che vuole e, nel bene o nel male, ci sarà sempre qualcuno a difenderlo…
    Saluti

  46. Stefano:

    No aspettate, ma le regole per cosa esistono? Innanzitutto questi personaggi sono in diretta televisiva, quindi hanno un motivo in più per non potersi comportare come gli pare (in modo palesemente sbagliato), e se scegli di fare l’allenatore e il calciatore non puoi pensare di farlo a prescindere da questo (se lo sport è diventato è diventato un circo bisogna ringraziare anche loro).
    Esistono delle regole per sanzionare comportamenti del genere (parlo di entrambi), poi posso capire che siamo tutti essere umani e la reazione emotiva non è scaturita a caso ma era in un certo contesto però rimane il fatto che UN COMPORTAMENTO DEL GENERE NON E ACCETTABILE IN NESSUN MODO, da parte di un allenatore (un leader di un gruppo), mentre il comportamento del giocatore va punito ma è causa di una formazione che ha evidentemente delle lacune, e di certo alzare le mani non è un buon esempio in questo senso.

  47. viltrio:

    Ciao, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi della quaterna arbitrale che non ha preso provvedimenti seri. Delio Rossi andava immediatamente allontanato dal campo, a mio avviso. I cori di chi era allo stadio potevano essere sanzionati con la sospensione della partita, o almeno redarguiti.

  48. thorfinn:

    Signori, sono calciatori, non professori di filosofia. E’ gente che lavora con il corpo e con i piedi, in un ambiente pieno di gente dall’arroganza senza pari, che ci trovate di tanto strano? Tra l’altro, sul campo da calcio di botte più o meno involontarie capita di prenderne un sacco, se non fosse gente che all’idea di prenderne o darne non si spaventa più di tanto non farebbe quel mestiere.

    Non sono uno che darebbe sberle ai figli, ma non bisogna nemmeno rimuovere totalmente l’idea della violenza. La violenza purtroppo esiste, e ci sarà sempre gente pronta ad usarla. Giustissimo educare a non usarla mai per primi, ovviamente, ma se terrorizziamo i bambini alla sola idea, finiranno a prenderle dai bulli nel cortile della scuola senza reagire. (Ne conosco più di uno che a forza di sentirsi ripetere “se ti danno fastidio ignorali” ha finito per non riuscire a farsi rispettare)

    E francamente mi viene il dubbio che sia molto, molto meglio una sberla che il giorno dopo hai già dimenticato, rispetto ai pipponi che sento attaccare a certi figli da certe madri, che saranno pure gandhiani e rispettosi ma gli causeranno dei sensi di colpa di cui impiegheranno anni a liberarsi….

  49. Alessandro Cavalotti:

    Rabbrividisco all’idea che qualcuno possa difendere il gesto di Rossi. Ma le avete viste le immagini? Al di là del fatto che non credo che i ceffoni siano educativi, io ho visto la reazione rabbiosa di uno a cui partono i cosiddetti “cinque minuti”, una cosa incontrollata di cui credo (e spero) si sia pentito qualche attimo dopo. E voi lo difendete? Bah.

  50. iorek:

    Il tono dei commenti di certi genitori non mi sorprende affatto. Io penso che sia molto ma molto piu facile mettere in testa i comportamenti a un bambino con uno sganassone. Ecco perché molti (no, spero non molti) genitori lo fanno. E´ la via facile, quella che non fa perdere tempo alla mattina quando lui piange e tu devi andare al lavoro, e sei giá in ritardo. La vittoria di Pirro, la battaglia vinta prima di perdere la guerra.
    Costa, sembra che debba fare un figlio prima di parlare ai genitori su sganassoni e metodi educativi. Dunque dobbiamo allenare una squadra di serie A per dare il parere su Rossi?

  51. saverio:

    Tutte queste belle parole per un tentato ceffone….io dico che quando serve..serve,non per questo mi ritengo un violento..a mia figlia che ora ha 20 anni non ricordo di averle mai dato un ceffone o di averla seviziata..eppura a scuola è sempre stata brava e ora frequenta l’università con ottimi voti….La violenza non serve ma uno scappellotto si!!Che sia calciatore,avvocato,senatore,scolaro,impiegato…sicuramente qualche schiaffo se lo meritano più i dirigenti incapaci e prepotenti.E senza stare a fare tutti questi discorsi…

  52. Silvia:

    Io sono assolutamente d’accordo con Francesco perciò sottoscrivo e dico a tutti coloro che ora difendono il calciatore se la pensavano allo stesso modo se si parlava di Ballottelli o Cassano. Perchè un’altra cosa che trovo allucinante è che i loro gesti aggressivi e violenti sono sempre giustificati dalla loro bravura. Ma è assolutamente assurdo! In ogni caso ci sono degli interventi disciplinari giusti ma mai e dico mai la punizione corporale!!!!!

  53. Francesco:

    Ho letto una valanga di articoli su questa vicenda, decisamente troppi, anche perchè nessuno ha messo a fuoco il tema fondamentale: Delio Rossi ha perso il controllo. E’ evidente che la violenza non va utilizzata, non bisogna picchiarsi, etc. etc. ma in una squadra di calcio può capitare (credo che molti di coloro che ora puntano il dito contro l’allenatore non abbiano mai giocato a calcio), in momenti difficili, che gli animi si riscaldino troppo e si arrivi a spintoni o a mettersi le mani addosso. Succede. Poi a mente fredda si analizza la situazione e si sistemano le cose. Credo che stiamo andando oltre come spettatori nel cercare di giudicare corretto o sbagliato un comportamento che è stato semplicemente istintivo e che invece servirà ad entrambi i protagonisti a non commettere gli stessi errori.

  54. Wilson:

    +1 per thorfinn e per iorek

  55. Guido Andrea:

    Caro Dario G. ti auguro di avere tanti figli. E’ davvero la cosa più bella del mondo.

    Solo allora ti renderai conto che ciò che ho scritto non è una barbarie degna dei tuoi “brividi”. Ci parlerò molto con le mie figlie proprio perchè mio padre non ha fatto lo stesso con me. Ma non escludo che prenderanno anche qualche schiaffo.

    Ad ogni modo il genitore è un mestiere che non si si insegna, sarai sicuramente un genitore fantastico. Spero di esserlo anche io.

  56. Wilson:

    Ovviamente +1 anche per Francesco: Rossi ha certamente sbagliato, ma non molto gravemente.
    Onestamente trovo ipocrite molte critiche, mi viene in mente l’esempio piuttosto positivo del Rugby: i giocatori si picchiano molto spesso, si fermano sempre subito e a fine partita non hanno rancori. Giustamente nessuno condanna gli occasionali (ma frequenti) singoli gesti violenti, tranne quando sono realmente pericolosi, perché il contesto garantisce che chi li subisce li interpreti appunto come cose da poco dettate dal momento.
    In questo caso è evidente che Rossi è andato oltre l’accettabile anche nello specifico contesto, ma non di molto. Credo che sia desiderabile che ci siano meccanismi per cui tale errore sia “punito” (e poi dimenticato), ovviamente in modo commisurato, quindi piuttosto lieve.

  57. Dario G.:

    Grazie per l’augurio.

    Concordo totalmente con iorek, lo scappellotto come via più facile.

    Già, si vedrà quando avrò dei bambini, se ne avrò.

    Mia madre fa l’insegnante da 40 anni, elementari, medie e superiori, e quando ci racconta episodi di studenti arroganti, strafottenti o cattivi proprio, che verrebbe istintivo commentare con “un bel ciaffone e vedrai gli passa la voglia”, sono sempre ragazzi che a casa le botte prendono di già.

  58. Simone Martelli:

    Beh credo che ci sia bisogno di dire che la violenza va sempre censurata. Quando avviene sotto gli occhi di tanti allora è amplificato all’infinito anche un buffetto.
    Credo anche però che l’allenatore della Fiorentina (oramai ex) abbia incarnato una reazione umana e sbagliata sicuramente ma una reazione alla sbruffonaggine di una casta (i calciatori-bamboccioni).

  59. il coccia:

    Non seguo il calcio, sono un “genoano non praticante”, manco conosco i nomi dei calciatori in squadra. Sono però un papà, e capisco che chi è stato educato a ceffoni lo consideri normale, o alla peggio peccato veniale: basta guardare la percentuale (infima) di donne che denunciano le aggressioni violente da parte dei propri mariti , compagni, fidanzati. Lo si acquisisce come schema “naturale”, come “il modo in cui il mondo funziona”. Facile. 
    Fatto sta che personalmente per me (salvo difesa dell’incolumita fisica propria o altrui) l’integrità fisica del prossimo si rispetta. Punto. Voglio che sia rispettata per i peggiori criminali, attraverso una detenzione sicura e perfino confortevole, e trovo inconcepibile, primitivo e bestiale anche solo immaginare di non pretenderla da me stesso per mia figlia. Dalla quale, per inciso, non esigo alcun rispetto per il solo fatto di essere suo padre (il mondo è pieno di padri mostruosi), ma semmai perché me lo merito a partire dal modo in cui sto al mondo, per me stesso e per lei, con lei. 
    Il che non significa che sono e sarò un padre perfetto, o anche solo un buon padre. Ma che quello con cui voglio misurarmi è la logica, la responsabilità, la mediazione. 
    Il resto, dovessi cascarci, lasciatemelo almeno considerare un fallimento. 

  60. DAVIDE:

    A proposito dell’episodio di ieri sera fra Delio Rossi ed il calciatore Lajic ho sentito commenti davvero fuori luogo, persino ieri sera in rai dal sig. Boniek che applaudiva il comportamento di Rossi. ma come si fa a confondere il ruolo padre figlio con quello di due professionisti come Rossi e Lajic?? BONIEK andrebbe LICENZIATO immediatamente dalla Rai. Siamo al delirio. Mi dispiace per delio rossi ma il suo licenziamento per GIUSTA CAUSA è doveroso e inevitabile. se un professionista del suo livello non sa gestire lo stress, cosa dovrebbe fare un semplice impiegato o un semplice capo ufficio, una strage ?? quelli poi che scomadano il ruolo padre/figli sono davvero patetici…ma come si fa..è come confondere l’acuq con il vino…fate ridere! complimenti alla societa’ FIORENTINA che ha avuto il coraggio di fare il suo dovere prendendo la decisione dovuta ! E PER BONIEK SPERO DAVVERO LO MANDINO VIA…ci sono tanti bravi giornalisti che aspettano di prendere meritatamente il suo posto! noi utenti RAI MERITIAMO DI piu’

  61. sblsbl:

    Premesso che sono completamente d’accordo con l’autore dell’articolo, la metafora genitore-figlio rischia di essere fuorviante: io non sono d’accordo con lo “scappellotto educativo” neanche in quel caso, ma il punto è che qui non si sta parlando di un genitore che educa il figlio come meglio (peggio) crede, ma di un dipendente ed il suo superiore. Voi genitori che avete commentato schierandovi a favore della “violenza (con tutte le precisazioni del caso, ovviamente)a fine educativo”, ecco, vorrei proprio vedere come reagireste se scopriste che l’allenatore (un estraneo, dunque) di vostro figlio che gioca a pallone lo ha attaccato al muro perché gli ha risposto male.

  62. Dante:

    Boh, non so, ma mi sembra che si stiano confondendo e di molto le acque
    Un ceffone (o uno scapellotto) sono una cosa ben diversa da quello accaduto. Qui, in uno scatto d’ira, uno prima ha tirato un cazzotto ha attaccato a un’altro, poi l’ha attaccato al muro e gliene ha tirato un’altro.
    Tra le due cose mi sembra ci sia un abisso.

  63. Andrea:

    secondo me ci sono troppi commenti che vedono le cose in bianco e in nero, o meglio, in antinomia tra violenza e mediazione. uno scappellotto non è violenza, non mina l’integrità fisica (integrità fisica de che? mi faccio più male a sbattere con il mignolo contro un mobile), semmai quella psicologica; un pugno in faccia mina eccome l’integrità fisica, e anche quella psicologica; una raffica di ak-47 mina l’integrità fisica e chissenefrega di quella psicologica, che non c’è proprio più. *provocazione per abbassare i toni*

    il punto è che se in questo caso (nel caso dell’allenatore e del giocatore) c’è violenza (perchè c’è) e quindi si va a minare l’integrità fisica, il gesto è censurato (giusto). ma solo il gesto in sè e da censurare, non la serie di eventi che ha portato al gesto; questo è quello che molti non hanno dissociato. la serie di eventi porta a un risultato normalissimo e completamente contestuale alla serie di eventi stessa: due scappellotti. che se li sia cercati o meno, influisce poco sull’integrità fisica; questo è accaduto e mi sembra anche una cosa piuttosto ovvia, “naturale”, e contestuale.

    semmai la riflessione andrebbe fatta sui risvolti psicologici della cosa: un ragazzo arrogante ha ricevuto due scappellotti perchè non stava facendo bene il suo lavoro, e può reagire in vari modi; il bambino che faceva i capricci e ha ricevuto una sberla può reagire in vari modi; il dipendente che canzona il capo e viene preso a sberle può reagire in vari modi. qui sì che un’analisi congiunta dei vari casi può essere d’aiuto, ma una censura della violenza tout-court, a prescindere dal grado e dalla situazione di sicuro non porta a nulla se non a una flame war.

  64. Sfincione:

    Il commento sul ceffone al figlio l’ho fatto io su twitter. Oggi a mente fredda penso sia un paragone poco centrato perché concordo con i molti di voi che sostengono che un allenatore adulto non abbia una missione educativo/pedagogica. Stiamo parlando di cose diverse (possiamo discutere poi se il ceffone sia educativo o meno…ma forse in un altro post…qui e’ fuori tema). Il gesto tuttavia seppur censurabile nella sua platealita’ non mi sento di condannarlo perché fatto da un uomo vero che ha perso la brocca in un mondo pieno di ipocrisia e falso come quello del calcio. Ancora pero’ non mi e’ chiaro cosa avrebbe fatto l’ottimo Costa al posto di Rossi (cosa non avrebbe fatto e’ chiarissimo , ma ritengo che poi abbia mescolato un po’ troppi concetti). Io dico che si può essere d’accordo o meno sul gesto, ma non capisco che afferma cose del tipo: gesto sbagliato perché in pubblico …andava fatto nello spogliatoio (!). Infine ultima nota: e’ successa una cosa simile pochi mesi fa (non c’e bisogno di risalire agli anni 60-70) con Paolo Di Canio in Inghilterra. Li’ hanno venduto il giocatore e straconfermato Di Canio…come sempre e’ una questione di punti di vista

  65. Rubino:

    Che bello leggere finalmente qualcosa di sensato!

    Un grazie spassionato all’autore dell’articolo!

  66. Rubino:

    per sfincione e quelli “dell’uomo vero”

    Un Vero Uomo sa quando picchiare e quando non picchiare.

    Un Vero Uomo non si fa andare il sangue alla testa nei momenti decisivi.

    Vare le Palle non vuol dire essere fragili, deboli di nervi.

    Avete qualche problema con la mascolinità, mi sa :)

  67. Ale:

    A tutti coloro che mettono sullo stesso piano (o giustificano) la reazione manesca con la provocazione verbale, propongo un esperimento.
    Domani ci incontriamo da qualche parte, voi mi lanciate gli insulti più offensivi che conoscete e io vi prendo a pizze: ci state?

  68. Fausto:

    Due comportamenti quello dell’allenatore e quello del calciatore assolutamente non accettabili. Quello dell’allenatore aggravato dalla violenza fisica. Entrambi da censurare fortemente. Dopodiché diventa abbastanza ovvio che la società esoneri l’allenatore e sospenda (forse una multa) il calciatore. Il calciatore è un capitale per la società, l’allenatore no. L’unico caso che mi viene in mente dove la società nei confronti del calciatore si è comportata diversamente è la sampdoria l’anno scorso con cassano.

  69. Fra:

    Mi fa ridere che quando si parla di violenza, quelli che ne difendono l’uso, magari solo come ultimo rimedio, non si rendano conto della catena di reazioni che scaturisce dall’innesto della miccia. Se il giocatore della Fiorentina avesse reagito sferrando un bel pugno in faccia all’allenatore avrebbero detto che era legittima difesa, o che era stato provocato, e poi che a quel punto l’allenatore insultato e con il sangue che gli usciva dal naso aveva giustamente perso la testa e sfasciato il secchio del massaggiatore sulle costole del ragazzino… e via così, magari fino ai coltelli, hai visto mai che uno si fa rompere le costole senza reagire!
    Mi permetto di segnalarvi questo post sulla
    violenza e la fratellanza:
    http://www.igiornidelleuchessina.blogspot.it/2011/03/fratello-ditalia-dove-sei.html

    e grazie a Francesco Costa per l’articolo e per questo spazio di commento
    Fabbrizz

  70. cervelletto:

    Caro Sig.Costa,ho solo una domanda per lei e di rimando per tutti i lettori:lei è della filosofia che i bambimi vadano semplicemente educati oppure ascoltati,capiti,accompagnati? si badi bene:per “educati” non intendo “sganassoni”!
    risponda a questa domanda e poi potrò farmi un’opinione precisa sul senso del suo intervento
    cordialità

  71. Giovanni:

    Ljalic pare abbia detto a Rossi “sei piu’ handicappato di figlio”, Rossi ha un figlio con un forte handicap. Rossi e’ stato provocato piu’ volte e la sua reazione e’ stata irrazionale. Come sempre non e’ facile avere giudizi da fuori senza contesto ed e’ forse per questo che, a volte, e’ meglio astenersi dal commentare, criticare. Che sia colpa di Ljalic o di Rossi.

  72. Tony:

    E un poliziotto in una piazza gremita di ragazzini intenzionati a sfondare i cordoni di sicurezza, in preda alla tensione e in pericolo di perdere la propria incolumità fisica, ha il diritto di prendere a manganellate i manifestanti?

  73. Enrico:

    Rossi ha fatto bene e il gesto gli fa onore, evidentemente ci sono ancora persone che considerano lealtà e rispetto come valori da difendere, se serve anche con una zuppa, che non ha mai fatto male a nessuno.
    E con quello che accade nei campi con conseguenze spesso risibili trovo assurda la sua squalifica e il suo licenziamento.

  74. flora87:

    Se è vero che il calciatore ha offeso il figlio handicappato la reazione di Rossi, pur sbagliata, diventa assai più comprensibile..sfido chiunque a reagire diversamente

    http://www.fanpage.it/delio-ljajic-ecco-le-parole-del-serbo/

  75. Paolo:

    Mirko, se secondo lei Costa “non puo’ permettersi” di dire certe cose perche’ non ha figli, allora lasci che le dica io, che di figli ne ho. Le stesse identiche cose che ha scritto Costa. Io, come tutti, purtroppo sono costretto spesso a punire mia figlia, in tanti modi, ma mai corporalmente. Puo’ farcela anche lei.

  76. thorfinn:

    Tony: finchè sono solo “intenzionati”, no. Se lo fanno, e la situazione è quella che descrivi, beh, direi che il rischio lo devono mettere in conto.

  77. luc:

    Le sue belle parole come le sue idee sarebbero appropriate in un mondo meravigliosamente perfetto, che utopisticamente tutti Noi sognamo, ma che non esiste.
    Quando si fanno considerazioni su questi accadimenti bisogna sempre fare una semlice riflessione: il mondo reale è un’altra cosa.
    Non ci credete? chiedete alla famiglia di quel povero ragazzo di Pescara ucciso per sbaglio da un gruppo di Rom, su cui oltretutto il vostro giornale non ha speso una parola.

  78. jamesnach:

    @Guido Andrea

    Stupore: chi le ha prese dal padre le dà alle figlie, e giustifca Rossi.
    Ma dai?

    Poi però mi si gela il sangue:

    “Ho due figlie, ancora molto piccole, ma già vedo che senza qualche sana sculacciata (e in futuro potrà diventare magari un bel ceffone) sarebbe difficile fargli capire alcune cose.”

    Direi che non sei capace di educare le tue figlie.
    Fatti aiutare prima che sia troppo tardi. Non scherzo.

  79. franco rivera:

    niente botte,
    mai,
    per nessun motivo

  80. Simone Martelli:

    Ciao Francesco,

    il mio commento a caldo qui non mi ha soddisfatto, tutt’altro. Ho scritto in modo un po’ più articolato il mio pensiero qui: http://simonemartelli.it/blog/2012/05/della-violenza/

  81. piergiorgio:

    Mah…il problema è che la violenza è proprio il contrario dell’educazione, è diseducativa.
    E, soprattutto, un allenatore che non sa governarsi, controllarsi, dimostra una sconcertante incapacità di leadership. Che messaggio può trasmettere alla sua squadra? Ci sono altre sanzioni in un rapporto professionale, non si ricorre alle mani.

  82. Ipponax:

    In tutta questa faccenda, non so davvero chi ne esca meglio. Ivi compreso il pubblico che dà dello “zingaro” a Ljiajć, non certo perché lo sia perdavvero. Se è vero ciò che scrive Giovanni (#71), la Società dovrebbe mettere fuori rosa Ljiajć, e cederlo al primo offerente, se non proprio rescinderne il contratto.
    Posto che è facile pontificare da davanti ad un monitor, se fossi stato Rossi, dopo aver contato fino a 100, sarei andato da Della Valle e gli avrei detto: “Ljiajć per me è sportivamente morto. O io, o lui”.
    Credo non avrebbe difficoltà a trovarsi alloggio altrove.
    Saluti.

  83. JessePinkman:

    Ecco, se è vera la storia del «Sei più handicappato di tuo figlio», mi pare che alla fine i conti tornino. In questa faccenda alla fine di padri e figli si parla. E come sa chiunque le viva sulla sua pelle certe situazioni, sulla pelle perdio, la vita vera, non twitter, se tutti i padri di ‘figli handicappati’ menassero ogni volta le mani sul ljalic di turno avremmo strade popolate di mascellofratturati. Cosa che non mi pare avvenga, e per fortuna. Forse perché quei padri ritengono al fine più saggio lenire con dolcezza, dignità, cura le ferite inferte piuttosto che arrecarne a loro volta. Dato il contesto, e se tale è il contesto, credo ci sia poco da filosofeggiare e gandheggiare: ogni tanto si sbrocca, ieri sera è capitato a delio rossi, domani capiterà a carlo bianchi, dopodomani a me. Dato il contesto, e se tale è il contesto, Costa, mi pare c’entri poco tirare in ballo i sentimenti anti-casta che si estenderebbero ai calciatori giovani e ricchi. È il sentimento anti-quelli-come-ljalic che dio volendo ogni tanto ci fa ancora incazzare e sì, mollare un sacrosanto cazzotto. Cordialmente.

  84. zab:

    Dico che non è facile classificare nettamente la violenza fisica, premetto che secondo me quello che ha fatto Rossi è una cosa che merita assolutamente la punizione che ha ricevuto.
    pare dico pare che liajic abbia nominato il figlio disabile di Rossi con questa frase “sei più handicappato di tuo figlio…”
    quante volte secondo voi per provocazioni simili magari al riparo degli spogliatoi è successo di peggio..?
    almeno centinaia di volte.
    Il fatto che tutto sia accaduto in diretta tv mi conferma l’idea che mi ero fatto di Delio Rossi, una brava persona ma fragile che al momento di massimo stress dopo un periodo terribile sia stata toccata nel punto di rottura che l’ha fatto sbroccare.
    Detto questo, non è un contesto educativo sono entrambi maggiorenni dipendenti della società, così non ci si comporta.
    Allenatore a casa e giocatore fuori rosa e multa, di più la fiorentina non può fare.

  85. Alessandro:

    Sono orgoglioso di quello che sono diventato, a 24 anni, una persona che studia e lavora e che gestisce responsabilità e che sa il confine tra quello che si deve fare e non si deve fare e tutto grazie a svariati ceffoni ricevuti quando ero piccolo. Vedo bambini di oggi che probabilmente saranno futuri teppisti, difesi a oltranza dai genitori e straviziati. Non andrà bene sul lavoro, ma io sostengo che un padre qualche necessario ceffone a un figlio deve mollarlo quando serve.

  86. francescocosta:

    Pensate un po’: pare che la storia del figlio disabile, una roba senza alcun riscontro che circolava sui siti dei tifosi al pari delle leggende metropolitane su chi va con la moglie di chi, sia una bufala. Detto che, anche se fosse, non avrebbe comunque giustificato il ricorso alla violenza fisica, beh, chi l’avrebbe mai detto. http://www.calciomercato.it/news/155828/Fiorentina-parole-di-Ljajic-a-Rossi-una-bufala-le-voci-sul-figlio.html

  87. Simone Martelli:

    Beh era abbastanza grossa la frase, sembra sia stata molto più “morbida” a parte espressioni in lingua madre per fortuna incomprensibili a chi era a portata di orecchio.

  88. flora87:

    Ovvio che non l’avrebbe giustificato. Però l’avrebbe reso umanamente comprensibile, questo sì.

  89. Mario:

    Mio padre mi ha dato solo un calcio in culo. Mia madre mi ha datto un fracco di sberle. Sberle, non violenza: inquadriamo le azioni nel loro ambito. Da qui ai cazzotti di Rossi: E’ assurdo pretendere che tutti abbiano lo stesso livello intellettivo e che possano arrivare a capire come risolvere le questioni in maniera educata. Alla centesima volta in cui mi pigli per il culo una reazione te la devi aspettare. E se pensi che non arrivi, sbagli. Questo non è essere incivile, perché per la civiltà la gente si è ammazzata, basti pensare a Parma, al ’22. Chi se ne dimentica sarà automaticamente sottomesso da chi userà sistemi coercitivi più forti.

  90. Francesco:

    Prima cosa: un ceffone dato ad un minorenne, anche se è mio figlio, è REATO. Lo sfogo di rabbia o frustrazione o che altro non è provvedimento educativo, ma qualcosa per cui si SAREBBE perseguibili per legge…
    Seconda cosa: l’articolo non sarà così brillante nè approfondito, ma non ha neanche molto senso estremizzarne e stravolgerne le conclusioni. Condivido in pieno l’idea che, sempre per cultura, e per acritica deviazione calciofila, una grande parte della nostra bella Italia tende a vedere con compiaciuto divertimento questo tipo di episodi, passando il messaggio che non c’è nulla di strano nell’usare violenza e picchiare un’altra persona… anzi, è lui che mi ha fatto arrabbiare.
    Se un atto come quello di Rossi giunge ad essere condivisibile e giustificabile, mi chiedo quanto “in là” si sia spostata la linea del ciò che è accettabile, e ciò che non lo è, nella nostra cultura della relazione con l’altro…

  91. vland:

    Beh, io ho 50 anni, e ai miei tempi qualche ceffone da mio padre l’ho preso… e meritato. E vi assicuro che, nonostante qualche ceffone, non sono sono cresciuto con problemi psicologici, né sono diventato serial killer, né ho maltrattato i miei figli.

    Adesso, per una sculacciata, un padre può essere denunciato. E guardate che gioventù c’è in giro adesso… !

    E con questo non giustifico l’atteggiamento di Rossi. Però non giustifico neanche l’atteggiamento del calciatore sopra la decisione presa dall’allenatore.

    Alla fine lo pagano… e lui deve fare quello che gli dicono.
    Se non gli va bene… che cambi lavoro (e guadagni meno).
    Punto.

  92. Iore:

    Dissento totalmente con Mario (e altri). La violenza é violenza. Punto.
    Inquadriamo pure le azioni, come dice Mario. Certo che la reazione di un adulto con un altro adulto é fisicamente piú intensa. Un bambino é un cosetto piccolo, una sberla per un bambino é come un pugno in piena faccia per un adulto.
    Psicologicamente, l´umiliazione é secondo me, invece, 100 volte piú intensa per un bambino. Comunque.

    La societá descritta da Mario é aberrante, non solo incivile. A casa mia, in senso figurato, non si giustifica un gesto come quello di Rossi, come quello di chiunque alzi le mani su un altro. Fine, senza distinguo o relativismi.

  93. aisai:

    A casa mia, invece, chi non fa distinguo e non considera i singoli accadimenti nella loro complessità, è giustificato: è sintomo di scarsa intelligenza, come tutte le scelte “senza se e senza ma”.

  94. andrea61:

    Capisco il tuo sconcerto. Ho un figlio di 8 anni che non é stato mai picchiato.
    La scelta di non usare il proverbiale scappellotto é maturata nel tempo anche confrontandoci con amici stranieri e scoprendo che in molte culture l’idea di usare la violenza per educare é considerata alla stregua di un crimine. Sarà un caso, ma sono proprio quei popoli di cui ammiriamo la serietà, il rispetto delle regole, l’equilibrio…..
    Ovvio, la cosa costa molto tempo e fatica e a volte l’istinto di far volare un ceffone per chiudere la discussione o il capriccio é forte. Mi rendo conto che la nostra famiglia da questo punto di vista é rara e resto sempre colpito dalle giustificazioni che vengono sempre date per spiegare lo scappellotto (tradizione, mancanza di danno, superficialità) e dalla immensa stupidità con cui si contrappone il ceffone al permissivismo. Mi disturba poi questa idea molto cattolica e poco liberale per cui educare significa conculcare divieti e le regole non sono strumenti per vivere meglio e costruire il fuuro ma solo limiti davanti a cui fermarsi. Un’idea dell’uomo come essere irresponsabile ed irrazionale, potenzialmente schiavo dei propri peggiori istinti e perció che deve essere pavlovianamente educato.

  95. Diego:

    Non riesco a vedere la contraddizione tra le due posizioni, se qualcuno mi aiuta è benvenuto:
    - sul piano della fattispecie concreta ha fatto bene o male Rossi a menare Ljajic? Boh, non lo sapremo mai. Non sappiamo a quale livello di esasperazione sia arrivato Rossi, se sia stato insultato, se invece Rossi è un razzista o un padre-padrone…le variabili sono infinite. E nessuno di noi può, in sincerità, affermare che da qui alla fine della propria vita non sbroccherà mai e poi mai davanti a una situazione considerata ingiusta.
    - sul piano astratto, deve essere Rossi sanzionato? Certo che sì: il risolvere le proprie magagne a pugni, anche al di fuori dal piano legale, incrina le fondamenta della convivenza civile.
    Proprio perchè nessuno di noi era lì seduto e, soprattutto, non siamo nella testa di Rossi, è necessario separare il giudizio etico-morale dalla sanzione necessaria.

  96. passante:

    Ma cosa c’entrano i bambini, cosa c’entra la religione? Due adulti si menano per uno sfottio e si parla di picchiatori di bambini e di cattolicesimo. Allora mettiamoci anche gli animali in gabbia, l’aborto, berlusconi, i gay e gli alieni. La domanda è: si deve reagire alla mancanza di rispetto, alla maleducazione? Sì? No? Come? Quanto? Forse? Dipende? Esiste il diritto allo sfottio? Sempre o solo se lo sfottuto è padre, marito, capo, superiore, poliziotto, tifoso di un’altra squadra, elettore di un altro partito? Appurato che non si picchiano i bambini, esiste o no il diritto di comportarsi impunemente come quel calciatore, che vi ricordo non essere un bambino? Essere persone educate e civili è un dovere oppure è un optional? Non è una domanda banale di questi tempi, in questo paese.

  97. uqbal:

    passante: mai sentito parlare di multe, rimproveri, licenziamenti, ecc. ecc.?

  98. piti:

    Scusa, uqbal, ti chiedo per un attimo di ammettere l’ipotesi, forse campata per aria o forse no, che Lijajc abbia sfottuto la famiglia di Rossi e in particola la figlia handicappata.
    Io non posso credere che, senza particolare attrazione per la violenza, si arrivi a essere così anodini, così asettici da pensare di regolare una tal cosa in modo burocratico.
    Sinceramente, in un caso del genere, tu lo faresti? Se uno, che magari ha gli anni per essere tuo figlio (ma è pure maggiorenne), che ha tutto e fa la vittima, di fronte a un brutto voto ti offende dal lato degli affetti più cari, tu cosa faresti? Gli metti una nota sul registro? Scusa, ma non lo credo, e credo che una tua reazione alla Delio Rossi sarebbe pienamente comprensibile, e pertanto giustificabile.
    Non possiamo ridurre la vita a una somma di regolamenti, e credo ne sia consapevole anche tu.

  99. Dario G.:

    @alessandro del commento n. 85

    Sono orgoglioso di quello che siamo diventati, a 24 e 29 anni, io e mio fratello, persone che hanno studiato e adesso lavorano e gestiscono responsabilità e che sanno il confine tra quello che si deve fare e non si deve fare, tutto grazie all’educazione ricevuta quando eravamo piccoli, senza un solo ceffone. Vedo bambini di oggi che probabilmente saranno futuri teppisti, difesi a oltranza dai genitori incapaci e inutilmente maneschi, verso i loro figli e magari anche verso gli insegnanti. Non va bene sul lavoro, tra persone adulte, figuriamoci verso un minore – seppur figlio – che ha capacità di reazione e analisi diverse da un genitore, che se cede al ceffone sceglie la via più facile e vigliacca, che non serve mai.

    Se per ottenere “X” si può usare parimenti le parole e i ceffoni, viva centomila volte i miei genitori che sono riusciti a farlo solo con le prime. E forse non è un caso se in 29 anni non mi sono mai picchiato con qualcuno, né trovato in situazioni che potessero portarmici.

    (e chi se ne frega se qualcuno penserà “eh non sei un vero uomo allora”)

  100. andrea61:

    @piti: hai ragione, siamo fatti di carne e per fortuna non siamo robot. Ma comprendere non significa giustificare o, addirittura, applaudire.

  101. luca:

    vedi Costa cosa succede a mettere insieme due calzini spaiati? Tirare fuori la storia di educazione tra padri e figli ha scatenato solo chi alza la mano per godere di un momento di protagonismo: “Io non ho mai dato un ceffone a mio figlio!” “Io neanche uno scappellotto!” “Io non ho figli, ma se li avessi, non lo farei”, ecc…
    Naturalmente la fattispecie del gesto sarebbe dovuta essere contestualizzata come si deve, chettelodicoafare.
    Siamo alla terzultima di campionato, la Fiorentina non è ancora salva, sta prendendo in casa due sberle (oh, metaforiche, s’intende!) dalla penultima in classifica, con giocatori che hanno reso 0 per tutto il campionato, uno su tutti Ljajic, quando un allenatore è costretto a sostituire il suddetto giocatore mentre ancora si gioca il primo tempo, e costui, dopo aver applaudito Rossi, gesto che non ha, di per sé, cagionato alcuna reazione da parte del tecnico, insiste insultandone pesantemente la figlia… Tutti sicuri di voler confermare i vostri commenti?
    Ovviamente si presume che ognuna delle anime candide che hanno reagito con sdegno al comportamento di Rossi si sia trovata nella medesima situazione, sottoposta alla stessa pressione psicologica, caricata degli stessi sentimenti di desolazione e impotenza… sennò cos’hanno commentato a fare tutti costoro?

    P.S. Tutti con figli che hanno handicap immagino…
    P.P.S. Io non ho mai alzato le mani su nessuno, non ho figli, non vorrei mai alzare le mani sugli eventuali figli che la natura e prim’ancora una donna vorrà donarmi, ma di fronte a quanto hanno scritto in molti, mi viene da ridere…

  102. francescocosta:

    Lo ripeto, al centesimo commento: il punto non è che possa capitare. Certo che può capitare. Ci possono essere mille contesti in cui, per rabbia o debolezza o frustrazione, una cosa del genere è umanamente comprensibile. Poi uno si scusa e dice: ho fatto una cazzata. Perché lo è. Questo post contesta i molti, qui e altrove, che hanno rivendicato il gesto di Rossi come una cosa giusta, opportuna, sacrosanta, utile.

  103. Carlo M:

    beh francesco, al centesino commento, il problema è che ancora non hai capito che in determinate circostanze una pizza in faccia può anche essere giusta, opportuna, sacrosanta e utile. perchè il mondo non è sempre o bianco o nero; e ci sono alcuni fatti, e alcuni comportamenti, che non sono sempre giusti o sempre sbagliati, a prescindere.
    io non so se il caso di delio rossi sia uno di questi, non ho gli elemeti per giudicare.

    a un certo punto è trapelato che il giocatore avesse detto a rossi che è “più handicappato di suo figlio”, e che rossi avesse un figlio disabile. ma pare che nessuna delle due cose sia vera.

    però ecco, tanto per fare un esempio, se io avessi un figlio disabile, e qualcuno davvero mi dicesse una cosa del genere, beh… dovreste levarmelo di torno perché altrimenti lo corcherei di botte.

  104. Sorry:

    Ma lo fa rivangando solo vuoti luoghi comuni. Una serie di inutili ceffoni contro un mostro che non esiste.

  105. uqbal:

    Piti

    Conterei fino a cento ripetendomi “Non farlo diventare una vittima”. Se sono un allenatore, ho altri mezzi per punirlo, tipo “trovati qualcosa da leggere, perché non sei Maradona, e finché io sono allenatore tu il campo lo vedi solo con Sky”.

    Ma poi su che base puoi affermare che chi si rifiuta di menare o di giustificare le botte sia uno freddo, un burocratico, un esperto di insetti? Non è che hai l’esclusiva sulle incazzature, però se permetti, esiste anche una cosa chiamata autocontrollo.

    La storia del “e se uno ti offende gli affetti più cari, che fai?” non la sentivo più da quando avevo 11 anni, quando mi hanno spiegato che nel mondo civile funziona diversamente, e quando mi sono reso conto che quelli che mi offendevano la mamma, nemmeno la conoscevano, mia mamma.

    E questo vale anche per una figlia handicappata (oltre al fatto che questa sarebbe una bufala, nel caso di Rossi): il dolore per un figlio handicappato è talmente enorme che quel che può dire un 19 deficiente poco cambia e poco fa.

    Non è burocrazia, è saper stare al mondo, e se tu non riesci a concepirlo, riflettici, prima di dare del caporale, del burocrate o dell’entomologo a qualcun altro. E vorrei anche sapere che male c’è ad essere esperti di insetti, peraltro.

  106. Francesco:

    Ciao. Mi piace molto quello che hai scritto. Ho scritto anche io su Facebook le tue stesse cose (meno bene) e ho avuto la stessa reazione. Sono rimasto doppiamente male: non solo per un mondi in cui la violenza è l’unico linguaggio, ma per scoprire che anche chi ti è vicino la pensa cosí. Che peccato, non tanto per noi, ma per i nostri figli e nipoti

  107. piti:

    uqbal

    Intanto non sappiamo né tu né io se Ljiajc ha detto o no la frase incriminata. E partiamo dal presupposto che potrebbe (modo condizionale, tempo presente, terza persona singolare) averla detta. Se e, come diceva Mina, sottolineo se l’ha detta, non è come dire Figlio di puttana. Ho giocato anni a calcio a livelli amatoriali e dare del figlio di puttana era l’equivalente degli inni e dello scambio dei gagliardetti nelle partite internazionali, e nessuno faceva una piega. Ma rifarsi a un figlio handicappato, se l’ha fatto, è una cosa diversa. E non è che fare quelli che a 11 anni hanno capito ‘sta cosa dia delle ragioni. Perché non è la stessa cosa.
    Non pretendo nessuna esclusiva dell’incazzo, e ti sfido a trovare una mia sola parola in questo senso.
    Quanto all’entomologo, scusa, ma fingi di non capire. Che i sentimenti non si fissano con lo spillino, ordinatamente, come una farfallina nel giusto posticino della bacheca. Funziona un po’ diversamente. Ecco, io mi farei delle domande sulla propria capacità di sentire, se di fronte a un episodio così si crede normale e giusto (peraltro commentando da una tastiera e non tirato in causa davvero) credere di risolverla con un sarcasmo buono per un blog, non per il Là, fuori.

  108. uqbal:

    “il problema è che ancora non hai capito che in determinate circostanze una pizza in faccia può anche essere giusta”

    E allungagli un cazzotto, hai visto mai capisce!

  109. ele:

    > Voi direste che è perché avete bisogno di un paio di sganassoni.

    Oh là là! Si vola alto.

    Piuttosto, un bel post “contro il minacciare una strage di impiegati di Equitalia”, no? Perché anche tra i collaboratori del Post c’è chi ha toni parecchio indulgenti.

  110. Magar:

    @Carlo M
    E corcarlo di botte sarebbe una solenne cazzata.
    Ovvero, sarebbe una cosa “giusta, opportuna, sacrosanta e utile” tanto quanto lo è la pena di morte per gli assassini brutali.

  111. uqbal:

    Ele

    http://www.ilpost.it/2012/05/05/non-e-un-eroe-luomo-col-fucile/

    Tiè, non ci facciamo mancare niente.

  112. Cinga:

    Salve, solo una cosa:

    perche’ Rossi e’ stato esonerato e quelli che in campo fanno una rissa vengono solo espulsi?

    O si espelle Rossi o si licenzia i giocatori che fanno risse.

    C.