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Sete di showdown

Le frasi di Monti ieri a Seul sono state riportate dai giornali online con questo genere di virgolettati:

“Se il Paese non è pronto il governo potrebbe non restare. Non sono come Andreotti…”

“Via se il Paese non è pronto, io non tiro a campare”

Monti ai partiti: “Pronto a passare la mano”

“Se il Paese non è pronto io lascio”

Le esigenze di sintesi dei titoli giornalistici sono sacrosante, per quanto spesso pretesto di semplificazioni e distorsioni della realtà. Ormai chi legge abitualmente i giornali sa prendere con le molle i virgolettati: sa che spesso non sono veri virgolettati ma a loro volta sintesi più o meno affidabili delle cose dette. Giudicate voi, leggendo l’intera dichiarazione di Monti, quanto in questo caso la sintesi è risultata completa, veritiera ed efficace (corsivi miei).

«Se il Paese attraverso le sue forze sociali e politiche non si sente pronto per quello che noi riteniamo un buon lavoro non chiederemmo di continuare per arrivare a una certa data. Finora il paese si è dimostrato più pronto di quello che immaginassi e se qualche segno di scarso gradimento c’è stato è andato verso altri protagonisti del percorso politico, non verso il governo. Un illustrissimo uomo politico diceva: “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Per noi nessuna delle due espressioni vale perché l’obiettivo è molto più ambizioso della durata ed è fare un buon lavoro»

13 commenti

  1. Roberto:

    L’assunto dell’articolo sulla completezza e veridicità dei media nell’uso delle dichiarazioni è condivisibile (anche se forse non dovrebbe valere “ad intermittenza”, a seconda di chi è colpito dall’accetta strumentale della sintesi girnalistica); invece, sullo specifico dell’interpretazione del messaggio di Monti a me è suonato come un voler parlare a nuora (lettori in stato confusionale da bombardamento pre elettorale da parte dei partiti) perchè suocera (la troika ABC che sorregge il governo) intendesse.
    E’ un po’ dietrologico, ma piace pensare che qualcuno abbia fatto avere messaggi preoccupati alle redazioni: in ballo c’è molto di più della credibilità elettoral/demagogica degli attuali leaders di partito.

  2. gmn:

    la frase dell’articolo “Le esigenze di sintesi dei titoli giornalistici sono sacrosante, per quanto spesso pretesto di semplificazioni e distorsioni della realtà.”

    io la “virgoletteri” così: “troppi giornalisti cialtroni, sacrosanti giornalisti ma sempre cialtroni”

  3. ppork:

    la definizione di andreotti come “illustrissimo uomo politico” è molto più rivelatrice su come la pensa Monti di tutti i suoi interventi/discorsi. ed anche il fatto che non sia una notizia per quasi nessuno.

  4. Dario:

    “Non tiro a campare come Andreotti”
    Pagina 120 di Televideo.
    http://dl.dropbox.com/u/989960/snap20120327_095907.png

  5. Massimiliano:

    Bene, giusto. E ben lo sanno tutte quelle anime belle che discettano dei mali di Twitter un giorno si e uno no; eppure i link sono strumenti utilissimi potendosene servire. Io, per dire, sono arrivato qui da lì.

    Nel merito: “l’obiettivo è molto più ambizioso” a me pare tanto di averla già sentita da qualche altra parte; ero in chiesa, se non ricordo male. Ma: che l’illustrissimo non sia poi così distante?

  6. BIAGIO:

    Nel mio piccolissimo (sono un giornalista pubblicista), io tra virgolette cerco di mettere solo quel che l’intervistato ha effettivamente detto e nel modo in cui l’ha detto, il che non è sempre facile.
    Intanto per il fatto che italiano parlato e italiano scritto non sono esattamente la stessa cosa (non come, ad esempio, inglese parlato e scritto), e poi perché spesso è necessario volgere in modo grammaticalmente corretto quel che ha detto la persona. Questo per quanto riguarda il corpo dei pezzi. Quanto ai titoli, non ho mai capito la smania di usare le virgolette. Se la persona ha detto una certa cosa in modo giornalisticamente efficace, ottimo. Ma se questo non accade, non vedo perché storpiarne il pensiero citandolo malamente. In questo caso mi sembra più onesto un titolo senza virgolette che tenti di riassumere al meglio quanto è stato affermato.

  7. Carlo M:

    ennamo su francesco… la sintesi fatta dai giornali è in questo caso perfetta, e rispecchia esattamente ciò che monti ha voluto che noi intendessimo. gli spezzoni da te messi in corsivi sono solo espedienti dialettici usati dal premier per addolcire la pillola, incisi diplomatici, ma il senso autentico delle parole di monti è esattamente quello riportato dai giornali: “se non vi piacciono le nostre proposte siamo pronti ad andarcene”.

  8. Mauro:

    ciascun giornale, nella fattispecie, ha usato le parole del premier in funzione della propria chiave interpretativa; del resto, le parole del premier erano piuttosto generiche e vuote, quindi strumentalizzabili a libero piacimento appunto, oppure prese per come sono – vale a dire delle mere, adorabili, espressioni di stile – e come tali ignorate: ora io sarei per la seconda strada, ma evidentemente nè faccio il giornalista nè capisco una acca di comunicazione

  9. marquinho:

    Questa volta concordo con Carlo M.
    Il senso del discorso di Monti è proprio: caro sindacato hai la tentazione di abbandonarti a proteste di tipo greco, caro PD in Parlamento pensi di rivoltare la riforma del lavoro come un calzino? Bene se è così noi molliamo e allora ve la vedete con le agenzie di rating e lo spread ad 800. A quel punto la gente se la prenderebbe con voi, mica con noi.

  10. marco:

    io ho sete di shodown, soprattutto ho sete che il mio voto al PD non vada a sostegno di Monti, il nemico più formidabile che ho avuto neglli ultimi 10 anni , un sacconi meno ideologico, ma molto più efficente.
    spero, e penso anche, che la crisi arrivi presto, subito dopo le amministrative.

    d’altra parte, sull’art. 18 non credo ci sia spazio per mediazioni, o cede Monti o cede il PD : e nessuno dei due può permetterselo.

  11. Federico:

    Intervento pedagogico. Il Prof. spiega alla politica come essere concreti e responsabili.

  12. Glauko:

    Monti é andato oltre. Certe scelte, soprattutto in tema di lavoro, sono profondamente ideologiche (lo spiega benissimo questo articolo http://www.orticalab.it/Articolo-18-il-peso-dell-ideologia)e secondo me non sono consentite ad in Esecutivo non sorretto da un mandato elettorale e dal consenso diffuso delle parti sociali.
    Facciamo attenzione, perché in Italia il conflitto sociale é purtroppo pronto a riesplodere

  13. piergiorgio:

    sicuramente nel viaggio in Asia Monti non è stato particolarmente diplomatico; tuttavia vorrei invitarvi a seguire bene questo editoriale di Giannini http://video.repubblica.it/politica/giannini-l-influenza-asiatica-del-professore/91582?video, che si inserisce in tutta una serie di altri interventi pro-rivendicazioni PD degli ultimi giorni, e che fa capire bene molte cose.
    La prima che fa capire è proprio quell’inciso di MOnti “attraverso le sue forze sociali e politiche”. Si, perchè anzitutto il problema parte dalla responsabilità delle forze politiche di maggioranza, di SPIEGARE nel merito al paese la proposta di riforma, cercando di fugare i sospetti laddove ingiustificati, e le paure, laddove eccessive, pur facendo le proprie critiche e proposte emendative con la dovuta misura, invece di soffiare sul fuoco di un paese già surriscaldato dai drammi della crisi per “strappare”,col clima sociale arroventato e colle campagne dei media compiacenti come Repubblica, un risultato da portare a casa come un trofeo (di dubbia utilità pratica poi come dirò sotto).
    E stessa responsabilità avevano le forze sociali, cioè i sindacati come CISL,UIL,UGL che la sera avevano lasciato il tavolo del governo con l’accordo (c’è un verbale sotoscritto, ivi compreso art.18) e la mattina (cioè negli ultimi giorni) se lo sono man mano rimangiato, almeno a livello di comunicazione, nonappena si sono accorti che la levata di scudi CGIL godeva del pieno appoggio della segreteria PD, e che si stava creando un clima negativo tale da tagliarli fuori e da fargli rivoltare contro la base. IN altri termini invece di assumersi la responsabilità della scelta che avevano fatto, magari non di buon grado ma l’avevano fatta, difendendo il perchè di quella scelta e sostenendola pubblicamente, in modo da stemperare il clima, se la sono data a gambe nel più classico stile italiano nonappena vista la malaparata. E si sono messi dalla parte di quel clima!
    Ecco allora: 1) riforma spiegata da cani, gran confusione sui media che non faceva capire nulla alla gente 2) grandi proclami di battaglia di principio (Bersani: “alla fine noi quando c’è da scegliere stiamo dalla parte dei lavoratori”= il governo sta dall’altra parte) dai quali poi non si può tornare indietro perchè se la battaglia è in questi termini…si scomoda persino la costituzione (Bindi a Ballarò, ancora Bersani=tipica ultima spiaggia argomentativa dei maggiorenti del PD assueffatti all’era Berlusconi; domanda: ma sotto i 15 dove c’è la stessa cosa per il lic economico, la cost. è andata a farsi benedire per 50anni? e perchè non avete denunciato l’incostituzionalità in tutto sto tempo?)3) concentrazione SOLO sull’art.18 trascurando tutto il resto non pervenuto…Alla fine di tutto ciò, dopo essersi così schierati e dopo aver così contribuito ad alimentare le paure e il clima ostile alla riforma con tutto il loro peso mediatico, bè..come fai a fermare questa macchina?
    E infatti ecco l’editoriale di Giannini: bordate e critiche al governo, ma alla fine, dulcis in fundo, la citazione di Vendola che ha detto Monti peggio di B, Fornero peggio di Sacconi. Eeeee no! questo no, per carità, dice Giannini, “è un’eresia”. E già. Perchè poi il PD la riforma la vorrebbe votare, e alla fine cosa vuole? solo una modifica: introdurre la POSSIBILITA’, solo la possibilità, della reintegra anche nel caso del lic. economico, accanto all’indennizzo. Che poi cmq dovrà essere per forza in ipotesi ristrette fissate dalla legge, perchè sarebbe follia lasciare sul punto discrezionalità al giudice aumentando proprio l’aleatorietà dei giudizi che è uno dei motivi di base per cui l’art.18 crea problemi.
    Ma se l’obbiettivo è solo questo, e lo è – ottenere una modifica di dubbia ricaduta pratica (http://www.ilpost.it/marcosimoni/2012/03/23/tre-cose-sulla-riforma-del-lavoro/) e di ristretta applicazione – come puoi pensare di scatenare quello che hai scatenato e poi approvare in parlamento la riforma con quella modifca, se ci sarà, e presentarti poi agli elettori dicendo: è tutto a posto non è successo niente, Monti va bene, la riforma va bene…
    Mah!