Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

Una riforma bipartisan

Io non sono a favore del matrimonio gay nonostante sia un conservatore.
Io sono a favore del matrimonio gay perché sono un conservatore.
David Cameron 

Approfitto del fatto che da qualche giorno in Italia si discute di nuovo di matrimonio gay per mettere per iscritto una cosa che mi gira in testa da parecchio tempo e di cui si discute molto anche in giro per il mondo: al netto della volontà di discriminare un determinato gruppo di persone per via di una loro caratteristica innata, cioè al netto dell’omofobia, cioè al netto del razzismo, una persona dalle idee conservatrici dovrebbe essere favorevole all’estensione ai gay dell’istituto del matrimonio.

Nel campo dei diritti civili e sociali, infatti, la difesa della famiglia fondata sul matrimonio e del matrimonio come pilastro fondante della società, come impegno pubblico, solenne e socialmente ineludibile per un’unione che si rispetti, è stata per decenni una battaglia dei conservatori. Forse la battaglia centrale dei conservatori sui temi sociali. Al contrario, socialisti e progressisti si sono sempre battuti per un’organizzazione sociale più fluida, più libera, meno statica e soprattutto meno imperniata sul matrimonio e sulla sua indissolubilità, vista come reazionaria, costrittiva, ipocritamente riparatrice di sottomissioni e violenze, che invece giustificava: lo hanno fatto prima lottando per il divorzio, poi lottando per accorciare il più possibile i tempi per il divorzio, poi battendosi per l’allargamento dei diritti alle coppie di fatto, tra le molte altre cose.

Questo non vuol dire che la battaglia per il matrimonio gay sia una battaglia di destra: ogni tentativo di estendere un diritto a una minoranza discriminata è un tentativo progressista in senso letterale, perché fa progredire la nostra società rendendola più equa e quindi migliore. Ma quella per il matrimonio gay, più di molte altre considerate “sensibili” (l’aborto o l’eutanasia, per esempio), dovrebbe essere considerata una riforma bipartisan, su cui la campagna progressista per l’estensione dei diritti civili dovrebbe incrociarsi e sovrapporsi col desiderio conservatore di accentuare l’importanza del matrimonio nella società moderna. Chi vuole opporsi al matrimonio gay non può limitarsi a dire assertivamente la propria opinione e sperare che basti. Occorre spiegare perché un gruppo di cittadini che esiste, lavora, paga le tasse e condivide gli stessi doveri di tutti, non deve avere accesso all’istituto del matrimonio civile. Occorre fornire argomenti. Al netto del razzismo, possibilmente, così da rendere evidente che non ce ne sono altri.