Eccome se Obama fa le primarie

Da quando il sindaco di Genova Marta Vincenzi ha perso le primarie, e quindi la possibilità di ricandidarsi col centrosinistra, in molti stanno contestando l’idea che un candidato uscente si sottoponga alle primarie. Fin qui è un’opinione, legittima come un’altra, se non fosse che per dare forza a questo argomento certe volte si utilizza un esempio sbagliato, consapevolmente o no: la reductio ad Obamam. L’ultima è stata la stessa Marta Vincenzi, che oggi ha detto:

«Il presidente degli Stati Uniti dopo quattro anni non fa le primarie. Pensi un po’ se a Obama adesso gli avessero fatto fare le primarie contro la Clinton? Come ne sarebbe uscito? Io ci ho sempre pensato a Obama in questi anni»

Detto che pensare di capire le primarie di Genova paragonandole alle primarie presidenziali degli Stati Uniti ha davvero poco senso, e quello di Vincenzi è il più classico e debole degli spin, l’occasione è buona per ricordare che negli Stati Uniti il presidente uscente le fa eccome le primarie. Non esistono candidature alla presidenza di diritto, se ci si vuole candidare col partito democratico o con quello repubblicano. Obama le fa eccome le primarie, le sta facendo anche in queste settimane – per la cronaca: vince – e se ne parla poco solo perché in questo caso i suoi sfidanti sono talmente di scarso valore da rendere la cosa una formalità.

Non è sempre stato così. Quattro presidenti uscenti si sono visti negare la nomination dagli elettori del loro partito: il democratico Franklin Pierce, nel 1857; Millard Fillmore, del partito Whig, nel 1853; il democratico Andrew Johnson nel 1868; il repubblicano Chester A. Arthur nel 1885. Lyndon Johnson nel 1968 si era candidato alla rielezione e inizialmente era stato sfidato alle primarie da Eugene McCarthy: dopo una vittoria di stretto margine in New Hampshire e la candidatura di Robert Kennedy, decise di ritirarsi. Ancora: nel 1951 il Congresso americano aveva deciso di porre nella Costituzione un limite di due mandati consecutivi per ogni presidente, esentando però da questa norma il presidente in carica all’epoca, Harry S. Truman. Questo aveva già fatto due mandati e nonostante una grave impopolarità nel 1952 si candidò a un terzo mandato, ritirandosi dopo aver perso le primarie del New Hampshire contro il senatore del Tennessee Estes Kefauver.

Qualcuno dirà: robe d’altri tempi. Invece no. Negli ultimi quarant’anni soltanto tre presidenti non sono riusciti a ottenere un secondo mandato: Gerald Ford, Jimmy Carter e George H. W. Bush. E questi tre presidenti hanno qualcosa in comune: tutti e tre per ottenere la nomination hanno dovuto sfidare e sconfiggere avversari piuttosto impegnativi. Gerald Ford nel 1976 fu sfidato dall’allora governatore della California Ronald Reagan, sul quale ebbe la meglio solo alla convention. Jimmy Carter nel 1980 fu sfidato da Ted Kennedy e dall’allora e tutt’ora governatore della California Jerry Brown, e furono delle primarie molto combattute. George H. W. Bush nel 1992 fu sfidato da Pat Buchanan, popolare opinionista ultraconservatore. Tutti e tre uscirono dalle primarie vincenti ma logorati, e questo contribuì a far perdere loro la rielezione. Eccome se gli uscenti fanno le primarie, negli Stati Uniti.



14.02.12 - Diario

18 commenti »

  1. Il punto è: le primarie, negli Usa, nascono intorno alla Prima Guerra Mondiale ma rimangono una cosa molto minore fino alla Seconda; i candidati sono scelti dalla convention e dai pezzi grossi del partito, come si faceva fin dagli anni ’30 dell’Ottocento. Segue una fase, fino al 1972, in cui le primarie aumentano la loro importanza ma sono ben lontane dal selezionare la maggioranza dei delegati: funzionano come prova di forza o sondaggio ufficiale per stabilire l’appeal dei candidati: per dire, Kennedy nel 1960 vince esattamente due primarie ma dimostra così che l’essere cattolico non è l’handicap che si temeva. E’ solo dagli anni Settanta che tutti i delegati sono scelti attraverso caucus e primarie. Ora, il processo è notoriamente lunghissimo, logorante e dominato dal denaro e dai gruppi d’interesse, soprattutto ideologici, a più forte mobilitazione. Il punto è: il ricorso alle democraticissime primarie ha migliorato la qualità dei candidati e quindi dei rispetto al passato, quando le primarie non c’erano? Perchè, se non l’avesse fatto, si tratterebbe davvero di uno spreco di tempo e di denaro. (consideriamo anche che, rispetto alla teoria, il numero di persone che votano alle primarie è molto basso e poco rappresentativo dell’elettorato in genere e se la cosa appare meno evidente di quanto dovrebbe dipende dal banale fatto che tutto il sistema è organizzato perchè si possa scegliere davvero fra due soli candidati)

    Commento di Stefano del 14 February 2012 alle ore 17:07
  2. Perfetto!!! Bisogna farlo sapere subito a quel sapientone berlusconiano di Cruciani che tutto ieri sera ha sproloquiato alla Zanzara (radio 24)sull’inesistenza delle primarie per i presidenti uscenti in ogni parte del mondo (sic!)

    Commento di francesco del 14 February 2012 alle ore 17:09
  3. Dimenticavo: dire che 4 Presidenti dell’Ottocento si sono visti rifiutare la nomination dagli ‘elettori’ è ingannevole, fa sembrare che allora ci fossero le primarie mentre, come detto prima, i candidati erano scelti dalle convention, gestiti dai dirigenti locali dei partiti (n.b – all’epoca in cui i candidati erano scelti dai partiti e non dagli elettori le percentuali di votanti alle elezioni erano mediamente molto più alte di oggi, arrivando fino all’80% degli aventi diritto al voto).

    Commento di Stefano del 14 February 2012 alle ore 17:26
  4. l’america è l’america, l’italia è l’italia.
    io resto del parere che – in italia – se un sindaco per il secondo mandato fa le primarie e le fa con un avversario non di bandiera significa che qualcosa non ha funzionato durante il suo primo mandato. è inevitabile che ne esca con le ossa rotte al termine delle primarie: se anche le vincesse, se io fossi l’avversario di centrodestra sfrutterei gli argomenti migliori dei suoi competitors alle primarie per demolirlo nella corsa a sindaco.

    Commento di nonunacosaseria del 14 February 2012 alle ore 17:56
  5. @ Stefano: ma quanti erano gli aventi diritto su tutta la popolazione?

    Commento di Flx del 14 February 2012 alle ore 19:19
  6. La Vincenzi ha dimostrato con i suoi tweet quanto è inadeguata a fare il rappresentante politico ancor prima che il sindaco.
    La sciocchezza politica di presentare due candidati del PD che si sono “divisi” i voti dei circoli lascia trasparire anche la lungimiranza e le capacità politiche della dirigenza ligure del partito.
    E poi c’è il solito gioco: è colpa delle primarie, non dei candidati e delle loro proposte (detto altrimenti, guardiamo il ditino e dimentichiamoci della luna).
    Sempre più deluso da questi candidati e da questo partito!
    …tutto ciò ihmo, ovviamente…

    Commento di Francesco.SP del 14 February 2012 alle ore 19:34
  7. Gli Stati Uniti giunsero al suffragio universale maschile alcuni decenni prima di tutti gli altri, intorno al 1830, quando si consolida il sistema delle convention per la scelta dei candidati presidenziali.

    Commento di Stefano del 14 February 2012 alle ore 19:34
  8. A integrazione (anche se sembra di sparare sulla Croce Rossa…) Vincenzi ha sempre sostenuto ai tempi del Congresso il bisogno delle doparie.

    Commento di Alessandro Lanteri del 14 February 2012 alle ore 19:37
  9. A essere precisi anche Nixon nel ’72 fu sfidato da un esponente del suo partito, si trattava del deputato John M. Ashbrook che riteneva il presidente uscente troppo poco conservatore, colpevole di cedimenti alla sinistra, infatti il suo slogan fu No Left Turns.
    Ashbroock, malgrado l’appoggio di alcuni circoli conservatori e di periodici come la National Review, non ottenne grandi risultati alle primarie: Nixon ottenne facilmente la nomination e poi la presidenza.
    Non è che uno acquisisce forza perché non ha sfidanti alle primarie o si indebolisce se deve affrontare avversari, semplicemente un incumbent autorevole spaventa i concorrenti o prevale facilmente su di loro.
    Ford e Carter erano presidenti con gravi problemi anche prima di venire logorati dalle primarie e presumibilmente avrebbero perso comunque. Per Bush padre il discorso è più complesso, anche se personalmente credo la vera mazzata sia stata la candidatura di Ross Perot.

    Commento di marquinho del 14 February 2012 alle ore 20:10
  10. le dichiarazione della vincenzi sono allucinanti : ma come, sei sindaco uscente, alle primarie della tua parte prendi il 27 %, e invece di fare autocritica te la prendi con l’avversario, chi ha votato l’avversario, il tuo partito, la tua città….ma com’è c’è finita una persona così inadatta al ruolo a fare il sindaco ?

    Commento di marco del 14 February 2012 alle ore 22:11
  11. Quoto marco, mi sa che ha centrato la questione meglio di tutti quanti (me compreso: grazie)

    Commento di Wilson del 15 February 2012 alle ore 00:37
  12. Francé,
    il paragone è una “supercazzola” sia nel senso che gli attribuisce la Vincenzi, sia nel “tuo”. Altrimenti dovresti aggiungere qualcosa sulla forza comunicativa/economica/politica (interna al partito) del primo cittadino d’america nei confronti di qualsiasi sfidante interno.
    Chi si candida contro Obama in queste primarie? Ecco lì hai esattamente la risposta a quello che stiamo dicendo.
    E tutto questo ha pochissimo a che vedere con le faide fratricide del PD a Genova come nel Lazio.

    Commento di marco D del 15 February 2012 alle ore 01:17
  13. Avessi letto il post, sapresti che il “mio” senso è questo: “pensare di capire le primarie di Genova paragonandole alle primarie presidenziali degli Stati Uniti ha davvero poco senso”

    Commento di francescocosta del 15 February 2012 alle ore 01:27
  14. Grazie, Francesco. Aggiungo che, per statuto, nel Pd non si può candidare contro una carica monocratica uscente (sindaco, presidente di provincia e presidente di regione) chiunque ha un tiramento: bisogna raccogliere almeno il 30 per cento di adesioni dell’assemblea del livello territoriale corrispondente. E a me pare che se almeno il 30 per cento di un partito non condivide la ricandidatura e desidera esprimerne un’altra forse il candidato uscente dopotutto non è così solido, ed è quindi cosa buona e giusta che si misuri con le primarie, e in esse trovi la sua conferma, se riesce.
    Per inciso, quell’articolo dello statuto è il numero 18.

    Commento di Paolo Cosseddu del 15 February 2012 alle ore 09:05
  15. Il sistema Usa delle primarie consente alla popolazione “credente” in un certo candidato di influenzare in maniera molto forte la decisione del partito. Dopodiché il partito è il partito ed il candidato, anche se eletto, è il candidato, ed il partito quel candidato eletto se lo deve “conquistare”.
    Così Obama non scappa fuori dal nulla e la moglie è “figlia d’arte”, e dell’arte più dura del partito: quella che conquista e mantiene i voti nel territorio.
    Marta Vincenzi ha detto grandi sciocchezze e le ha dette con “risentimento”, il che la dice lunga sulle sue qualità di “persona che fa politica come mestiere ed arte”.
    Perché un politico deve essere privo di risentimento.
    Infatti un politico (una persona che dedica la sua vita all’arte della mediazione tra “scelte necessarie perché siano condivise”) se è tale e crede in quello che fa deve essere priva di risentimento e non perché “si può sempre vincere un’altra volta”, ma perché se hai perso c’è stata qualche buona ragione perché hai perso e con quella devi fare i conti.
    Altrimenti continui a perdere.
    Per questo la reazione di Marta Vincenzi mi fa adirare parecchio.
    Perché è la reazione del “Pd” come ceto dirigente.
    Non capiscono che c’è una quota di elettorato che decide ed ha deciso che questo ceto politico attuale “deve” andare in pensione e ce lo manderà.
    Altrimenti il Pd continuerà a perdere le elezioni contro (scusate la battuta facile facile) qualsiasi Passera si trovi davanti.
    Perché questo gruppo di elettorato si sposta e si astiene e NON vota Massimo D’Alema (e pure Nichi Vendola, sto iniziando a pensare).
    Tutto questo per me non è ancora una interpretazione, è “un fatto”.
    Ma per il ceto dirigente del Pd è qualcosa da impedire dando “nuove regole” che impediscano questo fatto.
    Allora non ci siamo capiti, penso io.

    Allora …

    …. Il sistema Usa delle primarie consente …

    Ciao
    r

    Commento di raffaele del 15 February 2012 alle ore 11:16
  16. Da dire anche che i genovesi si sono sentiti molto rassicurati all’idea di un candidato sindaco figlio di vice-sindaco e professore universitario figlio di professore universitario mentre, fra le altre cose, erano semplicemente disgustati all’idea di un sindaco (la Vincenzi) che se ne andava in giro da sola, senza almeno un auto blu e quattro guardie del corpo…
    In realtà sì, c’erano seri motivi per criticare la Vincenzi ma anche molti per nulla seri, come la sua estraneità al blocco affaristico legato al precedente sindaco Pericu e il suo tentativo di far costruire una moschea in un quartiere che non la voleva proprio (e che Doria s’è impegnato a far costruire – buona fortuna…). L’odio per la Vincenzi era talmente parossistico da aver giocato un ruolo nella tragedia dell’alluvione di novembre. Il fatto poi che sia andata, da sola, senza giornalisti, a parlare con le famiglie delle vittime è stato criticato molto violentemente e si può sperare che un aristocratico come Doria non si abbassi mai a tanto…

    Commento di Stefano del 15 February 2012 alle ore 18:50
  17. Il punto è che li le primarie si fanno nello stesso partito, non nella coalizione. E’una differenza sostanziale.

    Commento di Simone del 15 February 2012 alle ore 23:32
  18. “Detto che pensare di capire le primarie di Genova paragonandole alle primarie presidenziali degli Stati Uniti ha davvero poco senso, e quello di Vincenzi è il più classico e debole degli spin, l’occasione è buona per ricordare che negli Stati Uniti il presidente uscente le fa eccome le primarie.”

    Secondo me la tua frase voleva dire che la Vincenzi sbagliava a paragonarsi a Obama perché anche lui è sottoposto a primarie.
    Mi sembra ben diverso da prendere da sola la parte iniziale:

    “pensare di capire le primarie di Genova paragonandole alle primarie presidenziali degli Stati Uniti ha davvero poco senso”

    Ma vabbeh non sono mica un “Costa-filologo”, sicuramente avevo interpretato male io.

    Commento di marco D del 18 February 2012 alle ore 12:01

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