La legge è uguale anche per i calciatori
Agosto è un bel mese se ti chiami Roberto Calderoli. Le balle demagogiche che spari tutto l’anno finiscono addirittura nell’apertura dei giornali online, invece che nel rigagnolo dei boxini: nel 2009, per dire, c’erano state la storia dei dialetti e quella sulle gabbie salariali. Quest’anno è toccato alle minacce ai calciatori, “casta di viziati”. Detto da Roberto Calderoli fa un certo effetto. In giro però ho letto persone tutt’altro che leghiste dire cose tipo che “per una volta Calderoli ha ragione”. Invece no. Che sia agosto o dicembre, salvo grossi cataclismi, se ti chiami Roberto Calderoli non hai ragione mai.
Infatti, i calciatori sono tecnicamente lavoratori subordinati: anche se volessero non pagare le tasse, non possono decidere di non farlo. Le pagano che gli piaccia o no, come qualunque altro dipendente. Nel momento in cui firmano il contratto di lavoro, alcune società concordano con i calciatori una cifra al lordo e altre concordano una cifra al netto. Nel primo caso, il contratto prevede uno stipendio lordo per la cifra concordata, dal quale poi vengono sottratte le tasse: i calciatori che possiedono questi contratti non hanno quindi uno stipendio netto sempre uguale ma, come accade alla gran parte dei lavoratori dipendenti, vedono il loro stipendio salire o scendere secondo l’aumento o la diminuzione delle tasse. Questi calciatori pagheranno il contributo di solidarietà e questo, non intaccando ovviamente il loro stipendio lordo che rimane come da contratto, farà scendere un po’ il loro stipendio netto. E non chiedono trattamenti diversi da questo.
Nel secondo caso, molto comune nel calcio, il contratto sottoscritto tra società e calciatore – cioè tra azienda e lavoratore – prevede una cifra concordata al netto. Vuol dire che al cambiare delle tasse la società si è impegnata a versare al giocatore sempre la stessa cifra. Il contributo di solidarietà, per quanto abbia natura temporanea, è una tassa come tutte le altre: quindi in questi casi non può incidere sulla cifra al netto, concordata dalle due parti al momento della firma del contratto. Non è che i calciatori stiano chiedendo delle deroghe, quindi. Non è che non pagheranno il contributo di solidarietà: stiamo discutendo del fatto che lo debba pagare Ibrahimovic o Galliani. E non è che Galliani all’improvviso si è preso a cuore le sorti del Paese e dei ceti meno abbienti. È che nel rispetto del contratto di lavoro di Ibrahimovic – firmato con gran gioia anche dallo stesso Galliani – il contributo di solidarietà in questi casi deve essere pagato dalla società, come le altre tasse: e d’altra parte al momento della firma del contratto entrambe le parti sapevano che un futuro aumento delle tasse avrebbe favorito il calciatore mentre una loro futura diminuzione avrebbe favorito la società. L’idea di ignorare quanto scritto in un contratto tra un’azienda e un lavoratore, addirittura con la comica ed evidentemente irrealizzabile minaccia di un raddoppio dell’aliquota, è giusto una cosa che può dire Roberto Calderoli il 17 agosto. Poi fate voi.
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Hai perfettamente ragione. Non capisco mai però se Calderoli fa queste sparate senza senso a caso, magari perché le pensa davvero, o se dietro l’apparenza da discorsi da bar ci sia invece un calcolo politico. Ad esempio, con questa uscita è riuscito a distogliere l’attenzione dai contenuti dolorosi della manovra e dai contrasti interni alla maggioranza, additando un nemico comune all’uomo della strada: il calciatore milionario egoista. Inoltre, fino a un attimo prima, a torto o a ragione, si parlava degli evasori e dei politici come “nemici pubblici”, i cui privilegi rovinano l’Italia. In questo modo è riuscito a spostare l’obiettivo su qualcun altro.
Certo che c’è un calcolo politico: i calciatori sono bersagli facilissimi e loro passano per quelli severi e inflessibili che fanno pagare ai ricchi (altro che scudo fiscale).
La cosa meravigliosa in tutto questo e’ che l’elettore che ha permesso che il Calderoli-tipo divenisse politicamente rilevante, e’ lo stesso che poi ritrovi in quell’altro elenco là, quello che costituisce la base sui cui poggiano i meccanismi che rendono i calciatori milionari.
Ma quest’epoca è cosí…la Marchi va in galera dopo aver venduto sale con poteri magici e la tizia che glielo pagó decine di migliaia di euro diventa eroe nazionale perché chiama Striscia.
Da quel giorno all’oggi del governo del rutto e del dito medio son passati due secondi e mezzo, ma certo non è da Calderoli che il tizio che darebbe la moglie per la maglietta di Ibra se lo sentirà dire.
Non avevo approfondito la questione (mea culpa) ed ero uno di quelli che era incredulo di dare ragione a Calderoli per una volta.
Quest’aspetto del netto/lordo non ha avuto il giusto risalto. Ora posso tornare a parlare male di Calderoli, mi sento confortato.
È anche sfuggito un altro aspetto della questione: i calciatori al riguardo non hanno detto proprio nulla (almeno a leggere i vari giornali on-line), l’unico che ha fatto dichiarazini è stato Galliani (e poi Calderoli), quindi non c’è nessuna minaccia o pretesa dei calciatori stessi (neppure al momento il rispetto dei contratti che vedono le società come destinatarie della nuova tassa).
Quindi o Galliani ha approfittato della situazione per usare nella trattativa sul contratto come merce di scambio un diritto contrattuale già in essere (che già è grave) oppure era d’accordo con Calderoli per la scenetta, in modo da fare lo spot elettorale per il governo e nel frattempo provare a far riparmiare al Milan le nuove tasse contenute nella manovra.
Hai ragione, lo stipendio concordato netto eccetera, e non dico di no, ed è pure ovvio, a modo suo.
Ma come si fa a non sentire quel che di summum ius summa iniuria, che se fai il dirigente privato o pubblico da qualche migliaio di euro al mese li metti tu, e se fai il calciatore da milioni annui, invece sei parato anche in questo caso, che non ne senti il minimo scombussolo?
Hai ragione, ma è una ragione così brutta che fa più male, e forse più danni, del torto.
Concordo invece senza riserve sullo sviamento del focus del discorso sui calciatori per non parlare del ceto evasore, questo sì, senz’altro.
La gara a chi dice la stupidaggine più grossa in questi giorni è durissima: taglio della 13° ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non rispettano il patto di stabilità (incostituzionale), diamo il TFR ai dip. pubb. 2 anni dopo (illegale), diamo il TFR in busta paga ai dip. privati (- liquidità nelle imprese, da valutare bene), tassa sui capitali rientrati nel 2009-10 (illegale), doppio contributo di solidarietà ai calciatori (illegale), + tasse sulle compagnie energetiche (controproducente?)…
Ma scusa, summa iniuria de che? Se il contratto è al lordo, allora il calciatore ce lo mette di suo, se è al netto, ce lo mette la società, che di certo non è composta da poveracci…
E poi scusa, ma dalle affermazioni che leggo qui e su Mantellini sembra che ci sia questo desiderio quasi ossessivo di metterlo a quel posto ai calciatori: a me basterebbe sapere che paghino quanto è giusto che sia – o non tutti i lavoratori dipendenti sono uguali?
Ma poi perché solo i calciatori? E i giocatori di rugby? I piloti di F1? I tennisti? Gli scacchisti? I nuotatori?
Perché molti sono convinti che essere ricchi sia una cosa disdicevole.
Che poi quando si dice “i calciatori” si intendono tutti i professionisti, cioè serie A, serie B e serie C (o Lega Pro, come si chiama oggi).
In serie B e C lo stipendio medio è simile se non inferiore a quello di un dirigente, senza contare che la carriera di un calciatore professionista dura meno di 15 anni e finisce a 35…
Poi è facile quando si parla di calciatori pensare subito a Totti Del Piero Ibrahimovic, ma quelli che hanno quel tipo di stipendi sono solo alcune decine di giocatori, quindi la discussione è solo demagogia e cialtroneria agostana.
A dirla tutta i calciatori, tra gli sportivi ricchi, sono anche tra i pochi su cui possiamo contare come contribuenti, essendo lavoratori subordinati. Non hanno l’arma della residenza (vera o presunta) a Montecarlo, in Svizzera o a Londra, a differenza di sciatori, tennisti, ciclisti, piloti, golfisti …
I calciatori dopo i parlamentari, sono il bersaglio più facile dei demagoghi. Guadagnano molti soldi, sono famosi, frequentano locali notturni, escono con modelle ecc. ecc. tutto questo per una disciplina sportiva che nell’immaginario collettivo non è considerata estenuante o pericolosa.
Ma anche respingendo la demagogia, concordo con Piti che, se Calderoli ha torto, è dura dire che i calciatori hanno ragione. Come si fa a non considerare i contratti al netto un privilegio? E se tra sei mesi il governo annunciasse “ci dispiace ma la situazione economica ci costringe ad intervenire su TUTTE le aliquote IRPEF”?
Proprio chi aborre l’egualitarismo dovrebbe battersi per principi di equità.
Tecnicamente hai assolutamente ragione, d’altra parte s tratta di questioni normative, contrattuali. Anche il discorso “paga la società/paga il calciatore” sono questioni loro, che si vedranno in privato.
Moralmente, diciamo, però, non sono d’accordo. Mi sono sempre indignato davanti alle cose che dice la Lega (e di solito cerco di fermarmi all’indignazione perchè non mi piace avere mal di stomaco e sangue marcio), Calderoli, dall’alto del suo scranno, non ha certo la facoltà di additare i calciatori, visti la sua coscienza e il suo passato, e la volontà esplicita, come già detto, di sviare l’attenzione. Ma se una frase così l’avesse detta un cittadino onesto e normale non avrei fatto altro che applaudire.
Come si può pretendere che un operaio, un contribuente qualunque, un dipendente pubblico non batta ciglio, e si senta dire che i calciatori non sono viziati? Viziati non vuol significare il discorso fiscale (questioni tecniche), ma quello morale. I milionari saranno anche quelli di Serie A, che lasciano le poche miserabili briciole a quelli di B e C….ma quanti di loro meritano effettivamente lo stipendio di un dirigente? E quanti ricercatori nelle università fanno la fame, pur avendo lauree, dottorati?
Un’occhiata agli altri sport? Bene, i piloti F1 si sa, sono strapagati….ma in F1 ci sono quanti piloti, 20, su per giù? I tennisti strapagati??? Sicuramente Federer, Nadal, Djokovic e i primi 2-300 del ranking. Sotto quella soglia non si vive di tennis. O per lo meno sotto i primi 100 posti non si è milionari. Forse neanche sotto i primi 50. Ah, e che gli scacchisti e i nuotatori fossero dei nababbi non lo immaginavo neanche.
La cosa da ridere è che il numero di calciatori con stipendi da nababbi secondo me non supera le due decine, i calciatori nella serie A saranno circa 250, quelli della serie B altrettanti, in totale fanno molto meno dei parlamentari ci Camera e Senato (La Serie A e la Serie B), se ci aggiungiamo i consiglieri regionali, quelli provinciali e quelli comunali, la Casta supera il numero dei calciatori e la Casta sta sempre a dire che interventi sui loro emolumenti sono insignificanti perchè “loro” sono pochi…
Oltretutto la storia è questa:
1) il governo annuncia una nuova tassa, che “colpirà” dirigenti di azienda, altri dipendenti particolarmente pagati e società di calcio (e alcuni calciatori che hanno il contratto al lordo, ma pare sia una minoranza).
2) Il presidente del Milan, a ciel sereno, dichiara ai giornali che la società si rifiuterà in ogni caso di pagare tale nuova tassa, scaricandola su altri (i suoi calciatori) indipendentemente dai contratti sottoscritti e da quanto questi faranno per ottenere il rispetto degli impegni (probabilmente un tentativo di inquinare una trattativa in corso su altri temi).
3) Un ministro dello stesso governo plaude all’aspirante evasore (Galliani) e minaccia ritorsioni (alle società, oltretutto) se altri (i calciatori) non decideranno autonomamente di sollevarlo da tale onere.
ps: in realtà se la norma dovesse durare per più di un paio d’anni anche i datori di lavoro degli altri dipendenti soggetti finiranno per pagare direttamente questo aumento del costo del lavoro (quelli che già non hanno previsto contratti “al netto”, come quelli in uso nel calcio), visto che i dirigenti in questione, in futuro, chiederanno e otterranno stipendi lordi maggiori, per compensare il nuovo regime fiscale (che è poi lo stesso processo con cui sono state fissate le retribuzioni attuali). Quindi non è neppure vero che ci sia una situazione di “due pesi e due misure” o una “ragione brutta”.
Ps: i calciatori hanno quegli stipendi e quelle norme contrattuali perché le società hanno ritenuto conveniente accettarli, in parte perché il loro “lavoro” porta a un giro d’affari enorme tra sponsor e diritti tv (anche se poi le società italiane sono incapaci di sfruttarlo come le loro omologhe di altri paesi) e in parte per volontà dei rispettivi proprietari (magari interessati al ritorno di immagine). Non c’è nulla di immorale nel fatto che chi ha un’attività particolarmente redditizia sia pagato in proporzione, facendo arricchire solo il datore di lavoro; poi trovo stupido pagare un biglietto per lo stadio più di quello di un film al cinema e in generale prestare interesse alle vicende di qualche centinaio di persone intente in una competizione privata, ma se lo si fa in massa non vedo perché queste persone dovrebbero cedere ad altri i soldi che tutti quanti gli si regala così volentieri per così poco.
Farò un po’ l’idealista rompiscatole: io ero convinto, quando ero piccolo, che nello sport si giocasse per passione, per voglia di competere, che tutto fosse sano, onesto, leale. Non credo che ci sia uno sport che più del calcio ha distrutto, soprattutto in tempi recenti, questa mia convinzione (che mi auguro fosse un po’ generale). Per carità, in quasi tutti gli sport, sicuramente in tutti quelli popolari, i soldi, la pubblicità, gli sponsor la fanno da padrona, ma trovo che il calcio sia un seduttore perfido. In fondo, in un paese come il nostro, che sta colando a picco, non si parla sempre di calcio? Nei TG, tranne che nell’unico serio rimasto, c’è sempre il servizio sul calcio e non quello sull’azienda che chiude e licenzia. Ci sono rotocalchi interamente dedicati al calcio. Ai bambini, invece di insegnare la Costituzione (forse perchè non la sanno neanche gli adulti), si insegna ad andare allo stadio a vedere i calciatori, tutte le domeniche. Anche il fatto stesso di prima, che Calderoli abbia tentato di “sviare sul calcio” dipende dal fatto che il calcio è parte del quotidiano, odiato o amato.
Come dici tu Wilson, trovi stupido pagare un botto per un biglietto, interessarsi alle vicende di un centinaio di persone in competizione privata: anch’io lo ritengo stupido. Ma se lo si fa in massa, siamo tutti stupidi?
Calderoli ha torto, ma è dura affermare che i calciatori abbiano ragione.
I contratti al netto nel mio dizionario li trovo sotto la voce privilegio. E se tra sei mesi il governo annunciasse “col cuore grondante sangue, stante la situazione economica dobbiamo mettere un’imposta su TUTTI i redditi”?
Proprio chi aborre l’egualitarismo dovrebbe indignarsi per certe iniquità.
Io sono convinto che essere molto ricco, tipo venti mln all’anno più quindici di buona entrata, vedi Eto’o in Daghestan, sia disdicevole.
O vedi quello che diceva ieri Buffett su Repubblica.
Non per ragioni morali, ma perché trent’anni di svicolamenti di fronte a questa cosa della disparità, di pretesti a favore di chi già avrebbe tantissimo, di bugie che la mettono sempre in quel poato a chi ha meno, e gli si dice anche che è per il bene di tutti che sia lui e non il ricco a pagare, ha portato il mondo a che appunto uno che si fa il mazzo a lavorare paghi di più di chi ha capitali, o che guadagna cifre immense, o che fa soldi con la speculazione finanziaria.
Noi siamo diventati più poveri quando i ricchi sono diventati più ricchi, e questo, a me che sono evidentemente strano pare non disdicevole. Molto disdicevole.
Come trovo disdicevole l’ideologismo nemmeno consapevole di chi difende un simile stato di cose.
Piti, non posso che essere d’accordo. Probabilmente, come nel caso di Buffet, ma di tanti altri Paperoni, si capisce di avere troppo soltanto quando si ha effettivamente troppo.
@Ste, non voglio fare ora io il cinico troll, ma non tutto quello in cui credevi da piccolo è necessariamente vero… dai, è un’argomentazione davvero ingenua quella che proponi! Gli sponsor… ma perché, si può fare un concerto, una mostra, una kermesse, una festa paesana senza un qualche finanziamento?
E se poi abolissimo lo sport, in toto, automaticamente le aziende riaprirebbero, i bambini chiederebbero ai papà di insegnargli la Costituzione ed i TG diventerebbero paradigmi di autorevolezza?!?
In effetti, che siano lavoratori con busta paga si sapeva. Ma la questione è proprio sul secondo tipo di contratti. Perchè prendere come oro colato che questa misura straordinaria la debbano pagare le società? Vediamo come esce: se è un contributo straordinario (una tantum o temporaneo) basato sul reddito e non una tassa basata su fasce e aliquote, potrebbero pagarlo i calciatori. E soprattutto DOVREBBERO pagarlo i calciatori. Da qui l’uscita di Galliani che avrà pure a cuore le sorti dei fatti suoi e non delle classi meno abbienti ma, comunque sia, sarebbe una soluzione assai più giusta socialmente. Inoltre, c’era già in corso una querelle sui contratti e una minaccia di “sciopero” per la prima giornata, assolutamente fuori luogo e fuori tempo. Sembra che ormai gli unici scioperi dotati di una certa efficacia siano quelli di questi multimilionari… L’uscita di quel baluba di Calderoli, invece, era certamente una sparata a casaccio. Tipo un rutto involontario.
@Stefano: diciamo che mi sono espresso male, è vero. Dicendo “da piccolo” non volevo dire che guardo il mondo dagli occhi ingenui di un bambino, ma semplicemente che un bambino, giustamente tende a vedere tutto in modo ingenuo, superficiale se vuoi….ma non mi sembra disdicevole, per usare un termine già adoperato, sperare (un po’ come fa un bambino) che lo sport possa essere corretto e leale. Io anni fa ho giocato un po’ a calcio, e ricordo i consigli degli allenatori “se siete in area, buttatevi a terra”. Poi non stupiamoci se l’onestà non è una virtù degli italiani. E aggiungo: in confronto, quasi tutti gli altri sport, anche senza scomodare quelli tradizionalmente più da gentiluomini (tennis in primis), sono sport dove vince, all’apparenza lo spirito puro di competizione, e non di odio (e gli sponsor ci sono in tutti gli sport). Pensi che, sorella o meno che ci fosse di mezzo, sia stata un buon esempio la testata di Zidane?
Comunque non ho detto di abolire lo sport. Ho sottolineato che li calcio è dappertutto. Forse se fosse un po’ ridotta la sua presenza sarebbe un po’ meglio, no?
@STE:
1) lo sport si fa per passione: infatti sabato e domenica è pieno di gente che va a farsi le maratone, le campestri, i tornei di calcio amatoriale, le gare di nuoto o ci ciclismo… poi ci sono i professionisti che, appunto, lo fanno per lavoro.
2) i nuotatori o i rugbisty guadagnano meno, è vero. Ma anche un professore di liceo guadagna meno di un avvocato, o un esperto di sanscrito di un esperto di marketing, eppure sono tutti e quattro laureati… è sbagliato di “sportivi” e dire che chi fa cannotaggio è come un calciatore. Per esempio, in oriente i giocatori di criket sono star strapagate e famosissime, mentre i calciatori non guadagnano una lira… è il mercato, bellezza.
3) Lo sport è esempio quando lo è l’atleta: nell’atletica ci sono state medaglie d’oro revocate per doping, nel tennis McEnroe e Agassi hanno ammesso nelle autobiografie (leggile…) di aver assunto steroidi per anni, del ciclismo non parlo nemmeno, le star dello snow board non fanno antidoping perchè – lo ammettono loro – lo “spinello” fa parte della cultura del loro sport… insomma, come ha detto francescocosta, in Italia essere ricchi fa arrabbiare, e c’è sempre qualcuno – come te – che non vede l’ora di “fargliela pagare”.
Sono contento che qualcuno abbia scritto di questo argomento e soprattutto in questi termini,forse però,non è stato scritto abbastanza.Quello che sfugge a molti utenti è che i giocatori devono pretendere tutti i loro diritti rispetto alle società che li ingaggiano perchè le società hanno molti + soldi di loro,invece,molti utenti continuano ad attaccare i giocatori in quanto ricchi,come se i presidenti che li pagano fossero dei poveracci.
Il braccio di ferro è fra giocatori di calcio(in alcuni casi strapagati)e presidenti molto + ricchi di loro che li strapagano.
Quello che i giocatori chiedono non è di non pagare le tasse ai poveri,bensì di non fare benefecienza ai ricchissimi presidenti che li ingaggiano.
Comunque è un affare privato,Calderoli invece,porta via una valanga di soldi pubblici(degli italiani),da che pulpito parte la sua predica?
Aggiungo,mi fà così dispiacere vedere tanto accanimento contro i giocatori soltanto perchè ricchi e famosi,dimostra solo il livello di ignoranza e di invidia,che infatti,ha suscitato l’ azione di Calderoli.Poi perchè verrano colpevolizzati i giocatori strapagati e non gli idioti che li strapagano.
@Hippo:
1) e allora? mica ho detto di volerli fucilare! sono contento che anche chi non è professionista faccia sport, anch’io quando trovo tempo gioco un po’ a tennis. Quindi non capisco questo commento.
2) Non penso si possa fare il paragone mondo del lavoro – sport, a meno che non si ammetta che lo sport è una parte del mondo del lavoro (il che secondo me non è corretto). Così come, ad esempio non si può fare un paragone mondo del lavoro – arte. Perchè se è per questo, anche gli U2 guadagnano molto di più di un impiegato, e anche di un avvocato, e idem, Steven Spielberg guadagna più dell’esperto di sanscrito e dell’esperto di marketing. Sono due mondi diversi, sport e lavoro. Forse ha più senso accostare arte e sport. Nel lavoro guadagna di più, solitamente, chi lavora in un settore più richiesto dal mercato, o chi lavora, qualitativamente meglio (o offre prodotti migliori) (o anche chi, purtroppo, truffa e specula)…Si, è vero che l’importanza di uno sport dipende dalla geografia, ma io non sto criticando il calcio perchè è uno sport dominante (in questo caso potrei andare negli USA e dire “il football mi fa schifo perchè è da tutte le parti”), ma lo sto criticando perchè è dominante e malsano, ineducativo, violento.
3) i “casi vergognosi” negli altri sport sono sicuramente moltissimi, ma paragonare alcuni di essi al calcio mi sembra davvero troppo. Forse non è difendibile il ciclismo visto che siamo arrivati al punto in cui i corridori hanno i motori elettrici nelle canne delle bici, forse non è difendibile l’atletica, sempre per questioni di doping, ma paragonare, ad esempio, il tennis al calcio mi sembra improponibile. Si, d’accordo, Agassi e McEnroe assumevano steroidi… ma allora vogliamo menzionare tutte, ma proprio tutte le vergogne del calcio? Si potrebbe arrivare fino a domani mattina. Non ho mai visto due giocatori di tennis prendersi a botte, mai visto un giocatore barare vistosamente (anche perchè ormai, con l’occhio di falco non puoi più farlo), e soprattutto non ho mai sentito dei genitori di un 12-13enne che sta giocando un match dire “mio figlio è più bravo del tuo”…e poi azzuffata generale, cosa che purtroppo mi è capitata nel calcio).
Ah, dimenticavo: non mi fa arrabbiare il fatto che qualcuno sia ricco, e basta. Mi fa arrabbiare che qualcuno sia ricco in modo così indecente e immeritato, e venga pure difeso e idolatrato, perchè c’è da riconoscerlo, i calciatori sono idolatrati. Perchè ai calcio-maniaci ricordo che ci sono anche giocatori che vengono pagati non poco, ma che si fanno tutta la stagione in panchina, con magari due o tre presenze e stop. E ci stupiamo che faccia arrabbiare l’essere ricchi? Ribadisco…ci sono persone che per guadagnare certe cifre si spaccano la schiena in fabbrica. E ci sono ricercatori che, se permettete, contribuiscono (a livello culturale) molto di più alla società, che guadagnano mille euro al mese.
Non sono per niente invidioso dei calciatori. Se dovessi invidiare qualcuno di ricco, mi guarderei bene da invidiare un calciatori, quando semmai un grande musicista, un artista di talento, uno scienziato. Qualcuno che ha donato un po’ di più all’umanità.
Se poi i calciatori hanno problemi con i loro presidenti non sono affari miei, sono questioni contrattuali che vedranno tra di loro.
@Vanni: accanirsi contro i calciatori denota invidia e ignoranza? e allora accanirsi contro, che sò, contro uno scrittore di successo, o un premio Nobel, denota saggezza?
Si, il punto è che l’idea che questa tassa ricada sui calciatori e non sulle società sia “una soluzione assai più giusta socialmente” è una boiata pazzesca. Non fa nessuna differenza, l’importante è che qualcuno la paghi e la paghi tutta, se hanno un accordo tra loro per cui le società devono pagare al posto dei calciatori è giusto che sia rispettato, altrimenti la pagheranno loro.
Dico di più: l’idea di Galliani per cui i contratti (come le leggi e i regolamenti) quando non piacciono vanno ignorati è proprio il punto più basso del declino di una società e di un economia.
Proprio la scarsa esigibilità dei contratti (con la giustizia civile che impiega decenni a prendere decisioni anche banali) e l’imprevedibilità dell’evoluzione normativa (con un governo che farà in modo che il Milan non debba pagare la tassa in questione, ad esempio) sono il primo disincentivo a investire o intraprendere attività in Italia.
@ste: io odio il calcio per varie ragioni, in modo particolare per come sembra attrarre e catalizzare la stupidità italiana e poi anche perchè lo trovo noioso. Fatta però questa premessa il tuo ragionamento non sta in piedi. L’operaio che si spacca la schiena non ha le capacità di coinvolgere, e quindi far spendere, milioni di persone: è tutto qui. Numerose aziende che fanno magliette, scarpe, eventi, buona parte della televisione italiana e tanta altra “buona industria” girano attorno a questo e, nello specifico, danno lavoro all’operaio di cui sopra. Il tuo “ricco immeritatamente” sottindende un giudizio morale o etico, e quel che è peggio sottintende che ci dovrebbe essere qualcuno che fa rispettare questa etica. No buono.
E poi smettiamola con questo mito del buon operaio che si spacca la schiena, che io me li ricordo alle superiori quelli che poi sono finiti a fare l’operaio e l’alternativa ce l’avevano, ma era meglio il cazzeggio.
@unit: qualcuno che fa rispettare questa etica? Tanto per cominciare, in molti casi ed estendendo il discorso fuori dal calcio, sarebbe sufficiente la giustizia o la guardia di finanza forse.
Anch’io, da studente molto studioso che sono, a volte faccio questo ragionamento: “guarda i miei compagni che non fanno niente, chissà se io avrò successo e loro finiranno a fare gli operai.”
Poi però rifletto: all’epoca di quelli che ora sono operai l’università era un privilegio non per tutti, e che molti di quei lavori che ora vengono silurati (operai, pubblica amministrazione, ecc…) all’epoca erano impieghi, non dico da borghesi ricchi, ma sicuramente rispettabili e soddisfacenti per molte famiglie. Da universitario che sono, poi, vorrei dire la mia opinione, su come le superiori contino veramente poco nella vita, quasi niente, a mio parere: ho visto persone eccellere alle superiori e non sapere cosa fare all’università e viceversa cazzeggiare alle superiori e trovare all’università le loro passioni e talenti che vengono esaltati e non repressi. Se l’avessi saputo prima probabilmente avrei cazzeggiato anch’io parecchio al liceo, pur aspirando a diventare meglio che operaio.
Ultima cosa: gli operai saranno anche stati dei gran fancazzisti, ma se non altro ora lavorano sodo pagandone le conseguenze. Non so quante persone lavorerebbero volentieri 8 ore al giorno per 1500€. E soprattutto non ho mai sentito, di questi tempi, un operaio dire “non voglio lavorare”. Anzi, col pericolo della cassa integrazione molti hanno scelto di lavorare anche sottopagati, pur di avere qualcosa a fine mese.
Se il livello della discussione è che gli operai sono dei fancazzisti che si sono meritati la vita di ristrettezze che conducono, allora siamo messi bene.
E se l’analisi della questione fiscale, e della ricchezza in generale, è che c’è gente che trova disidcevole la ricchezza, e ci si ferma lì, siamo messi ancora meglio.
Asfalta asfalta, si vede che non cresce più niente.
Francesco, parlo non da politico ma da capo del personale. Dal punto di vista tecnico i contratti di lavoro con indicazione del netto sono un mostro, non esistono, e già il fatto che i calciatori riescano ad estorcerli ai propri datori di lavoro è un’aberrazione. Nessuna azienda potrebbe mai ragionevolmente assumere qualcuno senza sapere quale sarà il costo di quell’assunzione: se tu garantisci il netto, non sai mai quanto dovrai pagare il dipendente (questo vale per un normale dipendente, figurati per uno che guadagna milioni di euro per cui un punto di variazione di IRPEF rappresenta un costo aggiuntivo di una qualche rilevanza per l’azienda). Oltre che dal punto di vista del budget anche dal punto di vista concettuale, poi, la responsabilità per il pagamento delle imposte non può che ricadere sul contribuente, non sul suo datore di lavoro. Insomma: vero che “patta shunt servanda”, ma vero anche che i contratti dei calciatori sono già in partenza un esempio di come NON si gestisce un rapporto di lavoro nel mondo normale.
ste: il punto rimane, ovvero che i calciatori guadagnano tanto perchè fanno guadagnare tanto e, giustamente, vogliono la loro fetta. Non vedo cosa c’entri la guardia di finanza. Sul resto ovviamente non penso che tutti si meritino il loro destino, e poi mi sa che parliamo di epoche diverse, ma che che parecchi abbiano aiutato il proprio destino allora sì.
piti: no il livello della discussione è molto più in basso, tipo lotta di classe. Sei indietro di due secoli. Perchè oggi fare l’università lavorando da mcdonald si può, ed è pure facile e l’hanno fatto decine di amici miei. Non è che tutti abbiano una famiglia di 5 figli da mantenere a 22 anni, eh.
Quanta invidia nei confronti di chi è ricco e famoso!
Liberi di disprezzare Vieri o Totti, ma nel momento in cui il passaggio successivo è che bisogna fare qualcosa per togliere loro la ricchezza che si sono onestamente guadagnati calpestando lo stato di diritto mostrate il vostro vero volto.
Per la cronaca, guadagnerá una frazione, ma l’operaio medio ha un lavoro molto meno pesante del calciatore medio. E non nomino nemmeno lo statale medio (che però pago io).
@unit: la guardia di finanza è oltre i calciatori. Hai parlato di giudizio morale ed etico, no? Beh, ad esempio (come ho detto, spostando il giudizio dai calciatori ad altre classi sociali) pagare le tasse è immorale, eticamente scorretto, e non mi dire che non è vero. Così come è immorale commettere reati. Ergo GdF e Giustizia siano benvenute. (se proprio volevi stabilire chi fino ad un certo punto faccia da garante etico e morale. Per quanto i calciatori siano, come ricordato da qualcun’altro, contribuenti dipendenti, e non possano evadere le tasse, i recenti avvenimenti giudiziari non portano certo a dimostrare la purezza del sistema calcio). Certo, poi loro fanno guadagnare, e vogliono la loro fetta. Ma il punto vero secondo me l’ha stabilito Famoso Iole nel post dopo: per lui i soldi l’hanno guadagnati onestamente. Dal punto di vista legislativo sicuramente (a meno di illeciti o reati, chiaramente), ma dal punto di vista morale no, assolutamente no. Perchè, se è questione di legalità, come è anche giusto che sia, anche l’operaio li ha guadagnati onestamente. Ah, e poi non venitemi a dire che la vita del calciatore medio è più faticosa dell’operaio medio, perchè mi sembra una constatazione a livello di quelle di Calderoli. Posso forse avvallare il “luogo comunissimo” dello statale che non fa niente (ahimè, perchè è alla luce del sole…sai quanti non fanno niente, se solo si andasse a controllare?), ma questa gente con 1500€, se oltretutto non ha la fortuna di avere un coniuge che lavora, deve preoccuparsi di arrivare a fine mese. E in fabbrica non ci si va a fare le bolle di sapone o a lavorare la creta. Il calciatore che fa? Certo, ha gli allenamenti, le partite, fare spot è faticoso, è normale, no? E poi, quali sarebbero le altre fatiche di ercole, le pene infernali, i supplizi interminabili che deve sopportare il calciatore medio?
@unit(riguardo l’università): forse tramite le università telematiche, o quelle private dove si paga direttamente la laurea? lavorare durante l’università? si, forse d’estate, fare il cameriere, giusto un paio di volte a settimana, non di più. Vorrei conoscerli quelli che lavorano e studiano di gran classe. Certo, puoi lavorare e studiare finchè non sei iscritto ad una facoltà impegnativa, a livello d’orario e di materie di studio. Se studi Scienze della Pace (esiste davvero, ndr), ti sfido a non lavorare! Ma se chiedi a ingegneria, medicina, architettura, avrai tanti occhi fuori dalle orbite, per quel che ne so io.
Eticamente puoi fare i discorsi vuoi, il mio problema è il passo successivo. Nel momento in cui vuoi punire in qualche modo una categoria privilegiata.
Riguardo il confronto calciatore-operaio: certo che la VITA del calciatore è un’altra cosa, ma sottovaluti pesantemente cosa voglia dire essere uno sportivo di alto livello e i sacrifici necessari. A parita di stipendio e fama, non so se ne varrebbe la pena.
I sacrifici di uno sportivo di alto livello? e quali sarebbero, scusa? puoi elencarli? (io, poi, direi che se uno fa il calciatore lo fa per passione, perchè era il suo sogno fin da bambino, no? quindi non dovrebbe vederli come sacrifici. Il calciatore non lo si fa mica per altro) Fare una carriera di 15 anni grossomodo, e poi essere praticamente in pensione? Certo, essere famosi implica essere sempre al centro dell’attenzione, significa continui gossip su di te, essere sempre reperibile, o che so altro. Ma vogliamo metterla a confronto con la vita, non dico di un operaio, ma di qualsiasi altro cittadino normale, soprattutto di questi tempi?
E poi ancora: si, io voglio punire una categoria privilegiata. Non la voglio fucilare o frustare, ma vorrei semplicemente che mettessero i piedi per terra (beninteso, anche i politici sarebbero da punire perchè privilegiati, e tante altre caste pagate con i soldi pubblici). Tutti hanno riportato le dichiarazioni penose di Calderoli, però nessuno ha riportato quello che ha detto Prandelli: “Ragazzi, pagate, siamo un mondo di privilegiati”, e anche “i soldi si prendono dove ci sono”. E Prandelli è il CT della Nazionale. Quando si vince i Mondiali va bene, e quando dice di pagare no? Sarebbe troppo facile dire che ci sono popolazioni che muoiono di fame ecc….quindi secondo me basterebbe dare un po’ retta al buon senso. Con queste affermazioni voi state giustificando (dicendo che è invidia per i ricchi) una casta che i soldi potrà esserseli anche guadagnati anche onestamente, ma moralmente, insieme a tante altre caste e lobby, assolutamente no.
Famoso-Iole
grazie, stamattina ero un po’ giù ma quando ho letto che i calciatori faticano più degli operai mi sono fatto una grassa (anche se un po’ amara) risata.
Avessi usato come esempio, almeno, altre categorie di sportivi di alto livello come i nuotatori o i ciclisti, ma citare proprio i calciatori, vuol dire avere perso completamente il senso della realtà.
Ricapitolando, i difensori dei calciatori si avvalgono delle seguenti argomentazioni:
a) che chi ha da ridire sul fatto che potrebbero voler evitare di pagare di tasca loro il contributo è gente che trova disdicevole la ricchezza;
b) che gli operai sono ex liceali fancazzisti e hanno quello che si meritano
c) che i calciatori faticano tanto.
Poi uno dice.
@piti: aggiungerei un a/bis) che chi ha da ridire sul fatto che potrebbero voler evitare di pagare di tasca loro il contributo è gente che li invidia perchè sono ricchi;
@piti: no, io ho altre argomentazioni:
1) Non risulta alcun calciatore che abbia fatto alcuna dichiarazione in tal senso: è una balla inventata da Galliani e Calderoli, da ogni fonte l’unico virgolettato dei calciatori è Tommasi che smentisce e invita Galliani a non fare il furbo
2) I contratti se non vessatori si rispettano: se giocatore e società si sono liberamente accordati perché lo stipendio sia calcolato netto (e quindi una diversa tassazione sarebbe a carico o a vantaggio della società) l’irpef è a carico della società e quindi è questa che sta rifiutando di pagare ciò che deve (e già è ben privilegiata, le società calcistiche hanno un conteggio dei debiti diverso da tutti gli altri).
3) La verità e il rispetto di leggi e contratti sono più importanti del fatto che i calciatori siano ricchi o fatichino tanto e il fare il tifo tra due categorie di ricchi e privilegiati (calciatori e loro datori di lavoro) è esattamente il tipo di distrazione con la quale chi ha di meno finisce per pagare tutto (e Calderoli lo sa bene e molti ci sono cascati)
beh i calciatori sono dei dipendenti, strapagati, ma sempre dipendenti. con oneri e diritti
Io sono d’accordo con Ivan – commento numero 32 – quando dice che i contratti al netto sono concettualmente e concretamente sballati, per le sue stesse ragioni. Dico però – non a Ivan, ché so come la pensa, ma in generale – che sono fatti nel rispetto del contratto nazionale dei calciatori, che li prevede: se vogliamo dire che in certi casi è giusto derogare dai contratti firmati e in vigore io ci starei pure, basta che poi non ci si scagli contro Marchionne definendo incostituzionali gli accordi di Pomigliano e Mirafiori.
Ste, capisci quel che vuoi capire e, evidentemente, non conosci quale sia l’impegno necessario per giocare ad alto livello, e forse confondi lavorare in fabbrica con lavoare in miniera.
E cmq non é certo questo che giustifica il loro stipendio, ma il fatto che esistano persone disposte a pagarli con i loro soldi
Tutto il resto, come detto, é invidia.
@piti: magari non qui, ma un giorno o l’altro mi spieghi, senza distorcere e parodiare le opinioni degli altri, come secondo te uno finisce a fare l’operaio. Forse è la naturale continuazione per i piccoli venditori di fiammiferi?
Unit, leggi don Milani, per esempio.
don milani??? piti, è morto mezzo secolo fa. Ma quanti anni hai?
@unit: scusa se mi intrometto, ma in base a questo ragionamento chi è morto più di 50 anni fa dev’essere rimosso?
non è che deve essere rimosso, ma non può essere preso come fonte d’informazione su chi e perchè va a fare l’operaio oggi. Dai su, si parlava di analfabetismo, era il dopoguerra, la situazione sociale era completamente diversa.
Infatti, come è noto, oggi i figli degli operai fanno i notai e viceversa. Mica come ai tempi di don Milani.
@piti: ancora slogan. Fonti, grazie.
1) finche la tassa la paga qualcuno a me va bene. Dei loro accordi contrattuali non mi interessa.è una questione tra loro.
2) sembra che sta tassa la paghi solo chi è multimilionario: invece la paga anche chi prende 90-100 mila euro all
Anno. Un avvocato, che ha studiato 4 anni, fatto pratica semi-gratis per altri 2-3, e ora magari lavora 60 ore la settimana, e ha responsabilità enormi, già paga il 47 per cento. Ora sara il 10% in più. Invece le rendite non sono tassate… Se invece di lavorare fossi ricca di famiglia, starei a posto…
3) Non è che chi è ricco è immorale. Fare l’operaio è ovviamente onestissimo, ma pensate che magari chi guadagna di più ha più responsailita, o si da più il culo o ha studiato di più. Non sempre vero in una non-meritocrazia come la nostra, ma non è che tutti quelli che guadagnano bene sono figli di Papà.
4) si, in Italia figlio di operai può fare l’universita. E bene anche. Io l’ho fatto, con la media alta non paghi nemmeno le tasse sotto una certa soglia. Certo, ero alla statale. ho fatto la pendolare, mi portavo i panini da casa e nel fine settimana lavoravo.
5) sui calciatori: perché la gdf? Loro le tasse le pagano. Vorrei poterlo dire anche per gli altri (professionisti, i
ImPrenditori, molti artigiani, commercianti…)
unit, portale tu le fonti delle tue certezze sul fancazzismo colpevole di chi finisce a fare lavori umili. Grazie.
@Clo:
1) D’accordissimo, l’ho detto fin da subito.
2) Si, va bene, un clap clap per gli avvocati che studiano tanto. E anche un hip-hip, urrà, urrà, urrà! Anche gli ingegneri studiano tanto, anche gli architetti, anche i medici. Di norma, in tutte le facoltà serie, si studia tanto, e tutti i liberi professionisti hanno responsabilità (un ingegnere che firma un progetto strutturale di una casa in cui vivranno delle persone??). e di questi tempi il tirocinio retribuito e non da sfruttato è un miraggio per tutti. Gli avvocati e i notai poi pagheranno anche il 47%, ma di quello che dichiarano: e si sa che gli avvocati sono tra le categorie che evadono di più (un avvocato che dichiara 50000€ l’anno? ma dove, ma quando?)
3) Magari fosse sempre così. purtroppo non lo è così, sempre.
4) Io sono figlio di statali, quindi so di cosa stai parlando…ma chiamiamola evoluzione della speci(alizzazion)e. Una volta i figli d’operai facevano gli operai, e i figli dei borghesi andavano all’università statale. Oggi i figli d’operai fanno l’università approfittando della poca meritocrazia e risparmiando in quel che si può, mentre i figli di borghesi studiano in prestigiose università private, fanno master all’estero, approfittano delle conoscenze del “papi” sicuri di avere un lavoro manageriale garantito nell’azienda del suddetto papi.
5) …infatti non era riferito ai calciatori. Qualcuno aveva sottolineato l’inevitabile assenza di qualcosa/uno che facesse da garante morale/etico, di fronte ai miei discorsi spiccatamente idealisti. Io ho suggerito (che per le professioni a rischio evasione) sarebbe sufficiente un maggior controllo della GdF, o della magistratura o norme statali più stringenti in altri casi. Perchè le tasse si pagano, e il non pagarle, oltre che risparmiare qualcosa per se, significa rubare qualcosa agli altri.
@Ste
Concordo su tutta la linea. Anche secondo me si deve prima agire sugli evasori E sulle rendite. Anche sulle proprietà del Vaticano(almeno quelle non utilizzate per culto o attività solidali).
Pago anche volentieri un contributo maggiore, figurati, ma sono un po’ stanca che a pagare siano sempre gli stessi (scusa la banalità).
Sui figli di papà: vero, è più facile, ma oggi la possibilità ce l’abbiamo. Ok, tu devi sbattere di più. Ma a me va bene.
P.s. Vero che avvocati sono evAsori, ma pensa che quelli che lavorano con società non evadono di certo, e nemmeno gli avv che lavorano per uno studio (partite IVA come altri). Immagina come siamo contenti di pagare la cassa avv anche per chi dichiara “15000″ euro all’anno…
Sulle proprietà del Vaticano? Non ci spererei. Troppo radicato nella popolazione, almeno per ora. Quella degli evasori è una brutta storia: io ho idea che dopo decenni, la pratica sia davvero consilidata, una tradizione insomma per il popolo della partita IVA. Al di la delle misure sempre più restrittive, di eventuali provvedimenti giuridici, ho idea che sia proprio la mentalità che andrebbe restaurata. Far capire ai contribuenti che non pagare le tasse è truffare, che non basta che le paghi uno su 100 per guarire il sistema. Che non si può tollerare un discorso del tipo (e l’ho sentito sai quante volte?): “le tasse sono così, ormai lo fanno tutti, è radicata la cosa, non ha senso agire in questo ambito”.
E soprattutto che pagare di più non significa avere di meno, ma che se pagassero tutti significa avere il giusto ritorno.
Sui figli di papà: anche a me va bene….ma quando non ce la farò più a studiare come un matto per mantenere la media? se non avrò il futuro che speravo, mi andrà bene lo stesso? perchè non tutto dipenderà dalla mia forza di volontà!
@ste: riguardo al tuo punto 4) cioè che i figli dei “ricchi” fanno le università private vorrei dire che i figli di imprenditori che conosco o semplicemente non fanno nulla (con o senza laurea “prestigiosa”, vedi bocconi o cattolica) o lavorano in azienda con il padre o la madre, spesso con risultati deludenti, ma questo non ci interessa. Invece tutti i dirigenti di aziende medie-grandi che conosco (e ne conosco parecchi), anche e sopratutto i giovani sotto i 40 anni, non hanno alle spalle una famiglia particolarmente benestante. Non ti so dire se sono figli di operai, ma di sicuro non le definirei famiglie “ricche”. Io conosco la situazione lombarda, ma non credo che sia molto diverso nel resto d’italia, anche perchè lavorare come dirigente 60 ore e passa la settimana per uno stipendio lordo tipo tra i 50k e i 100k e stratassato non è molto d’interesse per chi magari ha di famiglia 20 appartamenti o chissà che altre rendite.
@piti: fonti su cosa? sul fatto che si può fare l’università senza avere una famiglia ricca alle spalle e che questa università se scelta con criterio ti permette di non fare l’operaio? E’ un fatto(anche perchè è stato il mio percorso), guarda gli annunci di lavoro temporaneo tipo mcdonald e gli affitti di una stanza ad esempio a Pavia e fatti due conti. Il resto delle mie opinioni sugli operai deriva dal fatto che io ci sono cresciuto nella periferia degradata di milano tra gli anni ’80 e ’90 e ne ho conosciuti personalmente parecchi e tuttora ne conosco. Non ha valore statistico, ma è sempre meglio di fare riferimento ad un testo degli anni ’50. Comunque è molto probabile che tu abbia le stesse idee sclerotizzate da 30 anni e non sarò certo io a instillarti un sano dubbio, direi di chiuderla qui prima che francesco ci tiri le orecchie.
@unit: guarda, data la mia età, di dirigenti, imprenditori, ecc… non ne conosco direttamente, però conosco, seppur molti solo di vista, i loro figli, e so che cosa fanno. Forse è solo una mia apparenza, ma a me sembra che chi è di famiglia ricca abbia attorno un’aura di superiorità che dice: “io da grande sarò come mio padre”. è vero, ci sono tante persone che accedono all’università senza avere raccomandazioni o semplicemente una famiglia molto benestante (anzi, spesso da grandi personalità contemporanee si sente dire: “io sono cresciuto in una famiglia povera” oppure “sono cresciuto durante la guerra” ecc…) ma se giri un po’ per le facoltà non è raro trovare qualcuno che ha il genitore che fa la stessa cosa. Io studio Ingegneria Edile Architettura, e numerose persone provengono da famiglia del settore, diciamo. Per non parlare di medicina: non dico tutti, ma molti di quelli che conosco hanno il padre medico, o comunque benestante.
@ste: sicuramente è vero quello che dici, ma qui si sta discutendo del contrario, cioè se chi non ha genitori ricchi può, attraverso il lavoro e lo studio, accedere a professioni ad alto reddito. Che poi nell’università sia pieno di figli di papà è probabilmente vero, ma è diverso: non sto affermando che figli di ricche famiglie finiscano a fare gli operai.
@ste – la cosa importante è che tutti abbiano la possibilita di farlo. In tutti i settori ci sono quelli con la strada già aperta quando ero all’uni c’era chi aveva il padre avvocato, la madre magistrato…mi sembrava tutto inarrivabile.. Oggi spesso facciamo la stessa cosa e allo stesso livello (patrimonio familiare a parte). Ok, ti devi impegnare di più, non ti puoi permettere cazzegio. Ma c’e la possibilità di farlo, ed è bellissimo.
Sulla questione tasse: gramellini su la stampa ha detto tutto quello che penso.
Visto che hai citato Gramellini, che reputo un grandissimo giornalista, quello che ha scritto stamattina nel “buongiorno” fa proprio al caso nostro, e sintetizza in due paragrafi quello che sto cercando di dire da un po’.
@unit: se stiamo discutendo se chi non ha genitori ricchi può arrivare a professioni di alto reddito…in tal caso, confermo: non ne sono poi tanto convinto. Sicuramente è meglio di 30-40 anni fa, non c’è dubbio. Però le pari opportunità, in questo ambito, sono ben distanti, secondo me, soprattutto a partire dalla fine della carriera universitaria (Nelle Università, invece, sembra che ci siano sufficienti sgravi fiscali o agevolazioni, case dello studente, ecc…).
@Clo: ci credo che è bellissimo…da sicuramente soddisfazione, soprattutto a chi punta ad una posizione non tanto per i soldi, ma perchè è ambizioso di natura e gli piace il mestiere che ha scelto di fare. Ma ripropongo la questione: nel momento in cui tu non riuscissi più a farlo, per cause non imputabili a te stessa, come la mettiamo?
è triste vedere come l’odio/invidia di classe uniti al populismo,tirino fuori il peggio di noi.non idee,non intelligenza…semplicemente “tutti addosso a chi c’ha l’osso”…..siamo esseri superiori noi eh….
Scusa, ma la questione da un punto di vista tecnico non è così semplice. La normativa sul contributo di solidarietà non è stata ancora pubblicata e non è dato sapere se sarà un’addizionale Irpef. In pratica, per ora, si sta discutendo su tecnicismi estremi sui quali non hanno le idee ben chiare neanche i fiscalisti (almeno a guardare le loro opinioni sul web, non sono un tecnico).
Ergo… per quanto mi riguarda… visto che ancora il tutto non è delineato perfettamente, si sarebbe dovuto trovare un accordo transitorio per la situazione specifica evitando di mettere in scena una pantomima squallida come quella di questi giorni. Per me, francamente, hanno torto entrambi ed entrambi ci fanno una brutta figura e non lo dico per qualunquismo, visto che sono liberista, gli stipendi alti non mi scandalizzano e sono contro ogni forma di salary cap.
In questo momento, però, occorrerebbe una certa maturità. Per una volta mi trovo d’accordo con Zamparini (che personalmente odio parecchio) quando dice “Mi preoccupa la situazione della mia nazione, non certo il calcio”. Io, da italiano, di fronte ad una scenetta del genere, indipendentemente da chi abbia torto o ragione, disdirei l’abbonamento a Sky e poi vedrei come reagirebbero presidenti e calciatori una volta resisi conto di averci perso entrambi. Mi dispiace solo di non poterlo fare, visto che non mi sono mai abbonato.