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Un voto utile

Come si evinceva dal post precedente sono stato in Portogallo, dove ho passato una settimana a fare il turista tra Lisbona e Oporto. Non starò qui a mostrarvi le foto delle vacanze né a dirvi delle sardinhas e del Porto e dei pasteis de nata, ma ci sono due cose che ha senso raccontare, ché stanno bene nella rubrica Schifezze di questo blog e fanno da promemoria al suo tentativo di entrare nelle nomination per il Miglior blog culinario 2011 ai Macchianera Blog Awards (si può votare qui fino al primo settembre).

Ho mangiato un hamburger – prima a Lisbona, poi a Oporto – in un posto che si chiama H3, Hamburger Gourmet. Ci sono passato davanti una sera, per caso, e mi hanno incuriosito le scritte sulla porta d’ingresso (nonché l’arredamento).

Ora, la prima, la seconda e la quarta frase sono ok, ma la terza? Niente “greasy hypercaloric burgers”? Insomma, temevo si trattasse di una roba genere “questo non è un fast food quindi mettiti comodo e aspetta” oppure genere chilometri zero oppure genere hamburger vegetariano e lattughina bio. Sprezzante del pericolo ho sfidato l’ignoto e il giorno dopo, senza avere nemmeno guglato il nome del locale, sono entrato. Mi accolgono pannelli come questi.

Sì, sono piuttosto antipatici nei confronti di McDonald’s e Burger King. Ma dicono un pezzo di verità. E – cosa fondamentale – hanno scelto un approccio intelligente per fare concorrenza ai fast food tradizionali: niente ideologie, niente multinazionali che affamano il mondo, niente chilometri zero, niente slow food, niente gusto dell’aspettare, niente apologia della lentezza e dei prezzi alti. Anzi, quelli di H3 ci tengono a ribadire che in comune con McDonald’s hanno due cose: il prezzo basso e la rapidità. Di diverso hanno semplicemente una cosa, dicono: fanno il cibo più buono. Ed è vero. Certo non è perfetto. Il menu non è completo e, soprattutto, soltanto una portata è un panino con l’hamburger dentro. Gli altri hamburger sono serviti su un piatto, scegliendo tra molti contorni e condimenti. Altri punti deboli: le patatine non reggono il confronto con le french fries e inspiegabilmente non c’è una portata che preveda la presenza del bacon. L’hamburger però è alto, grosso, buonissimo e preparato alla piastra sul momento, tanto che si può decidere il grado di cottura. Di molto superiore alla carne che si può trovare da McDonald’s o da Burger King.

Il menu con panino (o piatto) più patatine e Coca Cola costa sette euro, e tutto è pronto in due-tre minuti. Insomma, promosso. A noi è piaciuto così tanto che abbiamo cercato un altro H3 una volta arrivati a Oporto, lo abbiamo trovato e abbiamo constatato che il panino era sempre buono, ma un po’ meno di quello di Lisbona: un’altra cosa che nei veri fast food non capiterebbe mai. Il problema della scelta non si pone, visto H3 in Italia non esiste, ma se capitate in Portogallo vale la pena farci un pranzo.

L’altra cosa meritevole di segnalazione, riguardo le schifezze portoghesi, si chiama francesinha. È una specie di toast, ma nel senso in cui si potrebbe definire lo Shuttle una specie di aereo. Viene servita su un piatto che ha alla sua base una salsina dagli ingredienti misteriosi, ogni locale sceglie i suoi: di certo ci sono la birra e una certa quantità di spezie, spesso piccanti. Tra le due fette di pane tostato sono collocate: due tipi di salsiccia, carne di maiale, prosciutto cotto. Sopra il “toast” così composto, una colata di formaggio fuso e a volte anche un uovo fritto. Il risultato è questo.

Una roba impegnativa, come potete immaginare: sia mangiarla che digerirla. Però buona. Se questo blog finirà per entrare tra le cinque nomination per i Macchianera Blog Awards vi dirò anche dove andare a mangiarla di preciso – una specie di social mappa del cibo spazzatura – ché se non la sanno fare vi rifilano un mattone da star male due giorni. Insomma, tutto quello che chiedo è un voto utile.