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Da che parte della Storia

La cosa più terrorizzante di quello che sta succedendo in Italia non è tanto il crollo dei mercati, che condividiamo con paesi ben più solidi del nostro, bensì il fatto che il Governo pensa di uscire da queste secche – che poi sono quelle in cui, con alti e bassi, ci troviamo da quindici anni – aggiungendo o togliendo un paio di frasette nella Costituzione, sulla libertà d’impresa o sul pareggio di bilancio, o con delle misure una tantum. L’idea che una crisi del genere si risolva sul lungo termine sulla carta e non sul mercato, quella fa spavento. Certo, soldi da spendere non ce ne sono. Ma di riforme possibili a costo zero se ne possono fare molte, a cominciare dalla privatizzazione di mostri tipo Alitalia per continuare con la liberalizzazione delle professioni. I guai dell’economia italiana vengono da molto lontano, e non sono tutti attribuibili a chi l’ha governata negli ultimi quindici anni. Gli uomini e le donne che fanno parte di questa classe dirigente si trovano però oggi davanti a una scelta: passare alla Storia come quelli che hanno salvato il Paese o passare alla Storia come quelli che l’hanno affondato. È evidente che qualsiasi altro calcolo – personale, elettorale, giudiziario, di partito – perde completamente significato rispetto a quello che potrebbe accadere, e qualifica chi lo fa.

7 commenti

  1. plato:

    “È evidente che qualsiasi altro calcolo – personale, elettorale, giudiziario, di partito – perde completamente significato rispetto a quello che potrebbe accadere, e qualifica chi lo fa.”

    già

  2. Gian Maria:

    Concordo con l’articolo.
    Aggiungo solo una nota di pessimismo cosmico:
    1. Periodi di bonaccia: Non si fanno riforme strutturali, anche se ce ne sarebbe il tempo e il “respiro”, perché finché la barca va lasciala andare. Perché prendersi rischi e responsabilità non indispensabili? Questa inerzia peggiora la situazione provocando il punto 2.
    2. Momenti di tempesta: Le riforme strutturali non si fanno, perché c’è l’emergenza, il tempo stringe e l’acqua è alla gola, allora si mette una mezza toppa sulla falla più grande e si aspetta che il mare si calmi, ripromettendosi di rivedere il tutto quando la situazione si calma. Cosaì si ritorna al punto 1, e il circolo vizioso ricomincia.
    Magari non sarà così per sempre, ma lo è stato negli ultimi vent’anni.

  3. jack:

    “Alitalia” ?

  4. Cono:

    “Gli uomini e le donne che fanno parte di questa classe dirigente si trovano però oggi davanti a una scelta”

    Che uomini?
    Che donne?

  5. antonio g.:

    Sono stupito. Nella premessa esorti alla responsabilità e poi parli di soluzioni possibili anche attraverso riforme a costo zero. Nella drammatica situazione in cui ci troviamo non è più il tempo della favola delle riforme a costo zero. Vanno trovati e presi i soldi dove ci sono e con quelli avviate riforme per la crescita mentre si riducono i costi improduttivi dello Stato e degli enti locali. Oggi sia Bersani che soprattutto Casini sono stati piuttosto specifici. Non ci sono più scorciatoie.

  6. dtrevi:

    Sul fatto che, per combattere l’emergenza oggi, le riforme da mettere in Costituzione non servano non ci piove. Trovo decisamente più complicato privatizzare ciò che già oggi non è pubblico, come Alitalia e non penso affatto che bastino riforme a costo zero. Lo stesso abbattimento della burocrazia di cui spesso si parla, costa eccome in quanto significherebbe tagliare gli organici della Pubblica Amministrazione. E pure privatizzare costa. Prima di tutto a una classe dirigente, che vuole detenere più potere possibile. Che è molto più appagante, rispetto che passare alla storia.

  7. Albertino Maionchi:

    Da sempre ogni commento politico deve partire dalla storia, un pae-se,una civiltà emergono dalla propria storia.L’Italia fino al 1870 era proprietà papalina col seguito mafioso, sono stati chiamati i francesi, poi l’olio di riccino di Mussolini,poi gli americani che hanno riportato il vaticano.Poi il piano Marshal, il miracolo Ita-liano poi “mani pulite”, poi le TV, oggi quello che si vede dell’I-talia all’estero è il “bunga bunga”. L’Europa che ci tira le orec-chie perchè la politica si mangia anche le pensioni già pagate dai dipendenti e quando i lavoratori perdono il lavoro?Chi ha dato,ha dato ed i debiti li devono pagara loro.Ha da passà la nuttata!