Era giusto, ha funzionato

In questi anni, i principali argomenti dei contrari all’indulto sono stati tre. Il primo, il più rozzo e debole, è quello di chi sostiene che, trattandosi di criminali, star lì a parlare di diritti umani è inutile: “la pena non è una vacanza”, e quindi chi se ne frega delle condizioni delle carceri italiane. I-problemi-sono-ben-altri. Inoltre, le persone detenute sono in carcere per un motivo, quindi in fondo se lo meritano (specie perché, in molti casi, sarebbe stato bene buttare-via-la-chiave: altro che uscire prima del tempo). La risposta a questo argomento è semplicemente l’articolo 27 della Costituzione, che è inequivoco e che va preso alla lettera, specie da parte di chi quando non si occupa di carceri è solito sostenere che “la Costituzione non si tocca”, “la Costituzione è la nostra bibbia laica”, eccetera. Senza contare che, anche ammettendo la logica brutale per cui “i colpevoli se lo meritano”, più della metà delle persone che si trovano nelle carceri italiane è detenuta in attesa di processo: tecnicamente innocente. Molti di questi saranno riconosciuti definitivamente innocenti: quel trattamento inumano è inflitto anche a loro.

Il secondo argomento dei contrari all’indulto è la certezza della pena. Se il giudice ti ha condannato a una certa pena, dicono, quella devi scontare: senza scorciatoie. Spesso l’argomento è accompagnato da strali contro le pene alternative e sostitutive della detenzione, contro gli arresti domiciliari, contro gli sconti di pena per buona condotta. A chi sostiene questo argomento sfugge che il principio della certezza della pena va a farsi benedire già nel momento in cui le persone detenute sono costrette a scontare pene a cui nessuno li ha condannati: dormire per terra a due passi dal cesso, vivere in sei in tre metri quadrati in agosto, accompagnarsi a ratti e scarafaggi, eccetera. Eppure non se ne preoccupano, in quel caso, della violazione del principio della certezza della pena. Inoltre, le pene alternative e sostitutive della detenzione, così come gli sconti di pena per buona condotta, non sono favori o privilegi: sono diritti previsti dalla legge. Appellarsi al rispetto integrale della legge vuol dire ammettere il senso, la legittimità e le ragioni degli strumenti di cui sopra. La certezza della pena è anche la certezza di un trattamento umano, come quello teoricamente disposto dal giudice; ed è anche la certezza di potere usufruire, quando è il caso, delle pene alternative e sostitutive della detenzione. L’indulto, poi, non è un abuso o uno strappo: è uno strumento previsto e legittimato dall’ordinamento. Dalla legge, insomma.

Il terzo argomento dei contrari all’indulto è quello della paura, o della sicurezza: rimettere i criminali in libertà è pericoloso. L’argomento in sé ammette parte del problema: ammette cioè che in questo momento, nelle condizioni in cui si trovano, le carceri italiane sono un luogo criminogeno, invece che rieducativo. Producono insicurezza, e non sicurezza. Si sostiene però che per questa ragione, per garantire la sicurezza della società, i detenuti farebbero meglio a non uscire dal carcere prima del tempo, anzi, magari a restarci il più a lungo possibile. A questo argomento rispondono semplicemente i numeri, come spiega oggi Luigi Manconi sull’Unità. Stando ai dati dell’Ufficio Statistico del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, delle persone scarcerate alla fine naturale della pena il 68,45 per cento torna in carcere una o più volte nell’arco dei successivi sette anni. Delle persone uscite dal carcere grazie all’indulto, quelle che sono tornate a delinquere nei successivi cinque anni sono il 33,92 per cento. Meno della metà. Sono dati noti, la tendenza è nota da tempo. E la ragione non è così misteriosa, essendo provata da centinaia di dati e di studi. Come spiega Manconi, “scontare la pena in condizioni meno afflittive e meno disumane può contribuire alla riabilitazione sociale (e a non reiterare il reato)”. Insomma, l’indulto – ma in generale: trattare le persone detenute in modo umano – non solo è giusto, che già basterebbe. Funziona.



29.07.11 - Diario

59 commenti »

  1. credo che tutto il dibattito sull’indulto fosse stato all’epoca e anche successivamente viziato dal fatto che a beneficiarne furono – o avrebbero potuto essere – anche personaggi che poi saranno identificati nella “casta” e, in particolare, quelli legati a berlusconi.

    Commento di nonunacosaseria del 30 July 2011 alle ore 00:11
  2. Mi pare ci sia una spiegazione molto più semplice e realistica di queste dinamiche rispetto a quella indicata dal sociologo citato da Repubblica (non riesco a leggere il pdf di Manconi ora). Per come l’indulto era disegnato al recidivo viene infatti attribuita non solo la nuova pena ma gli si chiede anche di scontare la pena indultata. Ovvero essere recidivi è molto più costoso di prima.
    Faccio un esempio: se io, uscito di galera senza indulto, faccio una rapina rischio 5 anni. Se sono uscito con l’indulto ne rischio 5 + 3 che mi mancavano da scontare.
    Ne deriva che: 1. Il sociologo confronta mele con pere
    2. I dati dicono che la pena funziona eccome come deterrente, quindi se vogliamo ridurre il crimine dovremmo alzare le pene e la loro certezza (se ti condannano per recidiva, i tre anni mancanti teli fai certissimamente)
    Poi, certo, possiamo ignorare 1. e 2. e credere a Babbo Natale, ma su questa idea non ci fonderei una politica..
    Ciao

    Commento di Wobegon del 30 July 2011 alle ore 02:01
  3. Ma poi scusa, ripensandoci, l’argomento del sociologo è ancora più illogico: se a contribuire alla recrudescenza del crimine sono le condizioni particolarmente afflittive del carcere, gli indultati, che erano i detenuti che erano in carcere nel momento di massimo affollamento, dovrebbero essere quelli più recidivi! Al contrario si dovrebbe vedere un calo della recidiva in quelli entrati in carcere immediatamente dopo l’indulto, nel momento -purtroppo breve- di bassa popolazione carceraria. Questi sì che sarebbero un valido campione di confronto, anche perchè non ci sarebbe la questione della maggior pena in caso di recidiva (i.e. Si possono confrontare mele con mele).
    Sbaglio?

    Commento di Wobegon del 30 July 2011 alle ore 02:12
  4. Ok, è difficile non essere d’accordo su tutti e tre i punti. Una domanda: dopo questo (ennesimo) indulto, si può sperare che la certezza della pena torni anche in Italia? Mi spiego meglio: io credo che se continuiamo a porci regole (sensate o meno) per poi non rispettarle continueremo a stare in quella specie di limbo, (in cui non vige nè la certezza, nè la pena e nè tantomeno il diritto) nel quale le situazioni degradanti (carceri italiane) prosperano e il caos regna indisturbato a favore dei soliti noti. Anche perchè il sospetto è che questi indulti vengano fatti con la scusa dei “poveracci che vivono in condizioni disumane” per poi togliere di galera gente come Previti (che non c’è mai finito).
    Cordialmente
    P.S. E io penso che pure gente come Previti meriti di stare in una cella dignitosa.

    Commento di Schweitzer del 30 July 2011 alle ore 02:26
  5. peccato che chi fosse condannato con pene fino a 3 anni non abbia scontato un cazzo di nulla. spacciatori, violenti etc (per nn parlare di reati della pubblica amministrazione) ..con condanne fino a tre anni… non hanno scontato nulla. vabbeh, se il sistema penale deve funzionare così..

    Commento di wolfi del 30 July 2011 alle ore 02:56
  6. Come già si intuisce dai precedenti commenti, il problema carcerario è malamente inquadrato. L’indulto potrà pure essere efficace ieri (che poi ci sono i trucchi statistici di mezzo, ma vabbé, facciamo finta che non ci siano), ma, nonostante l’indulto, noi oggi abbiamo ancora le carceri con 22mila detenuti oltre la capienza. Io sinceramente non posso dire che una cosa funziona se poi pochi anni dopo siamo punto e a capo, per cui o fai un indulto all’anno (e questo è pari a una istigazione a delinquere) o fai delle leggi che non richiedono maggioranze rafforzate e una vita per essere approvate, ovvero leggi che vadano in direzione contraria alla panpenalizzazione degli ultimi anni.

    Esempi vari (non so se sia ancora così, sono un po’ indietro, ma voglio rendere l’idea), chi è in carcere per uno spinello, chi è in carcere perché clandestino, chi è in attesa di giudizio ma lo si potrebbe mandare ai domiciliari, poi se ancora non basta tiri fuori l’indulto e fai ripartire il sistema. Ma fin quando sbatti in galera pure chi getta una carta per terra, le carceri non diventeranno mai un luogo dignitoso in cui scontare una pena ed essere rieducato, perché ci saranno sempre troppi detenuti da seguire e quindi nuovi indulti da fare. L’indulto tenta di salvare il Titanic col chewing-gum, mentre la vera campagna deve essere quella per chiedere che il ricorso al carcere avvenga quando è davvero necessario, e non per qualunque scemenza.

    Commento di Tooby del 30 July 2011 alle ore 07:58
  7. Francesco, sono totalmente d’accordo con quanto hai scritto. Il problema è che ci manca la cultura della rieducazione dei carcerati. Qualche settimana fa avevo letto che solo il 19% delle persone seguite attraverso un percorso psicologico e sociale tornano a delinquere una volta usciti di prigione; la percentuale invece si triplica per soggetti sottoposti solo a carcerazione (questo perché non ci sono i fondi per pagare una serie di figure professionali fondamentali come gli psicologici).

    Commento di Camilla del 30 July 2011 alle ore 09:22
  8. L’indulto funziona perchè ha creato più sicurezza diminuendo la recidiva. E quindi mi viene da dire che chi si oppone a questo genere di strumenti in nome di principi da duro e puro crea meno sicurezza.

    Il problema delle carceri non si è risolto ne si poteva risolvere con l’indulto, infatti la proposta dei Radicali era indulto+amnistia+riforma della giustizia+riforma delle pene, convinti che senza indulto e amnistia nessuna riforma avrebbe mai potuto funzionare.

    @Wobegon non capisco perchè escludere che parte dell’efficacia dell’indulto derivi dal fatto che se tratti in modo più umano, dai più fiducia e offri un’occasione a qualcuno questi a volte ne approfitta, anzichè sprecarla.
    Quanto al fatto che in caso di nuovo reato avrebbero scontato anche la vecchia pena, certo, questo sarà stato un deterrente, ma fa anche parte di un processo di rieducazione/responsabilizzazione: ti do un’opportunità, ma bada, che se la sprechi e torni a delinquere, è peggio per te. Proprio perchè si compone di questi due elementi, anche nel tuo ragionamento, l’indulo funziona.

    Infine che le carceri siano criminogene, tanto più sono sovraffollate, e disumane, mi pare straprovato. Tanto più che andare a scontare una pena per aver infranto la legge, in un posto a sua volta fuori legge, è un po’ paradossale.. giusto un po’

    Commento di spago del 30 July 2011 alle ore 09:28
  9. l’altro argomento contrario all’indulto è che fosse una scusa per liberare condannati eccellenti. ricordo che da più parti si è chiesto di liberare i poveracci, tenere in carcere i delinquenti seri e soprattutto proporre prima (prima!) un piano per risanare l’ignobile situazione carceraria.
    poi vorrei ricordare che il 30% di recidivi significa il 30% in più di crimini, che non mi pare un grande successo (qua si scorda sempre che ci sono anche le vittime dei reati).
    senza contare la cosa più assurda: fatto l’indulto perchè c’era troppa gente in carcere, dopo pochissimo c’è di nuovo troppa gente in carcere. forse che il problema non si risolve con indulti a go go?

    Commento di dtm del 30 July 2011 alle ore 09:43
  10. Nessuno – nessuno – ha mai detto che l’indulto avrebbe risolto il problema delle carceri: nessuno, quindi per favore evitate di utilizzare questo argomento meschino. L’indulto serviva a sanare temporaneamente – in un tempo in cui il Parlamento doveva fare il resto, se non fosse stato azzannato alla gola dal trasversale movimento forcaiolo – una gigantesca violazione della Costituzione, dei diritti umani e della certezza della pena, che aveva generato tecnicamente un’emergenza umanitaria. Poi è successo, come era prevedibile, che ha pure ridotto i reati: grasso che cola.

    Detto questo, io non credo che ci sia davvero stato qualcuno che teoricamente sarebbe stato d’accordo all’indulto ma non poteva accettarlo perché questo avrebbe avvantaggiato 60 presunti amici di Berlusconi. Evidentemente erano contrari di fondo, per altri motivi, magari quelli di cui sopra. Perché davvero non si può essere livorosi e vendicativi al punto da non applicare in un momento di emergenza uno strumento che si ritiene giusto per decine di migliaia di persone, in ragione del fatto che ne godranno 60 che sono presunti “amici di Berlusconi”. Questo è, davvero, l’odio. E l’essere berlusconicentrici in qualsiasi, qualsiasi cosa.

    Commento di francescocosta del 30 July 2011 alle ore 10:22
  11. Prima di tutto penso che bisogna smetterla di essere ipocriti. quelle italiane non si possono nemmeno chiamare delle pene.. francesco costa parla così perchè è stato solo che fortunato nella vita, se gli fosse capitato qualcosa.. qualcosa di brutto.. questo articolo non esisterebbe.. quindi basta ipocrisia e vediamo le cose da un punto di vista oggettivo e non ideologico.
    Se in italia ci fossero pene giuste, certe e soprattutto maggiori carceri di certo non sarebbe un argomento di discussione, l’indulto è una cavolata pazzesca, non risolve il problema e non da giustizia, una parola declinata nella costituzione, costituzione che ha molto più valore delle 4 leggi di cui si parla.
    Quindi bisogna partire dalla giustizia, prima di pensare a chi ha commesso il reato, bisogna pensarlo a chi lo ha subito.. Se non si parte da questo, nessuna battaglia culturale sulle carceri sarà vinta.
    Finchè gli ergastoli non saranno tali, le pene certe e la giustizia veloce.. l’indulto non sarà mai accettato dalle persone comuni. E dico di più, chi lo propone è responsabile morale dei reati commessi dalle persone liberate.

    Commento di michele del 30 July 2011 alle ore 10:24
  12. *psicologici = psicologi

    Qualche giorno fa ho intervistato Mauro Palma, Presidente Onorario di Antigone e Rappresentante italiano del Comitato Europeo per le prevenzione della tortura e dei trattamenti disumani, sul problema del sovraffollamento; appena ho l’intervista te la linko, forse ti può interessare.

    Commento di Camilla del 30 July 2011 alle ore 10:27
  13. Prima di tutto penso che bisogna smetterla di essere ipocriti. quelle italiane non si possono nemmeno chiamare delle pene.. francesco costa parla così perchè è stato solo che fortunato nella vita, se gli fosse capitato qualcosa.. qualcosa di brutto.. questo articolo non esisterebbe.. quindi basta ipocrisia e vediamo le cose da un punto di vista oggettivo e non ideologico.

    Scusa, detto fuori dai denti: ma tu che cazzo ne sai? Come ti permetti? Sei davvero sicuro di cosa è capitato e cosa non è capitato a me? Non misurare tutti col tuo metro, guarda che non sono tutti come te. Ci sono anche persone, un sacco di persone, che non vivono nel Medioevo: e che sanno distinguere tra i propri sentimenti personali di eventuali vittime e quello che dev’essere giusto in uno stato di diritto. Ti sfugge, poi, che le persone liberate con l’indulto sarebbero uscite comunque tre anni dopo: sono uscite prima, e sappiamo che hanno fatto la metà dei reati di quanti ne avrebbero fatti dopo.

    Commento di francescocosta del 30 July 2011 alle ore 10:29
  14. Grazie Camilla.

    Commento di francescocosta del 30 July 2011 alle ore 10:30
  15. Sottoscrivo parola per parola il tuo commento n. 10. Per me, quel tipo di riflesso berluscocentrico rimane una delle cose più inspiegabili e meschine. E sottoscrivo pure tutto il resto, va da sé.

    Commento di Guido V. del 30 July 2011 alle ore 11:04
  16. Sono sostanzialmente d’accordo con i tre punti che sollevi nel post, in particolare col fatto che sia immorale detenere persone in condizioni disumane, ma credo che non forniscano un bilancio completo dell’indulto.

    Oltre agli argomenti sollevati da Wobegon, c’è da considerare il fatto che indulti e amnistie ripetute ogni tot anni determinano un accorciamento effettivo delle pene e di conseguenza un incentivo a delinquere per chi in galera non c’è ancora.

    E poi, è vero che la situazione era di emergenza, ma sembra che in Italia la situazione carceri sia sempre periodicamente in emergenza. In questa situazione, “accettare” che periodicamente venga usato l’indulto significa anche (non solo, ma anche) dare un incentivo alla politica a non occuparsi della situazione in modo globale.

    Commento di Francesco C. del 30 July 2011 alle ore 11:22
  17. Condivido in pieno, Francesco. Una domanda: perche’ quasi tutti i politici che votarono a favore dell’indulto all’epoca dichiararono di averlo fatto “con sofferenza”?

    Commento di Filippo Zuliani del 30 July 2011 alle ore 11:43
  18. mastella – mastella – aveva giurato esattamente quel che hai scritto e nessuno ci ha mai creduto. questa teoria dell’azzanno del movimento forcaiolo, poi, è al limite del complottista: secondo te i contrari all’indulto sono tutti spietati giustizialisti? anche vedere leghisti dappertutto è al limite del complottista.
    il probelma dei presunti amici di berlusconi è molto reale dato che ce li ritroviamo a legiferare in parlamento: la questione non è che siano amici di berlusconi ma che siano delinquenti ricchi che creano danni (a noi).
    affronti la questione da un punto di vista errato: i reati sono calati dopo l’indulto o sono aumentati? vedere che la recidiva si dimezza dimostra solo che le carceri sono luoghi totalmente inadatti al loro scopo, non che l’indulto fosse giusto nè che abbia funzionato.

    Commento di dtm del 30 July 2011 alle ore 11:46
  19. Bene: tra un indulto e l’altro aspetteremo che delle carceri umane (a proposito: il famoso piano Alfano dov’è andato a finire? pare ci creda solo Facci) vengano costruite e che la giustizia torni a funzionare. Poi non ci meravigliamo se questi problemi non vengono e non verranno mai risolti, visto che chi dovrebbe risolverli dei “poveracci che vivono in condizioni disumane” se ne strafottono bellamente.

    Commento di Schweitzer del 30 July 2011 alle ore 12:02
  20. “Scusa, detto fuori dai denti: ma tu che cazzo ne sai? Come ti permetti? Sei davvero sicuro di cosa è capitato e cosa non è capitato a me? Non misurare tutti col tuo metro, guarda che non sono tutti come te. Ci sono anche persone, un sacco di persone, che non vivono nel Medioevo: e che sanno distinguere tra i propri sentimenti personali di eventuali vittime e quello che dev’essere giusto in uno stato di diritto. Ti sfugge, poi, che le persone liberate con l’indulto sarebbero uscite comunque tre anni dopo: sono uscite prima, e sappiamo che hanno fatto la metà dei reati di quanti ne avrebbero fatti dopo.”

    Non si può nemmeno misurare tutto con il tuo metro, per un semplice fatto, chi vuole giustizia, la merita e non merita l’indulto. Contesto il fatto che la morale me la può fare una vittima, e non certo uno che parla politichese.
    Seconda cosa con le statistiche ci giocano tutti politici da tempo, il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto lo conosciamo… bene..

    Io dico solo che i problemi non si risolvono con l’indulto o l’amnistia. Chi sbaglia paga, e per qualsiasi scelta c’è un effettto.

    Commento di michele del 30 July 2011 alle ore 12:21
  21. Questa cosa per cui chi è un crudele assassino deve pagare in eterno o deve marcire in carcere è la solita palla a cui solo gli stolti credono.
    Mettiamo anche da parte la moralità, non ci sono né soldi né spazi per tenere dentro a vita tutti gli assassini. Trattarli come bestie per quanto possa far sentire sadicamente meglio i famigliari delle vittime (ma sarà davvero così) non ha alcuna utilità.
    Parliamo invece dei “detenuti comuni”: un detenuto incazzato con il mondo perché è stato trattato peggio di un cane in canile per anni cosa credete che farà appena uscito? Non ha modo di trovare un lavoro perché è non è nemmeno una persona, è un “ex-carcerato”, potrà solo delinquere per campare.
    Non parliamo poi dei figli di carcerate che crescono fin da bambini in un carcere, credete che possano crescere come persone equilibrate?
    E meno male che tutti si sciacquano la bocca con queste menate sulla morale cristiana, sulle radici cristiane, sulla nostra presunta identità: dov’è il perdono, la pietas?

    Commento di Fabio del 30 July 2011 alle ore 12:38
  22. L’indulto non era giusto: ognuno è responsabile delle proprie azioni, e chi commette un crimine deve pagarne le conseguenze. La legge dovrebbe essere uguale per tutti, eppure ci sono condannati che non hanno fatto neanche un giorno di carcere.

    L’indulto non ha funzionato: le carceri sono ancora sovraffollate e i crimini sono aumentati. Come lei ha ammesso il 30% di quelle persone è recidiva, e quel 30% di crimini non sarebbe stato commesso se fossero restate in carcere.

    Costa, lei ci pensa mai alle vittime dei crimini? O le interessano solo i diritti dei criminali?

    Commento di Franco del 30 July 2011 alle ore 13:13
  23. L’indulto non era giusto: ognuno è responsabile delle proprie azioni, e chi commette un crimine deve pagarne le conseguenze.

    Appunto. E tra le conseguenze, a norma di legge, non c’è la tortura.

    L’indulto non ha funzionato: le carceri sono ancora sovraffollate e i crimini sono aumentati. Come lei ha ammesso il 30% di quelle persone è recidiva, e quel 30% di crimini non sarebbe stato commesso se fossero restate in carcere.

    Con ogni evidenza non hai letto il post, né i commenti.

    Commento di Francesco del 30 July 2011 alle ore 14:23
  24. volendo mettere i puntini sulle i, allora, i reati sono aumentati nell’anno seguente l’indulto e il confronto delle recidive tra due differenti periodi (5 e 7 anni dopo la scarcerazione) è statisticamente scorretto.

    Commento di dtm del 30 July 2011 alle ore 14:49
  25. Lasciando perdere le statistiche, che lasciano il tempo che trovano, io sono sempre favorevole all’indulto o a qualsiasi cosa faccia uscire la gente dalle carceri, in quanto:

    1) Le carceri non funzionano (e non solo in italia), e occorre pensare a nuovi strumenti di correzione.
    2) Le carceri italiane fanno schifo e sono illegali. E lo stato non deve MAI commettere reati, perchè altrimenti stimola i suoi cittadini a fare altrettanto.

    Detto questo, i 60 presunti amici di Berlusca fanno più danni delle cavallette. Non è una visione Berlusconicentrica, è la realtà. E’ vero che queste iniziative le dovrebbe punire l’elettorato, ma se non lo fa è perchè hanno la percezione che non ci sia una controparte (leggi: PD) onesta da votare. E purtroppo è una percezione corretta.

    Commento di aisai del 30 July 2011 alle ore 15:47
  26. Sono d’accordo su tutti i punti. e consiglio a tutti questa breve videoinchiesta fatta da una associazione di ragazzi di bologna http://www.youtube.com/watch?v=L1KU6WvBSX0

    Commento di pietro del 30 July 2011 alle ore 16:10
  27. C’è una forzatura. Il 68,45% calcolato su base 7 anni è cosa ben diversa dal 33,92% su base 5 anni (che è meno della metà, ma più di un terzo, dipende dai punti di vista)
    E’ scorretto, come è stato detto. Inevitabilmente inficia tutto il ragionamento. Io rimangono dell’ opinione che l’ indulto è cosa buona se un primo tassello di un quadro più generale.
    Quell’ indulto, come è stato efficacemente detto, fu uno scambio di prigionieri. Se avesse avuto fini più nobili avremmo visto un’ altra storia in questi anni. Ora una certa parte politica,cerca di pescare nel mare dei numeri e delle percentuali quelle che più le fanno comodo. Per agitare la bandiera ‘Noi siamo i giusti e avevamo ragione’.Si gonfia il petto e si esibisce il risultato numerico. La superiorità morale è ripristinata.
    Ma letti così i numeri lasciano il tempo che trovano. Non dimostrano niente.
    Un pezzo del puzzle, da solo, rimane sempre un pezzo che senza la giusta collocazione non ha senso. E lentamente muore, da solo.

    Commento di Cosimo Tanticchia del 30 July 2011 alle ore 16:30
  28. A quelli che pensano che dormire sui letti a castello sia una tortura posso solo augurare di essere vittime di una tortura vera, e di veder il loro aguzzino scamparla grazie ad un indulto. Poi ne riparliamo…

    Commento di Franco del 30 July 2011 alle ore 17:14
  29. Franco, perché si ostina a non leggere il post? Stare in carcere in Italia non significa solo dormire su un letto a castello, ma (cito dal post) ” dormire per terra a due passi dal cesso, vivere in sei in tre metri quadrati in agosto, accompagnarsi a ratti e scarafaggi”. Se poi non si fida di Costa le consiglio di leggere qualche articolo di Riccardo Arena, che della situazione carceraria si occupa sistematicamente per Radio Radicale. Giusto per fare un esempio:

    http://www.ilpost.it/riccardoarena/2011/05/12/cosa-sono-le-carceri-in-italia/

    Commento di flora87 del 30 July 2011 alle ore 18:05
  30. A parte il fatto che è vero che è scorretto confrontare 5 anni con 7, sono però d’accordo con il senso del discorso. Che anzi è sacrosanto. Ho letto altri dati che dimostrano una riduzione della recidiva, anche se non ho qui tempo per cercarli. Certo comunque non aumenta la recidiva come sembrava dalla propaganda dei primissimi mesi dopo l’indulto. Già il fatto che la recidiva rimanga sugli stessi livelli, con pene inferiori, dimostra che la pena eccedente è di troppo, cioè non serve alla rieducazione. E sarebbe game over.

    Ma il punto è che non so se questo blog abbia lettori di sinistra, ma se è così ci aspettano tempi bui. A sinistra si dovrebbe essere per i diritti umani (dio, magari anche a destra, se esistesse una destra civile come dovremmo tutti augurarci…). Certi commenti che leggo sono forcaioli che manco Travaglio sotto acidi.

    Non so per quale ragione (forse davvero per stanchezza verso una classe dirigente che sembra delinquere impunita, o magari per la propaganda sulla sicurezza), ma temo che si stia diffondendo nella sinistra parte dei geni di certa destra, i luoghi comuni della prima parte dell’articolo (“buttare via la chiave”). Un conto è il discorso del bar, lo sfogo, ma se si affronta il tema seriamente, si dovrebbe ricordare che si va in carcere per avviarsi verso un percorso rieducativo. Ovvero per non sbagliare più. Il carcere in democrazia non dovrebbe essere una punizione, ma una rieducazione. Quindi un’opportunità. I fatti dimostrano che può essere così.

    Non possiamo pensare che la gente debba marcire in galera: oltre che costi, sono vite e risorse sprecate, gente che potrebbe far del bene, che potrebbe impegnarsi in attività riparative: questo, sì, sarebbe scontare la pena. Risarcire la società. Uno che marcisce in galera non risarcisce nessuno. In più costa ed è una risorsa sprecata.

    Altrettanto preoccupante il fatto che nei commenti siano toccati assai poco due problemi:

    1. Lo scarsissimo ricorso alle misure alternative. Altri dati dimostrano che il solo ricorso alle misure alternative (che sono anche l’assegnazione ai servizi sociali, gli arresti domiciliari, oltre agli sconti di pena) riduce la recidiva. Ebbene, questo non lo dice mai nessuno, solo ai convegni degli impallinati su ‘sti temi, che quindi se lo dicono fra di loro. Le misure alternative sono state ridotte per volere del governo 2001-2006. Dunque quel governo, anziché ridurre le recidive, per il solo fatto di tagliare le misure alternative le ha aumentate, cioè ha reso la società meno sicura e creato più vittime. A proposito di rispetto delle -.

    2. Il fatto che lo stesso governo, e quello attuale, facciano leggi criminogene: che aumentano ciò che viene considerato crimine. Aumentando il ricorso al carcere (o addirittura a mostri giuridici come quell’orrore democratico di cui qualcuno prima o poi dovrà render conto che sono i CIE). Per esempio inasprendo pene e penalizzando cose che prima non prevedevano il carcere (robe di droga e furti, mai naturalmente i reati dei colletti bianchi, per i quali invece c’è un occhio di riguardo).

    A sinistra c’è quasi zero informazione su questo tema, evidentemente. O forse picchiano di più quelli di destra, su ‘ste cose. Ma è un vero guaio per la nostra società, altroché.

    Commento di Maurizio del 30 July 2011 alle ore 18:28
  31. Le ragioni di chi è contrario all’indulto potrebbero vedermi, in parte, concorde, tanto è vero che il provvedimento non mi ha mai entusiasmato, ma non posso dimenticare tutta la disinformazione che l’ha accompagnato: arrestavano 5 persone di cui una uscita per l’indulto? Tutta l’attenzione si concentrava su quest’ultimo. Nel 2006 ci fu un piccolo incremento degli atti criminali? L’indulto (insieme all’immigrazione) venne accusato di aver provocato “l’esplosione della criminalità”. Anche molti degli anticasta, non si fecero scrupolo di titillare i sentimenti di paura e di odio. Un gioco troppo sporco per salvaguardare solo la certezza della pena.

    Commento di marquinho del 30 July 2011 alle ore 18:29
  32. La questione inaccettabile è che uno stato sia costretto a smentire se stesso a causa della sua incapacità. Un indulto in Italia adesso significa nuovamente smentire sentenze a causa dell’incapacità di applicarle. Ed il quarto motivo per cui alcuni (io) erano contrari è proprio perché quell’indulto sarebbe stato politicamente coerente solo in compagnia di una riforma che impedisse il ricrearsi del problema. L’altra condizione inaccettabile (per me) era che i reati di corruzione non fossero esclusi, visto il loro enorme impatto sulla comunità (60mld di euro l’anno!) e visto che nascono da un tradimento delle istituzioni. Per uno stato liberale e democratico fa meno danno un assassino di un corrotto. E Berlusconi non c’entra una mazza.

    Ultima cosa, le modalità. Un condannato a 3 anni che non fa 1 giorno di carcere è un’ingiustizia. Se il problema è la condizione carceraria che di fatto inasprisce senza ragione la pena detentiva, allora avrei fatto un indulto dove si raddoppiava (o triplicava) il ‘valore annuo’ delle pene già scontate. Chi doveva scontare 5 anni usciva dopo 2,5. Chi doveva farne 3 ne scontava 1,5 e chi era condannato a 15 anni e se n’era fatti 8 in condizioni disumane così aveva più diritto di uscire di chi invece aveva un bell’uscite gratis di prigione senza motivo. Chi ripropone un indulto fotocopia del primo non gliene frega una mazza delle condizioni carcerarie, altrimenti penserebbe a chi quelle condizioni le ha vissute davvero illegittimamente

    Commento di Manuele del 30 July 2011 alle ore 18:31
  33. non confondete il tasso di recidiva col numero di reati: il primo indica quanti vengono colti nuovamente a delinquere, il secondo indica quanti reati ci sono (e basta). se il tasso di recidiva scende può significare che meno persone son tornate a delinquere o che, semplicemente, delinquono e non li prendono (più). il che non mi stupirebbe, visti i tagli di maroni.
    dato che in questo articolo si traggono conclusioni interpretando scorrettamente i dati, lo faccio notare. che l’attuale situazione carceraria sia aberrante è cosa nota (eccettuato Franco, a quanto pare), fatto che induce a pensare a serie riforme invece di esultare sull’indulto.
    ps: quando si cita travaglio gradirei moltissimo qualche riferimento giustizialista contro i poveracci che finiscono in carcere.

    Commento di dtm del 30 July 2011 alle ore 18:43
  34. C’è una cosa che non mi convince in questo post ed in genere nelle affermazioni di coloro i quali sono favorevoli all’indulto: se il problema da risolvere periodicamente da decenni è l’affollamento delle carceri come mai non hanno mai proposto semplicemente l’edificazione di nuove carceri più moderne ed umane? La sensazione è che siano contrari all’idea stessa del carcere come del resto a volte dicono esplicitamente (vedi Manconi o l’associazione Antigone). Questo è molto bello ma sa molto di wishful-thinking, tutti quelli che hanno difeso la nostra democrazia dall’attacco del terrorismo e della mafia non fanno che ripetere da decenni che sarebbe stato impossibile farlo senza una posizione severa in tema di pene detentive a cominciare dal 41bis e dagli ergastoli. Inoltre i difensori dell’indulto dimenticano sempre di ricordare che in Italia si scontano le pene in cella solo per i reati più gravi e mai per intero, le persone ospiti delle nostre carceri non stanno lì per aver rubato al supermercato. In Italia vi è un grande problema di rispetto della legalità, abbiamo 3,5 milioni di denunce all’anno una specie di primato mondiale, mi piacerebbe che i difensori dell’indulto oltre che a criticare giustamente la terapia ogni tanto provino a studiare un po’ la malattia.

    Commento di leo rotundo del 30 July 2011 alle ore 19:38
  35. @leo rotundo: è stato proposto un piano di costruzione di nuove carceri, ma è anche stato calcolato che i detenuti aumentano a una velocità tale che quando hai fnito di costruire le nuove carceri sei nella situazione di partenza. Infatti la soluzione oltre che nella costruzione di nuovi carceri comprende depenalizzazioni e pene alternative. L’indulto nella proposta originaria era propedeutico a una riforma. Chiaro che da solo si perde nel nulla..
    @franco nessuno pensa che dormire sui letti a castello sia una tortura.. qualcuno pensa che vivere con un metro quadrato a testa, in una cella, col cesso in comune e a vista, le docce senza acqua calda, l’intonaco che si scrosta, costretti a star lì in tanti ventidue ore al giorno, in un posto dove se ti ammali prima che ti curino passa un anno, magari molto lontano da dove sta la tua famiglia che può venire solo raramente a vistarti, non sia un bel vivere.. ma se a te piace, libero di chiedere se ti ci ospitano.. solo en passant ti ricordo che le carceri italiane hanno un numero di suicidi altissimo e che molte persone sono lì in attesa di processo.

    Commento di spago del 30 July 2011 alle ore 20:25
  36. Certo che sarebbe utile, per una sana “costruttiva” discussione, che coloro che non sono d’accordo con il post muovessero delle critiche agli argomenti sostenuti nel post, anziché ignorarli.

    Magari hanno ragione loro eh, ma se continuano a rispondere a obiezioni che non ha mai fatto nessuno, non sarà molto facile per un lettore – come sono io – impararne qualche cosa.

    Commento di Giovanni Fontana del 30 July 2011 alle ore 22:38
  37. Spago, ma l’indulto non ha effetto su chi è in attesa di giudizio e se davvero chi lo sostiene fosse interessato a risarcire chi ha scontato una pena più crudele del previsto non si vede perché si debbano togliere un ‘tot’ di anni a tutti, indiscriminatamente. Come scrivevo più sopra, per me ha più diritto all’indulto uno che ha scontato 8 su 15 anni in condizioni inaccettabili piuttosto che non far fare neppure 1 giorno di galera a chi dovrebbe scontare 3-5 anni.

    Commento di Manuele del 30 July 2011 alle ore 22:47
  38. Giovanni il post si concentra sui 3 più puerili motivi per cui c’è gente contraria all’indulto. C’è chi invece sta provando a far notare che ci sono ragioni più sensate che si muovono contro all’indulto così come concepito l’ultima volta e così come sembrerebbe si voglia riproporre.

    Commento di Manuele del 30 July 2011 alle ore 22:51
  39. @Manuele, ma infatti per chi è in attesa di giudizio c’è l’amnistia che i Radicali, padri dell’indulto, proponevano da fare in contemporanea e che oggi ancora propongono. Citavo il fatto che molti in carcere sono in attesa di giudizio per rispondere a Franco, che pensa che l’unico problema siano i letti a castello, per dare l’idea di una situazione complessiva in cui sono le carceri. La ragione dell’indulto non era solo o tanto risarcire chi ha scontato una pena in condizioni disumane, ma svuotare le carceri e alleggerire per tutti una situazione disumana. Da questo punto di vista l’indulto ha un po’ fallito perchè senza un’amnistia e una riforma in contemporanea non poteva che essere un tampone temporaneo. Ha però avuto successo creando più sicurezza visto che è diminuita la recidiva. Ti faccio anche notare che a volte l’oittimo è nemico del bene: magari l’indulto poteva essere modulato meglio, ma resta un provvedimento positivo, giusto ed efficace. Se si fosse aspettato di raggiungere la perfezione non si sarebbe fatto ancora niente.

    Chi fa notare che nell’anno successivo sono aumentati i reati evidenzia un fatto evidente, ma che non inficia affatto il fatto che l’indulto abbia funzionato: se un anno c’è un indulto anzichè uscire 1000 persone ne usciranno (sto inventando cifre e proporzioni) 2000; se abbiamo una recidiva normale del 30% su mille, abbiamo 300 reati; se abbiamo una recidiva del 20% su 2000 abbiamo 400 reati. Ma siccome quelli che sono usciti in più, sarebbero comunque usciti negli anni successivi con una recidiva normale del 30%, avremmo avuto più reati in senso assoluto, ma distribuiti in modo diverso.

    Commento di spago del 31 July 2011 alle ore 10:34
  40. @Manuele inoltre come già nota l’articolo il sovraffollamento pesa anche su chi è in attesa di giudizio e quindi alleggerirlo è anche in favore di queste persone

    Commento di spago del 31 July 2011 alle ore 10:36
  41. @ spago: sempre che tra due anni, quando le incidenze saranno confrontabili, ci sarà ancora una buona discrepanza e sempre postulando che le forze di polizia agiscano con la stessa efficienza. altrimenti salta tutto il ragionamento.

    Commento di dtm del 31 July 2011 alle ore 11:56
  42. Spago, non l’ho specificato, ma vista la mia posizione è bene farlo. Io non contesto affatto i dati sulla recidiva e sono il primo a credere che il carcere incattivisce le persone e non le aiuta a reinserirsi. Quello che mi puzza, e tanto, sono i modi pelosissimi in cui finora queste soluzioni sono state avanzate.

    Ripeto, i reati di corruzione in uno stato democratico e liberale fanno più danno sociale degli omicidi e delle rapine. E non c’entra niente l’odio verso Berlusconi, è semplice razionalità.

    E non c’è motivo umanitario che spieghi il motivo per cui l’indulto debba significare completa impunità per certuni e un niente per altri. E guarda caso questi altri sono solitamente quelli che le condizioni carcerarie disumane le hanno vissute e meriterebbero uno sconto di pena.

    Per quanto riguarda i carcerati in attesa di giudizio non conosco i dati, ma per me è ingiusto il solo fatto che siano in carcere al pari dei condannati. Al massimo si potrebbe pensare ad istituti detentivi alternativi o ad altre soluzioni.

    Commento di Manuele del 31 July 2011 alle ore 12:22
  43. ed è vero, l’ottimo è nemico del bene. Ma anche la soluzione “a cazzo di cane” (cit. Boris) è nemica del bene ;)

    Commento di Manuele del 31 July 2011 alle ore 12:47
  44. l’unico problema dell’indulto è che non fu accompagnato, per pavidità, dall’amnistia. Risultato= trascinamento di milioni di processi arretrati che cmq vanno fatti anche se poi magari, in caso di condanna, la pena viene indultata del tutto. Quindi spreco pazzesco di risorse e “amnistia” di fatto, invisibile all’opinione pubblica che non capisce (e non vuol capire spesso) ma realissima perchè avendo quell’arretrato enorme (e con la riduaizone dei termini prevista dalle leggi berlusconiane) centinaia di migliaia (si! avete letto bene centinaia di migliaia) di processi all’anno finiscono in prescrizione.
    Solo che fosse stata fatta un’amnistia formale, con legge del parlamento, avremmo scelto noi cosa amnistiare e cosa no, e cmq per reati anteriori all’entrata in vigore della legge. Così invece viene prescritto (dunque, se colpevole, amnistiato di fatto) chiunque, a caso, o meglio secondo la sua capacità di pagare buoni avvocati che facciano tirare per le lunghe il processo. E ovviamente vanno in prescrizione anche reati commessi dopo l’entrata in vigore della legge sull’indulto. Quindi effetto criminogeno. Fare un’aminstia per i reati passati insieme all’indulto invece avrebbe avuto un effetto di prevenzione dei reati futuri, perchè riducendo grandemente i carichi processuali avrebbe garantito per un pò di anni una maggior probabilità di non poter contare facilmente sulla prescrizione, mettendo quindi i malintenzionati di fronte al’evidenza di una maggior certezza della pena.

    Detto questo, il pesce puzza dalla testa. Il problema è che se non si fa una seria depenalizzazione dei reati bagatellari,una seria riforma delle misure di controllo alternative al carcere, una seria riforma del processo penale che acceleri i processi (una cosa semplicissima= SUBITO ALZARE I TERMINI DI PRESCRIZIONE! è paradossale ma la riduzione dei termini ha avuto un enorme effetto di dilatazione dei processi, ed era prevedibile= se c’è la probabilità di far saltare il processo per prescrizione, tutti gli avvocati ci provano ed inducono i clienti a provarci) ogni due per tre saremo di nuovo nella sitauzione incredibile e inaccettabile in cui siamo oggi. Ma chi ha la forza politica di fare quello che serve oggi? Bohhhhhhhhhh. Io sempre più pessimista su destra, sinistra, centro…si salvano solo i pochi veri liberali, come i radicali, che tuttavia non hanno alcuna possibilità realistica di ottenere consensi in questo paese (non per colpa loro intendiamoci, ma tant’è).

    Commento di piergiorgio del 31 July 2011 alle ore 17:14
  45. Non era e non poteva essere giusto. Così come i condoni fiscali che pure eccezionalmente possono trovare giustificazione ma che comunque non sono (non mi riferisco agli abusi fatti dai governi Berlusconi naturalmente) mai giusti. E lo capisce chiunque e perché se sono giusti allora non si capisce più perché non si dovrebbe delinquere non pagando il fisco e commettendo reati cose che purtroppo già vengono abbondantemente fatte da tanti nostri concittadini.
    Semmai interventi di tal genere possono essere utili in condizioni date e all’interno di un organico progetto di riforma che non c’è stato nell’uno (indulto) e nell’altro caso(condono fiscale). E allora di grazia perché arrovellarsi sul fatto se l’indulto abbia o meno prodotto (che poi non è vero e non poteva esserlo) risultati socialmente utili?
    In questo nostro “strano Paese” si trovano sempre soluzioni così pasticciate che non vanno mai al cuore del problema come nel nostro caso quello della detenzione della condizione disumana dei detenuti e della carenza di carceri che possano chiamarsi tali …. E si ricorre sempre ad un certo punto ai “colpi di spugna”.

    Commento di Dario Piersanti del 31 July 2011 alle ore 19:51
  46. Napolitano sta commettendo un errore politico gravissimo nel momento in cui “apre” ad un nuovo indulto. Per quanto sopra le parti, il Presidente ha origini e formazione chiarissimi a tutti e se le sinistre dovessero sostenere un’iniziativa di indulto a distanza di tre anni dall’altra che non è stata seguita da nessuna azione concreta per risolvere una volta per tutte il problema del sovraffollamento, sarebbe un totale disastro. Per cortesia, non saltate su dicendomi che non ho capito e che il tema è quello della crudeltà delle carceri, che il calcolo politico sarebbe puro cinismo. Non sono cinico ma non posso accettare che si torni ad usare uno strumento eccezionale senza alcuna garanzia che risolverà il problema e rischiare che le sinistre ne paghino le conseguenze politiche che sarebbero devastanti.E’ bene non illudersi, i cittadini e gli elettori, nella stragrande maggioranza, non capirebbero e non accetterebbero ancora un indulto.

    Commento di antonio g. del 31 July 2011 alle ore 23:13
  47. @francesco costa: è giustissimo citare la Costituzione, però ricordiamoci che essa tutela anche la libertà, l’integrità fisica ed economica dei cittadini onesti che vorrebbero vivere e lavorare liberamente. E’ opinione comune che l’arretratezza dell’Italia affonda le radici nella mancanza di rispetto delle regole, oramai lo dice anche la Confindustria.In molte zone d’Italia il problema è drammatico ed è chiaro: è la delinquenza organizzata, chi parla di carceri e di pene detentive dovrebbe a rigore inserire questo discorso in quello più ampio del modello di convivenza civile che vogliamo nel nostro paese.
    Infine non capisco l’entusiasmo che provano alcuni nel caldeggiare la proposta dell’indulto. Riproposto un’altra volta dopo tre anni è una dichiarazione collettiva di fallimento cominciando da chi lo propone. Dove stavano durante questi tre anni? E negli anni precedenti?

    Commento di leo rotundo del 1 August 2011 alle ore 08:47
  48. Non mi piace affatto quando qualcuno per difendere una propria lecita convinzione descrive in modo caricaturale le posizioni altrui. I tre “argomenti” così argutamente smontati dall’OP sono ridicoli, esistono argomenti ben più seri:

    -L’indulto è il classico modo italico di mettere pezze temporanee su problemi che si è incapaci di risolvere, e finché verrà usato (anzi, incensato in maniera bi-partisan) impedirà qualsiasi impulso legislativo per risolverli in maniera strutturale. Se sei un poveraccio che è stato messo dentro per motivi perlopiù risibili (spaccio, immigrazione, piccoli furti ecc) la soluzione non è quella di sperare che la casta ti faccia un regalo e ti scarceri di tanto in tanto: la soluzione è quella di depenalizzare i reati inutili, di utilizzare di più le pene alternative (domiciliari, ecc) e di migliorare veramente le condizioni delle carceri.

    -Non si può fare un discorso astratto da anime belle sull’indulto ignorando le modalità con le quali è stato utilizzato negli ultimi anni: un indulto che scatta quasi come un orologio ogni N anni elimina *eccome* la certezza della pena, specialmente per chi ha i mezzi per tirarla lunga con i processi e che grazie anche all’indulto (oltre che alle leggi vergogna e al “garantismo” italico) non si farà mai un giorno di carcere in vita sua.

    Commento di Larry del 1 August 2011 alle ore 09:32
  49. @Larry non sono d’accordo l’indulto non impedisce soluzioni strutturali o almeno non ontologicamente. Anzi è necessario a qualsiasi soluzione strutturale: nessuna riforma per quanto ottima sulla carta può funzionare innestandosi s’una situazione ingovernabile e ingestibile come quella attuale. L’indulto insieme all’amnistia è conditio sine qua non per ogni riforma e sono convinto che a molti di quelli che si sono espressi contro in questa discussione così sarebbe digeribile: una situazione straodrinaria richiede misure straordinarie. Dopodichè non è stato usato in questo modo, ma come palliativo per rimandare la soluzione vera delle questioni carcere-tribunali-giustizia. Fatto sta che ciò nonostante almeno come misura per creare più sicurezza è utile: lo mostrano i dati sulla recidiva. La certezza della pena è una bella cosa, sana e giusta, ma non è l’unico principio sulla faccia del pianeta ce ne sono altri con cui deve convivere e si deve contemperare.

    Commento di Spago del 1 August 2011 alle ore 14:53
  50. @spago: se volete essere più convincenti dovete aggiungere alle questioni carcere-tribunali-giustizia il tassello “convivenza civile”. Voi affrontate questo problema sempre a metà. Alla maggior parte delle persone i vostri ragionamenti non piacciono perchè sembrate parlare di questi problemi in astratto senza chiedervi in quale situazione generale vanno ad inserirsi. Tutti i magistrati impegnati seriamente contro mafie e deliquenza finanziaria ripetono continuamente che il vero problema dell’Italia è la mancanza di rispetto delle regole, una forma di illegalità diffusa che prospera anche grazie alle pene lievi e facilmente evitabili a causa di una legislazione volutamente contraddittoria, il giudice Gherardo Colombo ha lasciato la magistratura per questo, preferisce scrivere libri ed andare in giro per le scuole a spiegare cosa è la legalità. Se oltre a parlare di indulto ed amnistia vi porreste il problema di cosa fare ad esempio verso quei politici, quegli affaristi e quegli avventurieri che si muovono in quella zona d’ombra fra politica, affari e mafia e che delinquono sapendo che nel peggiore dei casi se la caverebbero con qualche giorno di carcere e dunque il gioco vale la candela sono convinto che tutti ascolterebbero di più le vostre ragioni.

    Commento di leo rotundo del 2 August 2011 alle ore 11:02
  51. @leo rotundo
    intanto non capisco la contrapposizione tra noi e voi, noi chi che dovremmo essere più convincenti? Qui ognuno rappresenta solo se stesso. Poi onestamente non capisco cosa c’entri la sostanziale impunità o le lievi pene per i crimini dei colletti bianchi e illegalità diffusa, con le condizioni di chi in carcere ci finisce realmente?

    Commento di marquinho del 2 August 2011 alle ore 11:35
  52. Noi (pluralia maiestatis di io, me medesimo e nessun altro) siamo convinti che le questioni siano distinte: l’impunità non è certo data dall’uso di srumenti come indulto e amnistia, ma da una macchina della giustizia che non funziona. Tribunali ingolfati, eccesso di leggi, eccesso di complicazione delle leggi, cattiva disciplina all’interno della magistratura, eccessi d’incarichi extragiudiziari dei magistrati, insufficienti finanziamenti, insufficienti controlli sull’efficienza, disorganizzazione, procedure antiquate, cattiva informatizzazione, leggi ad personam, corruzione, collusioni politiche e politicizzazione della magistratura, e altre cose..
    Invece strumenti come l’indulto e l’amnistia hanno un senso positivo: se è vero che è “diseducativo” e poco serio che ogni tot anni scattino misure del genere, è anche vero che di per sè queste misure possono avere una funzione rieducativa. Scopo del carcere non è solo punire e far pagare chi ha compiuto un reato, ma anche rieducare. E questo non per bontà d’animo, ma anche per una questione di sicurezza: a un certo punto chi è dentro dovrà uscire e conviene che esca rappresentando un pericolo minore di quando è entrato. In questa prospettiva l’indulto non è una pillola amara da sopportare quando non se ne può fare a meno, ma un utile strumento per contribuire alla rieducazione. Io non ci vedo nessuna ingiustizia o incoerenza intrinseche, anzi il contrario. Poi l’abuso pilatesco per evitare ogni riforma è una distorsione da evitare e lì credo si possa essere tutti d’accordo.
    Quanto alla zna d’ombra di cui tu parli una delle cose che secondo me è da fare è regolamentare alla luce del sole l’attività delle lobby. Vanno riconosciute e trattate come uan cosa seria.

    Commento di Spago del 2 August 2011 alle ore 17:20
  53. @leo rotundo

    l’indulto è uno strumento utilissimo alla convivenza civile, che non può che trarre giovamento dal fatto che il carcere abbia oltre a una funzione punitiva una funzione rieducativa. Infatti chi è dentro un bel giorno uscirà fuori e conviene a tutti che esca senza rappresentare più un pericolo per la società. Non si tratta di buonismo, ma di bruta convenienza, come dimostrano i dati sulla recidiva. L’indulto non è una pillola amara da ingoiare controvoglia, fa parte degli strumenti utili al fine rieducativo. E inoltre nessuna riforma può funzionare innestandosi sulla situazione attuale di carceri e tribunali.

    I problemi della giustizia vengono da molte altre cause: troppe leggi, troppo complesse e contraddittorie, troppi incarichi politici ai magisrati, pochi finanziamenti, poca informatica, procedure faraginose, cattivo autogeverno di sè da parte della magistratura, leggi ad personam, proibizionismo e molto altro..

    Quanto alla zona d’ombra di cui parli: personalmente una delle cose che farei è regolamentare le lobby e la loro attività. Un lobbista è semplicemente uno che rappresenta i legittimi interessi di parti importanti della società e dell’economia, una specie di sindacalista. Giusto che possa farlo dentro delle regole chiare e alla luce del sole.

    Commento di spago del 2 August 2011 alle ore 20:16
  54. @marquinho, spago: il post di Francesco Costa parte dalla constatazione ovvia che ci siano persone favorevoli a provvedimenti come l’indulto e l’amnistia e persone contrarie, Costa alle persone contrarie ha attribuito, a torto o a ragione delle convinzioni e le ha, a suo dire, smontate. Io alle persone che sono favorevoli ho attribuito una mancanza di visione più ampia dei problemi della nostra società ed ho aggiunto che questo, secondo me, rende le loro argomentazioni poco convincenti. Quello della criminalità dei colletti bianchi era, come era scritto chiaramente, solo un esempio, il senso della frase era che l’indulto e l’amnistia ripetuti periodicamente fanno venire meno il valore di deterrenza della pena in tutti quei casi in cui il delitto arricchisce, fa conquistare posizioni di potere o permette di perseguire illecitamente i propri interessi. Tutti dal mafioso allo spacciatore al tangentista valutano costi e benefici delle proprie azioni.

    Commento di leo rotundo del 2 August 2011 alle ore 22:09
  55. @ leo rotundo
    ok grazie per il chiarimento, però devo dirti che non sono d’accordo.
    I reati di mafia solitamente sono esclusi da questi provvedimenti.
    Il tangentista di solito per sfangarla usa metodi diversi dall’indulto o amnistia.
    Lo spacciatore è forse l’unico che potrebbe benficiare di certi provvedimenti, ma se non è spaventato di finire ammazzato in un regolamento di conti figuriamoci quanto può essere frenato da una pena più o meno lunga.
    Ma soprattutto se le carceri italiane scoppiano vuol dire che a) in galera ci si va, b) ci si rimane abbastanza a lungo.
    Su una cosa concordo: non è serio che uno stato periodicamente utilizzi istituti (amnistia e indulto) che dovrebbe avere carattere di eccezionalità.
    Alla fine Manconi e Costa si sono impegnati in una battaglia di retroguardia: invece di difendere un provvedimento straordinario si cerchi di migliorare progressivamente e quotidianamente la situazione delle carceri.

    Commento di marquinho del 3 August 2011 alle ore 09:55
  56. ma infatti leo nel post di Costa non si trattava e , secondo me, qua non si deve trattare dell’indulto e dell’amnistia in astratto, nonostante alcune prese di posizione in generale che personalmente non condivido. Qua si trattava e si tratta di quell’indulto in quella situazione. E, semmai, si tratterebbe di valutare un’altra misura di decongestione delle carceri ora.
    ‘E chiaro che in astratto l’indulto e l’amnistia non sono né positivi né negativi: dipende dall’uso che se ne fa. Non hanno necessariamente, in se e per sé, efficacia rieducativa e anticriminogena, anzi, se se ne abusa, come giustamente ricordavi tu, possono anche avere un effetto criminogeno. In Italia una volta, ogni pochi anni, si faceva un’aminstia e questo contribuiva alla non certezza della pena. ‘E chiaro poi che se essi diventano solo una scorciatoia per non affrontare mai i problemi strutturali della giustizia penale questo è un male.
    D’altra parte però bisogna considerare che:
    1) non c’è nessun legame logico necessario fra le 2 cose (cioè fare misure di clemenza e non risolvere i problemi strutturali) c’è solo un legame, diciamo, pratico, nell’esperienza storica italiana; ma non sta scritto da nessuna parte che DEBBA essere sempre così, è solo questione di volontà politica.
    E a questo proposito (la formazione della volontà politica) contano proprio le nostre opinioni di cittadini e la pressione che possiamo fare sui nostri “rappresentanti”.
    Al contrario potrebbe ben esserci un legame di necessità fra fare riforme strutturali e in contemporanea misure di clemenza per tagliare i carichi arretrati e consentire così l’efficace implementazione delle riforme.
    2) Il punto di cui quasi mai i contrari a queste misure si rendono conto è che non farle, nelle condizioni DATE della giustizia penale italiana, non significa garantire maggior certezza della pena che farle!
    Cioè: è vero che il ripetersi continuo, scontato, quasi a scadenza di amnistie ecc. toglie certezza della pena ed è vero che se non si risolvono i problemi strutturali si finisce per essere costretti a farlo. Non è vero però che, SE NON SI RISOLVONO I PROBLEMI STRTTURALI, non facendo indulti e amnistie si garantisce una miglior certezza della pena che facendoli.
    Perchè in queste condizioni, cioè appunto senza risoluzione dei problemi strutturali, funziona di fatto ,SEMPRE, la peggiore e la più criminogena delle amnistie che è la prescrizione.
    Allora il problema è tutto in quel “SE”. Se si fanno o se non si fanno le riforme. E questo come detto sopra non dipende dagli indulti e dalle amnistie.
    Quello che deve, dovrebbe, chiedere con forza l’opinione pubblica sono le riforme strutturali; non di non fare misure di clemenza nelle condizioni attuali.
    3) Infine ricordiamo sempre che aminstie e indulti li possiamo calibrare come vogliamo. Sono leggi che fa il parlamento come vuole.
    Possiamo aminstiare solo certi reati, solo commessi fino a una certa data ecc.
    La prescrizione NO. La prescrizione piglia nel mucchio, nella maniera più ingiusta e discriminatoria. Non solo non la calibriamo noi, ma spesso riescono a calibrarla gli imputati (eventualmente criminali) e i loro avvocati.
    4)Bisonga assolutamente rendersi conto che la situazione delle carceri italiane è intollerabile. E ciò significa che viene applicata ILLECITAMENTE una pena al di fuori dell’ordinamento, una pena che la collettività semplicemente non ha diritto di infliggere. Le nostre carceri sono illegali. Punto.
    Ora, dato questo, che è un fatto, come si può pretendere di rieducare? di insegnare qsa al condannato? Lo Stato che si dimostra maestro di illegalità vorrebbe insegnare la legalità?
    Ecco allora che anche qui le misure di clemenza vanno giudicate nellaspecifica situazione concreta. Questo carcere è altissimamente criminogeno; pensate sorpattutto ai condannati per la prima volta, magari giovani o giovanissimi. Qua si distrugge semplicemente una mezza generazione. Questo carcere genera solo un grandissimo risentimento verso la società, che diviene qsa di assolutamente alieno; è una scuola di violenza applicata.
    Pertanto fare misure di clemenza in queste condizioni oltrechè a un certo punto cmq necessario per la gestione dell’insostenibile situazione, può rivelarsi effettivamente anti-criminogeno; perlomeno è meno criminogeno che applicare questo carcere!

    Al di là di qualsiasi altra considerazione IN QUESTA SITUAZIONE

    Commento di piergiorgio del 3 August 2011 alle ore 15:50
  57. scusate l’ulti a riga è un refuso, mi è rimasta da precedente versione ;)

    Commento di piergiorgio del 3 August 2011 alle ore 15:56
  58. Concordo con spago e piergiorgio. Tra l’altro, visto lo stato della nostra informazione, l’affermazione “la maggior parte della gente pensa cosi’” o “coli’”, che dovrebbe essere sempre usata con una parsimonia scoto-genovese, sarebbe da noi, in mancanza di riscontri certi, del tutto da evitare. Non mi risulta esistere un dibattito nazionale serio su queste questioni, serio nel senso di andare perlomeno al di la’ del “voglio vedere te se ti rapinano come continui a fare il libertario”.
    Ma forse vivendo all’estero mi sfugge che nei giornali italiani se ne parti, che la tv dia informazioni, etc.
    Mi rendo conto che e’ un off-topic ( ma secondo me qualcosa c’entra), ma consiglio la visione di un video, reperibile in internet, che tramite una videocamera di sicurezza documenta le ultime ore di vita una persona sottoposta ad un trattamento sanitario obbligatorio,si tratta di Francesco Mastrogiovanni e del reparto psichiatrico dell’ospedale san luca vallo della lucania. Non e’ una situazione carceraria (e’ qualcosa di peggio) pero’ un’idea la da’.

    Commento di Massimo del 7 August 2011 alle ore 09:19
  59. mi pare che si pensi un po’ troppo ai diritti dei detenuti.e un po’ troppo poco a quelli delel vittime (che non vengono nemmeno riconosciute come tali dall’autore del post che parla “di eventuali vittime”. Eventuali cosa?!). e che lo stesso autore vede- mi pare- solo come persone cattive e crudeli assetate di vendetta nei cnfronti dei poveri detenuti che non hanno fatto nulla di male per amdare inc arcere.
    si ingora che le vittime, oltre a essere tali per wuanto riguarda il reato, lo sono anche dopo: spesso non ottengono nessun risarcimento perchè chi viene condananto basta si dichiari nullatenente, o comunque il modo di non pagare lo trova sempre.
    spesso sono completamrnte abbandonate dalle istituzioni: per i carcerati c’è lo psicologo gratis, per le vittime invece no, e molti sono pure costretti a farne a meno.
    e’ giusto questo?
    anchd se vedo che il post è vecchio mi paicerebbe sapere cosa ne pensa l’autore del post, tanto sensibile ai diritti dei detenuti (che quando escono ottengono ogni beneficio, persino un lavoro fisso in tem,pi in cui per la gente onesta non ce n’è- e lo so bene: al collocamento mi hanno detto che in cima alle liste gli ex detenuti oassano davanti a tutti gli altri, anche se iscritti da tempo….perchp loro devono reinserirsi! praticamente un invito a delinquere per chiunque sia disoccupato!): alle vittime chi ci pensa?!

    Commento di No all'indulto del 19 February 2012 alle ore 21:18

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