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Il modello norvegese

Il sindaco di Oslo, il conservatore Fabian Stang, ha risposto così a chi sabato gli chiedeva se la città aveva bisogno di un innalzamento del livello di sicurezza: «Non penso che la sicurezza possa risolvere i problemi. Dobbiamo insegnare di più il rispetto». Il primo ministro norvegese, il laburista Jens Stontelberg, ieri durante i funerali ha detto: «La nostra risposta sarà più libertà e più democrazia. Ma questo non vuol dire più ingenuità». Queste parole sono state giustamente accolte da grande ammirazione, per la capacità di un popolo e dei suoi leader di rimanere uniti in un momento così complicato senza rinnegare i-propri-valori, senza espressioni violente e vendicative, senza pensare per un solo momento di rinunciare alla propria straordinaria cultura liberale. Dovremmo imparare da loro, ci siamo detti in molti. È vero.

Poi ieri è iniziata a circolare la notizia per cui in Norvegia la pena massima, anche per i reati più gravi, è di ventuno anni. Niente pena di morte, come negli Stati Uniti; niente ergastolo, come in Italia; niente condanne a trent’anni, come in molti altri paesi europei. Ovviamente i norvegesi non sono scemi, né irresponsabili: se una persona è considerata pericolosa per la società, le autorità la trattengono in custodia per tutto il tempo necessario, anche oltre i 21 anni. Così sarà probabilmente per Anders Breivik. Ma la pena quella rimane: 21 anni al massimo. Dopo, se non si è ritenuti pericolosi per la società, si esce. L’ergastolo non è previsto, vista la sua plateale contraddizione con la funzione rieducativa della pena. Questo approccio trova le sue ragioni nella stessa straordinaria cultura liberale di cui sopra, in quella civiltà apprezzata ed elogiata nelle parole di Fabian Stang e Jens Stontelberg. Un paese come il nostro, che urla con la bava alla bocca “buttate via la chiave” per ogni processo, che si indigna per l’esistenza stessa delle misure alternative alla detenzione, che denuncia come scandali le scarcerazioni di persone evidentemente non più pericolose, dovrebbe prendere esempio anche da questo.

36 commenti

  1. Magda:

    L’Italia ha dei serissimi problemi di gestione di qualunque potere… dal legislativo, all’esecutivo al giudiziario. Chi compie delitti come quello di cui sopra è una persona con turbe psichiche evidenti (penso lo stesso per i terroristi di matrice islamica o quant’altro), persone che, a mio modesto parere, vanno curate, se possibile. Poi, che tutti possano essere riabilitati, questo è un altro discorso.
    La Norvegia ha un modello sociale e politico che l’Italia non può neppure simulare nelle più rosee prospettive, questione di cultura, di emancipazione femminile, di rispetto della cosa pubblica.
    In Italia si grida all’ergastolo ma poi c’è un sacco di gente che non vede neppure un giorno di carcere, sebbene meritasse mesi, o comunque meritasse l’allontanamento, I processi durano secoli… e in generale è il denaro a decidere le sorti del malcapitato…
    La Norvegia (come la Svezia), rimane un miraggio, un esempio cui tendere certo, ma in Italia, francamente, la vedo dura, visto che anche fare la differenziata è un grosso problema.. figurarsi questioni meno pratiche!

  2. ele:

    Alla lista finale aggiungerei:

    Un paese come il nostro, dove non mancano mai i giornalisti che cercano i parenti delle vittime per chiedere: “siete soddisfatti della sentenza? È stata fatta giustizia?”

  3. Luca:

    applausi!

  4. Massimo:

    D’accordo, bisogna sempre ammirare e cercare di emulare quelli che sono più bravi di noi, però. I norvegesi sono un dodicesimo di noi e abitano un territorio più grande del nostro con risorse naturali non comparabili. Sono ricchi, e non è poco. Hanno sì un livello di democrazia e civiltà superiore al nostro, ma consideriamo che i problemi di un paese non sono lineari col numero degli abitanti nel senso che, affinché una situazione diventi un problema, necessita comunque di una massa critica di persone che in un paese così piccolo si raggiunge con minore frequenza. Voglio dire che non hanno i problemi che abbiamo noi, come noi non abbiamo quelli che ha l’India, per capirci. I numeri contano quando si tratta di esseri umani, specialmente se diversi di cultura, tradizioni ecc. Ed infine, spiegatemi in quale paese civile europeo sarebbe potuto succedere quello che è avvenuto sull’isola. Un raduno politico senza un solo poliziotto, un vigilante armato capace di sparare, dopo un minuto, a quel bastardo. La loro cultura non lo prevede, si dirà. Ok, ma la loro cultura ha sbagliato i conti, non ha coscienza di sé evidentemente, se genera, essa, dal suo interno, quel tipo di personaggi senza rendersene conto. Specialmente se, come tutti sostengono, quello non è solo un disturbato mentale ma un fanatico impregnato di qualche demenziale ideologia. Io non prenderei a modello una cultura che crede di essere quello che non è, e forse non è possibile proprio. Almeno sul versante della sicurezza, il modello norvegese se lo possono anche tenere.

  5. Massimo:

    é che da noi escono anche quelli pericolosi.

  6. Davide R:

    Da noi 21 anni e’ il minimo per la durata del processo.

  7. LucaGras:

    Pare che un poliziotto di guardia ci fosse. E che sia tra le vittime. Certo, forse uno è un po’ pochino. Ma visto il tipo dell’assassino, non penso che se ci fosse stata la classica pattuglia le cose sarebbero andate molto meglio. E non penso che da noi, al campeggio della giovanile PD (o che ne so, da Civati ad Albinea), ci sarebbero stuoli di poliziotti. Certo, mi vien da dire che ci sarebbero anche l’ambulanza e i vigili del fuoco, insomma qualcosina in più, almeno in grado di avvisare in fretta chi di dovere, perché l’elemento che comunque colpisce è che la polizia c’ha messo parecchio tempo ad arrivare. Anche se è chiaro che con la bomba appena esplosa, la polizia era comunque completamente in tilt, almeno psicologicamente.

  8. Frank77:

    é vero che c’era un poliziotto,ma era disarmato e quindi se anche avesse voluto non avrebbe potuto far niente.

  9. Luca Segantini:

    @Massimo: mi hai fatto pensare a qualcosa che faccio sempre, quando devo prendere una decisione riguardante il rischio-beneficio: ad esempio, prenoto un biglietto aereo aperto e pago di piu’, o ne scelgo uno piu’ economico, ma che so che, in alcuni casi, dovro’ buttar via a causa di un cambiamento di piano? E anche: mi blindo in casa con sistemi d’allarme, serratura complicata e via dicendo, o tengo la semplice chiavetta rotonda che hanno usato gli operai durante la ristrutturazione senza cambiare la serratura della porta d’ingresso? io ho scelto di non blindarmi e vado sempre per il biglietto piu’ economico. Per me funziona, sia come qualita’ di vita (meno preoccupazioni e gestione logistica piu’ semplice) che, alla fine, come costi, ma ovviamente il rischio che succeda qualcosa e’ piu’ alto.
    Insomma, faccio come i norvegesi, e metto in conto che, ogni tanto, qualcosa puo’ andare storto. Tra parentesi, e’ la prima volta che qualcosa di serio succede in Norvegia, quindi, forse, hanno ragione loro a non avvelenarsi l’esistenza per decenni (come i miei concittadini milanesi che vivono la vita nel terrore del “marocchino”) pensando a qualcosa che potrebbe accadere, per quanto enorme e tragico sia. Accetto volentieri altre opinioni, e vado a controllare la porta di casa, gia’ che ci sono… ;-)

  10. Patrizio:

    Però magari si potrebbe pensare a una qualche via intermedia. Anche gli Olandesi sono liberalissimi e sanno gestire una società forse molto più multiculturale (scusate il gioco di parole) di quella norvegese. Però la polizia c’è e si fa sentire, e appena qualcuno sgarra arrivano degli energumeni in moto con i quali non conviene scherzare troppo.
    Poi, se vogliamo, tolti tristi episodi (Genova e dintorni) secondo me noi Italiani siamo (involontariamente) più liberali dal punto di vista poliziesco di chiunque altro: per strada la polizia è inesistente, e dove c’è a volte è come se non ci fosse (penso alla stazione ferroviaria di Napoli…). Quanto poi ad arrestare qualcuno, da noi in carcere ci finiscono soltanto i poveracci.

  11. Massimo:

    @Luca Gli americani dicono che un democratico è solo un repubblicano a cui non hanno ancora rubato il portafoglio. Se a te svaligiassero casa, probabilmente ti compreresti un allarme, dopo, quando non serve più. Con questo non sto dicendo che i norvegesi siano degli sciocchi, ma che a volte anche le buone ideologie si dimostrano tali, cioè slegate dalla realtà del mondo. Lungi da me anelare ad una società militarizzata alla israeliana, ma forse un po’ più di realismo non avrebbe guastato. Certo, ogni società sceglie il suo equilibrio tra costi e benefici, ma quello in cui un solo uomo ne può ammazzare con calma una novantina non mi trova favorevole. Poi saranno i norvegesi a decidere sul loro futuro, ma ho come l’impressione che, al di là delle parole, parecchie cose cambieranno da quelle parti.

  12. roberto:

    Dietro alla “straordinaria compostezza” dei norvegesi rappresentanti e rappresentati (ma solo quelli buoni di dx e sn chè gli xenofobi di destra, regolari, mica psicotici, non gli si intervista adesso) ci sono anche i suicidi giovanili da record e tanta, tanta, depressione. Lasciamo perdere il sole che non c’è per sei mesi (in Giappone c’è ma si impiccano ugualmente…) è proprio un altro modo di concepire la vita. A me pare che qualunque confronto fra norvegesi e italiani (spagnoli, polacchi, ecc..) non sia quello che aiuta a capire se noi potremmo essere meglio o se loro saranno costretti a peggiorare. Rimangono semplificazioni e come tali comode solo a scartare le parti troppo complicate (e ingestibili) della questione. I norvegesi sono anche quelli che combattono la prostituzione (e i relativi clienti) senza se e senza e che hanno tassi di alcolismo, nelle fasce medio basse, da paura e un concetto di sindacato e di sciopero, che in Italia porterebbe all’insurrezione Bonanni non (solo) Landini.

  13. Matches:

    Luca tutti hanno espresso la propria opinione in maniera rispettosa e dignitosa; poi arrivi tu e dici che un democratico è solo un repubblicano a cui non hanno ancora rubato il portafogli. Come a dire che chi ha le idee diverse dalle tue è solo uno sprovveduto che vive nel mondo dei sogni?
    Molto spesso ci si sente legittimati dalla “dura realtà dei fatti” nel compiere atti xenofobi. Ci si da l permesso di essere un pochino più cattivi, un pochino più insensibili, in risposta ad una paura costante del diverso. Purtroppo viviamo in una società che ci martella di patriottismo spicciolo, di xenofobia, dove ogni mozzarella è fregiata del tricolore, dove ogni frase, immagine o concetto è atto a focalizzare l’attenzione su un amor di patria francamente ridicolo e anacronistico.
    Ci hanno rubato il portafogli, ci hanno rubato in casa, ci hanno scippato, ci hanno anche ucciso a volte. La differenza sta in quel briciolo di lungimiranza, e intelligenza, e lucidità nel capire che magari c’è qualcosa dietro, di più complicato e profondo del marocchino che ti sfila il portafogli, ci sono dei meccanismi complessi e celati ai più, soprattutto a chi non vuol vedere.
    Non voglio andare troppo nello specifico ma la verità è che noi siamo la causa primaria dei nostri mali e dei mali di gran parte del mondo.
    Magari se un marocchino ci scippa un po’ ce lo meritiamo.

    Detto questo vorrei un attimino sottolineare come guarda caso ogni volta che succedono ste cacate c’è di mezzo la religione.
    Che siano mussulmani o cristiani per me è sempre la stessa merda mitologica da vaccaro medievale.

  14. Alfio Detuma:

    Scusa, ad uno come Feltri, l’ergastolo non lo daresti?

  15. Elia:

    Bravo, Francesco, Bravo. Concordo pienamente.

  16. Fred:

    Un paese con una conflittualità sociale pari a zero, ricco e con tassi di criminalità risibili, è ovvio che possa permettersi pene e prigioni dal volto umano.

    Se in Norvegia avessero le mafie, una lunga storia di stragi ed una criminalità più diffusa ovviamente avrebbero pene più dure ed un sistema carcerario più duro.

    Questo voler fare i saputelli guardando gli ariani “ma come sono bravi” è un’altro risibile malcostume italiano.

    Negli “ariani” USA la pena di morte l’hanno. E se guardi il livello di violenza e criminalità capisci anche il perché.
    La avrebbero anche in Norvegia.

  17. Paolo:

    Complimenti per il post, complimenti per i commentatori.
    Diciamo che ho letto delle perle in confronto a cose che leggo in merito a questa vicenda in rete, tanto di cappello.
    Condivido molto di ciò che ha scritto Magda, e vorrei “rincuorarla”, aggiungendo che la Norvegia è si un modello di civiltà “applicata” per noi italiani (il miraggio), ma ha ben poco da invidiare, anzi dovrebbe prendere a man bassa, di qualità della nostra ricerca in merito a teoria e prassi di cura della malattia mentale.
    «Non penso che la sicurezza possa risolvere i problemi. Dobbiamo insegnare di più il rispetto»: parle belle e coraggiose, nulla da eccepire.
    Ma il rispetto, di fronte alla malattia (gravissima), purtoppo può fare pochino. E la minore ingenuità di cui parla Stontelberg potrebbe essere guadagnata da una maggiore consapevolezza in questo ambito medico/scientifico….fortemente sociale.

  18. unit:

    Visto che qui è pieno di accademici e intellettuali di vario genere, c’è qualcuno che possa dare una concisa lista di riferimenti a studi che dimostrano che la durata e la durezza della pena non sono inversamente proporzionali al livello di criminalità in una società? Così poi ogni volta che mi serve linko il tutto senza manco leggerlo :D

  19. Massimo:

    Matches, mi spiace dirlo ma, opinioni a parte, hai dei seri problemi di comprensione del testo.

  20. Alessandro Paccagnini:

    Applausi al sindaco di Oslo.

  21. michefax:

    Il fatto che non ci fossero poliziotti sull’isola è un bene, significa che i norvegesi sanno autogestirsi senza l’aiuto della forza pubblica. La vita nei paesi scandinavi non è certo tutt’oro, ma il modello di società che considera la cosa pubblica come effettivamente comune e non “di nessuno” sarebbe un enorme traguardo per noi. Mi ricordo che in Danimarca, nel paesino vicino a Copenaghen sede del bel museo d’arte di Louisiana, sulla pubblica via c’era un tavolino con un bricco di succo di mele e sacchetti incartati di splendide meline rosse non controllato da alcuno. Uno poteva passare, prendere un bicchiere di succo o un sacchetto di frutta, aprire la scatola di latta per depositare un obolo e andarsene. Ovviamente avrebbe potuto prendere tutto gratis, e persino rubarsi i soldi di chi aveva pagato prima. Qualcosa mi dice che in Italia un’iniziativa del genere durerebbe un nanosecondo e anzi, molti penserebbero che quelli che l’hanno organizzato sono degli idioti che “si fanno fregare”. E’ solo una storiella da poco, ma dà il senso del perché questa strage non toglie nulla al loro modo di pensare la società, e spero che non cambino idea perché hanno ragione da vendere. Bisogna fidarsi degli altri.

  22. paolo:

    Il senso di giustizia varia da paese a paese. Negli States se non lo impiccano succede una rivoluzione, perchè la loro cultura è quella. Io sono contrtrio alla pena di morte, però quella è la cultura degli States, nel bene e nel male. Noi italiani abbiamo l’ergastolo, così come gran parte dell’Europa, che è una cosa, a mio parere, santa buona e giusta. Io ritengo che chi abbia causato così tanto dolore debba averne la vita rovinata per sempre. Lo trovo giusto. Trovo invece profondamente ingiusto che tra vent’anni questo pazzo omicida si possa bere delle birre al bar, e quindi, lungi dall’applaudire questa gente, trovo che non abbiamo una cippa da imparare.

  23. Davide:

    Beh, i corpi speciali ci hanno messo 45 minuti ad arrivare sull’isola. Direi che alcune delle vittime sono sulla coscienza del “sistema”, forse qualcosa che non va c’e’ anche in Norvegia.
    Inoltre in Italia l’ergastolo e’ virtuale: per buona condotta si esce dopo 25 anni mi pare. Quindi insomma, prima di sparare a zero aspettiamo un attimo.

  24. Pino:

    Sizzi, quello della Lombardia ai lombardi. (per rimanere in tema)
    lombardus.wordpress.com is no longer available.
    The authors have deleted this blog.

  25. John Doe:

    @ Matches del commento n°13: se il marocchino ci scippa un po’ ce lo siamo meritato? E come no, giusto, ma se per impedirgli lo scippo gli spezzo tutte e due le braccia se l’è meritata lui oppure no? Oppure funziona solo a senso unico?
    Anche la vecchietta trascinata per la pensione, col bacino rotto, anche lei se l’è cercata?

    Ringrazia il cielo che non sia ancora successo a tua madre, che poi vedi come vai a chiedere il porto d’armi…

  26. Arda:

    “che denuncia come scandali le scarcerazioni di persone evidentemente non più pericolose, dovrebbe prendere esempio anche da questo.”. Ohibo Francesco, capisco che il politicamente corretto pro norvegese sia di moda, ma qui sinceramente rimango basito. Che la pena abbia solo e soltanto una funzione “rieducativa” come la chiami tu è cosa questionabile, ANCHE nelle democrazie avanzate. Esisterà pur sempre un principio di responsabilità per le proprie azioni no? 21 anni per un crimine siffatto sono – secondo il mio personalissimo e democraticissimo parere – una quisquilia. E vedrai che il problema se lo porranno anche i Norvegesi stessi, che al di fuori della retorica edificante, sono tosti e pragmatici. Dammi retta e stay tuned.

  27. unit:

    @arda: e tanti saluti alla costituzione

  28. Arda:

    e chi se ne frega della costituzione italiana, non mi pare possa esser e presa a modello per alcunché di democratico. O ci contraddiciamo così spudoratamente? O siamo un paese civile e allora la nostra è una grandissima costituzine, o siamo ridicolo e la costituzione è lo specchio del paese. Tertium non datur.

  29. unit:

    infatti siamo un paese civile, arda. E’ la stessa costituzione a dimostrarlo, anche se ovviamente c’è una differenza tra la teoria e l’applicazione, come in tutte le cose che appartengono alla sfera del reale.

  30. dario:

    Istituire un confronto (secondo il logoro modello “l’erba del vicino”) con un paese come l’Italia, che ha conosciuto il fascismo e una stagione terroristica lunga e violenta, mi sembra francamente superficiale. Dopo di che, se fossi un laburista norvegese, mi metterei da subito a lavorare per reintrodurlo, l’ergastolo. “Gli estremisti si rafforzano quando un sistema politico fa finta che questi non esistano”, leggo altrove, su questo giornale. Non potrei dirmi più d’accordo.

  31. dionigi:

    so che il manifesto da ste parti non gode di grande considerazione ma Marco D’Eramo mi pare abbia scritto, a proposito di Norvegia, un articolo che vale la pena di leggere:

    http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/07/articolo/5063/

  32. marquinho:

    @Arda
    la nostra è una grandissima Costituzione: almeno nella prima parte.

    @Dario
    Gli estremisti spesso sognano di essere dei martiri, figuriamoci quanto può spaventarli l’ergastolo.

  33. piergiorgio:

    D’accordissimo.
    Le frasi come “buttare via le chiave” mi fanno venire i brividi (quando le pronunciano o le scrivono personaggi della classe dirigente ovvio, politici, giornalisti ecc. gente che ha potere e dunque una responsabiità; comprensibile invece se è solo il gesto di sfogo di mia mamma, per dire, che quando sente crimini orrendi ammazzerebbe tutti ma poi è la persona più buona del mondo).
    In ogni modo anche in Italia, nonostante certi miti persistenti nella cultura popolare (appunto per responsabilità di chi fa opinione)e la “pressione” che creano, la cultura giuridica degli operatori del diritto, invece, di chi le leggi le interpreta e le applica sul serio, è diversa.
    Sicché in effetti l’ergastolo non esiste più nemmeno in Italia (nel vecchio codice penale di epoca fascista ovviamente si trova ancora scritto “ergastolo” ma poi il combinato disposto delle leggi più recenti per es. la legge 663 del 1986 ecc. ecc. fa si che esso non abbia più il carattere necessariamente perpetuo che sarebbe il suo carattere precipuo; in pratica si chiama “ergastolo” di nome, ma non è più ergastolo di senso).
    Inutile ribadire che quel che conta per la repressione penale non sono le pene draconiane (anzi controproducenti) ma la certezza della pena, la probabilità di essere beccati e, in quel caso, la sicurezza di non poter sfuggire ad una pena seria.
    Aggiungo che conterebbero molto anche le sanzioni sociali esterne al sistema penale formale: in Italia per es. quello che indigna è la facilità con cui certi personaggi si riciclano nonostante le condanne; li condannano e non solo scontano poco, ma poi tornano in auge, serviti e riveriti più di prima, come avessero preso una medaglia al valore (della furbizia). Ecco questo conta, se ci fosse maggior sanzione sociale le pene vere e proprie poterebbero pure essere più clementi.
    Per me ben venga una seconda e pure una terza, quarta ecc. possibilità per tutti, pure per il peggior criminale: non mi interessa una società cupa (che abbandona la speranza) e folle (che si illude di negare il male che è ovunque in noi escludendo dal recinto sociale alcuni capri espiatorii). Mi interessa invece una società costruttiva che pensa al futuro, che combatte i comportamenti criminali ma attivamente, propositivamente: questa è la vera forza. Però appunto la seconda possibilità uno se la deve un pò sudare, guadagnare, no che uno esce di galera e poi ecco lì tutti i “vecchi amici” pronti a nominarlo alla tal carica, a dargli consulenze esterne, o a metterlo nel consiglio di amm. della talaltra società.

  34. Maurizio:

    Ma come!
    Io avevo appena trovato un altro Paese da consigliare agli amici italiani che “si vergognano di essere italiani”, a quelli che in questi ultimi pochi giorni (sia loro che i loro amici anglosassoni) hanno pianto la perdita della cantante inglese mito, hanno festeggiato le prime nozze lesbiche in quel dello Stato di New York e non hanno speso due luride righe sulle tante giovani vite spezzate in Norvegia… e noi ancora ci dibattiamo su quello che ha spiegato non bene ma benissimo Massimo al commento numero 4?
    Non basta vedere come tanti nostri amici siano essi stessi ormai “presi” e “fagogitati” e non si rendano più conto di quale sia il vero testimone da passare a chi verrà dopo di noi?
    Fa male, lo so, ammettere che le cose siano così semplici ma è anche vero che così semplici non sono come sembrano se si sapesse di Storia e di Umanità.

  35. Laura:

    <>

    Io, da militante dei ds prima e del pd dopo, non mi ricordo che ai nostri raduni/feste/campeggi et similia ci sia la polizia a far la guardia
    o sono io che non li noto?

  36. Marco:

    Qualcosa che non emerge molto è la condanna verso la matrice ideologica di questo attentato, ne parla Barilli su http://rs.gs/Wb “Di solito dopo le stragi la condanna è unanime. Verso gli attentatori, ma pure verso la loro matrice ideologica. Nel “caso Norvegia” così non è stato e tutti si sono affrettati a definire Breivik un pazzo isolato, punto. Che il massacratore di Oslo e Utoya sia mentalmente disturbato è certo e che abbia agito da solo probabile. Ma che dietro il suo gesto ci sia un’ideologia, un “movente culturale”, è altrettanto pacifico: l’ha spiegato lui stesso, molto chiaramente. L’etichetta di cristiano fondamentalista se l’è attaccata da solo, e una parolina di condanna anche in questa direzione non avrebbe stonato”. Condivido questo ragionamento che fa chiarezza su quanto hanno peso le parole spesso feroci di una certa politica italiana.