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Abbiamo bisogno di persone normali

Una cosa che sarebbe bene fare, nel lento e complicato cammino per il miglioramento di noi stessi e del posto in cui viviamo, è smettere di chiamare “eroi” le persone come quelle che venerdì, nella striscia d’acqua tra Utøya e Utvika, hanno messo in salvo 150 ragazzi con le loro piccole imbarcazioni. Definirle “eroi” stabilisce una distanza sproporzionata tra quello che sono e quello che hanno fatto, trasformando il loro umanissimo gesto in una cosa sovrumana, sovrannaturale, da Superman. Una cosa a cui ci si può sottrarre senza grossi problemi di coscienza – “non fare l’eroe!” – ché era un gesto per pochi eletti, per scriteriati. I campeggiatori di Utvika non sono “eroi”: sono persone normali che si trovavano in vacanza, come me e come voi, e che hanno semplicemente fatto quello che in quella circostanza era giusto fare. Sono stati coraggiosi, certo, perché per fare la cosa giusta venerdì pomeriggio a Utvika serviva coraggio. Ma hanno fatto quello che dovevano: quello che ciascuno di noi avrebbe dovuto fare. Non esiste neutralità di fronte all’omicidio. Non fare niente per fermarlo è, di fatto, scegliere*.

*l’avete visto questo film, vero?