Been there, done that
Il giorno dei risultati del referendum ero a Roma a prepararmi per l’esame da giornalista, che avrei poi sostenuto il giorno dopo. Ero indaffarato e quindi arrivo tardi. Ho perso il voto su due quesiti (uno simbolico, quello sul nucleare) e ho vinto il voto su altri due quesiti (uno simbolico, quello sul legittimo impedimento). Ma sono contento del raggiungimento del quorum, dato che avevo votato, e certo non mi dispiace il conseguente indebolimento del governo. Insomma, tutto sommato sono soddisfatto. I timori più grossi li avevo sugli effetti del secondo quesito sull’acqua, che sta già rischiando di fare danni ma sarà probabilmente presto disinnescato da un nuovo intervento legislativo. Anche perché, mi segnala Marco, la famigerata “adeguata remunerazione del capitale investito” è ancora presente nel nostro ordinamento. Dice così il Testo Unico sugli Enti Locali, all’articolo 117:
1. Gli enti interessati approvano le tariffe dei servizi pubblici in misura tale da assicurare l’equilibrio economico-finanziario dell’investimento e della connessa gestione. I criteri per il calcolo della tariffa relativa ai servizi stessi sono i seguenti:
a) la corrispondenza tra costi e ricavi in modo da assicurare la integrale copertura dei costi, ivi compresi gli oneri di ammortamento tecnico-finanziario;
b) l’equilibrato rapporto tra i finanziamenti raccolti ed il capitale investito;
c) l’entita’ dei costi di gestione delle opere, tenendo conto anche degli investimenti e della qualita’ del servizio;
d) l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di mercato.
La stessa cosa è in una proposta di legge che il PD aveva già presentato prima dei referendum e a cui negli ultimi giorni i dirigenti del partito hanno rinnovato il sostegno. E tra l’altro questo era anche un argomento di molti sostenitori del Sì al secondo quesito, tra quelli con cui ho parlato: il quesito è assurdo, dicevano, ma proprio per questo non c’è da preoccuparsi. Ci metteranno una pezza dopo, intanto approfittiamone per dare uno schiaffo al governo.
Io continuo a pensare che utilizzare i referendum in questo modo sia distorcere la loro natura e che questo alla lunga porti più danni che benefici. Quando il centrosinistra tornerà al governo di questo paese, infatti, si troverà – speriamo – a fare liberalizzazioni, a riformare il mercato del lavoro, a riformare la giustizia, a riformare la scuola, a fare politica estera. E sarà accusato di tradimento a ogni pié sospinto, se ci sarà arrivato attraverso il No a qualsiasi cosa: dai comitati, dai movimenti e da quanti in Parlamento vorranno cavalcarli. È un film che abbiamo già visto, e ogni volta ce ne dimentichiamo.
(tra l’altro, i comitati referendari faranno bene a pretendere che il Parlamento prenda alla lettera la volontà degli elettori espressa nel secondo quesito sull’acqua. Alla lettera. Quel che ne verrà fuori a me non piacerebbe, ma bisogna prendersi la responsabilità dei propri desideri. Specie quando questi si avverano)
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come non essere d’accordo?
quello del sì al secondo quesito sull’acqua è stato il mio rovello dell’ultima settimana prima del referendum. poi alla fine ho votato sì per tutta una serie di motivazioni, ma il problema dei referendum è proprio questo: si parte a spron battuto e soltanto in un secondo momento, a cose fatte, ci si accorge che.
ora è la volta del referendum sulla legge elettorale. per carità, in questo caso di danni se ne fanno molti di meno (anche volendo, ideare una legge peggiore del porcellum è praticamente impossibile, benché i nostri rappresentanti in parlamento ci abbiano ormai abituati a tutto), però anche votare sì ai quesiti proposti da passigli & c. non è che sia privo di conseguenze sulle quali riflettere bene.
Sul fatto che il piddì abbiano cavalcato ‘sta roba solo ed esclusivamente in chiave antiberlusconiana non ci piove e neanche mi stupisce.
Nel mio picolo io ho perso solo nel merito perchè sono rimasto a casa, ritenendo che il risultato (che ora tu speri sia stravolto) non valesse il prezzo da pagare.
La domanda è: ne valeva davvero la pena? Vincere il contrario di ciò che ci sembra giusto non mi sembra un’idea geniale, e se è un’idea anche solo furba lo vedremo.
92 minuti di applausi.
Concordo che, se e quando il PD andasse al governo, avrebbe una vita assai dura. Li voglio vedere a conciliare le posizioni di tutti quelli che sono stati prima lisciati nel verso del pelo per calcolo politico (movimenti, CGIL ecc.), e poi presentare loro un bel programmino riformista redatto da Ichino e Bersani. Io li sosterrò col voto, ma la vedo durissima. Il rischio di immobilità per veti contrapposti è altissimo e il nostro Paese, come non poteva permettersi il populismo immobile di Berlusconi, ancor meno si potrà permettere quello litigioso a sfondo ideologico di certa sinistra.
Il PD é la riprova che l’estrema mediocrità del ceto politico non conosce colori o divisioni.
Sul tema della remunerazione del capitale avrei peró una piccola osservazione: nelle moderne economie di mercato profitti e remunerazione dovrebbero essere prima di tutto ancorati alla qualità del servizio e alla soddisfazione dei clienti. Legarla asetticcamente e automaticamente alla effettuazione di investimenti é un’arma a doppio taglio.
Aggiungo che la normativa teoricamente in vigore risulta disattesa visto che nella maggior parte dei casi gli incassi delle tariffe sono abbondantemente integrate da trasferimenti a carico della fiscalità generale. E qui compare l’ultima mistificazione dei referendari. Uno degli argomenti usati in campagna e’ stato l’aumento delle tariffe in certe città dove si e privatizzato; ma la cresta non l’hanno fatta le società private di gestione, ma le amministazione che nonstante la fine dei trasferimenti si sono ben guardate dal ridurre le imposte locali.
“Quando il centrosinistra tornerà al governo di questo paese, infatti, si troverà – speriamo – a fare liberalizzazioni, a riformare il mercato del lavoro, a riformare la giustizia, a riformare la scuola, a fare politica estera. E sarà accusato di tradimento a ogni pié sospinto”
Questo è molto vero. E’ quello che è successo al PDL sul tema immigrazione: hanno banchettato sul terrorismo psicologico, e poi sono andati al totale sbaraglio per un afflusso non eccezionale di clandestini durante la crisi nord-africana, con un crollo di popolarità assolutamente sproporzionato agli effettivi disagi subiti dai cittadini italiani (uno dei motivi per la flessione elettorale, la prima da molti anni, subita dalla Lega).
Totalmente d’accordo, once again. Ti segnalo questo breve articolo di qualche giorno prima del voto sull’uso poco lungimirante che il PD ha fatto del referendum:
http://www.landino.it/2011/06/unumiliazione-per-il-pd/
“Ci metteranno una pezza dopo”
Io quel tipo di pezze le chiamo vasellina ;-)
Beh, e l’esame com’è andato…?
“…coerente con le prevalenti condizioni di mercato.” Il proprietario del bene ha appena sancito che le prevalenti condizioni di mercato sono pari a zero. Nessun conflitto con il testo unico.
Chi ha votato sì al secondo quesito sull’acqua senza esserne convinto ha fatto una scemenza. Mi dispiace per loro.
“Quando il centrosinistra tornerà al governo di questo paese, infatti, si troverà – speriamo – a fare liberalizzazioni, a riformare il mercato del lavoro, a riformare la giustizia, a riformare la scuola, a fare politica estera”.
Non vedo il nesso tra questi referendum e mercato del lavoro, scuola, politica estera.
Non vedo un nesso neanche con la giustizia. I referendum hanno detto solo: non si devono fare leggi ad personam.
Non vedo un nesso neanche con le privatizzazioni. Che non sono nè un male, nè un bene, vanno valutate caso per caso, e nel caso dell’acqua, l’elettorato ha detto di non farle.
Non capisco chi è favorevole a prescindere alle privatizzazioni, come non capisco chi ne è aprioristicamente contrario: la fede lasciamola alla religione, e al calcio, che è meglio.
“…i comitati referendari faranno bene a pretendere che il Parlamento prenda alla lettera la volontà degli elettori espressa nel secondo quesito sull’acqua.”
No: il parlamento farà bene ad adeguarsi alla volontà degli elettori. E farà bene anche il PD. Se no non vince. Io non lo voterò.
Infine: le incomprensioni tra il PD e l’elettorato che hai evidenziato nel tuo articolo, ci sono tutte. Invece di considerare stolto, ignorante e un pò beota l’elettorato (D’Alema style), e dunque un problema per il PD, non ti è mai venuto in mente che forse il problema sia proprio il PD?
Ne ho parlato nel mio circolo portando motivazioni simili, (sì a volte certe cose possono accadere) ed è nato un piccolo dibattito, alla fine la conclusione maggioritaria è stata che è meglio affrontare i populismi dal governo che dall’opposizione.
Io ero dalla parte della minoranza ma capisco che è molto semplice fare i don chisciotte quando non se ne pagano le conseguenze. I Costa, i Campione, i Cundari, gli Adinolfi e si parva licet i marquinho possono permettersi di fare una battaglia perdente sui referendum, i dirigenti di un partito no.
Alla fine io ho votato NO sul quesito acqua n.2, pur sapendo che non sarebbe servito a nulla, ma son molto contento dell’esito referendario per molti motivi. In primis per l’importanza stessa di questo istituto di democrazia diretta che rischiava di esser lasciato troppo in disparte nella dinamica politica della cd “seconda repubblica”. E per il desiderio di partecipazione “dal basso” dimostrato dai cittadini (messaggio anche per le forze di opposizione come già era emerso da una corretta lettura delle amministrative).
Sull’atteggiamento del pd effettivamente c’è il rischio di problemi futuri.
Sui comitati referendari pure hai ragione però io penso che non dovrebbero pretendere il rispetto tanto della “lettera” (che d’altronde è molto discussa e discutibile: e rimando alla discussione nell’apposito thread); quanto della “sostanza”.
Il messaggio è stato: niente speculazioni private nella gestione dell’acqua pubblica. E questo sì deve essere rispettato comunque la si pensi per vincolo della sovranità popolare.
Totalmente d’accordo con aisai (commento 10).
L’obiezione più frequente al Sì sul secondo quesito che mi è capitato di sentire o di leggere in questi giorni afferma che senza i privati nel settore lo Stato non sarebbe in grado di garantire gli investimenti necessari per la manutenzione e/o per l’ammodernamento della rete idrica.
A me risultano solo aumenti di tariffe, non di investimenti. Con assurdità come quelle successe ad Aprilia, Arezzo, Latina. Vincolare le tariffe agli investimenti compiuti non sposta di una virgola il problema perchè se si fanno gli investimenti con i soldi degli utenti allora tanto vale pagare le tasse e far costruire la rete allo Stato.
Sull’acqua abbiamo anche l’esempio di Parigi e Berlino dove si è tornati alla gestione pubblica perchè l’affare non era conveniente. Per i cittadini, intendo.
E parlando di soldi dello Stato, forse una politica di maggiore attenzione alla gestione delle risorse e di caccia agli sprechi/evasione frutterebbe molto di più della politica delle privatizzazioni all’italiana, ovvero soldi pubblici per profitti privati.
La maggioranza degli italiani ha decretato che un bene comune come l’acqua non dev’essere oggetto di speculazione per pochi. Che anche l’attuale dirigenza del PD se ne faccia una ragione. C’è perfino il rischio di (ri)prendere qualche voto (perduto).
Magari ci starebbe bene anche un commento a questa frase:
“Approvata la legge sul legittimo impedimento, non rimane che augurarsi che il parere della Corte Costituzionale arrivi prima del referendum brandito da Di Pietro: non fosse stato così l’ultima volta, il lodo Alfano sarebbe ancora lì.”
Avevo provato a riportare il link al post “Gravidanze Isteriche”, di questo stesso blog, da cui è riportata la frase che ho citato, ma non è stato accettato.
Beh, mi sa che rimarrà inevasa la mia richiesta al blogmaster di commentare le proprie parole di qualche tempo fa.