Elogio del meno peggio

Quando si parla di politica, magari con un’elezione alle porte, c’è una frase che salterà fuori quasi sempre, nelle sue cento varianti: “ci siamo stufati di votare sempre il meno peggio”. Questa frase parla di un sentimento di insofferenza più che comprensibile, se si tiene conto delle condizioni del panorama politico italiano. Spesso, negli ultimi anni, a questa frase è seguito un comportamento elettorale di questo tipo: non voto, o esprimo un voto di pancia, di protesta. Nel tempo, i passeggeri successi elettorali di Lega Nord, Italia dei Valori e Movimento 5 Stelle sono da ricondurre principalmente – non esclusivamente, certo – a questo genere di fenomeno.

Ora, pur capendo perfettamente quel tipo di frustrazione e le sue ragioni, mi permetterei qui di suggerire un modo per votare bene e vivere meglio. Il voto non è un fine, è un mezzo. Non serve a chi lo esprime, serve a tutti. Il voto serve a ottenere un risultato e quel risultato, in prima istanza, non è l’espressione della propria coscienza e dei propri valori e della propria essenza più profonda – sentimento che fa dire spesso la frase: “non c’è nessuno che mi rappresenti”. Il voto è un mezzo che serve a determinare un cambiamento dello status quo.

Il voto non è l’unico strumento a nostra disposizione per cambiare lo status quo. Ne esistono molti altri che ci lasciano le mani ben più libere: possiamo iscriverci a un numero di associazioni e comitati infinitamente più lungo della lista di simboli tra cui siamo chiamati a scegliere alle elezioni. Così come possiamo parlare con i nostri amici, parenti e colleghi delle cose che ci stanno a cuore, convincendoli della bontà delle nostre idee. Possiamo decidere come e dove spendere i nostri soldi, possiamo fare volontariato, possiamo iscriverci a un partito, possiamo militarvi e possiamo persino candidarci. Possiamo scrivere lettere ai giornali o su Internet, fondare comitati di condominio, di quartiere, di città. Possiamo fare delle donazioni, possiamo iscriverci a mille milioni di gruppi sui social network. Possiamo semplicemente informarci, possiamo far circolare documenti e notizie interessanti. L’elenco è sterminato, probabilmente infinito: sono le cose che possiamo fare per incidere sullo status quo. Una di queste – non l’unica, come abbiamo visto – è il voto.

Quando ci sono le elezioni, succede questa cosa. Dato un numero finito – finito! – di proposte, di partiti e di candidati, che esistono anche grazie agli strumenti di cui sopra, ogni cittadino è chiamato a esprimere una preferenza. Votare questo o quel partito, questo o quel candidato. Non è detto che in quell’elenco ci sia il vostro candidato o partito ideale, anche perché non esiste. Fidatevi: non esiste. E nonostante questo, è certo che uno tra quei partiti che vi trovate davanti avrà più potere degli altri: è certo che uno solo tra quei candidati che avete davanti sarà eletto sindaco o premier o presidente. Uno solo tra quelli. Le elezioni, quindi, non hanno a che fare con la scelta della miglior proposta possibile, bensì con la scelta della miglior proposta tra quelle disponibili sulla scheda elettorale. Esiste la possibilità che ci si trovi più o meno occasionalmente a votare non la proposta che ci piace di più ma quella che ci disgusta meno. La meno peggio. È sicuramente spiacevole ma non c’è da lagnarsi di chissà qualche coscienza macchiata. Se avete votato il meno peggio, è perché l’alternativa era ancora peggiore: e non c’è niente di cui vergognarsi nel fare la cosa giusta. Anzi: le cose giuste vanno fatte, punto. Le mollette usatele per il bucato.

Esiste una nobile scuola di pensiero, abbracciata anche da molte persone lucide, intelligenti e impegnate, che davanti a un panorama politico arido e desolante preferisce l’astensione al voto di protesta o al voto al meno peggio. Io credo che l’astensione rappresenti (eventualmente) una soluzione a un solo problema, quello della propria coscienza. Un problema di dimensioni molto ridotte, diciamo pure microscopiche, se paragonate a quanto mette in gioco l’elezione del consiglio di quartiere: figuriamoci le altre. Non sono d’accordo nemmeno con la cosiddetta “astensione punitiva”, quella di chi non vota il meno peggio così la prossima volta impara a essere un po’ meglio. A parte che non funziona, tra questa e la prossima volta passeranno degli anni: centinaia, migliaia, milioni di persone possono vedere la loro vita migliorare o peggiorare. E tu ti metti lì a fare l’astensione educativa per punire il tuo partito? Le buone intenzioni sono ammirevoli, ma per cambiare i partiti ci sono gli anni che passano tra un’elezione e l’altra: sono molti e si possono utilizzare per fare un sacco di cose. Alle elezioni si decidono i destini delle persone. Alle elezioni si vota. Ci si informa e si vota per quella che si ritiene in buona fede essere la soluzione migliore tra quelle disponibili. Sapendo di poter sbagliare, ovviamente, sapendo che la prossima volta si potrà cambiare idea. E no, non ci sono scorciatoie: c’è sempre qualcuno anche solo un briciolo meglio degli altri. Chi pensa che un candidato sia anche solo un briciolo meglio dell’altro ma si astiene per non sporcarsi le mani, di fatto avvantaggia il candidato peggiore.

Queste cose le penso da molto tempo ma le scrivo adesso perché nelle ultime settimane mi sono chiesto cosa farei se votassi al ballottaggio di Napoli. Da una parte c’è Gianni Lettieri, candidato espressione di una parte politica marcia e compromessa, guidata da un uomo politico dai rapporti poco chiari con la camorra (la camorra, non D’Alema o Grillo: la camorra). Dall’altra parte c’è Luigi De Magistris, un pessimo pubblico ministero che si è trasformato in un uomo politico detestabile: populista fino alla nausea, forcaiolo, del tutto incompetente, sfacciatamente incoerente, senza un’idea che non sia uno slogan. Non voterei volentieri nessuno dei due, ma comunque vada uno dei due sarà sindaco di Napoli: io potrei pure astenermi, ma cosa risolverei? L’uso della coscienza è più importante della sua presunta pulizia. Io a Napoli voterei De Magistris. Potete non pensarla come me su De Magistris, ma chi legge questo blog e sa come la penso può immaginare quanto mi costi una cosa del genere. Invece no, non mi costa niente. Le cose giuste si fanno.

(Finisco di scrivere questo post, che parla solo incidentalmente di De Magistris, e mi rendo conto che pubblicandolo vìolo il silenzio elettorale. Quindi aggiungo che il silenzio elettorale è una stronzata: gli elettori non vanno trattati da idioti e se qualcuno di loro sarà stato convinto a votare o a non votare da questo post, lo avrà fatto in piena libertà e coscienza. Augurandomi che a nessuno venga in mente di denunciarmi e appellandomi alla clemenza dell’agente di turno, aggiungo che piuttosto che il silenzio elettorale, sarebbe meglio introdurre quello amministrativo)

34 commenti

  1. francescocosta:

    Amici commentatori del mio blog, vi conosco: non apriamo una discussione sul senso del silenzio elettorale, dai, fate gli adulti. Discutiamo del tema del post.

  2. riccardo da parigi:

    ma il silenzio elettorale non si applica alla stampa :)

  3. cristiano valli:

    il fatto è che il tuo ragionamento gira tutto attorno ad una frase che contesto “Il voto non è l’unico strumento a nostra disposizione per cambiare lo status quo”.

    nessuno ha stabilito siam qui a cambiar lo status quo. e non credo debba/possa essere obbligatorio. non è il mio lavoro. certo che non sono tutti uguali, certo che è meglio pisapia della moratti, è proprio un no contest, ma non credo che il voto abbia il potere che tu gli dai. e nemmeno che lo debba avere [ancora meno quando si tratta di referendum che ormai, quasi tutti, esulano di gran lunga dalle competenze che ci si aspetta da un cittadino].

    esistono fior di democrazie in cui il voto di chi perde non è rappresentato, altri fior di democrazie in cui vota un terzo dell’elettorato. son democrazie lo stesso.

    è come colla mafia. io posso denunciare uno che mi chiede il pizzo, ma morire non è il mio lavoro. e le savianate che pare che lo stronzo non è lui che te lo chiede o la pula che non lo piglia ma tu che non ti fai sparare, sono la stessa solfa secondo cui se la sinistra o chi per essa perde le elezioni la colpa è mia perché non ho votato. sorri. la sinistra perde le elezioni perché non mi ha convinto a votare. non ci è andata nemmeno vicina.

    io ho delle opinioni, ma non penso di aver ragione, lo trovo reazionario. e quindi continuo a pensare che se vincono gli altri, era solo che erano di più.

  4. cristiano valli:

    cioè, semplificando, hai idea di quanta altra gente poteva e doveva intervenire ad ogni livello in italia perché non si fosse in questa situazione, prima che qualcuno potesse anche solo sognarsi di venire a chieder conto a me del mio non voto?

  5. nonunacosaseria:

    sono assolutamente d’accordo.
    se volessi votare il partito che mi rappresenta, dovrei fondarne uno e, se tutti ragionassero come me, in italia ci sarebbero sessanta milioni di partiti ognuno di essi con un iscritto solo (il fondatore) e un solo elettore (il fondatore).

    quanto a napoli, mi sono posto il solito problema perché su de magistris la penso anch’io così. e anch’io sono arrivato alla solita conclusione.
    dirò di più. io voto pd, ma a napoli ha combinato talmente tanti pasticci in questi anni che la batosta elettorale gli ci sta di molto bene. ma per punirlo non bastava l’astensione: bisognava che la gente votasse qualcun altro. il fatto che abbia votato al primo turno uno come de magistris e non si sia spostata a destra è positivo per il pd perché si spera gli faccia capire che quell’elettorato non è poi così coglione e, tutto sommato, chiede solamente un po’ di coerenza in certi comportamenti per tornare all’ovile.

  6. gianluca:

    tutta la vita l’astensione punitiva. se no rischiamo di trovarci per i prossimi dieci anni col pd al 20%, sempre all’opposizione e sempre – alla fine di ogni elezione – a fare ragionamenti sul fatto che “si è preso un +3% lì, si è rosicchiato qualche voto là”.. invece con una legislazione col pd al 5% vedi alla prossima come si danno una svegliata. e non c’entra niente il fatto che “centinaia, migliaia, milioni di persone possono vedere la loro vita migliorare o peggiorare”. l’astensione la fai pensando a loro e a quelli che verranno. non è – come pensi tu – più miope del voto del meno peggio, anzi, è più lungimirante

  7. Luca Venturini:

    Be’ ma l’astensione è un metodo stupido per educare il partito, cosa implicita nel commento di NonUnaCosaSeria. Se mi astengo invece di votare qualcun altro (che sia De Magistris, la Lega, Cetto Laqualunque ecc.) non dò indicazione alcuna al mio partito di cosa effettivamente voglio. Poi diventa più difficile (difficile, non impossibile) capire cosa vuole l’elettorato da me (e modificare il mio comportamento di conseguenza).

  8. marquinho:

    Gianluca,
    un PD al 5% si darebbe una svegliata? E dove sta scritto? Puoi portare esempi di partiti precipitati al 5% che si sono svegliati e poi sono andati al 40% in uno o due tornate?
    E se si svegliasse in una direzione opposta ai tuoi desiderata?

  9. John Doe:

    Tu stai con Pannella caro Costa, io a sto giro non ce la faccio. Il non dover fare questa scelta è solo uno dei motivi che non starò ad elencare e che mi rendono felice di non votare a napoli.
    Se fossi napoletano, comunque, non voterei. Non ce la faccio proprio a ingoiare quella roba.

  10. nonunacosaseria:

    @ gianluca

    se tutti si astenessero anziché votare qualcun altro, paradossalmente il partito che vuoi punire verrebbe punito di meno.
    esempio: 100 votanti, il pd prende 50 voti.
    alla elezione successiva, poiché il pd ha lavorato male, una parte di elettorato gli volta le spalle e decide di astenersi. i votanti invece di essere 100 sono 70 e il pd prende 20 voti. la percentuale è 28.57%. se invece tutti e 100 vanno a votare e quei 30 che si sarebbero astenuti decidono di dare il loro voto chi all’idv, chi a beppe grillo, chi a sel, chi all’udc, il pd prende ugualmente 20 voti, ma la percentuale è il 20%.

  11. Dodo:

    @cristiano valli: trovi *reazionario* pensare di aver *ragione*? la ragione, quella dei famosi Lumi, sarebbe reazionaria…?

  12. wizardo:

    sempre votato convintamente e razionalmente per il meno peggio, conto di perseverare.
    tra l’altro è la strategia ottimale in un sistema uninominale o in un ballottaggio.
    in un proporzionale puro le cose ovviamente stanno diversamente.

  13. Paolo Cosseddu:

    Quel che si auspica succeda al Pd (finire al 5 per cento “così la capisce”)) è già successo nel 2008 a tutti i partiti che stavano a sinistra del Pd. Di più, perché stiamo parlando di un passaggio da una forza di governo del 10 per cento a un residuo extraparlamentare. Se vi capita di seguire un po’ le vicende di quello che oggi comunemente viene definito arcipelago, noterete come non è che la famosa lezione che dovrebbe derivare dal “voto punitivo” l’abbiano esattamente compresa. Anzi, sono ancora lì tutti intenti a spaccare l’atomo.

  14. Wilson:

    Per una volta sono d’accordo al 100%

    Il non voto punitivo è come la rivoluzione nella propria stanza e onestamente sto cominciando a essere insofferente a tutte le forme di egocentrismo dei poveri (dai blog autobiografici al bar sport al “non si meritano il Mio voto”)

  15. marquinho:

    Wizardo, però non confondiamo voto al meno peggio con voto utile. Io per esempio sono a favore del voto al meno peggio, ma non del voto utile.
    Il voto utile, a meno di circostanze eccezionali, a lungo andare è una distorsione della politica, perché impedisce di sapere quali siano i veri sentimenti della popolazione.
    Mettiamo che in un comune ci siano tre candidati: Tizio- antipatico – a favore di nuove urbanizzazioni, Caio – simpatico – a favore di nuove urbanizzazioni, Sempronio -indifferente- contro nuove urbanizzazioni. Io sono contro le nuove urbanizzazioni ma voto per Caio perché non voglio correre il rischio che vinca l’antipatico Tizio. Ma facendo così Caio può pensare che io sia a favore delle nuove urbanizzazioni. Quante volte si sono sentiti sindaci dire: vado avanti perché i cittadini mi hanno votato? Oppure quante volte Veltroni tira fuori il 33% del 2008?

  16. relativista:

    Allora…

    Votare o non votare il meno peggio non può essere valutato bene o male in maniera manichea, non si tratta di una scelta di principio valida in ogni caso.

    Pragmaticamente: si vota o non vota il meno peggio, oppure si esprime un voto di protesta o ci si astiene, in ragione degli effetti che si prevede di conseguire.

    Se il meno peggio del momento è in caduta libera di decenza, votarlo significa votare la caduta libera; e, alla lunga, il cosiddetto meno peggio può finire per divenire peggiore della peggiore alternativa (anche la più distante nell’arco politico) che si sarebbe sviluppata senza preponderanza di voto al meno peggio.

    D’altro canto, il voto al meno peggio può anche spingere il suoi competitori ad occupare gli spazi verso i quali si dirige la deriva del suo peggioramento.

    Si tratta di valutazioni complesse, ovviamente; ma non necessariamente dobbiamo essere tutti dei fini analisti politici, l’intelligenza della folla può superare in sottigliezza qualsiasi analisi.

  17. aisai:

    Condivido la tua conclusione: se fossi napoletano voterei De Magistris, alla fine. Provando un fastidio inenarrabile, ma lo voterei. Perchè una cosa è la totale mancanza di cultura civica, ma un’altra è la camorra.
    E condivido anche il resto dei tuoi ragionamenti. Ma trascuri (o tralasci) un elemento: è vero che il voto è un mezzo e non un fine, e va usato anche strategicamente. Ma certe volte, il meno peggio è – nelle opinioni, nei comportamenti – in totale contraddizione con il sistema di valori che vuoi portare avanti. E quando il mezzo è in contraddizione col fine si crea un cortocircuito pericoloso.
    Quindi: tutto vero quello che dici. Ma se il meno peggio è troppo distante da me votarlo può essere controproducente.
    In breve: mi prendo la libertà di decidere caso per caso, per cui, citando Scanzi, a Napoli sì, voterei il pur detestabile De Magistris, se ci fosse stato il ballottaggio a Torino, scheda bianca.

  18. Stefano:

    Francesco,

    la tua analisi prevede che tutte le elezioni siano competitive, e decise almeno in linea teorica dal voto individuale (ergo la parola “uso” per la coscienza).
    Prendi il caso delle comunali di Milano: fino a questa tornata, la sinistra paracadutava candidati timidi e mediocri, senza alcuna chance di vittoria. In quel caso l’astensione è un segnale mandato al partito, senza controindicazioni perchè si sarebbe perso uguale. (E te lo dice uno che invece ha votato). E, per rispondere a
    @Luca Venturini, è un segnale che i partiti, se vogliono, possono raccogliere facilmente: il voto non è l’unico strumento di comunicazione con gli elettori, anzi. Prima e dopo le elezioni un partito ha l’obbligo di parlare con i cittadini, se no sta fresco.

    @Paolo Cosseddu

    Guarda che sulla sinistra sbagli l’analisi, perchè invece è un caso in cui si conferma l’utilità dell’astensione: il voto del 2008 ha prodotto un tracollo a seguito del quale si è finalmente diviso il campo fra gli incapaci del tempo che fu, che stanno a spaccare l’atomo, e un Vendola che è emerso proprio da quel mondo lì, e ora guida una forza accreditata ben sopra il 5% e che (tocchiamo ferro) potrebbe esprimere il sindaco di Milano.

  19. Ferro:

    Spesso quelli che sostengono che non c’è nessuno che li rappresenta sono gli stessi che si lamentano dell’eccessiva frammentazione della politica e dei partitini che determinano gli equilibri. Gente che non vuole né la botte piena, né la moglie ubriaca, fondamentalmente.

    Francesco, casomai venissi “blindato” per violazione del silenzio elettorale saresti in buona compagnia…
    http://tinyurl.com/43qs6et

  20. Gioacchino:

    Grande Francesco Costa!!!

  21. enrico l.:

    de magistris quello che NON vuole i termovalorizzatori? se seguo il tuo ragionamento, mi viene da dire che per il bene della città il meno peggio è lettieri. ma non sono sicuro di seguire al 100% il tuo ragionamento, perchè credo che scegliere sia un diritto più che un dovere e che di fronte ad alternative tanto miserevoli la decisione di chiamarsi fuori abbia una sua dignità, che bisogna rispettare

  22. Alex:

    Il voto per De Magistris non è un voto di pancia ma un voto di cervello. Non potete giudicare la realtà campana con il metro della politica nel resto del paese, qui la realtà e molto più “pesante”. Il PD campano è impresentabile e il PDL peggio. Alle regionali votare il “meno peggio” ha voluto dire per me votare il candidato con i processi meno gravi addosso. Nelle comunali di Napoli per la prima volta ho potuto far parte del mondo civile e votare per una persona onesta. Poi non so in base a quali criteri definisci la carriera da magistrato e politico di De magistris fallimentare. Per quanto riguarda il populismo, è sicuramente un elemento della “nuova” politica. Per caso c’ha il brevetto per usarlo solo B. ? Il voto per De Magistris non è un voto di pancia, ci sono idee serie dietro e tanto lavoro di gente prima lontana dalla politica. Analizzate la reale situazione della città e poi parlate, prego!

  23. Cesare:

    partecipo alla discussione perchè sono napoletano.
    Al primo turno ho votato Morcone perchè pur se si è arrivati alla sua candidatura in maniera orribile, mi sembrava una persona decente più vicina alle mie idee, certo probabilmente anche portatore di vecchie logiche clientelari (cozzolino etc.) ma comunque il meno peggio.
    Per il secondo turno ho dovuto pensare se andare a votare o meno, mi considero un garantista liberista di sinistra, quindi de magistris rappresenta per certi versi l’esatto contrario di tutto quello in cui credo.
    Poi ho sentito parlare Lettieri, ed anche al netto della presunta vicinanza con la camorra ritengo sia una persona totalmente inadeguata.
    Non mi aspetto molto da de magistris, nella peggiore delle ipotesi, almeno ci libereremo di lui dal panorama politico, inoltre la mia città è arrivata ad un tale livello di abbandono, che mi sfugge come si potrebbe fare di peggio.
    In conclusione viva il meno peggio e fanculo alla coerenza…
    sad but true.

  24. [c]*:

    @dodo non giocare colle parole. trovo reazionario il credere di aver ragione. non il possedere il ben dell’intelletto. è non ho detto ‘è reazionario’. ho detto che lo trovo reazionario. io. poi tu puoi dire ‘non è vero’. mi sembra ingenuo pensare che, per quanto mi riguarda, questo possa sposti di una virgola la questione.

    @tutti gli altri inutile argomentare partendo dal presupposto che a noi non andrà mai bene nessuno se non noi stessi. per dire, io renzi lo voterei di corsa, anche se in quanto cattolico non gli farei varcare la porta di casa. datemi un renzi ed una sinistra che faccia politca per cinque anni in città, non una che si svegli ogni cinque anni cercando un tizio qualsiasi da metter lì solo per vincere e poi non saper governare, e vedrete che voto.

  25. unit:

    @stefano

    in seguito al tracollo la sinistra è emersa con una forza accreditata ALLA META’ di quanto era presente prima, non mi sembra questo successo. E, avendo visto Mussi farsi massacrare da Salvini a otto e mezzo, non direi che gli incapaci sono spariti.

  26. dtm:

    tralasciando il fatto che giudicare de magitris dagli scritti di filippo facci è come valutare berlusconi ascoltando ghedini (più-inaffidabile-di-così-si-muore), vorrei proporti un altro punto di vista. avendo pochi anni meno di te, ricordo di aver votato ds in provinciali e regionali, ulivo per lo scorso governo prodi, poi ho assistito ad una sequela di schifosi tentativi salva ladri da parte della sinistra che avevo votato, totalmente avvallati da veltroni nella seguente campagna elettorale. sul tema giustizia e informazione veltroni non aveva idee differenti da quelle di berlusconi, se non nei modi di esprimerla: e la cosa mi terrorizzava. che differenza c’era tra i due, in questo caso? nessuna. perchè? semplice: anni di “meno peggio” hanno trasformato una sinistra che cade per questioni politiche (bertinotti, fine anni ’90) ad una sinistra che insegue berlusconi. a quel punto ho scelto di votare qualcuno che mi piacesse di più, che su quei temi fosse granitico e che sugli altri sostenesse la sinistra. ho votato idv, e son contento di non essermi astenuto.
    fa molto pensare però sentire illuminati pareri di gente che sostiene che M5S “ruba voti alla sinistra”, come se fosse un atto dovuto votare certi cialtroni. chi vota altro sfrutta il proprio diritto proprio come fai tu, come un mezzo per cambiare le cose: che senso ha votare d’alema ancora e ancora, dopo i casi della giunta abruzzese, bassolino & jervolino, il leccaculismo verso schifani e chi più ne ha più ne metta?

    sono invece contento di leggere che non sei così qualunquista da porre sullo stesso piano lettieri e de magistris, come si intuiva da un altro tuo post.

  27. Wilson:

    M5S ruba voti alla sinistra, quelli che la sinistra ha perso per proprie colpe e il voto “punitivo” fatto così ha molto senso (ed è un voto del “meno peggio”, almeno in senso lato).
    Ha poco senso indulgere troppo nel voto punitivo: votare qualcuno che si ritiene peggiore del (per esempio) PD per dare un segnale al DP stesso si può anche fare, ma è proprio al limite, diciamo molto simile a un “call” in bianco a poker (stile, non batto neanche tutti i bluff), visto che poi il risultato è aver dato un po’ di potere decisionale a qualcuno che si ritiene peggiore.
    Comunque sempre meglio che dare una delega in bianco a chiunque sia scelto dagli altri (astensione), con la solita pretesa di chiamarsi fuori (e in realtà non essere solo “coinvolti”, ma proprio complici)

  28. Stefano:

    @unit

    Mussi ormai è irrilevante, così come Diliberto e Pecoraro Scanio (pur essendo di un altro livello rispetto agli ultimi due, e per questo dico che è sparito.

    E la Sinistra ha guadagnato dal disastro del 2008 perchè è passata da una frammentazione in più partiti che non aveva alcuna prospettiva elettorale e strategica, ad una coesione intorno a Vendola che da solo la sta riportando alle sue migliori percentuali della Seconda Repubblica, e che, ripeto, e pensa a quel che significa, arriva ad esprimere il Sindaco di Milano. (Facendo scongiuri, toccando ferro e palle, ecc…) Secondo te prima sarebbe stato possibile?

  29. Guido V.:

    Non lo so Francesco, mi ricorda quella puntata dei Simpson in cui si candidano alla Casa Bianca i due alieni Kodos e Kang travestiti da Clinton e Bob Dole, entrambi con l’idea di schiavizzare gli umani. E fanno comizi in cui invitano a non disperdere il voto! Io non ne farei un discorso generale, che suona per forza di cose un po’ ricattatorio. Ci sono casi in cui la logica del meno peggio è applicabile e auspicabile (nel caso romano, è la logica che mi ha portato a votare per Veltroni sindaco), altri casi in cui l’indecenza dei candidati è tale che non bisogna per forza stare al gioco. Per paradosso (sottolineo: paradosso) se i candidati fossero un camorrista e uno della ‘ndrangheta, sceglieresti il meno peggio – quello dell’organizzazione meno sanguinaria – con l’idea che tanto uno dei due verrà eletto? Te lo dico perché il tuo ragionamento lo accetto solo a partire dal presupposto che uno dei due candidati non sia totalmente indegno. Per me lo sono entrambi: totalmente. De Magistris non è un comune cialtrone, è forse il più grande cialtrone espresso dal partito più cialtronesco della storia patria. Dovrei votarlo? E perché? Ma grazie al cielo vivo a Roma.

  30. Wilson:

    L’esempio di Kang e Kodos riguarda i difetti (ovvi a mio parere) del “voto utile” e in generale del bipolarismo, visto che riguarda un “turno unico” con più di due opzioni e votare altro avrebbe evitato il problema (mentre l’astensione serviva solo a vantarsi di non aver votato mentre si trasportano pietre sotto la frusta del tiranno, esattamente quanto sostenuto da Costa).

  31. unit:

    @stefano

    Prima c’era sostanzialmente un unico partito a sx dell’attuale PD (Rifondazione) che ha espresso un presidente della camera e un ministro, che mi sembrano oggettivamente più rilevante rispetto ad un sindaco, seppure a Milano. Senza contare (questo è più soggettivo) che a mio avviso è più la moratti che ha perso che pisapia che ha vinto.

  32. Manuele:

    Ok, per me De Magistris è una brava persona, un ottimo politico e sono sicuro che sarà anche un grande sindaco. E fin qua niente di nuovo, ma in questa tana di lupi andava detto :) Nel 2008 è stata l’unica volta che mi sono astenuto. Mi sentivo male a non andare, ma ce la feci. Non votai neppure Idv, perché l’operazione PD, nella quale non nascondo nutrivo qualche sincera speranza, fu condotta in modo umiliante e il candidato Veltroni era se possibile ancora più umiliante. Dopo 3 anni ancora rimugino su quella scelta. Il tuo ragionamento, Francesco, lo capisco bene ed è condivisibile, ma non funziona quando pensi che la soluzione del tuo disagio politico sarebbe la morte del partito che vorresti appoggiare. Io ancora desidero la morte politica del PD per il bene dell’Italia, quindi non posso dirmi pentito di quell’astensione.

    L’episodio dei Simpson evocato era una critica nei confronti della costrizione mentale al bipolarismo americano, fantastico :)

  33. IO:

    Votare il MENO PEGGIO è lasciare la SCHEDA BIANCA. Tutto il resto è SCHIFEZZA. E se fossimo veramente in DEMOCRAZIA alle SCHEDE BIANCHE corrisponderebbero SEGGI VUOTI in Parlamento, cosa che al momento NON AVVIENE, indi per cui la cosa PIU’ LOGICA e RAZIONALE da fare è ASTENERSI o VOTARE SCHEDA BIANCA. Voi direte che NON SERVE A NULLA. E perchè VOTARE PER 1 DEI PARTITI ESISTENTI serve a qualcosa?

  34. Chi Non Muore:

    Ottimo articolo. Aggiungerei però una considerazione, mutuata da Popper: la democrazia non ha nulla a che vedere con l’eleggere il migliore. Non è che il metodo che abbiamo inventato per cacciare il re senza dovergli tagliare la testa. Quel che voglio dire è che, di fronte ad un governo insoddisfacente, a volte è ragionevole votare il nuovo, qualunque cosa sia, se non altro per costringere chi ha governato a prendere atto dei propri errori e a non perpetrarli identici.
    Se poi invece volessimo mettera sull’ironia, mi viene in mente il secondo manifesto di questo mio post :) http://chinonmuore.wordpress.com/2013/02/22/75-i-presentabili/