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Analisi del voto prima del voto

Una tornata di elezioni locali come questa non rende semplicissimo fare analisi globali e complessive di quanto c’è in gioco dal punto di vista nazionale. Dato però che questo voto mette molto in gioco anche su quel fronte, si può provare a capire qualcosa: quanto meno a capire quanto possono perdere e quanto possono vincere i principali partiti, chi ne uscirà bene e chi ne uscirà male. Lo si può fare tenendo conto soprattutto di quanto accadrà nelle grandi città in gioco – Milano, Torino, Bologna, Napoli – e di qualche dato più generico. Insomma, come da tradizione su questo blog, ecco l’analisi del voto prima del voto.

Popolo delle Libertà
Il partito di Berlusconi è, insieme al Partito Democratico, quello che ha più da perdere da queste elezioni. I sondaggi misurano da tempo il calo dei suoi consensi, erosi della Lega, dal Terzo polo e soprattutto dall’astensionismo: alle Europee del 2009 Berlusconi disse di voler arrivare al 40 per cento, lunedì rischia di ritrovarsi tra le mani un partito del 25 per cento. A questo si devono le uscite assurde di Berlusconi e Moratti negli ultimi giorni: non a colpire i propri avversari ma a mobilitare il proprio elettorato stanco e demotivato. Delle quattro grandi città, il PdL rischia domani di non vincerne nemmeno una, nemmeno la Milano in cui Berlusconi si è speso personalmente. Proprio Milano sarà determinante: se Moratti vince, il PdL tiene; se perde, il PdL crolla. C’è un ma, però.

Lega Nord
Il ma è il risultato della Lega. Siamo ormai da anni abituati a pensare che la Lega debba inesorabilmente fare dei passi avanti a ogni elezione, rosicchiare qualche voto agli altri partiti e guadagnare terreno in regioni un tempo ostili come l’Emilia Romagna. E tutti lo abbiamo dato per scontato anche questa volta, specie mentre si vagheggiava della possibilità di elezioni politiche anticipate: la Lega farà il botto, dicevamo. Lo dicevamo a ragion veduta: da anni la Lega incassa i dividendi dei suoi stessi fallimenti amministrativi. Azzardo la previsione che stavolta potrebbe non accadere lo stesso. L’unico candidato leghista nelle quattro città è Manes Bernardini, che non è nemmeno residente a Bologna e con ogni probabilità non andrà oltre il 35 per cento. La Lega a questo giro non ha grandi vittorie a portata di mano, come invece era accaduto con le ultime regionali. E un’eventuale sconfitta di Letizia Moratti sarebbe anche una sua sconfitta, sebbene in misura minore. Alzerebbero i toni, farebbero casino, perché quello è il modo che hanno di farsi propaganda. Ma le sconfitte sono sconfitte: ci penseranno dieci volte prima di mettere in crisi il governo.

Partito Democratico
Altro partito che ha più da perdere che da vincere. Qualsiasi cosa meno della vittoria al primo turno a Bologna e Torino sarà da interpretarsi come una grossa sconfitta. E l’unica grossa vittoria possibile, quella di Milano, andrà necessariamente spartita con un sindaco di un altro partito, candidato dopo aver sconfitto alle primarie l’uomo sostenuto dal PD. Bersani lo sa e questa è la ragione per cui – al contrario di quanto hanno fatto, per ragioni speculari, PdL e IdV – ha cercato di non dare enfasi nazionale e simbolica a queste elezioni amministrative. In generale, sarà importante vedere come nelle quattro grandi città si distribuiranno i voti a sinistra tra PD, SeL e IdV: soprattutto a Bologna e Torino, visto che a Milano e Napoli il dato sarà condizionato dalle candidature di Pisapia e De Magistris.

Italia dei Valori
La posizione dell’IdV è relativamente più semplice. Le eventuali sconfitte del centrosinistra nelle quattro grandi città non sarebbero imputate a lei bensì al Partito Democratico, e se a Napoli De Magistris prenderà un voto in più di Morcone – magari arrivando al ballottaggio – potrà dire di aver ottenuto una vittoria significativa. La minaccia per il partito di Di Pietro è rappresentata da una possibile emorragia di voti a sinistra: alle Europee del 2009 l’IdV aveva preso l’8 per cento, alle Regionali del 2010 il 7 per cento, stavolta la crescita di SeL e Movimento 5 Stelle potrebbe rosicchiare ancora un po’. Senza contare che un buon risultato di De Magistris sarebbe comunque una bella grana per Di Pietro.

Sinistra e Libertà
Il partito di Vendola sarà probabilmente uno dei vincitori di questa tornata elettorale. La sua asticella è relativamente bassa: alle Europee del 2009 aveva preso il 3,1 per cento, alle Regionali del 2010 aveva preso il 3,9, stavolta può andare oltre il 5-6 per cento nella gran parte delle città italiane. Rischia addirittura di eleggere il sindaco di Milano, ma anche dovesse perdere ha comunque guadagnato con Pisapia un’altra personalità di rilievo e visibilità nazionale. A Cagliari può fare uno scherzo notevole al PD e al centrosinistra.

Il Terzo polo
Se Sinistra e Libertà è, nel suo piccolo, il vincitore annunciato di questa tornata di amministrative, i partiti del Terzo polo sono, nel loro piccolo, gli sconfitti annunciati. Dove hanno dei candidati autonomi non hanno nessuna speranza di arrivare al ballottaggio. Nessun loro candidato si è fatto notare in alcun modo: lo stesso Manfredi Palmeri, a Milano, è finito schiacciato dalla polarizzazione tra Moratti e Pisapia. Nell’unica città in cui il voto è diviso tra tre candidati, Napoli, il terzo candidato è dell’Italia dei Valori. A Torino il candidato del Terzo polo – conoscete il suo nome? appunto – rischia di essere sorpassato da quello del Movimento 5 Stelle. La stessa cosa rischia di accadere persino a Milano. L’unica speranza di vittoria, per il Terzo Polo, è rappresentata dallo spericolato esperimento di Olbia. Dovesse andar male anche quello, l’aria tra Casini, Fini e Rutelli da lunedì potrebbe farsi pesante.

Movimento 5 Stelle
Anche qui sarà decisivo il risultato nelle grandi città, specie se a Bologna e a Torino i candidati grillini dovessero impedire la vittoria del centrosinistra al primo turno e se a Milano Calise dovesse prendere più voti di Palmeri. Se succedono tutte e tre queste cose, è un trionfo. Se non succedono, è una sconfitta. A Milano sarà interessante vedere se il caotico finale di campagna elettorale ha spostato voti da Calise a Pisapia.