Viva l’antiberlusconismo

Alla fine, anche parlando del nucleare, siamo a tornati a discutere di una delle questioni che mi stanno in assoluto più a cuore, e quindi è il caso di proseguire il discorso (sì, ne abbiamo già parlato). Mi spiego. Io credo che chi fa politica a qualsiasi livello si qualifichi in base a due cose: i suoi fini e i suoi mezzi. Gli obiettivi che ha, le cose che propone, le cose che vorrebbe cambiare. E poi come ci vuole arrivare: le cose che dice, come le dice, le cose che fa, come le fa.

Fini e mezzi sono cose diverse ma non distinte. Prendiamo Berlusconi e la destra italiana. I mezzi di Berlusconi si saldano ai suoi fini in un’ideologia e in uno stile precisi e omogenei: la demagogia, le bugie, la violenza verbale, lo scarso rispetto verso le istituzioni, l’associare i propri avversari a dittature del passato, la superficialità, la speculazione elettorale sulle paure delle persone, l’uso strumentale dei giornali vicini per colpire gli avversari, la malafede, l’idea delle piazze e delle raccolte di firme come surrogato delle elezioni e del Parlamento, e per quanto ancora si potrebbe continuare? I mezzi determinano e condizionano i fini, che a loro volta ispirano i mezzi. In ultima istanza, fanno parte dello stesso calderone e determinano che tipo di posto che vuoi costruire.

Io non sopporto nulla di Berlusconi. Quando immagino un’alternativa a Berlusconi penso a un’alternativa sia ai suoi fini che ai suoi mezzi: le due cose non sono scindibili. Invece un bel pezzo della sinistra italiana – quello che generalizzando e convenzionalmente viene chiamato “antiberlusconismo” – pur perseguendo fini diversi da quelli di Berlusconi, utilizza parzialmente o totalmente i suoi mezzi: la demagogia, le bugie, la violenza verbale, lo scarso rispetto verso le istituzioni, l’associare i propri avversari a dittature del passato, la superficialità, la speculazione elettorale sulle paure delle persone, l’uso strumentale dei giornali vicini per colpire gli avversari, la malafede, l’idea delle piazze e delle raccolte di firme come surrogato delle elezioni e del Parlamento, e per quanto ancora si potrebbe continuare?

Penso che un’eventuale vittoria su Berlusconi conseguita con questi mezzi non sarebbe una vittoria di cui andar fieri: non sarebbe una vittoria piena e forse non sarebbe nemmeno una vittoria. Questo è un discorso vecchio e noto, tutt’altro che moderato o centrista: è il discorso molto popolare a sinistra sulla necessità di superare e arginare il berlusconismo, oltre che Berlusconi. A parole tutti sono d’accordo, solo che si fa molta fatica a metterlo in pratica. In questo senso il problema della sinistra italiana non è che è troppo antiberlusconiana. È che non lo è abbastanza.

50 commenti

  1. andrea61:

    Aggiungo che gia’ da anni la sinistra ha grossi problemi perche’ per anni ha infarcito la testa dei militanti con slogan demagogici che potevano funzionare quando il PCI era condannato all’opposizione eterna, ma che hanno poi creato grossi imbarazzi quando e’ diventata forza una forza di governo che si doveva confrontare con problemi reali che richiedevano soluzioni reali.

  2. antonello paciolla:

    tutto giustissimo. il problema sarà convincere di questo una generazione (che è anche la mia) cresciuta a pane, marco travaglio, repubblica e articolo 21.

  3. Suzukimaruti:

    Anche io, che ho i mezzi economici e culturali per tutelarmi almeno in parte dal berlusconismo, preferirei vincere pulito e con signorilità.
    Ma è un lusso che ci possiamo permettere in (relativamente) pochi.
    Per tutti gli altri, i non garantiti, i poveri, gli abbrutiti e quelli in via di abbrutimento, tutto fa brodo. Anche vincere con mezzi brutti, sporchi e cattivi.

    We gotta get out of this place.
    (rispolvererei anche un “con ogni mezzo necessario”, ma suona più cialtrone del solito).

  4. lo scorfano:

    Aggiungerei solo che a me sembra piuttosto ovvio che con i mezzi di Berlusconi si perde. Sempre. Perché lui è più bravo a usarli.
    Quindi, se non altro per un criterio di convenienza spicciola…

  5. Emilio:

    Concordo completamente. Segnalo inoltre un brano che mi è stato recentemente indicato, particolarmente attuale nonostante sia stato scritto due secoli fa. È un po’ lungo, ma vale la pena di leggerlo, investiga in maniera chirurgica i motivi dietro al modo di fare italiano e anche alcune caratteristiche specifiche su cui fa leva la comunicazione politica populista.

    http://www.leopardi.it/discorso_stato.php

  6. Stefano:

    Concordo con molto.

    Ma la piazza e la raccolta firme sono strumenti del tutto normali in una democrazia, anche in quelle dei “Paese Normali”. Poi e’ evidente che nessuno si dovrebbe mai dimettere perche’ glielo chiedono una piazza o un milione di firme: sono solo strumenti di manifestazione e costruzione del consenso.

  7. brandavide:

    non per fare il pignolo, ma non è che la gran parte di quei rozzi mezzi son stati coniati contro berlusconi ben prima che questo vedesse e rilanciasse? Non so se fa testo, ma io ricordo ancora il confronto Occhetto-Berlusconi, uno a snocciolare numeri, dati, pragmatismo propositivo, l’altro a parlare di massimi sistemi, società, imprenditore nonpolitico…

  8. piti:

    A volte, non di rado, si ha l’impressione che una parte del PD, specie la componente giovane, ne faccia *solo* una questione di stile, mentre sui contenuti ci sia poca differenza.

    Del resto, se il PD sta con Marchionne (inteso come emblema del cd padronato) senza esitazioni, se assume atteggiamenti spesso simili al cdx sul nucleare, se non osa chiedere una lira in più ai ricchi (la patrimoniale la patrimoniale!) per rilanciare il Paese ma osa chiedere ai lavoratori di lavorare per oltre 40 anni e una cicca di pensione per chi ci arriva, se sull’evasione fiscale ha atteggiamenti ambigui, se addirittura è favorevole a una magistratura non più indipendente dal potere politico, eccetera, io non vedo le differenze che mi aspetto che ci siano fra destra e sinistra. Quelle per cui io voto a sinistra, ma su programmi di sinistra, non su etichette di sinistra, che non corrispondono mai ai contenuti.
    Poi, di forma e di metodi, cose importanti, lo so, confesso che mi interessa meno.
    Vorrei vincere con programmi di sinistra, prima che con uno stile di sinistra. Come diceva una bella battuta: “I preliminari? Dopo.”

  9. silverfish:

    Francesco,
    sono spesso in disaccordo con te. In questo caso posso capire il discorso che fai in linea di principio e anch’io non approvo certi metodi anche quando sono usati da personaggi o media che considero a me affini ideologicamente.
    Detto questo, a volte il tuo approccio sembra alquanto velleitario.
    Spesso parli come se con questa destra fosse davvero possibile instaurare un vero confronto civile. Lo pensavo anch’io qualche annetto fa. Dopo tutto quello che ho visto in questi anni lo ritengo ormai impossibile. Ogni volta penso che la maggioranza abbia toccato il fondo e ogni volta, puntualmente, riesce a sondare profondità inesplorate.
    Un esempio per tutti: quando non riescono a presentare la lista per le regionali, riescono a strumentalizzare persino un loro “errore” facendolo passare per un “golpe” della sinistra e un inaudito atto di violenza fisica da parte dei radicali (dei radicali!!!)
    Anche il discorso del nucleare è esemplare. Qualche post fa ti sei lamentato dei “mezzucci” usati dagli antinuclearisti e da una certa sinistra ambientalista, rea di aver sfruttato il caso giapponese per boicottare la politica energetica del governo, vanificando la possibilità di un dibattito pacato e sereno sul tema.
    E tu pensi che con questa destra sia possibile un dibattito pacato e sereno? Al di là di come la si pensi sul nucleare – e so che tu sei convinto in buona fede degli argomenti a favore – sei davvero convinto che la scelta pro-atomo del governo sia stata dettata da ragioni di logica, da un’analisi ragionata dei pro e dei contro? Da una valutazione – per esempio – dei costi di costruzione, mantenimento delle centrali e smaltimento delle scorie?
    Permettimi di dubitarne.
    Con questo non voglio dire che bisogna scendere al loro livello. Ma non mi sembra nemmeno il caso di mettere sullo stesso piano i nostri fuscelli e le loro travi.

  10. silverfish:

    Ovviamente intendevo pagliuzze, non fuscelli. :-)

  11. Stefano:

    @silverfish

    L’unico modo di uscirne e’ pensare che non e’ con la destra che si debba instaurare un confronto civile, ma con gil elettori. Tutti.
    (Va beh, salvo qualche eccezione che e’ piu’ marginale di quanto si pensi di solito…)

  12. francescocosta:

    Rispondo all’obiezione di Silverfish perché è una delle più ricorrenti, ma Stefano ha già detto molto bene. Nessuno dice che bisognerebbe avere un “confronto civile” con la destra: per me possiamo pure decidere di non avere alcun tipo di confronto con la destra. Sto dicendo che dobbiamo essere civili e basta, noi, se vogliamo essere meglio di loro.

  13. marquinho:

    Bene e io ribadisco un concetto già espresso: se si vuole una politica migliore non è sufficiente attaccare chi sbaglia ma anche sostenere chi fa bene.
    Quindi se e quando ci sarà un sindaco che autorizzerà una moschea, esponendosi al massacro di Lega, PDL e altri, aspetto una difesa appassionata da parte di Francesco Costa.
    Perché se quando agisci per il meglio, nessuno ti da una pacca sulla spalla, e quando sbagli, arriva uno a biasimarti col ditino alzato, è normale che ti venga da dire: “sa dove se lo può mettere quel dito?”.

    Inoltre sono d’accordo con Stefano: in nessun paese normale le manifestazioni in piazza e le raccolte firme sono considerate degenerazioni della lotta politica. Questa avversione verso chi propone manifestazioni popolari è una visione elitista della politica o solo un mezzuccio per attaccare i propri avversari?

  14. Spinotron:

    Bravo Francescocosta! Qualcuno dovrebbe pur cominciare…

  15. Maurizio:

    Sinceramente, anche se posso capire le nobili intenzioni, mi sembra che questi argomenti (quelli del post) siano frutto di illusioni. Come ha detto bene qualche commentatore, non è che le mistificazioni siano un’invenzione di Berlusconi. La politica è *sempre* stata dominata dalla propaganda, dalla battaglia di idee che si affrontavano in maniera spesso sporca. Prima dell’avvento dei mass media era attraverso società segrete, libelli, fogli pseudo-liberi, ma soprattutto il passaparola degli attivisti: perché la gente, il popolo non leggeva. Poi radio, cinema e tv hanno offerto modi di rivolgersi anche alle masse che non leggono, e via di stratagemmi comunicativi, artifici retorici che già si usavano, per le elite via stampa, per il popolo (che comunque non lo coinvolgevi facile: c’aveva da lavorare; poi peraltro fino ad un certo punto manco votava, quindi il problema era relativo) in maniera diretta, con la comunicazione personale.

    ‘Sta cosa che bisognerebbe vincere in virtù non solo di fini nobili (io direi giusti) ma anche di giusti mezzi, è un’illusione ottica, nel migliore dei casi un wishful thinking. Nel momento in cui ti rivolgi ad elettori, che hanno conoscenze e capacità di ragionamento le più diverse, devi usare l’influenza che puoi per ottenere il fine giusto. Se ce la fai con i mezzi giusti (cioè senza demagogia, bugie, ecc.) magari. Ma se i tuoi avversari usano quelli sbagliati, fanno presa e vincono, sei fottuto non solo tu ma anche i tuoi giusti fini.

    E allora di cosa stiamo parlando? Di un mondo ideale? Non capisco, giuro. Io non voglio essere meglio di “loro”: questo è un problema della mia coscienza, me lo vedrò io, andrò all’inferno, vedremo. Io voglio che vinca la scelta *migliore per tutti* (intesa come maggioranza, e laddove è identificabile: non sempre abbiamo la certezza di quale sia). Ne ho il dovere morale. Questo è il mio unico imperativo.

  16. Lorenzo:

    il fioretto perde sempre contro la sciabola. Questo per dire che da quando Veltroni ha ragionato in questi termini ci si sta ancora leccando le ferite.
    Anche a me piacerebbe molto battere in punta di fioretto l’avversario barbaro, ma in un paese come l’Italia la forza delle idee non può prescindere da quella della loro comunicazione, altrimenti lui dice puttanate e la gente pensa pure che siano vere.

  17. Marco:

    Sono d’accordo.
    Però poi, con l’esperienza di uno che ormai da qualche anno “fa politica a qualsiasi livello” (soprattutto a basso livello), comincio a pensare che i mezzi – deprecabili – che citi sono diventati stabilmente i mezzi dell’agire dei politici.
    Esistono rare eccezioni, ma sradicare questa tendenza consolidata è una battaglia ardua.
    Magari non era così anni fa, ma ora “la demagogia, le bugie, ecc.” fanno parte integrante del sistema perchè sono un metodo efficace e difficile da contrastare. La verità è in genere lunga e complessa da spiegare, le bugie possono essere corte e semplici a piacere!

  18. spago:

    Non è che bisognerebbe usare mezzi giusti per fini giusti per mantenere un certo stile, ma perchè quei mezzi sono gli unici possibili per raggiungere quei fini. Fini giusti non possono essere raggiunti con mezzi sbagliati.

    Qual’è il fine della sinistra? è semplicemente non avere il nucleare? O è anche non vivere in una società guidata dalla paura e dall’irrazionalità? Alla sinistra va bene una società che anzichè essere dominata dalla paura per l’immigrato lo è da una paura per il nucleare perchè è una paura più di sinistra? Ma la sinistra non credeva nei diritti civili? non credeva nell’autodeterminazione? nelle libertà individuali? nella laicità? come si concilia tutto questo con l’idea che sia lecito a una cerchia di politici, giornalisti, opinionisti, purchè di sinistra, usare argomenti irrazionali, strumentalizzare la paura, ingannare le persone (i propri elettori), manovrarle, fare carte false per vincere a ogni costo? Ma qual’è l’idea di società che avete in mente quando giustificate cose del genere? qual’è l’idea di politica che avete in mente? e qual’è l’idea e l’ideale di voi stessi?

  19. michele p:

    D’accordo totalmente su tutta la linea anche e soprattutto grazie alle posizioni che lo schieramento ha assunto sul Nucleare da sabato in poi. La strategia del referendum nucleare e la campagna contro il nucleare è demagogia pura. Da andare a vomitare (l anima intendo)

  20. Angelo:

    Ma se in un ipotetico campionato di calcio a due, una squadra vincesse SEMPRE grazie al gioco scorretto e violento, all’altra, ammesso che voglia vincere, cosa servirebbe giocare pulito ed elegante, oltre a guadagnare il riconoscimento dei propri tifosi?

  21. ALE:

    Non è solo una questione di scelta etica, quella dei mezzi diversi. E’ che quando si scelgono i mezzi bisognerebbe scegliere i mezzi efficaci. Altrimenti, demonizzando tutto ciò che sta dall’altra parte, si rischia di permettere all’avversario di scegliere per te, e di lasciarti solo cià che non funziona.
    Abbiamo un sistema elettorale bipolare che trasforma la politica in un duello permanente. E se nella scelta delle armi non prendi mai la migliore solo perché la sceglie l’altro, i fini sei destinato a non vederli mai realizzati.
    A meno che il fine non sia proprio questo, ovviamente.

  22. Clo:

    concordo con tutto.

  23. Fabio Palermo:

    Non esiste una valutazione dei mezzi senza la valutazione dei fini e una valutazione dei fini senza la valutazione dei mezzi. Tu ti fermi alla seconda parte della frase, non a caso.

    Il Berlusconismo, nella tua analisi, sarebbe una specie di irrazionalismo, almeno un discorso che prescinde dalla valutazione razionale dei fini per favorire gli interessi individuali, che proverbialmente partirebbe dalla pancia, sopra quelli collettivi, concepibili con l’intelligenza.

    La sinistra dovrebbe essere quella che determina razionalmente i fini collettivi e per essere coerente con se stessa non può che adoperare argomenti razionali.

    Da tutto ciò è espunto che il dibattito pubblico non può essere questo susseguirsi di argomenti razionali e che la stessa determinazione dei fini non è estranea alla scala di valori che si sceglie. Non ha senso vedere gli argomenti razionali come il fioretto e quelli retorici come la sciabola. La retorica è un elemento inamovibile della discussione pubblica, per il semplice fatto che la convinzione dell’elettorato non è il frutto di una dimostrazione cogente.

    In altre parole, senza costruire un sistema simbolico alternativo a quello berlusconiano che per definizione è antiberlusconiano, non è possibile che un nuovo gruppo dirigente possa acquistare la fiducia della maggioranza, almeno relativa, della popolazione italiana.

    Questo non vuol dire che gli argomenti razionali e utilitarisitici non abbiano luogo nel dibattito ma che non si oppongono, come dici, a quelli retorici.

    Il problema diventa come vengono utilizzati gli argomenti retorici, le intenzioni di chi li usa, i doppi fini.

    Non è pensabile una società senza paura e il compito della sinistra non è quello di eliminare la paura dalla società. La sinistra non deve calmare la società ma valutare se le paure diffuse e promosse abbiano una consistenza e qualora non l’abbiano cercare di diffondere un modello d’interpretazione dei fenomeni alternativo non alla paura in quanto tale ma alle paure specifiche.

    Ad esempio: Ha senso la paura degli immigrati? In parte si ed in parte no. Se la sinistra tratta la paura degli immigrati come un semplice dato irrazionale cui risponde elencando i numeri che confuterebbero la pericolosità dell’immigrazione, sarebbe semplicemente cieca. L’analisi deve prendere in considerazione la complessità del problema e la paura degli immigrati (le sue cause, i suoi effetti). Di conseguenza, deve CONVINCERE, anche usando una retorica di segno opposto, che dall’immigrazione possono sorgere delle possibilità, e CONVINCERE di essere i grado di limitare i possibili danni.

    Che le centrali nucleari siano estremamente pericolose non è un dato falso. Immaginato dalla fantasia catastrofista, ma un elemento dell’analisi della realtà. Sostenere che le centrali nucleari risolvano molti problemi e non aggiungere che sono molto pericolose, retoricamente omette una parte della storia.

  24. Clo:

    utilizzare mezzi diversi non vuol dire porgere l’altra guancia. vuol dire pensare ad ALTRI mezzi, efficaci, diretti, concreti, senza dimenticare che si parla comunque ad un elettorato variegato, e che bisogna saper comunicare con tutti e rispondere a tutti.

    Secondo punto: le persone “normali”, i cittadini, sono molto meno peggio di quello che generalmente si pensa. Quindi se qualcuno parla di “mezzi” e “fini” sensati, ragionevoli, etc, la gente normale, quella che paga le tasse per intenderci, capisce, eccome.

    Se Veltroni o chiunque della sinistra la smettesse di utilizzare i mezzi che conosciamo, e iniziasse anche a parlare di fini utili, i risultati ci sarebbero.

  25. Kerub:

    “un’alternativa sia ai suoi fini che ai suoi mezzi”

    perfetto.

  26. antonio g.:

    La questione non esiste nel modo in cui è stata proposta.Il PD potrebbe perseguire i suoi fini politici e attuare la sua mission senza dover necessariamente ricorrere a bugie e demagogia e mezzucci.
    Basterebbe che avesse qualcosa da dire con coraggio, che avesse veramente una visione di un’Italia diversa e un progetto solido, coerente con la pretesa di essere un partito progressista, moderno, europeo, laico, solidale, egualitario, attento all’ambiente etc.
    E che fosse capace finalmente di immaginare una strategia di comunicazione fatta per il sistema di comunicazione di oggi, senza provincialismi e timidezze e un nefasto atteggiamento snob verso il marketing politico e i media che servono a portare i progetti ai cittadini in modo efficace. Trovo veramente soffocante il vecchiume e il provincialismo della vecchia leadership del PD. E i giovani spesso non aggiungono valore, tirano la carretta in silenzio in attesa del loro turno.

  27. Fabrizio:

    Francesco, io non sono d’accordo.
    Ti uso VOLUTAMENTE un caso forte per poi spiegarti cosa voglio dire.
    Parliamo del nazifascismo e della guerra (pls, è un case e non è un paragone):
    avresti potuto scrivere la stessa cosa (io non sono d’accordo con i metodi, la demagogia, le bugie, la violenza verbale, lo scarso rispetto verso le istituzioni, l’associare i propri avversari a dittature del passato, la superficialità, la speculazione elettorale sulle paure delle persone, ..) tutte cose successe negli anni ’30. A cui si aggiunse la guerra.
    Coloro che si opposero alla dittatura dovettero scendere a compromessi con se stessi, fare la guerra, usare la disinformazione, gli attacchi verbali e fisici. E financo i bombardamenti a tappeto e l’atomica.
    Fatti che di per loro sarebbero crimini contro l’umanità.
    Quello che voglio dire con questo case (non paragone) è che c’è un limite alla correttezza nella sfida politica, e che il limite sta nell’accetazione delle regole democratiche.
    Io non mi aspetto una sfida a colpi bassi in Germania, in UK, negli USA e in Francia; al limite mi aspetto delle scaramucce in campagna elettorale. Ma questo perchè si affrontano schieramenti che hanno accettato il framework democratico come base per la loro azione politica.
    E sinceramente, con avversari politici che questo framework non lo accettano e lo attaccano continuamente io mi sento in dovere di “tirare fuori i muscoli” e difendere i valori democratici.
    E l’Italia non è diversa dalla Francia nelle due settimane del ballottaggio avvenuto tra Le Pen e Chirac nel 2002. Solo che da loro è durato solo due settimane ed era solo uno spettro; da noi dura da quasi vent’anni e in tanti ci hanno fatto l’abitudine.

  28. francescocosta:

    Fabrizio, certo: tutto quello che ho scritto vale in una democrazia. Le dittature si combattono con le armi. Noi siamo in una democrazia. (per questo penso, e ho scritto altre volte in passato, che chi sostiene che l’Italia è un regime dovrebbe essere conseguente e prendere le armi)

  29. Michele C:

    Continuiamo ad approcciare Berlusconi come se fosse un politico con degli ideali.La realtà è che è un manipolatore che usa un metodo collaudato da anni: creare una divisione su un tema qualsiasi e cavalcare la maggioranza.
    I suoi attacchi non sono motivati da un convincimento o da un disegno politico, ma sono solo funzionali a creare una divisione e cavalcare la maggioranza conservando il potere.
    La sinistra sta facendo la stessa identica cosa con il nucleare e funzionerà altrettanto bene, ma non basterà per spostare il risultato elettorale a una prossima elezione, resterà solo la soddisfazione di avere fatto uno sgambetto.

  30. Fabrizio:

    Anche questo è troppo bianco e nero: nel periodo 33 -> 36 la Germania era una democrazia e furono fatti tutta una serie di passi democratici che fecero spostare il baricentro verso la dittatura.
    Lo stesso per l’Italia negli anni ’20.
    Dal punto di vista storico è corretto dire che si sarebbero dovute usare le armi dal 1937. Ma nel 33 (ovvero nei primi anni 20 in Italia) non lo puoi dire.
    Noi viviamo una situazione lenta e costante, ma spostata dal baricentro democratico. Che giustifica un certo tipo di argine.
    Again, nessun paragone.

  31. spago:

    Berlusconi non è solo un programma: è un modo di fare e d’intendere la politica. Essere alternativi a questo modo non è un capriccio da radical chic, non è un lusso, è IL passo fondamentale per batterlo.

    Non credo possa esistere una società senza paure: la paura è un dato umano, appartiene a ciascuno di noi, in molte forme anche quotidianamente. Ma può esistere una società che non è dominata dalla paura. E possiamo evitare d’invocarne l’uso strumentale, irrazionale, irresponsabile, demagogico, e anche incontrollabile, della nostra parte politica contro quella avversa, se abbiamo in mente che quella che vogliamo è una società che le cose che fanno, oggettivamente, paura le affronta senza panico e con coraggio.
    Al bar si possono fare certi discorsi e ciascuo di noi forse li fa.. Ma la politica deve avere il giusto distacco, deve guardare più lontano, deve prevedere una strategia e non solo una tattica per l’immediato!

  32. Stefano (un altro):

    Una precisazione per evitare derive irragionevoli: non è che per battere il centrodestra si debba fare il contrario di qualsiasi cosa facciano.
    Per dire, la comunicazione politica non l’ha inventata Berlusconi (che anzi è ben più scarso di quanto si creda) e non è una sua prerogativa: è una condizione necessaria della democrazia.

    Così come non è che se non ci piacciono le posizioni prese dal centrodestra, sia sbagliato prendere posizione: è stato questo ad affossare Veltroni, ed è questa la ferita che ci stiamo ancora leccando.

  33. francesco:

    Ma la morte (per cause naturali) è contemplata? Visto che la politica niente ha potuto, che niente hanno potuto i magistrati, posso fare il tifo per nostro signore?

  34. MarioM:

    Anche io ricordo il confronto in TV tra Berlusconi e Occhetto.
    Su Canale 5.
    Il volume del microfono di Berlusconi era più del doppio di quello di Occhetto, e da quello si potevano già capire tante cose.

  35. Damiano:

    Un post di tutta forma e niente sostanza. Qualche commento fa riferimento a provvedimenti precisi, tutte cose sulle quali il Pd non ha mai una posizione unica. Per farla breve, secondo me il Pd non è ancora diventato un partito e con l’attuale gruppo dirigente non lo diventerà mai.

  36. aisai:

    Mi trovi completamente d’accordo, ed è la prima volta. Ma sono solo i presupposti, purtroppo.
    Il mezzo non può mai essere in contraddizione con il fine, e in italia invece, inevitabilmente (17 anni), pur di levarsi di mezzo mr B. la sinistra si è mostrata capace di tradire qualsiasi punto di riferimento ideologico e culturale, e incapace di formulare proposte appetibili e risolutive.
    Però, non bisogna neanche fare il loro gioco.
    Se tu apri la questione dello sfruttamento demagogico della tragedia nipponica nel dibattito sul nucleare, non fai altro che evidenziare un dettaglio (peraltro ininfluente all’interno dello stesso dibattito: in giappone esplodono centrali, gente crepa, ed è così indipendentemente da qualsivoglia speculazione), che non è secondo me espressione di alcuna inciviltà: è paragonabile al massimo, alla squadra vincente che perde tempo nel fallo laterale (chiedo scusa per il paragone calcistico, ma vabbè, ci siamo già consumati).
    Non dimostriamo di essere civili così. Dimostriamo di essere polli.

  37. Juste DeSadec:

    E’ un articolo sensato, forse il primo che ho letto in tema di ‘antiberlusconismo’. Ma il punto, ahimé, è un altro. Il sistema di Berlusconi, l’essere vincente del sinolo dei suoi fini e dei suoi mezzi, è solo l’effetto che la democrazia produce su un popolo come quello italiano. Ovvero sulla maggiornaza di quello. Ed è inevitabile che anche l’altra fazione usi mezzi analoghi. Perché sono quelli che hanno presa sul nostro popolo, e quindi vincenti in ottica democratica. Non si scappa, e lo dimostrano non gli idealismi, ma i fatti. Dopo Berlusconi, aspettatevi solo qualcosa di peggio. E se non riuscite a immaginarlo, siete sciocchini.

  38. Simone Martelli:

    Concordo con te Francesco,
    il problema però è che il PD, unica in teoria alternativa alla Destra dovrebbe:
    -Sbarazzarsi dei vecchi lupi (e resettare i rapporti con tutti i gruppi economici di interesse).
    -Decidere la propria organizzazione una volta per tutte: top-down oppure dalla base a salire.
    -Essere uniti sulle priorità da mettere in campo: una volta discussa collegialmente, anche a maggioranza stretta, poi si propone tutti uniti senza alcun distinguo.
    -Aprirsi a tutte le persone intelligenti ed accogliere Verdi, SeL, Radicali e tutti coloro che in Italia si professano ma agiscono anche da progressisti.

    Ecco, secondo me se tutti i suddetti punti fossero affrontati e risolti, beh ci se ne gioverebbe alla grande, tutti.

    Ciao

  39. stefano (il terzo, o il quarto):

    Francesco, riprendo quello che dici in un commento: “tutto quello che ho scritto vale in una democrazia. Le dittature si combattono con le armi. Noi siamo in una democrazia. (per questo penso, e ho scritto altre volte in passato, che chi sostiene che l’Italia è un regime dovrebbe essere conseguente e prendere le armi”.

    Sono pienamente d’accordo sul fatto l’Italia sia una democrazia e non un regime, e concordo anche sul fatto che chi pensi di essere in una dittatura debba prendere le armi.

    Non concordo però sul tuo post: in democrazia un partito politico ha come unico scopo quello di vincere (la vittoria poi può essere una roba diversa per il PDL – prendere una valanga di voti e andare al governo – o per i grillini – portare una decina di deputati alla Camera). Il Pd ha lo scopo di vincere le elezioni e di andare al governo. Ora, per fare ciò, non si può beare di essere giusto, colto, civile, educato. Altrimenti finisce come il Partito d’Azione. Il Pd, se vuole vincere, deve essere anche populista, demagogico, far leva su paure irrazionali. Perché le paure irrazionali fanno presa su un numero maggiore di persone rispetto a quanto possa farla una presunta etica civile. E il voto di chi ha paura che una centrale nucleare esploda nel proprio giardino conta quanto quello di chi vorrebbe un partito che non ricorre a mezzucci di propaganda. Solo che i primi sono molto di più dei secondi.
    A costo di apparire berlusconiano, mi sa che il cavaliere ci ha preso quando ha sostenuto che la maggior parte degli italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco…

    a questi, se si vuole vincere, bisogna parlare.

  40. Suzukimaruti:

    Scusatemi, ma continuo a sentire puzza di wishful thinking. È perfettamente inutile essere pacati e ragionevoli nel confronto con gli elettori, se questi sono esposti alle urla, alle retoriche e ai trucchetti berlusconiani.

    Io dal berlusconismo non voglio uscirne bene. Voglio uscirne presto, anche al costo di insozzarmi le mani e non piacermi tanto.
    Poi, eliminato il cancro-Berlusconi, facciamo pulizia in casa.
    Ma farne una questione di stile mi sembra un lusso. E non c’è tempo.

    Ci tocca la parte di quelli che per preparare la strada alla gentilezza non poterono essere gentili, temo. Di nuovo. E per ragioni più sfigate.

  41. francescocosta:

    Capisco l’argomento di Suzukimaruti, che è anche quello di molti altri qui: non lo condivido, dubito moltissimo della sua efficacia (vedi quanto ha scritto lo scorfano al commento 4), ma lo capisco. Per quanto con sfumature diverse, voi dite, in sostanza: avresti pure ragione ma Berlusconi è un problema troppo grosso, troppo pericoloso e troppo potente. Dobbiamo liberarcene il prima possibile e quindi, per quanto ci piacerebbe non essere costretti a farlo, siamo costretti a fare qualche compromesso rispetto al nostro ideale del fare politica.

    Quello che non mi spiego – e che mi fa dubitare dell’onestà intellettuale di alcuni di quelli che sostengono questa tesi – è perché questa strategia si applichi sempre ai mezzi e mai ai fini. Se il fine è liberarci di Berlusconi il prima possibile e per poi parlare di tutto il resto, perché qualsiasi deviazione anche minima dalle posizioni ortodossamente di sinistra viene sanzionata come un tradimento opportunista? Se un politico di centrosinistra sbraita demagogicamente e spara cazzate a raffica devo sopportarlo, perché lo fa per cacciare Berlusconi (ammesso che funzioni). Se un politico di centrosinistra dice che Marchionne non è uno schiavista, che la riforma Gelmini è un passo avanti per l’Università e che i matrimoni gay ve li potete scordare, allora è insopportabile, è di destra, è un democristiano di merda e speriamo che se ne vada presto con quelli come lui. Non si applica lo stesso criterio? Tutto quanto sopra si potrebbe riassumere in una sola provocatoria domanda: Matteo Renzi è anche il vostro politico preferito, quindi?

    (facendo questa domanda dimostro ai commentatori di questo blog grande stima e fiducia: sarà ripagata se continueremo a discutere del tema di cui stiamo parlando invece che aprire un dibattito su Matteo Renzi. Se no, mi aspetterà l’ennesimo facepalm davanti ai commenti di questo blog)

  42. Maurizio:

    Parlo solo per me: non mi riconosco nella sintesi che hai fatto. Berlusconi è, sì, un problema troppo grosso e faremmo meglio a liberarcene presto. Ma non parlo di compromessi momentanei: parlo di normale funzionamento della politica e del suo linguaggio.

    Io dico cioè un’altra cosa: che la comunicazione politica è *sempre* anche manipolazione, bugia, demagogia, e le cose che dici sopra. Perché se non le usi tu arriva qualcun altro a usarle. Perché ti rivolgi a gente troppo diversa. Mi spiace, ma non è un problema di emergenza temporanea. E’ così sempre, come ho provato a sintetizzare nel commento 15 con la brutta semplificazione storica. L’ideale di politica e di comunicazione, o di unione fra fini ideali e mezzi per raggiungerli che tu e qualcun altro auspicate, non esiste. Neanche nella retorica obamiana, che peraltro è retorica, appunto, e mi fa venire l’orticaria, anche se auspicavo la sua vittoria *per quello che pensavo potrebbe fare*, e tolleravo la retorica per quello.

    Non so se mi spiego. Dunque, anche il discorso del compromesso sui fini, per me va bene. Si governa a maggioranza, e perciò considero ovvio che un partito che ha il 25% debba rinunciare ad alcune istanze per accordarsi con qualcuno che ha il 15 e un altro che ha il 10. A me pare che troppi elettori del PD (e prima erano di rifondazione, o dei verdi, o dite un partito di sinistra a caso) continuino a credere che o si fa *integralmente* come nei loro sogni, o si è venduti, è uno schifo, tantovale che governi berlusconi, tanto che differenza c’è, se non avremo i dico (dico per dire i dico…) allora questo non è un governo di sinistra ma è un governo clerico-fascista-liberista, ecc.

    E che palle. Questa è disinformazione. Al peggio di un governo di destra come questo non c’è limite: non sui dico, ma sulle politiche quotidiane di cui i giornali non parlano. Sui tagli alla spesa sociale. Ma quanti sanno che il fondo nazionale per le politiche sociali è stato tagliato del 75% in due anni? Secondo voi un governo di sinistra, anche moderatissima, lo faceva? Magari tagliava del 30 o del 50%: e allora tutti a dire che schifo, ma come, ma allora era meglio berlusconi. Perché nessuno crede che possa andar peggio, ma può.
    E ancora: un governo di sinistra anche moderatissima metteva il balzello di un euro sul biglietto del cinema? Faceva questi tagli nella scuola secondaria?

    Certo, se appena la sinistra fa un piccolo taglio o è possibilista su Marchionne tutti dicono “allora che differenza c’è con Berlusconi”, be’, allora ci meritiamo non Berlusconi ma la dittatura, perché siamo scemi.

    In altre cose (tipo, privatizzazione della sanità), in realtà la sinistra in alcune regioni ha fatto peggio di berlusconi e dei liberisti: e neanche questo è stato detto. Ecco, lì forse preferisco il centrodestra. Insomma, devo vedere cosa fanno questi, su temi concreti. Il Renzi non mi piace, ma non so abbastanza di quel che ha fatto per giudicare.

    Ecco, per queste ragioni, io accetto qualunque tipo di propaganda, anche quella obamiana, che di demagogia ne ha sparsa a fiumi e però a sinistra tutti incantati, per partiti che fanno, anche solo un po’ di più *la politica che voglio io e non quella di berlusconi*. O meglio, dei suoi sgherri, perché di fatto a Berlusconi importa un fico secco della spesa sociale, lì i colpevoli sono altri e i meccanismi sono altri. Scusate la lunghezza.

  43. Hyksos:

    Il guaio delle sparate demagogiche fatte in campagna elettorale è che prima o poi, se vinci le elezioni e vai al governo, qualcuno ti chiederà di mantenere la parola. È come prendersi un impegno a fare stronzate. Che peraltro susciteranno il malcontento di altri (ché il problema principale della sinistra sono le divisioni all’interno del suo stesso elettorato), e faranno perdere i consensi guadagnati prima con il populismo. Purtroppo la realtà, a differenza dei cittadini, non si fa abbindolare dalla retorica: ad esempio, le ricette economiche fallimentari restano tali indipendentemente dal consenso che trovano nelle masse, le soluzioni tecniche inadeguate non iniziano a funzionare per miracolo, etc. etc.

  44. Stefano (un altro):

    “Quello che non mi spiego – e che mi fa dubitare dell’onestà intellettuale di alcuni di quelli che sostengono questa tesi – è perché questa strategia si applichi sempre ai mezzi e mai ai fini.”

    Francè, il motivo è molto semplice: perchè i fini sono più importanti dei mezzi. Perchè i partiti politici pigliano voti per realizzare i fini, non per portare avanti i mezzi. Perchè i mezzi sono solo strumentali.
    Quindi si, se un politica di sinistra si limitasse a dichiarare che i matrimoni gay ce li possiamo scordare allo scopo di vincere le elezioni (mezzo), ma una volta vinta li realizzasse comunque (fine), magari ai simpatizzanti di sinistra andrebbe anche bene.
    Il problema è che il grosso della classe dirigente del PD e dei suoi progenitori ha fatto seguire ad una retorica non di sinistra una politica non di sinistra. Ed è questo che irrita gli elettori, almeno quelli di sinistra.

    @Maurizio

    Ti dico una cosa, e ti chiedo di darmi fiducia: in un sistema competitivo, la comunicazione onesta (non fessa) vince sulla comunicazione disonesta, che si tratti di politica o detersivi.
    Quindi la comunicazione politica non è necessariamente bugiarda: è necessariamente orientata a costruire il consenso, che è una cosa diversa.
    Poi è vero che il sistema italiano non è competitivo, ma questo significa che bisogna essere più bravi di Berlusconi, non più berlusconiani di lui.

  45. piti:

    Quello che mi fa abbastanza specie vedere che non viene capito è questo. Chi non vuole Berlusconi (per esempio, io), non è che non lo vuole per una questione di stile. Di forme. Le quali forme sono senza dubbio importanti, e nelle quali Berlusconi è oltremodo carente. Le quali forme, tuttavia, non sono il peggio di Berlusconi (l’uomo presenta parecchi livelli di negatività, ne converrete).

    Chi non vuole Berlusconi (per esempio, io), non lo vuole per i CONTENUTI della sua politica. Che sono, questi contenuti, poi quelli, sempre quelli: ovvero quelli elencati nel piano di Rinascita Democratica.

    Allora che senso ha per questo ipotetico antiberlusconiano (per esempio, io) pensare di fregare il suo nemico numero uno votando un altro che però in troppi contenuti gli somiglia?
    Se quello che io aborro in Berlusconi è il classismo: ma il di lui avversario tiene in nessun conto questo aspetto. Se quello che io aborro in Berlusconi è il suo compromettere la laicità dello Stato: ma il di lui avversario parla e si comporta da baciapile. Se quello che io aborro in Berlusconi è il voler sottomettere l’essenzialissima indipendenza della magistratura: ma il di lui avversario sostiene l’opportunità di ridurre gli spazi di autonomia dei giudici: ma io, antiberlusconiano per esempio, scusate tanto, per quali ragioni dovrei votare uno che dice le stesse cose, o quasi, di Berlusconi? Che ha CONTENUTI se non identici, SIMILI? Per i modi e modini un po’ meno sguaiati? E’ poco, mi dispiace. Troppo, troppo poco.

    In altri post ho usato questa metafora. Se io tengo per il Bologna e lo scudetto lo vince il Milan, a me non dispiace mica mica se l’anno prossimo il Bologna compra dai rossoneri Ibra, Pato e Thiago Silva per vincere lo scudetto. In quel caso non è una questione di contenuti, ma di vittoria. E mi va bene vincere con le stesse modalità, gli stessi giocatori nell’esempio, del mio avversario. Ma in politica, una volta affermata la doverosa concessione alla necessità dei compromessi, non è una questione di vittoria della mia squadra perché è la mia squadra, e la vittoria si autogiustifica. In politica la mia squadra è quella e non l’altra per i CONTENUTI che ritengo possa promuovere. Se per vincere “compra” i contenuti dell’altra, non vedo la differenza e non colgo la ragione perché debba continuare a essere la mia squadra.

  46. francescocosta:

    La tesi per cui in politica si possono scindere completamente i fini dai mezzi, mettere in pratica politiche serie, rigorose, se serve impopolari, eccetera, con mezzi demagogici, bugiardi e cialtroni, è qualcosa che sta a metà tra una pia illusione e una crassa bugia.

  47. Stefano:

    Temo che la discussione vada a prendere un deriva stile sesso degli angeli.

    Credo che ci si possa mettere d’accordo sul fatto che in politica il consenso lo si raccoglie sui fini, che sono quindi il terreno di confronto prioritario fra candidati ed elettori; che i mezzi possano orientare l’effettivo raggiungimento dei fini, e che alcuni dei primi possano essere controproducenti rispetto ai secondi; e che quindi si dovrebbe fare una discussione sul merito dei mezzi, che in Italia non si è fatta granchè: da una parte c’è chi si gioca tutto per liberarsi di Berlusconi, dall’altra c’è chi al primo segno di opposizione non ingessata grida all’”antiberlusconismo”.

    Per contribuire nel merito, la mia risposta era: hai ragione su molte cose, ma la piazza e la raccolta firme sono normali strumenti democratici, e secondo me in vari articoli hai dimostrato di avere una concezione limitata di cosa sia una manifestazione (che non è una cosa che si fa solo per buttar giù i tiranni).

  48. francescocosta:

    Ascolta, il punto è che l’uso di determinati mezzi impedisce – fisicamente, direi – il raggiungimento di determinati fini, perché ti obbliga a opporti oltranzisticamente anche a cose a cui non ci si dovrebbe opporre oltranzisticamente. Prendi l’esempio di prima, la riforma dell’Università: decine di osservatori ed esperti indipendenti e di sinistra l’hanno definita un limitato passo avanti. Superiamo il discorso sul fatto che lo sia o no, è un esempio come ce ne possono essere altri dieci: se il governo fa una cosa nella direzione giusta ma con eccessiva timidezza, e noi invece vogliamo di più, che facciamo? Allo stesso modo, i toni demagogici e cialtroni sono nemici assoluti e giurati di molti provvedimenti impopolari di cui invece l’Italia avrebbe bisogno: che si fa? Facciamo finta di niente e poi appena vinciamo le elezioni torniamo a fare quelli responsabili? Io vi ho spiegato perché secondo me non è giusto, ma vorrei anche farvi capire che non funziona.

  49. Stefano:

    Premesso che è pieno il mondo di esempi in cui un partito ha contestato strumentale un progetto per conquistare consenso e poi l’ha portato avanti (io sono contrario, ma non posso dire che non esista), secondo me anche la posizione che proponi tu non funzioni, perchè entrambe (il niet alla riforma dell’università e il si ma troppo timida…) vanno a ruota della posizione del governo. Possono essere giuste, ma non funzionano a costruire consenso per poi costruire un’Italia diversa da come la vuole il centrodestra.
    Bisogna essere capaci di dettare l’agenda. Se passiamo il tempo a chiederci come reagire a quella dettata da altri abbiamo già perso.

    (E non è che sia necessario essere al governo per dettare l’agenda. Basta essere bravi.)

  50. Stefano:

    P.S. Scusa gli errori di battitura…