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Cose che penso della riforma della Giustizia

Penso che la separazione delle carriere sia un principio di basilare trasparenza ed equità, ed è sorprendente che questo fatichi a essere compreso soprattutto da chi di solito sembra più attento a denunciare potenziali conflitti di interessi, rapporti ambigui e opachi tra controllori e controllati: la separazione delle carriere è una battaglia della migliore sinistra liberale che è stata tragicamente regalata alla destra becera di Berlusconi. I processi e i giudizi decidono della vita delle persone: nessuno sa cosa vuol dire finché non ci finisce dentro, in un modo o in un altro. I ruoli di pubblico ministero e di giudice sono molto diversi e il fatto che questi due incarichi non possano essere intercambiabili, il fatto che il giudice e il pubblico ministero non possano essere due colleghi che lavorano nello stesso ufficio da vent’anni, non nuoce all’indipendenza né dell’uno né dell’altro: è semplicemente una garanzia dell’equità del processo, dello stato di diritto. Questo non perché si presume che giudici e pm siano dei farabutti in combutta ma perché in un paese libero l’istituzione di provvedimenti preventivi di garanzia e trasparenza, in circostanze così delicate, è un’opportuna consuetudine.

Penso che la separazione dei CSM ne sia una diretta e ovvia conseguenza. Penso che il fatto che il CSM si limiti ad amministrare la carriera dei magistrati, gestendo promozioni, trasferimenti, assunzioni, assegnazioni, eccetera, risponda semplicemente a quanto esplicitamente stabilito dall’articolo dall’articolo 105 della Costituzione. Il fatto che il CSM sia diventato una specie di parlamento che rilascia risoluzioni e pareri su qualsiasi cosa, ecco, quello è stato fatto al di fuori del mandato costituzionale, che questa legge ripristinerebbe. Penso sia una buona cosa anche l’autonomia della polizia rispetto ai pm, se la legge ordinaria farà sì che sia vera autonomia.

Penso che il fatto che i membri dei due CSM siano per metà espressione della magistratura e per metà eletti dal Parlamento (non «espressi dai potenti»: eletti dal Parlamento) rimetta in equilibrio una situazione di squilibrio tra i poteri dello Stato, visto che fino a questo momento i magistrati avevano la maggioranza dei due terzi. Penso che destinare la sezione disciplinare del CSM a un nuovo organo, anch’esso composto per metà da magistrati e per metà da membri eletti dal Parlamento, possa contribuire a rendere meno farsesco l’autogoverno della magistratura, in cui nessuno è mai ritenuto responsabile di niente, ma non credo che basti. La responsabilità civile dei magistrati mi sembra un altro principio di buon senso: non vedo perché io possa citare in giudizio qualsiasi persona che ritengo mi abbia fatto un torto, qualsiasi, tranne un pubblico ministero. Poi si fa un processo, con tutte le sue garanzie: non lo fa Ghedini, lo fanno altri magistrati, sulla base della legge. Com’è che dicono quelli: se il magistrato ha fatto tutto per bene, non ha nulla da temere.

Penso che sia bene che l’azione penale continui a essere obbligatoria e penso che non ci sia nulla di male a indirizzarla: la legge stessa prevede che ci siano dei reati più gravi degli altri, mi sembra semplice buon senso pensare che a fronte dell’intasamento delle procure e della necessità di stabilire una priorità, i reati più gravi debbano essere perseguiti con maggiore urgenza. I criteri sulla base dei quali indirizzare l’azione penale non sono ancora noti, visto che saranno determinati con una legge ordinaria, e quindi vedremo se saranno sensati o no. Penso però che la riforma non faccia quasi niente per affrontare il problema dall’altro lato, cioè dal lato della semplificazione amministrativa e della riduzione della durata dei processi.

Dico quasi perché una cosa la fa, in questo senso: stabilisce dei criteri – anche questi con legge ordinaria, anche questi quindi ancora da vedere – sulla base dei quali alcune sentenze di assoluzione sono appellabili dai pm e altre no. Un principio fondamentale delle leggi vigenti stabilisce che il giudice debba condannare l’imputato solo se lo ritiene colpevole “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Il fatto che in relazione a un presunto reato l’imputato sia stato già una volta indagato, processato, giudicato e assolto, mi sembra sia abbastanza da costituire un ragionevole dubbio. Ovviamente mi aspetto che la legge ordinaria stabilisca che l’appello sia impugnabile se ci si dovesse imbattere in nuovi e significativi elementi di prova.

Penso che questa riforma, per quanto certamente “epocale”, si perda per strada alcune cose molto importanti. Ho già scritto della semplificazione amministrativa e della durata dei processi. Restano fuori anche la gigantesca questione delle carceri, la riforma delle leggi sulla carcerazione preventiva, le misure incentivanti delle pene alternative e sostitutive alla detenzione e soprattutto la depenalizzazione di una serie di reati assurdi (tipo quelli introdotti dalla legge Giovanardi).

Penso che molto del buono che c’è in questa riforma finirà inevitabilmente inficiato e compromesso da quattro cose: il fatto che il suo promotore è un uomo che non ha mai dimostrato il minimo sincero interesse al miglioramento della qualità della Giustizia in questo paese, e invece di fare riforme epocali ha promosso leggine per risolvere i suoi personali problemi; il fatto che negli ultimi quindici anni, di riflesso, i suoi oppositori politici hanno legato mani e piedi le proprie posizioni sulla Giustizia a quelle dei magistrati, tanto che ieri non si distinguevano le dichiarazioni degli uni da quelle degli altri; il fatto che certamente nel centrodestra non mancheranno i parlamentari più realisti del re che cercheranno di infilare qualsiasi sconcezza nelle leggi ordinarie che completano la riforma; il fatto, soprattutto, che questo disegno di legge e la sua opposizione siano parte di una battaglia politica più grande e totale, che non prevede compromessi, non prevede ragionamenti e non prevede prigionieri. Penso che per queste ragioni sia alquanto improbabile che questa legge, in questa forma, sia approvata e confermata dal referendum, e penso che questo sia un peccato.

Penso, quindi, che questa riforma non sia uno stravolgimento golpista, che non sia punitiva, che non sia violenta, che non sia illiberale, che non sia pericolosa. Penso che questa legge sia tutto meno che una legge ad personam, e questa più che una mia opinione è un fatto: la riforma non incide sui procedimenti in corso. Penso che non sia perfetta, che le manchino dei pezzi e che quei pezzi possono migliorare o peggiorare la sua qualità complessiva, ma penso che quello che abbiamo davanti adesso sarebbe un gigantesco miglioramento per lo stato della Giustizia italiana. Penso che, per questo motivo, se ne dovrebbe parlare molto, bisognerebbe sfinirsi di proposte e dibattiti, e penso che questo non accadrà. E penso invece che fare le barricate davanti a provvedimenti di buon senso sia per la sinistra un danno gigantesco: le aliena molti elettori, soprattutto tra quelli potenziali, e le aliena soprattutto qualsiasi possibilità di fare una riforma seria della Giustizia, nell’eventualità sempre più remota in cui dovesse vincere le elezioni.

55 commenti

  1. Federico:

    Secondo me non mettersi a riscrivere la Costituzione con una maggioranza morta e rancorosa, guidata da uno che ha fatto quello che ha fatto con tutto il lavoro della bicamerale, e che quindi possiamo pensare che non gliene freghi nulla di riformare il Paese, non è ‘sta gran cattiva idea.

  2. giovanna nuvoletti:

    penso che lei abbia ragione. E’ una tragedia. La riforma ci vuole, ma fatta da quell’uomo è svuotata di senso

  3. Maurizio:

    Grazie, era quello che volevo leggere.

  4. raffaella:

    Posso sottoscrivere anche le virgole? Solo, non mi sento di condividere il tuo pessimismo. Dobbiamo discutere fino allo sfinimento, come dici tu.

  5. Corrado:

    Penso che ti sei dimenticato la “indipendenza” della polizia giudiziaria dai PM, che vuol dire che le indagini da fare le decide il ministro dell’interno e non la magistratura. Una cosa che da sola squalifica tutta questa grandiosa costruzione.

  6. francescocosta:

    Hai ragione, ho dimenticato, aggiungo (e non sono d’accordo).

  7. Twilight of my Country:

    Ciao Francesco,

    “Penso che il fatto che i membri dei due CSM siano per metà espressione della magistratura e per metà eletti dal Parlamento (non «espressi dai potenti»: eletti dal Parlamento) rimetta in equilibrio una situazione di squilibrio tra i poteri dello Stato, visto che fino a questo momento i magistrati avevano la maggioranza dei due terzi.”

    Quale squilibrio? E perché questo dovrebbe “riequilibrare”? Rispetto a cosa?
    Ci sono forse delegati del CSM in parlamento o nel governo? (legislativo e esecutivo)
    [Altra cosa sono magistrati o avvocati eletti in parlamento. Non sto parlando di questo qui sopra].

    Che poi i magistrati o il CSM rilascino pareri su leggi che hanno a che fare con l’assetto della Magistratura mi pare il minimo.
    Chi lo dovrebbe dare il parere? L’accademia della Crusca?
    E poi è un parere. Il CSM non legifera.

    Poi penso di essere contrario anche all’inappellabilità delle assoluzioni.
    Potrei pensare che possa aver senso in caso di assoluzione completa perché “il fatto non sussiste”. Ma non per tutte le altre motivazioni.
    Non si usa poi come slogan la “parità dell’accusa e della difesa”?

    Visto che come rilevi anche tu, questa epocale “riforma” è solo un cambiamento dell’assetto giudiziario (che personalmente mi sta molto bene così come è ora), manca la parte che conta davvero, per risolvere i problemi e le storture della sistema giustizia in Italia.

    Le prime cose che farei sono cambiare i termini di prescrizione.
    (Far interrompere i termini di prescrizione al primo caso di condanna, sia primo o secondo grado). Così gli imputati non resisterebbero più in giudizio con cavilli meta-processuali per far passare il tempo e sperare nella prescrizione.
    Non cambierebbe nulla per chi è innocente e vuole arrivare all’assoluzione, quindi ritengo sia davvero solo buon senso.

    E per finire bisognerebbe pure togliere il divieto corrente di “reformatio in peius”, con l’appello a costo zero se non c’è contemporaneamente anche la richiesta di appello del pubblico ministero.
    Così magari il numero di appelli nel penale diventerebbe come quello degli altri paesi occidentali tanto citati ad esempio. E potremmo uscire da questa catastrofe tutta Italiana, la cui prima causa è la *quantità* di processi che si devono celebrare.

  8. cacioman:

    Ora la cosa più di buon senso è fare le barricate.

  9. roberto:

    Come si fa per votarti? Grazie.
    D’accordo su tutta l’analisi e, purtroppo, anche sul pessimismo ma, come hanno già scritto, disponibile a provarci.
    A quelli che ripetono che, sì, sarebbe giusto, ma non con questo Governo, ricordo che non c’è un tentativo, uno che sia, che non sia stato abortito, comunque.

  10. Matteo Balocco:

    D’accordo su separazione di carriere e doppio CSM.

    Assolutamente contrario e molto preoccupato a come si è disegnata la fine dell’obbligatorietà dell’azione penale.
    “Per quest’anno e fino a nuovo indirizzo la corruzione e la concussione non sono prioritari. Anche evasione fiscale e falso in bilancio. Si proceda invece con severità al contrasto all’immigrazione clandestina e alla microcriminalità.”
    Francamente se l’azione penale non deve essere più obbligatoria, sarebbe corretto che fosse responsabilità diretta degli inquirenti e non del Parlamento. E, visto che la composizione dei CSM rappresenta anche il parlamento, che sia giudicata periodicamente da quegli organi. Altrimenti diventa un modo per subornare l’ordine giudiziario agli altri poteri.

    Come anche la buffonata dell’inamovibilità del giudice “tranne che per…”. Suvvia… non nascondiamoci dietro un dito. Sono operazioni bieche.

    Tristissimo.

  11. Marco:

    Non sono troppo d’accordo.

    1. Al di là dei contenuti, conta anche la forma. Il centrosinistra non può e non deve in questo momento appoggiare una riforma della giustizia proposta da un signore che si beffa da anni della giustizia
    2. Ci sono mille problemi nella giustizia in italia, la separazione delle carriere non è nella top five
    3. E’ l’ennesima scatola vuota, rimanda a una marea di leggi da pensare, scrivere e far approvare. Se si vuole fare una riforma la si faccia vera. E questo governo non ne ha la capacità.

  12. roberto:

    @matteo balocco: scusa ma non capisco. Il Parlamento lo voto, se assume, nella maggioranza che definisce il Governo di turno, un indirizzo dell’azione penale idiota come quello che hai preso ad esempio, non lo voto. Qualunque opposizione sarebbe in grado di demolire, alle elezioni, i risultati di un indirizzo del genere. Oppure siamo preoccupati che il “popolinobue” si allinei con i corrotti e trasformi la società in cui vive in una follia sociale anarchica e autodistruttiva? Sarebbe come se la pena di morte potesse essere decisa, nell’ordinamento giudiziario, dai Giudici, non dal potere politico (che ne risponde agli elettori, con tutti i problemi, nel bene e nel male che tale sistema comporta).

  13. Andrea:

    Non ho pregiudizi ideologici sulla divisione delle carriere, anche se temo l’indirizzo politico alle indagini. Per questa caratteristica la Francia è stata punita dalla Cedu a fine novembre 2010.
    Tuttavia ci sono alcune parti che dimostrano una cosa: forse non hai mai messo piede in un palazzo di giustizia. Dire che pm e giudici condividano gli stessi uffici è una cavolata. Forse succede nelle sede minuscole, ma il più delle volte pm e giudici non stanno neanche vicini, perché uffici di procura e tribunale sono separati.
    Per quanto riguarda l’indipendenza della polizia dai pm, a me la tua critica sembra caratterizzata da pochezza. Allora, la polizia “giudiziaria” (pg, composta da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza a seconda del settore della procura) ha compiti inquirenti ben specifici, che non possono essere abbandonati a loro o a un loro capo ma deve avere un’attività di supervisione e indirizzamento del pm che indaga. E attenzione, non tutte le forze (Ps, Cc, Gdf) stanno sotto ai procuratori, ma solo quei loro settori interni specifici. Abbandonandoli a “loro” cosa succede? Che prendono ordini dal questore, dal prefetto, dal Dipartimento di pubblica sicurezza e quindi dal Ministero dell’Interno. Ci si ritroverebbe così al punto in cui a fare le indagini per i magistrati (potere giudiziario) sono persone controllate dal potere esecutivo. Bella separazione dei poteri. Per questo il tuo commento mi sembra insensato.
    Infine, altro parere che ti contesto, è quello sul Csm. Il Csm, se richiesto dal ministero della Giustizia, fornisce il parere sui disegni di legge che riguardano la giustizia. Chiaro che si esprimono su questa materia. E’ di loro competenza.
    Sulla composizione del Csm ho dei dubbi. Rimettere in equilibrio i poteri dello Stato? Ma il Csm è l’organo di autogoverno (sottolineo: autogoverno) della magistratura, che è un potere separato e deve essere indipendente. Cosa c’è da mettere in equilibrio i poteri? Se ci trovassimo tanti altri professori di diritto o avvocati come Brigandì saremmo messi bene.

    Inoltre, considerazione politica: tra le mille emergenze dell’Italia, a livello economico soprattutto, proprio la giustizia bisogna riformare? Non venirmi a dire che è la lentezza della giustizia civile a spaventare gli investimenti stranieri, perché qui a Torino il tribunale va meglio che in altre zone d’Italia, ma le aziende scappano comunque.

  14. Corrado:

    Quoto e straquoto Andrea, su tutto. Tra l’altro, nel mio anno a Vicenza a lavorare per l’informatica della polizia giudiziaria, ho toccato con mano la logica sana della “dipendenza” della PG dalla procura, e la evidenza della separazione fra tribunale e procura (e anche per me, separare le carriere non è un tabù, anche se mi sembra una cosa di quasi nessuna rilevanza pratica)

  15. Fabio Palermo:

    Tutti possiamo essere contrari o d’accordo su quello che vogliamo, il problema è che occorrerebbe trovare un accordo su quali sono le premesse.

    1. Viviamo una situazione in cui lo squilibrio è a favore della magistratura? Non credo proprio. Quantomeno non è dimostrato. Anzi, tutt’altro. A meno di non andare a discutere caso per caso, impostazione che però depotenzia la prospettiva del disequilibrio strutturale per favorire una valutazione contingente dei fattori.

    2. Abbiamo una classe dirigente affidabile? Chiedere alla Corte de Conti. Altrimenti, si chieda com’è andata l’indagine della Commissione Parlamentare Antimafia sugli eletti che non avrebbero rispettato il codice di autoregolamentazione. Chiedere ai magistrati che stanno indagando sulla trattativa e sulle stragi che hanno a che fare con uno come Mancino (membro laico tipico) che dice che da Ministro degli Interni non parlava nei giorni delle stragi del 41bis con il Ministro della Difesa per rispettare la sua autonomia. Non c’entra?

    3. Le priorità della giustizia sono quelle affrontate? Tranne la norma già giudicata incostituzionale del divieto di appello in caso di assoluzione, che appunto è contraria alla Costituzione Italia, ma questo non interessa ad un uomo della migliore sinistra liberale, i provvedimenti non interferiscono sulla velocità dei processi e l’ingolfamento dei tribunali. I problemi potrebbero essere affrontati in modo diverso senza cercare lo scontro, ma non è importante. Lasciamo perdere il disinteresse totale per la situazione delle carceri.

    4. Le priorità del Paese sono queste? Neanche in cartolina. Corruzione devastante, Mafia stabilmente impiantata al Nord, Disoccupazione giovanile galoppante, senza volere aggiungere altro. Basterebbe per chiedere che ci si occupi prima d’altro.

    5. Aggiungo un’inezia. Un imputato può proporre una riforma della giustizia credibile? Sarebbe come se un magnate della televisione proponesse una legge sul sistema delle telecomunicazioni.

    In beve: Non viviamo uno squilibrio tra poteri a favore della magistratura. Abbiamo una classe dirigente vergognosa. La riforma non affronta i problemi della giustizia più pressanti e l’attenzione alla giustizia in questo momento distoglie da problemi del paese decisamente più seri.

    Se sulle premesse non ci troviamo d’accordo, allora non serve discutere delle proposte a meno di farlo con falsa coscienza.

  16. WIlson:

    Io invece sono d’accordo solo su un punto: la separazione tra giudici e inquirenti.

    Invece tutto il resto mi pare negare un principio di giustizia anche peggiore, ovvero l’indipendenza di chi interpreta le leggi da chi le fa e le applica.

    Credo che un sono CSM per entrambe le aree sarebbe migliore e che dovrebbe avere pochissimi membri non interni (direi il Presidente della Repubblica, quello del Senato e il Ministro di Grazia e Giustizia, senza membri eletti dal parlamento), questo per me sarebbe riequilibrare, se invece l’esecutivo-legislativo (in Italia la distinzione è ormai nulla) ha potere sui giudici la differenza col Re di Francia comincia a sfuggire.
    E credo che dovrebbe anche essere un parlamentino (cosa che ora non è per nulla, visto che l’unico potere è quello di emanare comunicati) che decida le linee guida (come il modo di applicare l’obbligatorietà dell’azione penale) sull’amministrazione della giustizia.
    Potrebbe essere interessante prevedere la possibilità per una maggioranza qualificata in parlamento di porre il veto su queste deliberazioni, ma deve esserci un quorum tale da impedire a una maggioranza politica di usare questo strumento, in modo da renderlo solo un mezzo di controllo per evitare derive.
    Credo anche che gli inquirenti dovrebbero avere delle forze di polizia a propria disposizione e dovrebbero poter avviare un’indagine senza autorizzazione precedenti.
    Credo pure che dovrebbero pagare per le colpe gravi (non per gli errori), ma che la punizione non dovrebbe essere correlata al danno economico: il penalizzato dovrebbe essere rimborsato dallo stato, il quel dovrebbe (ogni volta in cui sia condannato al rimborso) applicare una punizione predeterminata (quindi slegata dall’entità del rimborso) al responsabile, per evitare che i magistrati siano particolarmente intimoriti nell’affrontare le cause più importanti (che di solito fanno girare molti quattrini) generando una sorta di “sudditanza psicologica” nei confronti dei potenti (potenti di fatto, non solo di diritto).

    Detto questo per una riforma della giustizia epocale per il bene del paese, basterebbe punire severamente i ricorsi inutili (si decida come stabilire quando lo sono) e le cause temerarie, soprattutto nelle cause civili, in modo da incentivare fortemente l’accettazione delle sentenze di primo grado (se faccio ricorso senza motivo pago doppio…) e magari gli accordi extragiudiziali (che oggi non si fanno perché alla parte in torto conviene ricorrere per dilazionare).
    Fatto questo e quant’altro per rendere veloce e certo l’esito delle cause civili (che sono tra le prime cinque cause di non competitività delal nostra economia), si potrà parlare di separare le carriere (che sarebbe un giusto completamento della separazione tra i poteri).

  17. MaBi:

    Penso che una casta di cleptocrati (a cui anche il PD appartiene a pieno titolo) non abbia alcuna autorita’ morale per fare una qualsiasi riforma della giustizia, per quanto giusta e necessaria possa essere.

  18. Paolo:

    Concordo anche io sulla prima parte (separazione carriere etc). Trovo che pero’ questa riforma abbia un gravissimo difetto, che la rende effettivamente… pericolosa. In pratica, svuota di molto il “controllo” della costituzione sulla giustizia e rimanda molte parti fondamentali a leggi ordinarie. A parte le questioni di principio, spostare una legge da costituzionale ad ordinaria significa semplificarne enormemente la procedura di approvazione. Questo vuol dire che la maggioranza di turno, qualunque essa sia, avra’ un grosso potere di influenza sull’operato della magistratura (es. gestisce le priorita’ di persecuzione, controlla la polizia giudiziaria) ed elegge il 50% degli organi di “autogoverno” della magistratura. I PM dovranno elemosinare al potere giudiziaro per avere poliziotti che fanno indagini, poi, un mese prima di imbastire il processo, possono veders tutto mandato all’aria da una leggina ordinaria che cambia le priorita’. Insomma, dal punto di vista pratico e, soprattutto, psicologico, i magistrati inquirenti saranno sottoposti alla maggioranza di turno (e in misura minore anche quelli giudicanti). Rimandare a leggi ordinarie aspetti cosi’ importanti e un po’ inquietante. Instaura un regime di “the winner takes it all” che a me non piace. Vogliamo dare il beneficio del dubbio e dire che tutte le cose che in questa riforma son rimandate a leggi ordinarie saran effettivamente fatte bene? Ok, allora mettiamole nella riforma, scriviamole nella costituzione, cosi’ siamo sicuri che rimarranno li’ per un bel po’.

  19. Cachorro Quente:

    “Inoltre, considerazione politica: tra le mille emergenze dell’Italia, a livello economico soprattutto, proprio la giustizia bisogna riformare? ”

    Concordo su molto di quanto ha detto Andrea, ma questa affermazione è discutibile. Intanto perchè il benaltrismo è sempre opinabile, e poi perchè la certezza della pena, la lunghezza dei processi, il completo ingolfamento delle cause civili è un grosso, direi uno dei più grossi, problemi italiani.

    Per il resto: la separazione delle carriere sarà anche ragionevole, ma non mi pare una causa sufficiente per appoggiare una riforma
    a) di un personaggio politico la fine della cui carriera dovrebbe essere una priorità dell’opposizione
    b) di un personaggio politico che è evidentemente parziale, e che ha manifestato esplicitamente gli intenti punitivi nei confronti della magistratura in più di un’occasione (e questa riforma è solo la spina dorsale di un possibile mostro).

    Quando Berlusconi sarà fuori dal panorama politico, chi vincerà le elezioni (destra o sinistra che sia) potrà affrontare più serenamente il problema della giustizia.
    Con questa riforma, avrebbe solamente che un mezzo in più per difendere la propria corruzione.

  20. John Doe:

    Senza toccare il moloch dell’obbligatorietà ogni riforma è inutile, perchè qualunque sia il sistema esso non potrà funzionare. L’obbligatorietà sarà anche bellissimima, ma è impossibile da raggiungere. Oggi chi fa selezione? Le procure. Beh, io la penso come Chirac:

    …in un paese democratico le politiche pubbliche in tutti i settori, e quindi anche nel settore criminale, devono essere definite da organi che ne rispondano politicamente…

    Ho trovato questa citazione in una relazione[1] del prof. Di Federico, che consiglio a tutti. Consiglio anche, da radio radicale, l’intervista di oggi al berlusconiano di ferro Marco Boato, relatore alla bicamerale. Ha spiegato che, in pratica, è la copia perfetta di quanto approvato all’unanimità dalla bicamerale.

    In generale, a quelli che dicono che sì….vabbè….non sarebbe neanche malissimo…però non la può fare il berlusca io, per quel che vale (cioè nulla) rispondo che se questa riforma venisse firmata da Gengis Khan, con dedica affettuosa a Pol Pot, per me andrebbe benissimo. Come dicono in privato (pronti a smentire) molti esponenti di sinitra: speriamo che ce la faccia!

    [1] http://www.forumcostituzionale.it/site/images/stories//pdf/documenti_forum/paper//0070_difederico.pdf

  21. Narno Pinotti:

    Penso che, proprio perché molti contenuti dipenderanno da leggi ordinarie, sia prematuro dare valutazioni, salvo che sulla separazione delle carriere e sui due CSM.

    Su questi ultimi, caro Francesco, mi pare tu trascuri quanto, negli anni, il parlamento si sia indebolito: pletorico, macchinoso (tre sedute al mese per votare ciò che altrove si è deciso, sennò fiducie a gettone), blindato (a parole) dal bipolarismo, nominato (di fatto) dai ras della legge elettorale. Basti vedere come si comportano i membri laici del CSM attuale: opliti di partito. Se diventassero metà, entrambi i CSM sarebbero paralizzati, e il voto del presidente della repubblica potrebbe essere decisivo, ossia politico, il che non dev’essere.
    La durata di 4 anni poi significa: sul finire di una legislatura, la maggioranza rinnova i membri in scadenza e li impone al governo futuro, che potrebbe anche essere diverso. Meglio allora disporre che i membri laici vengano eletti dal parlamento con la maggioranza dei 2/3; oppure che ogni due anni si rinnovi la metà di ciascun CSM (sia laici che togati).
    Sulla responsabilità civile, come ho letto in altro blog, significa solo che i magistrati stipuleranno un’assicurazione che li copra in caso di risarcimento. In sé non è forse un male. Ma chi assicurerà il giudice antimafia di Palermo, e per quale premio? Mentre per la RC auto io pago di più per assicurare un’auto più costosa, qui a essere costosi o difficili da assicurare sarebbero proprio i posti più scomodi e a rischio.

  22. WIlson:

    Un punto a favore del benaltrismo (solo in questo caso, sia chiaro): prima di questo, non si potrebbe far qualcosa per le emergenze dell’Italia, come la durata delle cause civili, il numero assurdo dei ricorsi (e delle cause stesse)?

    Intendo dire che l’aspetto più tragico di questa proposta è che non fa nulla neppure per le emergenze che riguardano la giustizia stessa.

    Invece non credo sia importante chi propone o produce una riforma, se fossero norme che rafforzano l’indipendenza dei poteri e rendono più efficace la giustizia (soprattutto quella civile), le appoggerei anche le facesse la banda bassotti.
    Certo che se le proponesse qualcuno con maggiore credito e “autorità morale” sarei meno portato a cercare la fregatura rispetto a quando la proposta arriva da una “casta di cleptocrati”, ma le leggi non sono un favore a chi le ha pensate, sono strumenti per tutti e quindi importa solo il contenuto. Lo stesso discorso si dovrebbe fare per le cariche elettive, ma si andrebbe fuori tema.

  23. Stefano:

    @John Doe
    La bicamerale? Ma è roba di oltre 2 lustri fa, e non è che tutte le sparate che sono state prodotte da quel consesso debbano per forza essere prese per oro colato. I radicali poi, sul tema giustizia son più berlusconiani di Berlusconi. È gente che vorrebbe abolire l’antimafia e il 41bis, tanto per dire. Basta lanciargli l’osso della separazione delle carriere e dell’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale e quelli abboccano subito.
    Sono 17 anni che Berlusconi usa il trucco della mano tesa, del dialogo e delle riforme quando è con le spalle al muro. Ma c’è ancora un sacco di gente che ci casca.

    Intanto lui, con la consueta spudoratezza di cui di certo non difetta ha detto esattamente a cosa serve questa riforma: se all’epoca fosse stata in vigore “non avremmo avuto Tangentopoli e Mani Pulite”.

  24. Damiano:

    Condivido le critiche di chi spiega che il presidente del consiglio è del tutto privo di credito perché vuole mettere la magistratura sotto il controllo politico. Basta dire che non c’è un punto che sia chiaramente pensato per accorciare i tempi dei processi, il vero dramma della giustizia italiana.

    Una cosa che la riforma dimentica, fra tante. Un vero scandalo è l’avanzamento automatico dello stipendio dei magistrati indipendentemente dal fatto che facciano o meno carriera. Di questo che dovrebbe essere il primo punto di una riforma seria, non si è occupato Berlusconi ma neppure il titolare del blog

  25. John Doe:

    @ Stefano: e aridaje con Berlusconi. ‘Zzo c’entra Berlusconi? A me del berlusca non me ne frega nulla, e neanche dei radicali, dei democratici e dei magistrati.
    Io condivido questa riforma e, se l’approva una maggioranza di Potere Operaio o di Forza Nuova per me è lo stesso. Sono contento e basta, chiunque la approvi purchè sia approvata.
    Poi ci sarà il referendum? Ottimo, andrò a votarlo per confermare la riforma.

  26. Fabio Palermo:

    Ma è anche solo pensabile che un governo debole che non riesce a portare provvedimenti in parlamento senza porre la fiducia possa discutere in questi mesi sia di Federalismo regionale che di Riforma Costituzionale della giustizia? Non siamo stufi di farci pendere per il naso da un Governo che usa l’amministrazione come strumento per dirigere l’attenzione dell’Opinione Pubblica?

  27. Saverio Fulci:

    Con la dovuta premessa che vorrei leggere prima le carte, vorrei porre l’accento sulla “indipendenxa” della polizia giudiziaria. Il poliziotto, finanziere, carabiniere che compiono le indagini per conto dei magistrati a chi rispondono? Al Questore? Al Comandante dei Carabinieri? Questo non mi piace. Spesso le Questure ono dei buchi neri asserviti al Governo. TUtela della Privacy: ora le banche dati possono esser consultate pe raccertare reati solo previo OK della magistratura. Dopo la riforma?
    Saverio Fulci

  28. filippo montani:

    I giudici sono già civilmente responsabili, per i comportamenti posti in essere con dolo o colpa grave nell’esercizio delle proprie funzioni e per diniego di giustizia.

  29. Fabbio:

    scusate non sono riuscito a leggere tutta l’interessante discussione, volevo solo aggiungere che l’obbligatorietà dell’azione penale non è che esiste in natura e ce la dobbiamo tenere, in altri paesi mica esiste, e non è che sono peggio.

  30. Stefano:

    @John Doe
    Io non faccio parte di quelli che “non sarebbe malissimo però c’è Berlusconi”. Io la reputo una riforma in-de-cen-te, sic et simpliciter.
    Non migliora di una virgola i veri problemi della giustizia che sono la lentezza dei processi, l’abnorme numero di cause civili e penali, l’eccessiva cavillosità dei codici che rendono i processi l’Eldorado per gli avvocati (altro che sporporzione a vantaggio dei pm).
    E’ solo una riforma che consente alla casta politica di tenere lontani i magistrati dai tentativi di perseguire i reati di corruzione. Un controllo effettuato dalla base della piramide attraverso il filtro della polizia giudiziaria che, non più dipendente dalle procure, riceverà ed ovviamente “filtrerà” le notizie di reato. Se qualcosa dovesse sfuggire si attuerà il controllo dal vertice, attraverso un CSM in mano alla politica che impiegherà un millisecondo a spostare il magistrato sgradito o a togliergli di mano l’inchiesta. Poi c’è la ciliegina sulla torta dell’inappellabilità delle sentenze di assoluzione. Con un CSM sotto il controllo della politica sarà un gioco da ragazzi far trovare al potente di turno il Corrado Carnevale della situazione come giudice monocratico. Una bella sentenza di assoluzione in primo grado e buonanotte giustizia.

  31. Giorgio:

    Guarda…io ti ho letto attentamente e, non avermene a male, ma mi hai dato l’impressione di non intendertene. Su molti punti, parli per sentito dire. Non conosci la vita di un palazzo di giustizia (la divisione degli uffici esiste addirittura tra Procura Militare e Tribunale Militare) e ti lasci andare a frasi sulla PG di una leggerezza imperdonabile. Lo so che hai chiesto scusa, ma queste cose si devono pensare bene prima di scriverle. Le dittature nascono anche per una somma di leggerezze di incompetenti, che prese singolarmente sono un nulla, ma, sommate, possono condurre alle leggi razziali.
    Ciò che, però, mi ha colpito di più è il fatto che tu ritenga tanto importante la separazione delle carriere.
    Non sai, evidentemente, che è successo spesso che a fare la parte del PM nei processi penali sia chiamata una persona che non ha neppure superato il concorso, né ne aveva i titoli.
    A me, è successo di trovare una persona delegata, appartenente alla Guardia di Finanza. Quindi, informati. Non prendertela a male, ma informati.

    Il Vice Procuratore Onorario (VPO) è un magistrato inquirente che rappresenta il Pubblico Ministero in veste di accusa in giudizio in tutte le cause penali di competenza del Tribunale in composizione monocratica, e del Giudice di Pace, nonché nelle cause civili in cui la legge ne impone la presenza (ad es. nei procedimenti per interdizione). Essi svolgono le funzioni di Pubblico Ministero in udienza per delega nominativa del Procuratore della Repubblica a cui sono sottoposti gerarchicamente. Infine, possono anche coordinare le indagini dei casi di competenza del Giudice di pace.
    Il PM vero non aveva tempo.

    Io credo che lo scandalo sia qui. Non si assumono laureati e si fanno lavorare in mansioni non loro dei poliziotti o finanzieri. Dura da tantissimi anni.
    La maggior parte della gente comune ha a che fare con questi delegati e un PM non lo vede mai.

    A me, è successo addirittura direttamente. Ti preciso che sono laureato in giurisprudenza e che ho frequentato un corso preparatorio al concorso in magistratura ( superato da un solo partecipante, su cento del corso medesimo).
    A 35 anni mi sono fatto male a una gamba durante una partitella tra amici, davanti a cento persone e mi sono successivamente recato in ospedale.
    Dopo due anni ho ricevuto un decreto di citazione a giudizio per furto d’auto che avrei commesso il giorno in cui sono andato all’ospedale. Non solo sono stato accusato “in concorso” con altre persone che ne sapevano nulla come me.
    Nel fascicolo relativo ho trovato delle indagini lasciate a metà. Non siamo mai stati interrogati dai CC (nonostante il disposto dell’art. 25 2° c della Cost.). Semplicemente, i CC hanno trovato la uno verde salvia in un fosso e hanno pensato che chi l’avesse rubata si fosse fatto male e fosse andato nell’ospedale più vicino. Lì, nei registri, hanno trovato che 7 persone si erano fatte male alla gamba in quel giorno (chissà perché hanno preso in considerazione solo chi si fosse fatto male in qul punto del corpo…comunque): 4 erano donne (e come si sa le donne sono più raffinate e non ruberebbero mai una uno verde salvia) e sono state scartate senza ulteriori indagini, mentre i 3 uomini sono stati considerati in combutta tra loro, senza ulteriori indagini e sono stati rinviati a giudizio dal PM (anche se il titolare dell’ufficio aveva ordinato che fossero rilevate l impronte e non è mai stato fatto). Vabbè. Adesso ti dico perché ti racconto ciò: arrivati in aula, il PM delegato, dopo aver sentito i nostri testimoni, ha addirittura chiesto l’assoluzione.
    Con la legge di Berlusconi, essendo il PM un avvocato d’accusa, non potrebbe più farlo, ma dovrebbe difendere la tesi preconfezionata della colpevolezza, pur ritenendo innocente l’imputato.
    E’ una assurdità. Un monstrum giuridico.
    te l’ho spiegato semplice, semplice perché aspiro a mantenermi persona semplice e come tale vorrei poter vivere in uno Stato serio e non pieno di fanfaroni.
    Ciao e buon lavoro.

  32. francescocosta:

    Stefano, rispondo solo a te ma l’obiezione rimbalza da più parti: guarda che la Giustizia italiana non riguarda solo i “potenti di turno”, anzi, riguarda quasi esclusivamente gente che potente non è affatto. Pure ammettendo come valida la teoria che l’inappellabilità delle assoluzioni renda più facile comprare il risultato di un processo; pur ammettendo come valida la tesi per cui questo dovrebbe convincerci a non approvare una norma giusta, e non a combattere la corruzione con mezzi più incisivi; anche ammettendo tutto questa logica per cui in Italia non si dovrebbe più muovere un dito in niente di niente, guarda che per ognuno di questi “potenti” ci sono milioni di italiani che usufruirebbero di un servizio migliore e più giusto. Perché non si può dire che non ci sia almeno un “ragionevole dubbio” se un tribunale ti ha già assolto una volta (se non emergono altre prove, come ho scritto).

  33. Cinicchiio:

    Si però non puoi rispondere solo a Stefano che fa rilievi politici…Quelli che rispondono in merito e con merito?

  34. Stefano (un altro):

    Queste discussioni di merito sono interessanti, e fanno parte del meglio di questo blog. A patto di sapere che stiamo discutendo del nulla.

    1 Questa riforma non è stata introdotta con l’intento di farla passare: è solo un modo per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle difficoltà del governo e del Premier, e far emergere delle contraddizioni all’interno dell’opposizione, ed in particolare del PD. Un’operazione che il centrodestra ripete regolarmente, dalla Bicamerale alla riforma dell’art. 41 della Costituzione. D’altronde se pensassero davvero che un Parlamento che non è in grado di far passare sostanzialmente alcuna legge ordinaria tutt’a un tratto si dimostri capace di far passare riforme costituzionali controverse, sarebbero parecchio più fessi di quanto non siano davvero.

    2 Se anche ci fossero intenzioni serie, non si può prescindere dal fatto che questa riforma è stata preparata e presentata da una persona che ha ripetutamente definito i magistrati dei pazzi golpisti: perchè questa riforma verrà integrata da leggi e regolamenti, e questi saranno fatti dal governo Berlusconi.

    Dire chissenefrega di chi ci sta dietro è come farsi avvicinare da un tizio all’Autogrill che vuole venderti un iPhone a 50 euro, e mettersi a chiedergli informazioni sulla batteria e la memoria. Magari c’è un problema di credibilità a monte.

    La credibilità è il patrimonio più importante per un politico, e Berlusconi l’ha perso, soprattutto sulla giustizia. E il fatto che sia stato eletto premier non rende il problema trascurabile: lo rende solo più drammatico.

  35. spago:

    Condivido e sottoscrivo tutto il tuo post.

    Voglio solo dire una cosa sui membri togati: non è che questi sono puri tecnici, mentre quelli laici nominati dalla politica sarebbero appunto politicizzati.. La magistratura è già politicamente divisa e connottata oggi.

    Un’altra cosa su chi scrive che questa riforma non tocca i veri problemi della giustizia, cioè come velocizzarla: in parte li tocca quando va a cambiare l’obbligatorietà, perchè questo influirà sui tempi della giustizia, ma poi non è che un giusto processo, equilibrato e attento a garantire l’imputato possa passare come un problema secondario della giustiza..

    Una terza cosa sulla responsabilità civile dei magistrati: c’è stato un referendum, come al solito tradito, e noi cittadini ci eravamo espressi a favore! L’indulgenza della magistratura nei confronti di sè medesima è evidente a chi la vuol vedere. Ed uguale a quella di tutti i corpi che si autogevernano.. che siano magistrati, politici, o quel che volete voi.. Perciò benissimo il principio di separazione dei poteri, ma benissimo anche cercare un modo perchè chi ha a che fare con tribunali e magistrati possa avere un tribunale e un magistrato che fanno bene il proprio lavoro e ne rispondono severamente se lo fanno male.

  36. Stefano (un altro):

    P.S. Aggiungerei due cose:

    – il fatto che non si distinguano le posizioni dei politici da quelle dei magistrati, oltre a non essere vero (basta sentire La Torre), è un non argomento.

    – così come non credo sia vero che fare le barricate alieni molti potenziali elettori, per il semplice motivo che, da quanto mi risulta, la riforma della giustizia non sposta un voto. (Se non un travaso da PD a Di Pietro per le accuse di collaborazionismo). Che non significa che non la si debba appoggiare, se lo si ritiene giusto. (Io lo ritengo fesso, ma comunque). Significa solo che non lo si dovrebbe fare con la speranza di conquistare voti.

  37. nonunacosaseria:

    @ John Doe

    Non è assolutamente vero che il ddl Alfano è molto simile alla bozza Boato. Differenze ce ne sono parecchie e anche rilevanti.

    http://nonunacosaseria.blogspot.com/2011/03/ma-la-bozza-boato-era-ben-diversa-dalla.html

  38. dtm:

    Rispondi a Giorgio per favore.
    Questo articolo mi mette addosso una paura fottuta.

  39. giorgio:

    Per un errore di battitura ho scritto 25, 2é comma della Costituzione e volevo scrivere 24, 2° c.
    Perdonate l’errore, ma succede quando si scrive in fretta.

    “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”.

  40. Hyksos:

    “Con la legge di Berlusconi, essendo il PM un avvocato d’accusa, non potrebbe più farlo, ma dovrebbe difendere la tesi preconfezionata della colpevolezza, pur ritenendo innocente l’imputato.”

    Dove sarebbe scritto questo, scusa? Chi glielo impone di accusare uno che ritiene innocente, il Maresciallo dei Carabinieri minacciandolo con la pistola? A quale parte della “legge di Berlusconi” ti riferisci?
    (Spero non alla separazione delle carriere: il divieto di passare alla funzione giudicante mica comporta l’obbligo di diventare pazzi…)

  41. Hyksos:

    @Francescocosta

    Uhm, io ho qualche dubbio sull’inappellabilità della sentenza di assoluzione: ne capisco la ratio, ma temo che presupponga un’eccessiva fiducia nel giudice di primo grado. Ho letto sentenze in cui il giudice cerca di mandare l’acqua per insù, pur di arrivare alla tesi preconfezionata: e se i pregiudizi personali lo spingessero a sollevare un “IRRAGIONEVOLE dubbio” sull’accusa formulata? A dar credito a ipotesi assurde, ad accettare obiezioni illogiche o interpretazioni insensate e contraddittorie di leggi e cavilli? (Sai, questo è il paese in cui il Crocefisso è simbolo di laicità…)

    Anche la parte sulla Polizia giudiziaria la vedo dura da accettare. Qual è la possibile “terza via” tra poliziotti alle dipendenze del PM e poliziotti alle dipendenze del Ministro?

    Il resto mi va bene, basterebbe che: 1) i criteri di priorità fossero definiti con una modalità il più “super partes” possibile, evitando di trasformare l’evento in un atto di campagna elettorale; 2) aver citato in giudizio un PM o un giudice – per fatti del processo in corso – non desse automaticamente all’imputato la facoltà di invocarne l’astensione o la ricusazione.

  42. John Doe:

    @ nonunacosaseria: io non ho mai letto ne quella ne questo, e non ho le conoscenze tecniche per valutare a fondo.
    Ieri, bloccato nel traffico intorno alle 14, ho ascoltato l’intervista a Boato su radio radicale. Le sue conclusioni, non le mie, erano che negli aspetti principali di questo disegno si trovano, quando non la copia letterale, gli stessi principi della sua bozza alla bicamerale.
    L’unica obiezione seria che aveva è sulla disponibiltà della pg da parte dei magistrati, e valutava il problema nell’aver tolto l’avverbio “direttamente”,
    Si è poi detto fiducioso che, in sede di esame d’aula, l’avverbio sarebbe stato rimesso al suo posto. Tutto qui.

    Poi magari è come dici te, le differenze sono parecchie e rilevanti….ma Boato non le colte :-)

  43. aisai:

    Penso che PG Battista sia meno capace di te nell’arte dell’equilibrismo.
    Penso che commentare una cosa detta da Alfano, figuriamoci una proposta di legge, sia anti costituzionale.
    Penso che se lo si cominciasse a capire usciremmo prima da questa situazione.
    Penso che dovremmo liberarci di tutti i vari giornalisti over 50 che continuano a delirare come se fossimo in una democrazia. E forse ci siamo quasi. Poi spuntano quelli under trenta che li imitano, e mi scoraggio.

  44. Fabio Palermo:

    Non si vuole affrontare l’estrema ambiguità della Riforma che non punta a migliorare il SERVIZIO della Giustizia ma solo a porre dei paletti di Principio in una lotta ideologica ventennale.

    Solo una volta che saranno affrontati altri temi si potrà prendere in considerazione una riforma costituzionale della Giustizia. Occorre mettere le mani nella macchina, discuter dei principi può essere interessante per alcuni e frustrante per altri, ma non serve a niente.

    Mettiamo a punto una informatizzazione efficiente delle procedure, una redistribuzione del personale e dei tribunali, e una revisione delle fattispecie di reato verso una severa semplificazione e depenalizzazione. Fatte quest cose si affronterà il quadro dell’amministrazione della giustizia dal punto di vista Costituzionale, pensare di di risolvere per via costituzionale dei problemi che emergono da lacune di efficienza della macchina che producono ingiustizie è prendere lucciole per lanterne.

  45. giorgio:

    Se il PM diventa un avvocato d’accusa di parte statale, parificato all’avvocato della difesa, non ci sarà bisogno di nessun poliziotto che gli punti la pistola alla tempia per proseguire anche in un’accusa in cui non crede.
    D’altra parte, anche l’avvocato della difesa può difendere una parte che crede colpevole e, addirittura, farla assolvere.

    L’avvocato della difesa si comporta così per denaro. L’avvocato dell’accusa lo farà per vincere il più cause possibili e ricadere in qualche sistema di incentivi e promozioni.

    Tu dici come faccio a tirare queste conclusioni. Da ciò che si è sentito in questi giorni.
    La maggioranza sta dicendo che accusa e difesa vanno messe sullo stesso piano.
    Questo vuol dire che il pm perderà il proprio storico ruolo di “parte imparziale” nella ricerca processuale della verità? Per aversi “parità” dovrebbe essere così.

    Se non fosse così, invece, non vi sarebbe una vera “parità”, perché il pm (avvocato dell’accusa) cercherebbe la verità e l’avvocato della difesa perseguirebbe in ogni caso l’impunità del cliente (non essendo stato introdotto un obbligo per i difensori di produrre le prove a sfavore del cliente di cui vengano a conoscenza).

    Allora, di che tipo di parità si sta parlando?

    Non solo, ma a me fa moltissima paura che si debbano scegliere sulla base di direttive di legge i casi da archiviare e quelli da proseguire.
    Quasi sicuramente ciò significherà che non si perseguiranno quei tipi di reati commessi di solito dai potenti, ma, piuttosto quelli che creano allarme sociale.
    Non dimentichiamoci che è facile pilotare l’allarme sociale.
    Lo abbiamo visto bene prima della elezione di certi Sindaci.

  46. giorgio:

    Marco Boato è laureato in sociologia e non in giurisprudenza…
    evidentemente, non ha colto tutti gli aspetti delle differenze effettive tra i due testi.
    Ma tanto lo sappiamo che in Italia anche le leggi elettorali le fanno i chiururgi maxillo-facciali.

  47. Barbara:

    Questa mi era sfuggita, fino ad ora. Quello che io penso è che alcune,parecchie, delle cosa che Francesco pensa siano poco meditate e nascano piuttosto dal “prendere per buone” un po’ troppo semplicisticamente le vulgate che la macchina da guerra mediatica di Berlusconi mette in giro ormai da 15 anni ed oltre. Una sola per tutte, che non voglio farla lunga: il fatto che l’azione disciplinare sui magistrati sarebbe “ridicola” in Italia. Ciò semplicemente non è vero, statistiche alla mano e in raffronto con altri paesi. Altre cose sono davvero poco meditate: c’è infatti una ragione perfino troppo ovvia perché io mi metta qui a spiegarla davvero per la quale si può fare causa a tutti tranne che a un magistrato che ti sta giudicando o che ti ha giudicato. Cosa che, peraltro, non succede nemmeno in paesi con un ben più alto tasso di cultura del risarcimento del danno che non da noi, dove è semplicemente (e colpevolmente) ridicola in qualsiasi settore.
    Insomma: mi pare davvero davvero, che sarebbe meglio, molto meglio, un po’ più di umiltà e di approfondimento, o almeno qualche cautela e qualche dubbio in più, prima di entrare in argomenti tanto complessi e così infinitamente delicati. Il che non toglie che ci siano anche resistenze corporative dei magistrati da abbattere, ma non come elefanti in una cristalleria, che a destrutturare si fa presto e ricostruire su macerie è molto più complicato, sempre ammesso che se ne trovi la volontà politica, volontà difficilissima da trovare nel paese della “casta” per antonomasia.

  48. carlo:

    Lavoro nel settore legale di una compagnia ass.va : vi assicuro che questa pseudo riforma non intacca affatto lo stato disgraziato della giustizia civile, che è quella che interessa maggiormente noi cittadini normali…si tratta di una legge per la difesa della casta neopartitocratica ..per lorsignori politici e colletti bianchi garantismo a gogò..per noi cittadini normali tempi lunghissimi ed ingiustizia certa…per stranieri, nomadi e poveracci pugno duro secondo la legge del più forte con i deboli e debole con i forti…

  49. giorgio:

    Inoltre mi spaventano le cose che si possono fare senza cambiare la Costituzione. E’ un dibattito vecchio.

    Cito dal sito: http://chiarelettere.ilcannocchiale.it/post/2021289.html, riportato da: http://espressionilibere.wordpress.com/2008/09/12/pm-avvocato-dellaccusa/

    ” modificare la Costituzione è difficile; ma modificare la legge ordinaria è semplice: il Parlamento sta lì per firmare quello che decide il Governo, i numeri ci sono; l’opposizione è d’accordo; una cosetta un po’ tecnica, che nessuno capisce bene, passa come niente.
    Basterebbe abrogare gli artt. 58 e 59 del cpp. A questo punto la Procura continuerà a disporre direttamente della Polizia Giudiziaria ex art. 109 della Costituzione; ma di quale Polizia Giudiziaria? Beh, di quella che vive e lavora nelle questure, nelle caserme, nei commissariati, nelle stazioni. E come ne disporrà? Semplice, manderà le sue disposizioni al comandante di questa o quella questura o caserma e questi incaricherà il sovrintendente Tizio, il maresciallo Sempronio e poi magari il maresciallo Caio, perché Sempronio è stato trasferito, di procedere con le indagini. Insomma la Procura resterà un generale senza esercito, con la facoltà di dare ordini a tanti colonnelli che, loro si, avranno la direzione e il controllo della truppa; e che faranno svolgere l’indagine con le persone, le modalità e i tempi che decideranno.
    Già questo sarebbe la fine dell’obbligatorietà dell’azione penale; in fatto naturalmente, in diritto e secondo quanto previsto dalla Costituzione tutto sarebbe regolare.

    Perché è ovvio quello che potrebbe succedere: massima solerzia e disponibilità per spaccio di droga, omicidio dell’amante o del coniuge (ma per il coniuge un po’ di più), sequestro di persona, rapina alle poste, furto al supermercato e per tutta la sterminata platea di reati in materia di immigrazione. Quando si cominciasse con frodi fiscali, falso in bilancio, riciclaggio corruzione, peculato, abuso d’ufficio, finanziamento illecito dei partiti: eh allora, caro PM, gli uomini sono quelli che sono, abbiamo tanto da fare, evaderemo al più presto la sua richiesta etc etc.
    E non perché la Polizia Giudiziaria non sia piena di bravissime ed onestissime persone; ma perché, a differenza dei magistrati e dei poliziotti che lavorano oggi in Procura ex artt. 58 e 59 del cpp, la Polizia Giudiziaria che non è alle dirette dipendenze della Procura non è autonoma né indipendente. Ha superiori gerarchici. E, alla fine della catena di comando, ci sono i Ministri, e quindi il Governo. E, se il Ministro dell’Interno ordina al Prefetto che ordina al Questore che ordina al Dirigente che ordina al Maresciallo e via così, allora c’è poco da fare.
    E il Ministro dell’Interno, in certi casi, ordina, ordina molto.
    Poi, naturalmente, la riforma (si capisce mirata a recuperare la rapidità e l’efficienza del processo e dunque fatta nell’interesse di tutti i cittadini) potrebbe anche essere migliorata (sempre dal loro punto di vista).

    Da parecchio tempo estemporanei legislatori suggeriscono di modificare l’art. 330 del cpp, quello che prevede che il PM e la PG prendono notizia dei reati di propria iniziativa; basterebbe, hanno virtuosamente suggerito, eliminare le parole “Il pubblico ministero”, roba da poco. Conseguenza? Il Presidente della Camera si immerge illegittimamente (illegalmente?) nel parco di Giannutri; la Polizia Giudiziaria non comunica la cosa alla Procura competente; se il Procuratore ritiene che la cosa costituisce reato non può procedere ad aprire un’indagine perché lui, da solo, non può “prendere notizia del reato”, glielo deve comunicare la PG. E, se il Ministro dell’Interno, amico e compagno del Presidente della Camera, dice al Questore o al Generale dei CC competenti per territorio di guardarsi bene dal fare rapporto; eh, allora sarà difficile che la notizia di reato in Procura ci arrivi e che si possa aprire un fascicolo.

    Già, però, nella maggior parte dei casi, la Polizia Giudiziaria il rapporto lo deve comunque trasmettere (non si dice proprio così, il “rapporto” non c’è più, si chiama CNR, Comunicazione della notizia di reato; ma cerchiamo di capirci con facilità; pensate che la prigione si deve chiamare Casa Circondariale; però io continuo ad avere il dubbio che se la chiamassi così molti mi chiederebbero dove diavolo si mandano gli arrestati che si suppone debbono andare in prigione e non in pensione. Appunto). E dunque, quando il fatto è con evidenza illecito, per forza il pallino passerà al PM; e magari questo indaga; e indaga dove non dovrebbe.

    Beh, e se modificassimo l’art. 347 c.p.p.? La PG deve trasmettere il rapporto in Procura, è vero; ma se eliminiamo le parole “senza ritardo”, magari glielo trasmetterà si, ma quando sarà più opportuno, meno dirompente, magari quando qualcuno che conta sarà stato avvisato, avrà avuto tempo di sistemare le cose … Di nuovo, tutto ciò potrebbe avvenire non perché Polizia e Carabinieri sono tutti disonesti; ma perché comunque “obbediscono”; e chi comanda le sue esigenze ce l’ha….

    Non è difficile fare una riforma del genere: pensate che, fino al 1992, la PG doveva trasmettere il rapporto entro 48 ore; poi, come si è detto, queste 48 ore sono diventate “senza ritardo”; e magari domani resterà solo il “deve trasmettere”.

    E infine, che ci vuole a modificare anche l’art. 348? Basta abrogare il comma 3, quello che prevede che la Polizia Giudiziaria, dopo che l’indagine è stata aperta dal PM, compie gli atti specificamente da lui delegati eseguendone le direttive. Basta, via, la Polizia Giudiziaria indaghi come vuole, riferisca al PM quello che vuole e lui, al massimo, chiederà ulteriori informazioni.

    Insomma, senza ammazzarsi in battaglie per la riforma della Costituzione, senza scomodare le grandi questioni della separazione delle carriere e dell’obbligatorietà dell’azione penale, è sufficiente impedire al PM di prendere autonomamente notizia dei reati, di disporre di una Polizia Giudiziaria alle sue dirette dipendenze e di dare direttive a questa Polizia per l’esecuzione delle indagini. Ecco come si può far diventare il PM “avvocato della polizia”, che vuol dire avvocato del Governo. Un avvocato che riceve un processo bello e confezionato e deve solo sostenere l’accusa davanti al Giudice, sulla base degli elementi che la Polizia gli ha fornito; e solo di quelli.
    Ah dimenticavo: un avvocato, soprattutto, che non riceve i processi che il Governo non vuole che si facciano”.

  50. Hyksos:

    Giorgio, stai facendo congetture per conto tuo, non stai parlando delle riforme annunciate finora. Le quali dovrebbero invece lasciare comunque il sistema giudiziario italiano nella condizione attuale: un sistema penale “misto” fra modello accusatorio e inquisitorio, con i PM comunque obbligati a fornire tutte le prove trovate al giudice, ma non più in grado di “precostituire” le prove in fase istruttoria (facoltà persa oltre 20 anni fa). Un buon modello, sostanzialmente, che unisce l’esigenza di una pubblica accusa volta alla ricerca della verità (e non della condanna a tutti i costi), e quella di un equo processo, in cui i diritti della difesa non siano compressi.

  51. giorgio:

    Mi auguro che tu abbia ragione, ma le probabilità che tu le abbia sono molto poche…visti gli autori della proposta e le loro dichiarazioni ufficiali.

    Poi, bisogna anche sapere andare un po’ oltre le dichiarazioni ufficiali e vedere cosa “serve” al promotore e quale è la “ratio” sottesa alle modifiche.

  52. giorgio:

    Ecco le dichiarazioni:
    “l’ufficio del pm resta titolare dell’azione penale, ma dovrà esercitarla secondo le priorità indicate dalla legge”. Secondo limite: “Anche la disponibilità della polizia giudiziaria sarà rimessa alle modalità stabilite dalla legge”.

    Tu dici:
    “…i PM saranno comunque obbligati a fornire tutte le prove trovate al giudice”.

    Il sistema, però, sembra fatto per cercare la scappatoia tale da permettere al Governo, tramite il Ministro competente e la via gerarchica, di incidere sull’attività della Polizia Giudiziaria (sulla base di semplici modifiche di leggi ordinarie). Quindi, se il Governo non vuole, non si trova alcuna prova.

    Non mi pare che il mio ragionamento sia dietrologia, viste frasi del tipo: “I PM dovranno andare davanti al giudice col cappello in mano”.

  53. pidario:

    Una premessa: sulla riforma della Giustizia vorrei fare alcune considerazioni (non sono un avvocato o un giudice ma sono un cittadino che si ritiene attento ai problemi di convivenza della collettività e di conseguenza anche ai problemi della giustizia) e gradirei mi si dicesse da parte di chi leggerà queste mie considerazioni se possano essere condivise ed essere in qualche modo utili
    Grazie gia da ora.
    Considerazioni sulla Giustizia: la riforma del nostro sistema giudiziario credo dovrebbe riaffermare in premessa i seguenti principi:
    1) tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge (da cui deriva)
    2) la certezza della pena per chi compie reati
    3) il giudizio di primo grado comporta (proprio per affermare con forza la certezza della pena) l’immediata esecutività.
    4) reati sono quelli che il codice definisce tali (riforma o rivisitazione dei codici penale e civile).
    Riaffermati tali principi che ritengo interessino tutti i cittadini si dovrà e potrà procedere a una revisione della macchina giudiziaria e si potrà procedere fatti salvi i principi fondanti sanciti dalla costituzione quali:
    L’autonomia e libertà di giudizio del giudice il cui solo obbligo è l’applicazione e il rispetto delle leggi vigenti.
    L’autonomia e l’obbligo dell’azione penale per tutti i reati e la disponibilità dei mezzi idonei per accertarli.
    Potranno a questo punto certamente essere riformate la magistratura giudicante e quella inquirente con la separazione delle carriere così come potrà essere invocata, come per altre professioni, la responsabilità civile e penale del giudice tenendo a mente che, come nel caso dei medici, ove le responsabilità derivino prevalentemente dalla struttura la rivalsa avvenga nei confronti di questa cioè dello Stato. La responsabilità civile per il singolo magistrato (all’uopo i Magistrati si doteranno senz’altro e a loro carico di specifiche assicurazioni) sarà invocata, come per i medici, nei casi di imperizia,negligenza e colpa grave.
    Si dovranno rivisitare e snellire i codici e le semplici contravvenzioni di regole (quando non si riferiscano o comportino danno più o meno grave al patrimonio o alle persone) non si configureranno più come reati e saranno soggette a sanzione pecuniaria con l’obbligo di soddisfare, non appena comminata, la contravvenzione (sarà possibile la restituzione della o di parte della sanzione dopo ricorso a totale carico del trasgressore).
    La possibilità di appello, vagliata nelle opportune sedi, verrà concessa solo a certe condizioni così come le sentenze di assoluzione potranno essere appellate solo in presenza di forti e probanti elementi che si aggiungano al precedente giudizio e ancora più stringenti dovranno essere gli elementi aggiuntivi di colpa o a discolpa per procedere al terzo grado di giudizio cosicché si snellirà vistosamente il numero dei processi.
    Andrà costituito un organo di autogoverno dei giudici con rappresentanti nominati parte dai giudici parte dal Parlamento e (innovazione) parte dal Presidente della Repubblica ( i tre poteri autonomi dello Stato) che li sceglierà fra persone di alta competenza della disciplina giuridica. Compito di tale organo sarà quello di garantire il funzionamento dell’apparato giudiziario nel rispetto dell’autonomia dei giudici e delle leggi in corso e al suo interno sarà istituito (innovazione) un collegio per la responsabilità civile e penale del giudice che valuterà ma solo in prima istanza i ricorsi presentati dai cittadini.

    Sarà anche data facoltà al parlamento di predisporre atti di indirizzo che saranno rivolti all’organo di autogoverno dei magistrati per quanto attiene i reati che suscitino, in un certo periodo, allarme sociale cosicché tale organo possa predisporre di concerto e non in contrasto con il parlamento gli aggiustamenti necessari nella macchina giudiziaria.
    Salvo per particolari gravi reati contro la persona o contro la collettività (omicidio e corruzione grave), al fine di riaffermare l’autonomia reciproca, il giudice non potrà perseguire (si potranno però effettuare indagini secretate sino al giudizio) un parlamentare nazionale (immunità parlamentare). Sarà altresì fatto obbligo per quel parlamentare, conclusa la legislatura, sottoporsi al giudizio. In tale sede saranno utilizzate anche le prove eventualmente acquisite nel periodo in cui il cittadino svolgeva ruolo di parlamentare ed esse potranno essere rese pubbliche nel rispetto del dettato legislativo e solo una volta assolto il parlamentare potrà, se lo riterrà, tornare a svolgere lavoro politico in un partito e/o candidarsi ad una qualunque carica politica. Nei casi di assoluzione dubitativa per importanti reati contro la collettività quali la corruzione o l’appartenenza in qualunque modo ad organizzazione criminali (mafia, camorra ndrangheta, sacra corona unita ecc.) si dovrebbe inibire la possibilità di candidarsi quale rappresentante politico della collettività a tutti i livelli.
    Utile perché una tale riforma della giustizia possa andare avanti con speditezza sarà una semplice revisione dei meccanismi elettorali e di candidatura che vada in tal senso:
    Sarà vietato a persone condannate o in attesa di giudizio ( e solo per specifici casi che andranno indicati quali la corruzione o l’appartenenza ad associazioni criminali) essere candidati per qualunque carica politica. Gli elettori dovranno poter scegliere i candidati da eleggere possibilmente attraverso le primarie di collegio o almeno attraverso la reimmissione del voto di preferenza.
    Una riforma che vada in tal senso non mi pare che necessiterebbe di scomodare la nostra costituzione e se la scomoda in qualche suo punto troverebbe senz’altro i numeri in Parlamento per passare e potrebbe andare spedita e credo che troverebbe il consenso bipartisan di tutti i cittadini di destra e di sinistra cosa che, mi si consenta, dovrebbe essere sempre l’aspetto fondante di ogni legge (le leggi del parlamento non dovrebbero essere né di destra né di sinistra ma sempre rappresentare il punto di incontro tra i due pensieri entrambe presenti appunto tra i cittadini).
    Gli unici che potranno obiettare qualcosa saranno semmai i corrotti e i corruttori e tutti quelli che delinquono abitualmente. Una tale riforma a mio avviso porterebbe ad un vero snellimento delle pratiche di giustizia che tutti dicono di voler perseguire nell’interesse primo dei cittadini di avere finalmente e rapidamente giustizia.

  54. wizardo:

    Mi pare che il solo accettare un presunto dibattito sulle questioni della giustizia (che meriterebbero ben altra cura ed attenzione) a fronte della provocazione (altro che riforma) della cosiddetta maggioranza equivalga a cadere nel tranello di un blocco politico che cura interessi un tempo inconfessabili, oggi palesi.
    Eugenio Scalfari lo riassume egregiamente:

    “Viene abolito uno dei poteri fondamentali, viene cancellata la dipendenza della polizia giudiziaria dalla magistratura, viene abolita l’obbligatorietà dell’azione penale, presupposto fondamentale dell’indipendenza della magistratura. Vengono infine aboliti i poteri di autogoverno del Csm, trasformato in un organo la cui maggioranza è determinata dalla maggioranza parlamentare. Il tutto in presenza di una legge elettorale in base alla quale la maggioranza relativa emersa dalle elezioni ottiene il 55 per cento dei seggi.”

  55. pidario:

    Sono daccordo con le cose che dice Scalfari così come con le tue considerazioni wizardo ma credo comunque che sia indispensabile parlare oggi di Giustizia e parlarne tanto e confrontandosi con quanta più gente possibile per far capire a tutti che appunto questa proposta dal Governo non è una riforma della Giustizia per i cittadini. Ho letto un buon articolo (a mio avviso) sul riformista del magistrato Salvini che ho ripreso nel mio Blog (l’idirizzo è : http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/362053/)che mi sembra confermi la mia posizione