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La rivoluzione illiberale

Quindi, come forse avete letto di là, il Parlamento si appresta ad approvare quasi all’unanimità una legge che proibirà di fare sui libri sconti superiori al 15 per cento. Tutto il discorso sul fatto che sia un provvedimento statalista, dirigista, fascista (o comunista, in questo caso trattasi di vocaboli intercambiabili), lo avete letto di là. Il discorso sulla gigantesca ipocrisia di far passare questa cosa come provvedimento a difesa della cultura, mentre magari nel tempo libero si fanno grandi discorsi sulle liberalizzazioni, gli uni, o sulla rivoluzione liberale, gli altri – anche quello lo avete letto di là. Mi limito quindi ad aggiungere solo un passaggio.

Dicono, e dicono anche alcuni librai nei commenti a quell’articolo: è vero, questa legge non è per salvare i libri, non è per salvare i lettori, non è per salvare la cultura, ma è salvare per le piccole librerie. Perché Amazon e le grandi librerie fanno costare i libri troppo poco e quindi la gente li compra lì e quindi le piccole librerie chiudono. Non vorrei essere indelicato, ma la risposta è: e quindi? Capisco bene le difficoltà di tenere aperta una piccola libreria in questo periodo. Capisco le difficoltà di fare il libraio in un oligopolio di editori che fanno anche i librai. Queste difficoltà non sono però determinate da una qualche legge bislacca o da un complotto, ma semplicemente dal mercato: la grande distribuzione può fare prezzi migliori e sconti migliori, fa costare meno i libri e ne fa vendere di più. La cultura dovrebbe ringraziare Amazon e i suoi sconti del 30 per cento, che hanno fatto comprare libri a un sacco di gente che forse se ne sarebbe potuti permettere di meno.

Non so se esiste un modo per fare il piccolo libraio, in questa epoca: forse sì, forse solo nei piccoli centri, forse guadagnandosi un gruppo di lettori fedeli, forse organizzando delle attività complementari alla vendita, dei gruppi di lettura, non lo so. Ma so che l’instaurazione dell’ennesimo cartello corporativo non è quello di cui ha bisogno l’economia italiana. So che evitare che i libri costino di meno vuol dire evitare che si possano vendere più libri. So che da sempre i cambiamenti aprono nuovi mercati e altri ne chiudono, creano nuove professioni e altre le cancellano: non c’è stato modo di salvare i maniscalchi quando sono state inventate le automobili.