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Barattare domani con dopodomani

Questo fine settimana Futuro e Libertà ha celebrato il suo congresso fondativo. Sui giornali si parla della seria spaccatura che è emersa durante i lavori. È successo questo. A fronte della giusta e scontata autosospensione di Fini da presidente del partito, Futuro e Libertà doveva trovare un vicepresidente/coordinatore. Dentro il partito si fronteggiano da tempo due correnti, che la stampa ha soprannominato “falchi” e “colombe”. Si tratta di una descrizione sensata ma oziosa, in quanto basata esclusivamente sull’atteggiamento da tenere nei confronti di Berlusconi.

In realtà, come dicono i sondaggi ma anche semplicemente il buon senso, la ragione dell’esistenza di Futuro e Libertà è nelle posizioni dei cosiddetti “falchi”, cioè Bocchino, Granata, Briguglio, Perina, Della Vedova, eccetera. A prescindere da un giudizio di merito sulle loro idee, è indubbio che siano quelle le idee fondative della nuova formazione, quelle che ne hanno determinato il profilo politico, l’attrattiva nei confronti degli elettori e le scelte fino a questo momento. Le cosiddette “colombe” sono quelle più vicine a Berlusconi e tra cui infatti Berlusconi pesca da mesi, soffiando al partito una volta Moffa, una volta Polidori, una volta Siliquini, chissà chi sarà il prossimo. Il ruolo delle “colombe” in Futuro e Libertà, in questo momento, è sostanzialmente uno solo: allargare la compagine parlamentare del partito e quindi la sua influenza, permettere l’esistenza di un gruppo parlamentare dal Senato. Secondo il punto di vista che si sceglie di adottare, è un ruolo allo stesso tempo importante e insignificante.

E insomma, ieri c’era da risolvere il ruolo del vice di Fini, rivendicato sia dai “falchi” che dalle “colombe” – con le “colombe”, ovviamente solo loro, a minacciare di tornare col PdL nel caso l’incarico fosse stato dato a Bocchino, come era stato anticipato. C’è stata qualche confusione, ma alla fine sembra che Fini abbia scelto proprio Bocchino. Non solo: dovendo sostituire Bocchino come capogruppo alla Camera, invece che usare gli incarichi di partito come mezzo per tenere buoni tutti, invece che dare un contentino alle “colombe” (che non si sarebbero mai accontentate, come tutte le minoranze che usano il ricatto come strumento di trattativa), Fini ha scelto Benedetto Della Vedova, “per segnare l’apertura a esperienze diverse dalle nostre origini”.

A me pare una scelta opportuna ma le cosiddette colombe se ne lamenteranno molto, qualcuno probabilmente tornerà con Berlusconi e basta che un solo senatore lasci il partito che Futuro e Libertà si ritrovi senza un gruppo parlamentare, perdendo influenza, rimborsi e anche un pezzetto di faccia. Nonostante questo, invece che assecondare una minoranza dalla linea politica opaca e dai toni ricattatori, Fini ha preferito rischiare di perdere il gruppo al Senato ma dare al suo partito un profilo più chiaro e definito, barattando i problemi nel breve termine col tentativo di fare delle cose sensate nel medio e lungo termine. Mi sembra un dato quasi inedito, nella politica italiana.