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Eterogenesi dei guai

Al netto del prevedibile citazionismo, il progetto politico descritto da Veltroni nel discorso di sabato al Lingotto – così come quello descritto al Lingotto tre anni fa – mi sembra ancora l’unico disegno coerente, progressista e adeguato ai tempi che esista in questo momento in campo, nonché l’unico realisticamente percorribile da un partito di sinistra che voglia tentare l’insolita e temeraria impresa di attrarre nuovi elettori – che poi è quello che dovrebbe fare un partito, per via della sua ragione sociale, e più è pesante più lo dovrebbe fare – e non solo corteggiare infruttuosamente i partitini verso i quali sono andati per sfinimento i propri ex-elettori.

L’ottimo impianto del Lingotto ha un grosso limite, però: cioè che in nessun universo possibile Veltroni, Gentiloni e Fioroni possono esserne credibili interpreti e ambasciatori nel Partito Democratico e nel paese, per ragioni diverse che hanno a che fare con alcune circostanze contingenti e soprattutto con le gravi responsabilità del loro recente passato che si ostinano a non voler affrontare. Se hanno a cuore il progetto descritto al Lingotto, e non dubito che sia così, farebbero meglio a rendersene conto presto e occuparsene. Altrimenti, così come successo nel biennio 2008-2009, finiranno per danneggiarlo e comprometterlo un’altra volta.