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Implacabile

Come un’ambulanza del 118, come un nucleo di interposizione Onu, come una pattuglia di pompieri che transenna l’edificio a rischio crollo, Marco Travaglio è sceso in campo sul “Fatto” per aiutare Tonino Di Pietro, vittima del fuoco amico di Luigi De Magistris e Paolo Flores d’Arcais dopo i casi Razzi e Scilipoti. Travaglio stima molto Di Pietro, l’unico politico al quale non ha mai riservato una critica, un buffetto, un rimbrottino, nemmeno quando la cronaca offriva ampio materiale. Ma stavolta il vicedirettore del “Fatto” è proprio incalzante, inflessibile, quasi cattivo.

L’intervista parte subito sul tema chiave, i problemi dell’Idv in Piemonte, al centro di numerosi editoriali anche sulla stampa internazionale. La domanda è aggressiva: «Com’è questa storia del Piemonte?». Sulla querelle con De Magistris il quesito è veramente scomodo: «Lei ha fatto intendere che De Magistris vuole il suo posto». Dopo un piccolo cedimento («Per un riciclato che respingete ne imbarcate cento»), Travaglio riassume subito il volto inflessibile del Torquemada. A un certo punto dell’intervista ci scappa pure uno spietato «si spieghi meglio». A Di Pietro non è concesso nulla, nemmeno di sbagliare un proverbio. Quando l’ex pm dice che è «facile cercare il capello nell’uovo e mai la trave che si ficca nell’occhio…», la replica di Travaglio è da giornalista killer: «Il detto non è proprio quello ma rende bene l’idea».

Poi l’implacabile tortura arriva al dunque: i casi Razzi e Scilipoti. Dice Di Pietro per giustificarsi: «Sono andati via perché non gli ho garantito la rielezione». Ma qui a Travaglio succede un incidente. Lui avrebbe proprio voluto ricordare a Tonino l’intervista rilasciata dal leader dell’Italia dei valori al Corriere della sera l’8 dicembre, quando ancora i «Giuda» non avevano saltato il fosso: «Sono orgoglioso di aver portato in Parlamento un operaio come Razzi e lo ricandiderò». Oh quanto Travaglio avrebbe voluto contestargliela! Però aveva perso la carpetta con le “carte”, quelle da cui non si separa mai. Le “carte”. I fatti. Travaglio è così: se non ha con sé le “carte” non scrive. E non domanda.

(dal Riformista di oggi)